LEZIONE 1 – IL PROBLEMA DELLA CONSERVAZIONE DELLE DERRATE
cosa sono le derrate vegetali? Nome generico di prodotti agrari di largo
consumo, di uso alimentare quali frutta e ortaggi freschi, frutta e ortaggi in
conservazione, semi, legumi, cereali, cacao, caffè, zucchero.
le perdite di prodotto durante la conservazione sono un problema reale? Tali
perdite sono un problema che è sempre esistito, nonostante sia cambiato nel
corso della storia. Le cause sono le perdite dovute a modificazioni fisiologiche
(cambiamenti fisiologici e fisiopatie), perdite dovute a cause chimiche/fisiche e
perdite dovute a microrganismi.
le perdite di prodotto durante la conservazione sono un problema del
passato o del presente?
Non è un problema solo del passato: anche oggi le perdite sono molto rilevanti.
In origine l’uomo consumava ciò che raccoglieva, quindi non aveva bisogno di
conservare. Con la produzione di eccedenze è nata invece la necessità di
conservare e trasformare gli alimenti, ma ogni metodo ha sempre comportato
delle perdite.
Grazie ai progressi scientifici e tecnici, come quelli della patologia vegetale e
dell’entomologia, la situazione è migliorata, ma ancora oggi le perdite post-
raccolta possono arrivare fino al 20–50% nei prodotti ortofrutticoli.
Le cause sono molteplici e possono dipendere:
da agenti biotici, come muffe, batteri e insetti;
da fattori abiotici, come temperatura, umidità o atmosfera di
conservazione;
oppure da danni meccanici e processi fisiologici.
Problemi come muffe e micotossine esistono da sempre, mentre altri derivano
da nuove tecniche o da standard di qualità più elevati.
LEZIONE 2 – DIVERSE AGRICOLTIRE E DIVERSI APPROCI ALLA DIFESA DELLE
MALATTIE
esistono agricolture differenti? Quali sono le differenze?
Agricoltura di sussistenza: è la forma più antica e serve per
l’autoconsumo familiare. Produce quantità limitate e non destinate alla
vendita, ed è ancora diffusa in aree rurali tradizionali.
Agricoltura estensiva: utilizza grandi superfici, ma con basse rese per
ettaro. Si basa su pochi input e prevede spesso periodi di maggese, cioè
terreni lasciati a riposo.
Agricoltura intensiva: mira a massimizzare la produttività del suolo
attraverso l’uso di fertilizzanti, antiparassitari, irrigazione e macchinari.
Ha alte rese ma anche maggiore impatto ambientale.
Agricoltura sostenibile: cerca di unire produttività e rispetto per
l’ambiente e le risorse naturali, in un’ottica di lungo periodo. È sostenuta
Green Deal.
da politiche europee come il
Agricoltura biologica: esclude prodotti di sintesi e OGM, valorizza la
fertilità naturale del suolo e la biodiversità. Riduce l’impatto chimico pur
avendo qualche limite tecnico.
Agricoltura biodinamica: riprende pratiche del biologico ma aggiunge
principi esoterici e spirituali. È oggetto di dibattito perché non basata su
fondamenti scientifici.
Lotta biologica e agricoltura biologica sono sinonimi? No, non sono sinonimi
anche se possono sovrapporsi.
L’agricoltura biologica è un sistema normativo (insieme di regole e leggi)
mentre la lotta biologica è una tecnica agronomica (uno strumento pratico –
consente l’utilizzo di organismi viventi (o i loro derivati) per contenere altri
organismi dannosi).
mezzi differenti di lotta: pesticidi e non solo?
pesticida
Il termine viene spesso usato impropriamente soprattutto per dare
un’accezione negativa e non ha una definizione legale precisa nel contesto
agricolo italiano. In realtà, in
agricoltura moderna si parla di agrofarmaci (farmaci destinati all’uso in
agricoltura come fungicidi, insetticidi, erbicidi, esclusi concimi e conservanti)
o prodotti fitosanitari, che includono non solo antiparassitari, ma anche
fitoregolatori, regolatori di crescita e prodotti fisiologici.
Per fare più chiarezza:
La difesa delle piante non si basa solo su prodotti chimici:
Mezzi genetici: uso di varietà resistenti.
Mezzi agronomici: rotazioni colturali, gestione del suolo e dell’irrigazione.
Mezzi fisici: calore, freddo, barriere o trattamenti meccanici.
Mezzi biologici: impiego di microrganismi o insetti utili che contrastano i
patogeni.
