PSICODINAMICA DEI GRUPPI
Il concetto di gruppo
Ci sono molte discipline che hanno storicamente indagato il concetto di gruppo.
Prima della psicologia ci sono altre scienze umane che si sono concentrate sul
gruppo e sul suo funzionamento. Il gruppo entra nella comprensione
psicologica non dalla psicologia clinica, ma da quella sociale, per diventare
tema della psicologia clinica solo successivamente. Il dispositivo terapeutico
del gruppo è ad oggi molto utilizzato, in particolare nel caso di strutture
pubbliche che si occupano di molti pazienti.
Una delle prime discipline che si occupano del gruppo è l'antropologia.
Questa studia in particolar modo la formazione di gruppi in diversi contesti
culturali e il modo in cui i gruppi si adattano alle condizioni specifiche. Anche il
diritto si occupa di gruppi, e del modo in cui il gruppo si deve regolare e
adeguare in base alle norme e alle regole di una società. Un'ulteriore branca
che si è occupata di gruppi è la sociologia, con il suo interesse per i gruppi
sociali e per come gli individui interagiscono tra di loro all'interno di questi
gruppi.
Gli elementi di tutte queste discipline vanno a unirsi nel contesto psicologico.
La psicologia sociale ha consentito di rendere il gruppo un oggetto di studio,
occupandosi in particolare dell'intersezione tra i fenomeni di ingroup e i
fenomeni di outgroup. La psicologia sociale studia il modo in cui gli individui si
muovono e si adattano al loro ambiente, e il modo in cui questi processi di
adattamento sono influenzati da determinate condizioni ambientali. Anche
l'individuo preso singolarmente è determinato dall'influenza dei suoi gruppi
di appartenenza. Il modello teorico di riferimento della psicologia sociale è un
modello più vicino a quello cognitivista rispetto a quello psicodinamico. Un
importante tema della psicologia sociale è ad esempio quello della diffusione
della responsabilità. Anche solo l'interiorizzazione dell'idea di appartenenza
ad un gruppo condiziona l'azione individuale dei singoli.
Cos'è il gruppo?
Il gruppo è un'entità psicologica che ha una sua vita. Questo ha una nascita,
una vita e una morte. Gli psicologi che si occupano del gruppo sottolineano il
fatto che questo è molto più della somma dei singoli elementi che lo
compongono. Si crea un'entità psicologica che deriva dall'interazione tra i
membri del gruppo. La dinamica di gruppo è questa entità psicologica e si
basa sull'interdipendenza dei membri del gruppo. Ogni membro è influenzato
dal tipo di relazione che ha con ognuno degli altri membri del gruppo. In
qualunque gruppo, se entra o esce un membro, cambia totalmente la dinamica
di gruppo.
Il gruppo può essere caratterizzato anche da persone che si somigliano, ma ciò
non significa che la somiglianza definisca un gruppo. Ci possono infatti essere
gruppi omogenei o gruppi eterogenei. Il gruppo può essere omogeneo per
determinati elementi ma eterogeneo per altri.
L'interdipendenza è condizionata da quanto grande è il gruppo. Se il gruppo
è troppo grande l'interdipendenza inizia infatti ad essere meno intensa. Oltre
all'ampiezza, l'interdipendenza è influenzata dall'organizzazione del gruppo,
come per esempio dalla presenza di un obiettivo comune tra i membri del
gruppo. Anche la coesione è poi importante per caratterizzare
l'interdipendenza del gruppo. Il legame, l'unità e l'attrazione tra i singoli
membri di un gruppo favoriscono una maggiore coesione. La coesione
eccessiva potrebbe essere dannosa nel caso in cui abbia come risultato la
mancanza di un confronto che permetta di valutare le dinamiche outgroup.
Anche il terapeuta stesso contribuisce alla costruzione della dinamica di
gruppo. Il primo autore che parla del concetto di interdipendenza è Lewin.
La parola “gruppo” deriva dalla parola germanica “kruppa”, che significa
matassa arrotolata. Questa definizione mette in evidenza la complessità
che caratterizza il gruppo.
La teoria dei gruppi ci dice che la dinamica di gruppo si vede solamente a
partire da almeno quattro membri. Per definire un gruppo, il numero delle
possibili relazioni a due a due deve superare il numero dei membri.
