INTRODUZIONE
La patologia generale ha lo scopo di capire quali sono gli agenti responsabili delle manifestazioni
patologiche (cause). Le cause sono definite come Noxe patogene. Inoltre cerca di capire quali sono i
meccanismi innescati dalla noxa patogena che alterano lo stato di salute e i meccanismi innescati
dall’organismo stesso nei confronti della patogena. Un’alterazione a carico della cellula comporta
deviazioni dalla condizione di normalità, cioè l’omeostasi (insieme di tutti i meccanismi messi in atto
dalla cellula per mantenere le sue funzioni) e un cambiamento di funzione della cellula e del tessuto.
Infine, la patologia generale ha lo scopo di comprendere i meccanismi molecolari, cellulari e tissutali
che sono alla base della comparsa della malattia.
Le manifestazioni patologiche sono quindi una alterazione dello stato di salute e si possono
classificare a seconda della gravità in:
fenomeno morboso: lieve, meno dannoso e reversibile (es: arrossamento cute, in cui la
➢ noxa patogena è il calore)
processo morboso: associazioni di più fenomeni morbosi (es: infiammazione, febbre=
➢ effetto sistemico dell’infiammazione)
stato morboso: manifestazione stazionaria (es: perdita congenita di un organo/ arto)
➢ malattia: condizione dinamica (che evolve) e si manifesta come alterazione
➢ anatomico-funzionale di 1 o più organi; in questo caso la deviazione dell’omeostasi è su tutto
l’organismo e le vie possibili sono 3:
○ se la noxa patogena riesce a essere eliminata si ha guarigione e questa avviene se
sono state colpite cellule labili (cioè cellule che si possono replicare ad es: epiteliali)
quindi porta a quello che viene chiamato restitutio ad integrum, cioè “ritorno alla
condizione iniziale”
○ se invece la patogena persiste nel tempo o è eliminata solo parzialmente si va
incontro a cronicizzazione: la malattia evolve verso una nuova condizione di
equilibrio, diversa dalla precedente
○ nei casi più gravi quando la noxa patogena non viene rimossa l’organismo va
incontro a morte, ovvero l’interruzione delle attività funzionali dell’organismo e la
reazione dell’organismo è insufficiente a contrastare gli effetti dannosi
1. Eziopatogenesi
Lʼeziologia rappresenta la causa unica o le cause multiple delle manifestazioni patologiche. Le cause
possono essere:
- Cause endogene: che derivano dall’interno dell'organismo, generalmente associate a difetti
ereditari/ congeniti del patrimonio genetico dell’organismo. La branca che studia gli agenti
❋
eziologici interni è la patologia genetica
- Cause esogene: che derivano dall’esterno dell'organismo, possono essere di 3 tipi: biologiche
(virus, batteri), chimiche e fisiche
❋
● malattie congenite: patologie presenti alla nascita dell'individuo ma non sono trasmesse dal
patrimonio genetico dei genitori (es: malformazioni cardiache: dovute al fatto che la madre
durante la gravidanza abbia subìto infezioni, oppure focomelia: patologia causata
dall’assunzione del farmaco antidepressivo talidomide, in gravidanza, che inibisce la
formazione delle ossa lunghe)
● malattie ereditarie: sono trasmesse dai genitori e si manifestano anche dopo la nascita (es:
emofilia: patologia con difetto a livello del fattore della coagulazione o talassemia: patologia a
carico degli eritrociti)
AGENTI EZIOLOGICI
Gli agenti eziologici possono anche essere classificati in:
- determinanti: se da soli possono indurre la malattia nell’organismo (es: Mycobacterium
Tuberculosis o Coronavirus)
- coadiuvanti: se da soli non sono in grado di indurre la patologia ma favoriscono altri agenti
eziologici (es: dislipidemia nell’aterosclerosi: alterazione dei livelli di lipidi nel sangue)
La patogenesi indica l’insieme di meccanismi responsabili della comparsa delle malattie, innescati
dagli agenti eziologici e direttamente responsabili delle manifestazioni patologiche.
AGENTI FISICI
RADIAZIONI
Sono molteplici le fonti di radiazioni:
- sorgenti naturali: raggi solari (UV) o isotopi radioattivi
- sorgenti artificiali: strumenti diagnostici (raggi X) o reattori nucleari
Le radiazioni rappresentano il mezzo fisico con cui si può apportare energia alla materia e possono
avere effetti biologici. Interagiscono con gli atomi/ molecole ai quali cedono quantità elevate di energia
apportando modificazioni e quindi determinando un danno. L’energia della radiazione è inversamente
proporzionale alla sua lunghezza d’onda (λ). Esistono diversi tipi di radiazioni:
- corpuscolari (meno energetiche): β, neutroni, protoni
Ⲁ,
- X, Y, cosmici (più energetiche): hanno effetto ionizzante (es: nell’acqua si ha l’espulsione
dello ione H+, quelli più gravi portano anche alla rottura del legame tra H e O portando alla
formazione di ROS.