L’approccio moderno, detto lotta integrata, combina tutti questi strumenti per
ridurre al minimo l’impatto ambientale e l’uso di chimica, favorendo metodi
sostenibili e razionali.
esistono strategie differenti per difendere le colture e i prodotti raccolti? Si e
nel tempo le strategie si sono evolute profondamente.
Prima dell’800 la difesa delle malattie delle piante non esisteva come disciplina
scientifica e le cause erano spesso interpretate in modo sovrannaturale. Alla
metà dell’800 si iniziano a usare i primi prodotti (rame e zolfo) ma ogni
agricoltore applica i trattamenti a modo suo. Negli anni ’50 del 900 c’è una
rivoluzione chimica in cui le industrie iniziano a sintetizzare numerosi nuovi
agrofarmaci, più specifici ed efficaci. Si fa un uso dei trattamenti a cadenza
fissa, indipendentemente dal reale bisogno.
Nasce poi la difesa a calendario, basata sugli stadi fisiologici della coltura: a
ogni fase fisiologica corrisponde un rischio potenziale di malattia; si trattava
preventivamente, spesso contro tutte le patologie possibili. Era un sistema
rigido, non basato sul monitoraggio reale.
Negli anni 70 nascono i servizi fitosanitari regionali. Tale attività si è evoluta e il
passaggio successivo è stato quello di avere la lotta guidata che implicava di
trattare solo quando necessario, sulla base di: conoscenze del ciclo del
patogeno, conoscenza della sua epidemiologia, monitoraggio delle condizioni
ambientali, sensibilità della coltura dei diversi stadi. È una difesa più precisa,
basata su dati scientifici. L’evoluzione naturale della lotta guidata è la lotta
integrata, che integra tutti i mezzi di difesa disponibili, non solo chimici:
biologici, chimici, fisici, agronomici (rotazioni, gestione del suolo). Gli obbiettivi
sono scegliere mezzi efficaci ma meno impattanti, valutare la difesa a 360° e
ridurre i rischi per il consumatore, l’ambiente e l’operatore agricolo.
La produzione integrata estende il concetto di lotta integrata all’interno del
processo produttivo. Include la difesa integrata e la gestione sostenibile di
irrigazione, concimazione, lavorazioni, gestione del suolo. Negli ultimi decenni
le norme si sono fatte più severe: Piano di Azione Nazionale (PAN) che prevede
la formazione obbligatoria per utilizzatori, tecnici, distributori, i controlli
periodici delle attrezzature, norme per stoccaggio e manipolazione dei
fitofarmaci, obbligo di difesa integrata. Si utilizzano anche i modelli previsionali,
ovvero strumenti matematici che stimano lo sviluppo di una malattia in base a
parametri ambientali (temperatura, umidità, pioggia), dati storici, dati
microbiologici. Questi però non esistono per tutte le malattie, richiedono dati
locali affidabili e funzionano bene solo nelle aree in cui sono stati sviluppati.
LEZIONE: MEZZI CHIMICI
fungicidi
Come funzionano?
- Tossicità: proprietà intrinseca del principio attivo
- Selettività differenti: una molecola viene assorbita da un fungo e da un
altro no per la presenza/assenza di recettori o siti d’azione, per la
capacità di trasformare il composto in principio attivo (esistono molecole
apparentemente non tossiche ma quando entrano nel citoplasma del
fungo, anche involontariamente, la trasformano in una molecola tossica e
questo può arrivare a uccidere il fungo. Se il fungo non è dotato di questo
passaggio biochimico, la molecola non avrà effetti su di esso). Le
molecole possono avere attività su uno o più siti della cellula, dividendosi
in: Monosito (oligosito): agiscono su un’unica funzione o poche
o (penetranti, sono assorbiti dalla pianta – terapia e prevenzione)
Polisito: agiscono su diversi processi delle vie metaboliche (di
o copertura, non penetrano nei tessuti vegetali - prevenzione)
Ovviamente hanno un destino differente sulle piante una volta che li
distribuisco:
- Localizzazione sulle superfici esterne
- Penetrazione a livello cellulare
- Ridistribuzione all’interno della pianta: quasi tutti hanno sistemicità
acroperta, ovvero vanno verso l’alto, verso la superficie (non se ne hanno
con sistemicità verso la base)
Un fungicida può smettere di essere attivo? Si, un fungicida può smettere di
essere attivo. Succede perché usando sempre lo stesso fungicida, soprattutto
se è monosito, vengono uccisi solo i funghi sensibili, mentre quelli che erano
già naturalmente resistenti sopravvivono e si moltiplicano. Con il tempo la
popolazione diventa fatta quasi solo da funghi resistenti, che non ‘sentono’ più
quel fungicida. Per questo spesso è consigliato miscelare più fungicidi, tenendo
conto la compatibilità, diversi meccanismi di azione (MoA) e che la miscela sia
autorizzata o tecnicamente ammessa.
