Nuovi media
Introduzione generale ai new media
Definizione generale
I nuovi media sono infrastrutture dotate di tre componenti:
- Gli artefatti o dispositivi utilizzati per comunicare o trasmettere il significato, ovvero il computer, l’energia per far funzionare le macchine, le connessioni, i server, lo smartphone, le antenne e gli operatori.
- Le attività pratiche e le pratiche in cui le persone comunicano o condividono le informazioni e attraverso cui gli individui comunicano con le macchine e la rete, cosa che richiede determinate competenze e fa sì che non tutti utilizzino il web allo stesso modo e con le stesse finalità (interazione uomo-macchina). All’interno di questa componente si costruisce la principale differenza tra i vecchi media e i nuovi media, i quali consentono alle persone anche di entrare in contatto tra di loro attraverso l’interazione via web.
- L’organizzazione sociale o le forme organizzative che si sviluppano intorno ai dispositivi e alle pratiche, ovvero l’intervento dello Stato nella regolazione del flusso di informazione che passa attraverso la rete e i contatti che si possono costruire attraverso di essa e le politiche messe in campo per facilitare o ostacolare lo sviluppo del web (le reti, le leggi, i costi e l’accessibilità).
In questo contesto si parla di cultura codificata in forma digitale: l’interazione uomo-computer non è tra un essere umano e una macchina, ma tra un essere umano e costrutti culturali elaborati per essere veicolati attraverso il computer, ai quali ci si abitua, con i quali si “parla” e ci si confronta. La differenza tra una macchina del caffè e un computer in rete è il fatto che solo quest’ultimo sedimenta pratiche, usi e modi di pensare che definiscono una cultura. Il supersimulacro nella rete è la somma di tutti i programmatori e di tutti i prosumer che collaborano a farla funzionare, ma nella combinazione di volta in volta attivata dall’utente ed è in questa interazione che prende forma la cultura digitale codificata (codificata entro regole, trasmissibile ed imparabile). Il modo in cui noi vediamo il mondo che ci circonda è profondamente influenzato dal modo in cui il mondo viene rappresentato dal computer e per questo noi abbiamo una percezione completamente diversa rispetto a quella delle generazioni passate. Se i vecchi media andavano ad agire sulle masse, i nuovi media agiscono sul singolo individuo in maniera alquanto personalizzata.
I new media sono frutto dell’interazione tra queste tre componenti: bisogna avere un computer portatore di innovazione tecnologica, serve saperlo usare secondo le sue funzioni e le proprie necessità, occorre far parte di un contesto sociale che renda accessibile il primo, promuova le seconde e condivida poi la gestione e la diffusione dei contenuti che in tal modo vengono prodotti.
Ogni nuovo medium solleva delle retoriche di interpretazione (apocalittici e integrati), quindi anche con i nuovi media vi è una polarizzazione fra pessimisti e ottimisti.
Internet
Per quanto riguarda le retoriche interpretative maggiormente diffuse sono due:
- Il web produrrà democrazia diretta e intelligenza collettiva (visione positiva).
- Con il web i rapporti umani verranno sostituiti dalla mediazione del computer e saremo costantemente controllati (visione negativa).
In sostanza, possiamo dire che la novità dei nuovi media non si traduce in una sostituzione, ma piuttosto in un affiancamento e a volte in una convergenza con i vecchi media tradizionali, andandone anche ad allargare le capacità espressive grazie alle potenzialità della rete.
La vecchia distinzione tra il mondo “dentro” al computer e il mondo “fuori” ha perso di significato con il passare del tempo, in quanto al giorno d’oggi le due realtà sono talmente interconnesse fra di loro che risulta impossibile separarle. Vi sono diversi aspetti da considerare:
- Da una parte il web produce effetti reali, dall’altra il web è prodotto come cultura codificata in forma digitale.
- Il mondo del web fornisce stereotipi e pregiudizi per interpretare il mondo reale, all’interno del quale si creano le cosiddette teorie del complotto.
- Ciò di cui si parla all’interno del web si può trasformare in mobilitazione, in azioni reali volte a raggiungere determinati obiettivi di interesse sociale, dall’altra parte ciò che accade nel mondo esterno viene spesso tradotto in fake news che circolano in rete.
Forme e linguaggi del web
Le principali caratteristiche del web sono:
- Convergenza = fusione di contenuti (video, audio, dati), supporti (computer, tv, dispositivi portatili, videogiochi) e distribuzione (come i contenuti arrivano al supporto) —> si parla di convergenza tecnologica, per indicare come la digitalizzazione abbia integrato i diversi media tra di loro (ibridazione = un singolo strumento può offrire servizi che in passato erano forniti per vie differenti e viceversa un servizio che in passato era fornito da un unico mezzo può essere ora offerto da mezzi diversi), e culturale, per descrivere il cambiamento sociale, culturale, industriale e tecnologico inerente alle modalità di circolazione della nostra cultura (flusso di contenuti attraverso più piattaforme, cooperazione tra imprese diverse, ricerca di nuove forme di finanziamento tra vecchi e nuovi media, cooperazione e nomadismo dei pubblici che sono sempre alla ricerca di nuove esperienze di intrattenimento).