Tenendo conto della prospettiva dinamica, il gruppo è visto come un vero e
proprio costrutto psicologico. Anche nell'individuo singolo troviamo una
sorta di gruppalità interna. Il gruppo è quindi un costrutto della mente,
un'organizzazione psicologica caratterizzata da affetti particolari. E'
fondamentale per gli individui il senso di appartenenza a dei gruppi e la
stabilità di questa appartenenza. Il benessere psicologico è strettamente
correlato al senso di appartenenza ai gruppi. Le interazioni di gruppo
non sono solo comportamentali, ma sono anche interazioni implicite e
profondamente psichiche.
CLASSIFICAZIONE DEI GRUPPI
Classificazione di Cooley
Cooley definisce la differenza tra gruppi primari e gruppi secondari. I
gruppi primari si formano in maniera naturale e spontanea. In questi
gruppi primari c'è la mentalità del “noi”, che prevede un forte senso di
appartenenza e una forte identificazione con il gruppo. I gruppi
secondari si costruiscono invece in modo più regolato da norme e direttive
esterne. Le relazioni nei gruppi secondari tendono ad essere più formali e
più indirette.
Un'ulteriore classificazione è quella tra gruppo naturale e gruppo
sperimentale. Il gruppo naturale è quello in cui ci ritroviamo senza
sceglierlo, mentre il gruppo sperimentale è quello a cui apparteniamo
perché abbiamo uno specifico scopo.
C'è poi una divisione tra gruppo informale, caratterizzato da interazioni
situazionali e contingenti, ed è quindi temporaneo, e gruppo formale, che
prevede invece una strutturazione più specifica e uno specifico obiettivo
di lavoro.
Classificazione di Anzieu e Martin
In natura esistono assembramenti di persone, che hanno caratteristiche
differenti in base ai principi che ne determinano la formazione. Anzieu e
Martin descrivono diverse forme di aggregazione, distinguendo il concetto di
folla e quello di massa.
La folla è un insieme di individui particolarmente numeroso. Questa
➢ può raggiungere anche centinaia o migliaia di individui, che spesso si
trovano insieme senza aver avuto la volontà o il desiderio di riunirsi. Di
solito le folle sono temporanee e gli individui, pur avendo un obiettivo
comune, hanno interessi e caratteristiche diverse. I membri sono
accomunati solo dalla volontà di prendere parte allo stesso evento
storico-sociale.
Per definire un assembramento folla, i partecipanti devono essere tutti
➢ contemporaneamente nello stesso luogo fisico. La massa, invece, non
implica la presenza di tutti i membri in uno stesso luogo fisico, come
ad esempio nel caso dell'opinione pubblica o dei telespettatori di un
determinato programma.
La possibilità di interazione fornita dalla folla, causa una complessità
di quest'ultima. La folla causa generalmente la regressione degli
individui. La regressione può essere positiva, come nel caso di una
persona molto rigida che nella folla si lascia andare. Un'altra
caratteristica della folla è un fortissimo contagio emotivo, il che può
essere pericoloso ad esempio nel caso dei tumulti. Nella folla ci sono
possibili interazioni tra gli individui, ma sono interazioni temporanee e
non durature, quindi non c'è una vera e propria relazione.
L'interazione è un comportamento di avvicinamento all'altro, ma la
relazione è un sistema molto più complesso e prevede una
componente emotiva molto più profonda. Nella folla c'è poi una forte
diffusione di responsabilità, che porta ad una maggiore frequenza
delle azioni violente.
Questi autori propongono poi una distinzione tra banda e
➢ raggruppamento. La banda, rispetto alla folla e alla massa, prevede
un numero inferiore di partecipanti. Nella banda si raggruppano
persone che si assomigliano per più aspetti rispetto ai membri di una
folla. Questa somiglianza crea una forte interdipendenza e una forte
coesione. Un'eccessiva interdipendenza e coesione possono essere
caratteristiche positive o negative in base a quali sono i tratti condivisi
dai vari membri del gruppo. Il gruppo adolescenziale è un esempio di
banda, in cui la forte coesione funziona come uno strumento progressivo.
Le bande sono soggette a disgregazione continua, poiché entrano ed
escono velocemente membri da questi gruppi. Nella compagnia
adolescenziale, ad esempio, abbiamo forti e profondi cambiamenti, anche
molto improvvisi.
L'ultima classificazione è il raggruppamento. Questo è composto da un
➢ numero abbastanza variabile di persone. Le persone che
partecipano al raggruppamento hanno relazioni abbastanza
superficiali, temporanee nel tempo, e hanno una strutturazione
poco definita.