- visibile come ultravioletto e infrarosso hanno effetto eccitatorio, ovvero inducono il
passaggio dell’elettrone sull'orbitale più esterno ma poi questo torna all’originale
I radicali liberi sono atomi o molecole che possiedono un elettrone spaiato nell’orbitale più esterno,
sono instabili, molto reattivi e tendono ad avviare reazioni a catena. Le cellule sono in grado di
conservare una condizione stabile in cui i radicali liberi sono provvisoriamente presenti a basse
concentrazioni senza provocare danni. L’aumento dei ROS nella cellula porta stress ossidativo e
questi possono legarsi alle principali macromolecole della cellula (DNA, lipidi e proteine) inducendo
danni; es: DNA→ induzioni di modificazioni nelle basi= mutazioni (se non riconosciute dai sistemi
enzimatici di riparo, sono mantenute e quindi trasmesse alle cellule figlie, si sviluppano tumori)
es: proteine→ denaturazione e compromissione della funzione enzimatica o meno
es: lipidi→ perossidazione lipidica (formazione di piccoli pori sulla membrana, quindi perdita
di compartimentazione cellulare= morte)
Più la molecola è grossa più è alta la possibilità che venga colpita dalla radiazione. Solo 1 radiazione
su 5 va ad impattare molecole di interesse biologiche (effetto diretto) ma è molto più frequente la
possibilità che colpisca acqua (effetto indiretto) portando alla radiolisi dell’H 0, con conseguente
2
produzione di ROS. Danni prodotti dai ROS:
Mutazione: se è riconosciuta e riparata correttamente la cellula sopravvive
se invece non viene riparata può indurre la morte della cellula stessa per necrosi
se la cellula riesce a ripararla ma non in maniera corretta e questa non è una mutazione
letale, viene mantenuta e trasmessa alle cellule figlie, inoltre se la cellula si riproduce vi è
un'elevata probabilità di sviluppo tumorale
CALORE/ CONGELAMENTO
a. Colpo di sole
b. Colpo di calore
c. Ustioni: lesioni da corpi arroventati o infiammati
d. Scottature: lesioni da sorgenti di calore, molto calde, ma non incandescenti
TRAUMI MECCANICI
Gli effetti dei traumi meccanici dipendono da:
1) forza trasmessa al tessuto e velocità di trasferimento: la quantità di energia trasferita dipende
dalla velocità e dalla massa dell’oggetto che colpisce il corpo. Forze rotazionali (es. proiettile)
oltre che urto tangenziale
2) superficie d’urto: l’intensità diminuisce con l’aumentare dell’area. Una protezione dall'urto
come un elmetto protettivo non diminuisce la forza di un colpo, bensì la distribuisce su
un’area più vasta
3) area corporea che ha subito il danno: la compressibilità dei tessuti adiacenti la zona d’impatto
determina in parte l’effetto dell’urto. Un colpo su una massa muscolare ampia è meno
dannoso di un colpo su un osso poco protetto. Distribuzione della forza: un colpo su un
viscere cavo può distruggerlo
AGENTI CHIMICI
1) fumo: genera circa 1015 moli di ROS; malattie principali e più frequenti: cardiopatie
coronariche, tumori polmonari, patologie ostruttive croniche del polmone
2) alcolismo: è una tossicodipendenza da etanolo, con le caratteristiche sintomatologiche della
dipendenza e dell’astinenza, e porta ad intossicazione acuta e cronica da alcol
dell’organismo. Provoca danni a:
a) fegato: l’epatite alcolica è la più frequente complicanza dell’etilismo ed è
responsabile in gran parte di cirrosi
b) pancreas: pancreatite cronica calcifica
c) cuore: cardiomiopatia alcolica; aritmie
d) muscolatura scheletrica: alterazioni della fibra muscolare; miopatie croniche
e) tratto gastrointestinale: danno alla mucosa indotto da persecrezione di HCl stimolata
da etanolo
f) sistema nervoso: effetto tossico dell’etanolo, depressivo del sistema nervoso
centrale
3) sostanze di abuso: l’abuso di farmaci e droghe è definito come l’uso di sostanze secondo
modalità che deviano rispetto a modelli medici, sociali o legali accettati nella società.