Cosa contiene una confezione di fungicida?
Una confezione di fungicida contiene principalmente il principio attivo,
responsabile dell’azione contro i funghi patogeni in dosi abbastanza basse
(10%), solo lo zolfo è venduto al 100%.
Oltre al principio attivo, possono essere presenti componenti volontari, come
disperdenti, bagnanti, solventi e adesivanti, che facilitano l’applicazione e ne
migliorano l’efficacia. Sono inoltre presenti componenti involontari, costituiti da
impurità o prodotti di degradazione derivanti dalla produzione o dalla
conservazione.
Come viene distribuito un agrofarmaco su una derrata?
- Immersione: intingo i prodotti nella vasca contenente acqua e
agrofarmaci (dosi calibrate in base alle istruzioni sul prodotto date dal
ministero); il prodotto va poi sgocciolato e asciugato all’aria anche
perché troppa acqua favorisce i patogeni.
- Irrorazione: i prodotti sono posti su un nastro trasportatore che quando
arriva in una cabina vengono spruzzati gli agrofarmaci sulla superficie.
- Gassificazione: si utilizzano gas come anidride solforosa (SO₂) o anidride
carbonica (CO₂), che svolgono azione fungicida o insetticida. Questi gas
vengono fatti evaporare e diffondere nell’ambiente; regolando
temperatura e umidità si favorisce la loro successiva condensazione, che
permette il deposito uniforme sulle superfici della derrata, aumentando
l’efficacia del trattamento.
- Fumigazione: applicabile a derrate come granaglie, frutta o semi, in cui
un gas fumigante (ad esempio SO₂ o CO₂) viene diffuso nell’ambiente di
stoccaggio e contenuto con teli o coperture, penetrando tra i prodotti per
proteggerli da insetti o funghi.
- Polverizzazione: La polverizzazione consiste nell’utilizzare macchine
chiuse, simili a betoniere, in cui gli agrofarmaci in polvere vengono
miscelati e distribuiti sulle derrate. Questo metodo evita la dispersione di
polvere nell’ambiente.
Usare un agrofarmaco può essere considerato un rischio calcolato?
Xenobiotico
Sostanza di qualsiasi tipo, di origine naturale o sintetica, estranea a un
organismo. I veleni sono xenobiotici MA non tutti gli xenobiotici sono veleni.
Residui
Qualsiasi sostanza chimica qualitativamente e/o quantitativamente estranea
alla composizione normale della derrata alimentare e potenzialmente in grado
di causare effetti negativi (diretti e/o indiretti) sulla salute del consumatore.
Origine
- Aggiunti: sostanze che volontariamente vengono aggiunte agli alimenti
per migliorarne qualità, conservabilità e sanità (additivi)
- Neoformati: sostanze che si formano in alcuni prodotti alimnetari a
seguito di trattamenti di natura fisica o chimica
- Pervenuti: sostanze che raggiungono gli alimenti come conseguenza
della contaminazione per cause dirette o indirette. Questi possono
intenzionali, accidentali (contaminanti ambientali – metalli pesanti) o
naturali (contaminanti ambientali – micotossine).
- Tossiche: tutto è tossico ma è una questione di dosi (alcol – nel 2012 ha
causato 3,3 milioni di morti). Ovviamente dipende da persona a persona,
alcuni potrebbero essere più sensibili e altri meno. Il fattore di sicurezza
cerca di considerare diversi aspetti. La dose giornaliera accettabile
(DGA=ADI) è quel valore espresso in mg che indica la quantità massima
di sostanza in esame che può essere ingerita quotidianamente con
l’alimento, per tutta la vita, senza rischi apprezzabili per la salute del
consumatore.
DGA (ADI) = NOAEL (o LOAEL con il fattore di estrapolazione 1-10) x 70
(peso medio uomo) / fattore di sicurezza (varia da 100 a 10000).
Stabilita la DGA si calcola LMR (MRL), il limite massimo di residuo
accettabile nella derrata. Questo parametro è un limite legislativo, non
un valore massimo tossicologico, cioè non rappresenta una soglia di
sicurezza (LMR≠ Standard di sicurezza). Per alcune sostanze non può
essere stabilito alcun LMR perché presentano rischi per la salute umana,
a prescindere dalla loro quantità, mentre per altre sostanze, in mancanza
di dati scientifici, non è possibile stabilire un LMR definitivo ma solo un
limite provvisorio e limitato nel tempo.