Classificazione per dimensione
I teorici del gruppo classificano i gruppi in base alla loro dimensione. Ci
sono i gruppi piccoli o ristretti, i gruppi mediani o allargati e i gruppi
secondari, che non hanno una numerosità precisa, ma rappresentano tutte le
persone inserite all'interno di un'organizzazione di un'istituzione particolare.
Il gruppo di psicoterapia può essere esclusivamente un gruppo mediano o
ristretto.
Il gruppo ristretto va da 3/4 membri a circa 12 membri. In questo
➢ tipo di gruppo le relazioni sono molto assidue e molto intense dal
punto di vista emotivo. Prima o dopo ogni individuo interagisce con
tutti gli altri. Nella psicoterapia di gruppo si sostiene questa
interdipendenza e queste interazioni reciproche. L'intensità delle relazioni
può essere positiva se veicola emozioni positive, o negativa se veicola
emozioni negative.
In questi gruppi c'è un obiettivo comune, ma questo deve aiutare i
membri a soddisfare bisogni molto profondi anche individuali. Nel
perseguire l'obiettivo comune si risolvono problemi relazionali personali.
Nei gruppi piccoli, la facile comunicazione diretta permette una maggiore
consapevolezza dell'obiettivo comune del gruppo.
E' poi presente un linguaggio comune a tutti i membri del gruppo. Il
terapeuta non è sempre partecipe di questo linguaggio o dei messaggi
impliciti. Il terapeuta deve sostenere la creazione e l'esplicitazione
della dinamica di gruppo, e, se è in grado di farlo, il suo intervento
inizia ad essere sempre meno necessario.
Nei gruppi piccoli c'è un fortissimo senso di appartenenza (mentalità
del “noi”). Ogni gruppo ha una cultura specifica, ovvero un insieme di
valori e regole, che non è sempre verbalizzata ed esplicita, ma è
sempre molto forte. Tutti i membri si identificano fortemente con la
cultura del gruppo. Il gruppo ristretto prevede infine un confine definito
tra l'interno e l'esterno del gruppo. Quando la coesione del gruppo
diventa troppo intensa, si crea un processo di scissione, che prevede
l'idealizzazione dell'ingroup e la demonizzazione dell'outgroup. Secondo
la Klein questo è il processo di pensiero del neonato. Questa svalutazione
esterna può essere momentaneamente progressiva, ma rischia di
sfociare in una forte angoscia di persecuzione. Questo è il classico
meccanismo di difesa dei profili paranoici. La scissione ci consente di
liberarci delle proprie parti negative, ma l'altro diventa l'immagine di
quelle paure e diventa qualcuno da evitare e demonizzare.
Questi piccoli gruppi si possono caratterizzare per il tipo di origine
che hanno, che può essere più spontanea o più organizzata, per la loro
durata e per il fatto che siano chiusi o slow open, e infine le
composizioni possono essere omogenee o eterogenee. Non esistono
ovviamente gruppi che sono completamente omogenei o completamente
eterogenei, in quanto ci sono sempre delle caratteristiche comuni e delle
caratteristiche differenti. L'omogeneità permette di riconoscersi nel
gruppo, e consente quindi di formare le basi della dinamica e della
cultura di gruppo. Lavorando però con dei pazienti in gruppo, è
necessario lavorare poi sull'individualità dei singoli membri del gruppo.
L'eterogeneità serve quindi per generare movimento e supportare
l'aspetto dinamico del gruppo.
I gruppi mediani o allargati vanno circa dalle 13 persone alle 50. In
➢ questi gruppi si possono individuare delle dinamiche interattive simili,
anche se non uguali, ai gruppi ristretti.
Il gruppo secondario è un gruppo più istituzionale. Questo contiene
➢ generalmente al suo interno tanti piccoli gruppi o tanti gruppi
mediani. Le strutturazioni sono molto elevate e i ruoli sono molto
definiti, e non possono quindi variare. La consapevolezza degli
obiettivi è variabile, in quanto ogni sottogruppo del gruppo secondario
ha un obiettivo diverso, quindi gli obiettivi sono molto differenziati. Le
azioni comuni sono molto pianificate, e ogni sottogruppo è
consapevole dei suoi ruoli e dei suoi compiti. Le relazioni
interpersonali possono subentrare successivamente, ma
generalmente le relazioni sono burocratizzate. Tutte le relazioni
passano quindi prima attraverso la burocratizzazione del ruolo.