Tipicamente riguarda farmaci o sostanze che alterano il tono dell’umore e la percezione:
a) derivati dell’oppio (eroina, morfina)
b) sedativo-ipnotici (barbiturici, alcol)
c) stimolanti (cocaina, amfetamine), marijuana, droghe psichedeliche (LSD), sostanze
inalanti
4) farmaci: danno iatrogeno da farmaci: effetti secondari indesiderati che possono derivare dalla
somministrazione di agenti terapeutici o diagnostici da parte del medico. Le reazioni avverse
ai farmaci sono comuni (2-5% dei pazienti ospedalizzati). Il rischio di reazione avversa
aumenta con il numero di farmaci assunti. Effetti indesiderati:
a) overdose
b) esagerata risposta fisiologica
c) predisposizione genetica
d) ipersensibilità
e) interazione tra farmaci
5) sostanze chimiche ambientali: solventi organici volatili e vapori
AGENTI BIOLOGICI
La cause più comuni di malattia sono tuttavia le cause biologiche, ovvero i microrganismi come virus,
batteri, funghi, protozoi e altri tipi di parassiti. L’uomo è circondato da microrganismi, che si trovano in:
pelle, cavità orale, stomaco, intestino, tratto respiratorio, tratto genitourinario. Di norma non si
riscontrano microrganismi all'interno di organi, nel sistema circolatorio e linfatico, in cavità interne.
Il nostro organismo possiede numerosi meccanismi per impedire o ritardare la crescita di
microrganismi. Le infezioni iniziano spesso a livello epiteliale e continuano con l'invasione di distretti
altrimenti asettici. L’uomo è circondato da ambiente sterile solo durante lo sviluppo nellʼutero materno.
Lʼesposizione può avvenire ancora prima della nascita:
- il contagio costituisce la presa di contatto con lʼospite
- lʼinfezione è definita come la presenza nellʼorganismo di microrganismi che in esso si
moltiplicano
Simbiosi:
● parassitismo: quando la convivenza avviene a danno dell’ospite
● mutualismo: quando sia l’ospite che il microbo traggono reciproco vantaggio
● commensalismo: quando la convivenza avviene senza apportare danno all‘ospite (saprofiti)
Il corpo umano, nella sua superficie cutanea ed in quella di molte delle sue cavità, che comunicano
direttamente o indirettamente con lʼesterno, rappresenta un eccellente habitat per molti microbi che vi
colonizzano senza causare danno apprezzabile allʼospite, ma anzi recando spesso vantaggio.
Ad esempio la flora batterica intestinale è fondamentale per le difese dell’organismo nei confronti
dei patogeni poiché inibisce la crescita di altri microrganismi competendo col patogeno per: sostanze
nutrienti e recettori sulle cellule. Inoltre la flora produce vitamine e altre sostanze che contrastano
l’azione patogena e forniscono importanti funzioni metaboliche.
I microrganismi della flora normale possono essere sostituiti da patogeni. Gli antibiotici contribuiscono
alla rimozione della flora saprofitica indigena e favoriscono la colonizzazione di microrganismi
opportunisti resistenti agli antibiotici.
Un patogeno è definito un microrganismo capace di invadere e dare malattia in un individuo sano. Un
opportunista è un microrganismo che generalmente non supera le difese dell'ospite, ma se per vari
motivi (in situazioni di debolezza dell'ospite) ha l'opportunità di invadere, allora causa malattia.
- PATOGENICITA': abilità di un microrganismo di causare malattia (misura qualitativa). La
malattia può essere causata dal batterio direttamente (es: mediante produzione di tossine) o
mediata dalle reazioni dell'ospite al batterio (risposta infiammatoria prolungata)
- VIRULENZA: capacità di un microrganismo patogeno di indurre la condizione patologica
(misura quantitativa), attraversando i sistemi di difesa di un organismo (ospite) per poi
moltiplicarsi in esso. La virulenza è misurata in termini di numero di microrganismi o di µg di
una determinata sostanza che uccide l'ospite. In genere si esprime come LD-50 cioè la dose
letale che uccide il 50% delle cavie
Danno
2.
“Alla base di ogni fenomeno patologico vi è un danno della
più piccola unità vivente: la cellula”
Se si ha una disfunzione a livello cellulare questa si
riflette a livello di una disfunzione d’organo, la quale
poi porta alla malattia clinica. Il danno può essere
reversibile se la noxa patogena agisce per poco
tempo è non è molto intensa oppure è irreversibile
se si ha morte cellulare (apoptosi o necrosi). Si può
verificare un terzo caso: quello di adattamento.