LEZIONE: MEZZI FISICI
Quali mezzi di difesa disponiamo per combattere le malattie dei prodotti
vegetali?
BASSE TEMPERATURE: come e su cosa agisce il freddo?
L’effetto delle temperature non deve essere eccessivo, temperature
eccessivamente basse infatti determinano delle fisiopatie che danno luogo a
danni da freddo.
Effetti sull’ospite
Rallentamento della respirazione
(proporzionale al metabolismo respiratorio –
più evidente nei frutti climaterici) che equivale
a un rallentamento dei processi degenerativi
del prodotto.
I giorni di conservazione aumentano alla
diminuzione delle temperature (grafico) in
quanto si rallenta la respirazione, l’invecchiamento dei tessuti e la senescenza
sarà posticipata.
Effetto sul patogeno
Rallentamento, in diversa misura, di tutte le fasi dello sviluppo.
Generalmente rallenta la crescita di un
microrganismo come i funghi. Esistono tre
tipi di funghi in relazione alla temperatura:
psicrofili: sviluppo a temperature
abbastanza basse, mesofili che crescono a
temperature intermedie e termofili che
crescono bene a temperature alte. Le differenze di velocità e capacità di
crescita sono dovute alla differenza di genere e specie.
Come e su cosa agisce il caldo?
Termoterapia
La termoterapia è una tecnica di difesa fisica in post-raccolta che consiste
nell’esporre le derrate alimentari a temperature di 35/55°C per pochi minuti.
Generalmente si usano due mezzi: acqua calda o aria calda.
Effetti sull’ospite
Il trattamento termico funge da potente stimolo per la pianta, ingannandola e
facendole credere che sia già in corso un attacco: questo segnale d’allarme
induce una significativa resistenza alle malattie, spingendo il tessuto vegetale
a sintetizzare nuove barriere chimiche, note come fitoalessine, e a produrre
proteine da shock termico. Inoltre, possono verificarsi danni da caldo.
Effetti sui patogeni
La termoterapia non riesce a uccidere i miceli che sono già insediati in
profondità nel tessuto; la sua efficacia si manifesta principalmente nella
rimozione e/o inattivazione dei propaguli (spore) presenti sulla superficie.
Curing
Processo di condizionamento termico di pre-conservazione fondamentale per
diverse derrate alimentari, in particolare tuberi e radici. Consente nell’esporre i
prodotti a temperature comprese tra i 15° e 40° gradi per un periodo che può
variare da 12 ore fino a 5/6 giorni.
L’obbiettivo primario di questo trattamento è stimolare l’ospite a sviluppare
una difesa strutturale contro i futuri attacchi patogeni. Il curing favorisce
attivamente i processi di cicatrizzazione di eventuali ferite o abrasioni
superficiali subite durante la raccolta e contemporaneamente viene stimolata
l’attività enzimatica (come la Fenilalanina Ammino Liasi – PAL) che porta alla
produzione di composti fenolici, i quali rafforzano chimicamente i tessuti
vegetali e contribuiscono alla resistenza.
Stimola la sintesi di fitoalessine e rallenta la degradazione dei composti
antimicrobici naturali, fornendo una protezione chimica aggiuntiva. Porta anche
danni da caldo.
Come influenza lo stato fitosanitario delle derrate la composizione dell’aria
dei magazzini?
CONDIZIONAMENTO IGRONOMETRICO
Il condizionamento igrometrico è il processo di gestione dell’umidità relativa
dell’aria all’interno delle celle di conservazione. L'obiettivo è manipolare il
contenuto di vapore acqueo dell'aria per creare un ambiente che sia tollerabile
o favorevole al mantenimento della qualità della derrata, ma che al contempo
sia sfavorevole alla proliferazione microbica. Questo bilanciamento è
necessario perché l'acqua, o meglio il suo gradiente di potenziale, è il fattore
che guida sia la perdita di qualità del prodotto che la crescita dei patogeni.
Effetti sull’ospite
Quando l’aria è troppo secca, la derrata perde acqua per traspirazione e va
incontro a un calo di peso, fenomeno particolarmente importante nei prodotti
con un alto rapporto superficie/volume come insalate o piccoli frutti. Questa
perdita d’acqua si traduce anche in un peggioramento della qualità
complessiva: il prodotto può diventare meno croccante, perdere turgidità e
mostrare segni di raggrinzimento. D&r
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Appunti Patologia delle derrate vegetali
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Domande d'esame Patologia delle derrate vegetali
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Protezione degli alimenti - patologia delle derrate vegetali
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Patologia derrate vegetali, (Protezione degli alimenti u.d.2)