K. LEWIN
Lewin introduce per la prima volta il concetto di dinamica di gruppo, non nel
contesto clinico, ma in quello sociale. Lewin scrive “Teoria dinamica della
personalità”, ovvero uno dei primi manuali che avvicina il più possibile la
psicologia sociale alla psicologia clinica, nominando l'entità della personalità.
La personalità è infatti un insieme dinamico di elementi interni
all'individuo, che governano la maggior parte dei comportamenti, degli
atteggiamenti e dei pensieri dell'individuo in questione. Lewin sostiene il fatto
che i comportamenti siano influenzati sia da aspetti interni, quindi dalla
personalità, che da aspetti esterni e ambientali. Non sono più solo i
contesti sociali a influenzare i comportamenti degli individui. In contesti uguali,
infatti, gli individui si possono comportare in maniera differente.
L'ottica di indagine comportamentale era fino ad allora stata
deterministica e meccanicistica, caratterizzata quindi da una causalità
lineare, mentre con Lewin si passa ad un'ottica dinamica, che prevede
l'influenza della relazione tra interno ed esterno. Questa nuova ottica di
ricerca è detta dinamico-circolare. La causalità circolare prevede che non
solo l'interno modifichi l'esterno, ma anche il contrario. Per comprendere o
prevedere il comportamento degli individui, è necessario valutare una
reciproca interdipendenza tra i fattori soggettivi e quelli ambientali.
Egli spiega questa teoria con una formula matematica:
C = f (P,A) = f (SpV)
➔
Il comportamento (C), ovvero le azioni che intraprende e le cose che prova e
pensa durante queste azioni, è quindi in funzione della persona (P), quindi
della sua personalità, e dell'ambiente (A) in cui questa personalità si trova ad
agire, ed è quindi in funzione dello spazio di vita (SpV), ovvero l'ambiente
psichico. Troviamo quindi un'interdipendenza tra personalità e ambiente.
Personalità diverse possono reagire diversamente allo stesso ambiente, ma
anche l'ambiente può incidere su come l'individuo interagisce con l'ambiente
stesso.
Lewin chiama l'interazione tra persona e ambiente, spazio di vita. Questa è la
complessa ragnatela di possibili interazioni tra la persona e il suo
ambiente. Lo spazio di vita varia a seconda dell'ambiente con cui la persona
interagisce. Questo spazio di vita è una sorta di ambiente psichico, una
dimensione terza che si crea con la concretezza di una persona che interagisce
con uno spazio fisico, e contempla anche pensieri, fantasie ed emozioni. Lo
psicologo lavora nel contesto di questo spazio psichico. Noi lavoriamo sulle
narrazioni, su ciò che il paziente ci dice sui suoi ambienti, quindi nel contesto
dello spazio psichico. Nel caso dell'età evolutiva, invece, ci sarà una necessità
da parte dello psicologo di entrare effettivamente in contatto con l'ambiente
di vita fisico del bambino. Lo psicologo incontrerà i genitori del bambino,
spesso ancora prima di incontrare il bambino. Nel caso degli adulti non c'è però
interazione con l'ambiente del paziente. Non dobbiamo interessarci alla verità
oggettiva delle narrazioni del paziente. Quello su cui ci dobbiamo concentrare è
il modo in cui il paziente percepisce la sua realtà e i suoi ambienti. Queste
dinamiche si complicano ulteriormente nel contesto del gruppo.
Nel bambino gli ambienti sono meno numerosi e meno complessi, e
quindi il suo spazio di vita è meno complesso. Con la crescita dell'individuo,
il suo spazio vitale diventa sempre più complesso. Il bambino, essendo meno
complesso, è meno strutturato nella sua patologia. I miglioramenti con i
bambini tendono quindi ad essere molto più veloci. Con il paziente adulto c'è
una maggiore difficoltà nello scardinare il sintomo, in quanto i sintomi hanno
sempre almeno un vantaggio secondario a cui il paziente fatica a rinunciare. Il
paziente ripete il pattern disfunzionale perché ha bisogno di comunicarlo
(coazione a ripetere).
Dovrebbe esserci uno stato di equilibrio tra la persona e i suoi determinati
ambienti e il disagio psicologico deriva da un disequilibrio tra la persona e
l'ambiente, che può essere un ambiente esterno o un ambiente interno. Ci
vuole tempo per comprendere quale sia il bisogno sottostante alla richiesta di
aiuto terapeutico. La c
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Appunti Psicodinamica dei gruppi
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Appunti delle lezioni - Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni
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Psicodinamica dei gruppi e delle Istituzioni
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Psicodinamica dei gruppi