Ogni cellula normale ha un determinato programma
genetico, che riguarda il suo metabolismo,
differenziamento, specializzazione, che dipende
dalla limitazione delle cellule confinanti e della disponibilità dei substrati metabolici. Ma sulla cellula
possono agire stress fisiologici o stimoli patologici (noxe patogene) che possono indurre la cellula ad
una risposta di adattamento o, quando questo non è possibile, a danno. Ci sono diversi tipi di
adattamento: fisiologici (es: ipertrofia del muscolo= aumento delle dimensioni della cellula dovuto
all’ingrossamento dei mitocondri) e patologici.
Il danno dipende da:
1. tipologia
2. durata
3. grado di severità dello stimolo lesivo
A. tipologia
B. stato
C. grado di adattabilità delle cellule bersaglio
Eventi chimici del danno cellulare:
Indipendentemente dall’agente scatenante esistono principali aspetti biochimici comuni che sono
rilevanti nell’induzione del danno cellulare:
● Deplezione di ATP→ sarà ridotta la produzione di ATP, con molteplici conseguenze ad
esempio, sui processi biosintetici e sui trasporti
● Danno mitocondriale irreversibile→ a seguito della variazione dell’equilibrio salino questo
organello si gonfia e lascia fuoriuscire delle proteine (es: citocromo c) che attivano il processo
apoptotico. L’equilibrio salino cambia in seguito al malfunzionamento delle pompe Na+/K+,
perché queste anziché far fuoriuscire il Sodio lo faranno entrare all’interno della cellula, il
quale richiamerà acqua
● Perdita dell’omeostasi del Ca intracellulare→ a seguito al malfunzionamento delle pompe
2+
dovuto alla riduzione della [ATP] il Ca intracellulare aumenta e attiva una serie di enzimi litici
2+
che degraderanno la cellula (proteasi, fosfolipasi ed endonucleasi)
● Difetti nella permeabilità di membrana→ a causa degli enzimi litici viene meno la capacità di
compartimentalizzazione della membrana con fuoriuscita del suo contenuto
● Ossigeno e radicali liberi dell’ossigeno (ROS)→ aumento della concentrazione
● Alterato folding di alcune proteine→ in alcune patologie neurodegenerative (es: Parkinson)
Il primo processo che viene alterato è quello che riguarda il metabolismo energetico, ovvero la
produzione di ATP intracellulare: viene meno l’attività del mitocondrio (interferenza con il ciclo di
Krebs e con la fosforilazione ossidativa). Questo comporta un rallentamento dei processi di sintesi
(interferenza con sintesi di proteine, che agisce su DNA, RNA e ATP).
Più nel dettaglio:
Dopo 15’-20’ dallo stimolo lesivo→ rigonfiamento del mitocondrio, frammentazione delle
➔ creste, ispessimento delle membrane plasmatiche e alterazione dei desmosomi (adesione
cellula-cellula). Il danno è ancora reversibile.
Dopo 30’-60’→ alterazione del reticolo endoplasmatico, dilatazione delle cisterne e distacco
➔ dei ribosomi dal RER (nessuna produzione di proteine)
Dopo 8h→ a seguito dell’abbassamento del pH nella cellula si ha l’attivazione dei lisosomi
➔ che liberano gli enzimi litici presenti al loro interno (degradazione cellula)
Esistono dei meccanismi che detossificano e bloccano l’azione dei ROS, tra questi alcuni sono
endogeni (enzimi come la catalasi nei perossisomi, la superossidodismutasi e la glutatione
perossidasi) o esogeni (vitamine A, C, E= agenti antiossidanti ). Questi meccanismi portano a
decadimento accelerato dei ROS oppure questi possono decadere spontaneamente (allontanamento/
cedimento dell’elettrone spaiato).
Danno ipossico (riduzione di sangue ossigenato nel tessuto)
ESEMPIO: cardiopatia ischemica→ causa uno spettro di condizioni patologiche quali ischemia,
(causa di ipossia/anossia), mancanza di nutrienti e mancata eliminazione dei cataboliti. Ne è un
esempio l’infarto. I soggetti affetti hanno lesioni ateroscelrotiche coronariche stenosanti (cioè lesioni
che accorrono in seguito ad aterosclerosi, a livello delle arterie coronarie e che portano a riduzione
del lume del vaso). I lipidi del sangue riescono a passare attraverso un danno dell’endotelio e arrivano
alla tonaca intima dove si accumulano restringendo il vaso. Fino ad una restrizione del 75% il
soggetto no
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