- Multimedialità = perfetta integrazione di codici e testi per veicolare un messaggio, che fa sì che gli utenti vivano un’esperienza soggettiva di fusione multisensoriale, ossia l’impiego dei diversi sensi per interpretare i messaggi mediali in maniera alquanto facile e spontanea. Un messaggio multimediale risulta essere omogeneo proprio perché riesce a mettere insieme più linguaggi attraverso l’impiego di supporti diversi (audio, video, scrittura).
- Ipertestualità = presenza nel web di un insieme di materiali multimediali connessi tra loro attraverso collegamenti (links), che consentono all’utente una consultazione non sequenziale e non preordinata dei messaggi. Una sola pagina, quindi, ci offre numerose possibilità di approfondimento, più o meno affini rispetto all’interesse iniziale, che sta a noi decidere di sfruttare oppure no.
- Interattività = rapporto che si stabilisce tra l’utente e il web attraverso il medium o piattaforma. Esistono tre livelli di interattività: la “selettiva”, che definisce la facoltà dell’utente di scegliere un contenuto, la “conversazionale”, che è riferita alla possibilità dell’utente di modificare i contenuti producendo e inserendo informazioni, e la “registrativa”, che riguarda la capacità del sistema di adattarsi alle informazioni inserite dall’utente. Si va quindi da un’interattività di base, come quella della consultazione di un dvd, a un livello successivo, in cui l’utente può intervenire attivamente, come nel web, fino a un massimo rappresentato dall’intelligenza artificiale. Nasce così la figura del prosumer, ovvero produttore e consumatore allo stesso tempo, in quanto non si limita a un consumo passivo dei contenuti di siti e blog, ma partecipa attivamente alla loro produzione. Il livello di interattività del medium è dato dalla velocità di risposta del sistema agli input dell’utente, dalla gamma di opportunità di manipolazione consentita all’utente e dal controllo (arbitrario o naturale) della connessione tra azioni umane e ambiente mediato.
- Personalizzazione = gli elementi che definiscono il processo di personalizzazione sono la crescente adattabilità dei prodotti alle scelte dell’utente, la flessibilità dei tempi e degli spazi del consumo mediale e lo sviluppo di azioni di bricolage sui media. Questi aspetti si traducono in tre tipologie di personalizzazione: in primo luogo abbiamo quella dei contenuti, ovvero la costruzione soggettiva di un prodotto “su misura” che può funzionare secondo la tecnologia pull (scelte dell’utente) o la tecnologia push (suggerimenti del sistema a misura dei dati raccolti sull’utente). In secondo luogo abbiamo la personalizzazione di tempo e spazio (streaming), che fa sì che i consumi siano svincolati dai tempi e dagli spazi della produzione e della circolazione attraverso l’uso dei cosiddetti media nomadi che consentono connessioni ovunque (tablet, smartphone). Infine, abbiamo la personalizzazione della produzione (video sharing, prosumer, peer to peer download), fenomeno per il quale chiunque sia dotato di un dispositivo digitale di foto o videoregistrazione diventa un potenziale produttore di contenuti mediali.
Tutto ciò definisce allo stesso tempo il sistema e il modo in cui l’individuo si relaziona con esso.
Una caratteristica del sistema dei media è la crossmedialità, ovvero la fusione di tutti i media e di tutti i contenuti attraverso il web sempre più in tempo reale, offrendo la possibilità di raggiungere lo stesso messaggio o contenuto a partire da strumenti diversi (smartphone, pc, tablet...).
Un altro aspetto importante è la centralità dell’utente, il quale è chiamato sempre più a contribuire (web collaborativo) e le cui competenze, abilità, risorse, forme di relazione e linguaggi devono essere ben più definiti rispetto a quelli necessari all’uso dei media precedenti, al fine di utilizzare il web in maniera consapevole.
La centralità dell’utente e l’accessibilità del sistema definiscono però rischi e retoriche.
Alcuni critici denunciano, per esempio, un impoverimento generale dei contenuti derivato dalla produzione di contenuti da parte di non esperti. Secondo queste critiche la qualità dei media tradizionali, fatta da professionisti, sarebbe stata impoverita dalla folla di utenti improvvisati che popolano la rete e dalla gratuità dei contenuti.
Tutto ciò richiede la capacità da parte dell’utente di saper distinguere informazioni affidabili da quelle dubbie o prive di fondamento per non rischiare di cadere nelle cosiddette truffe o bufale che circolano via web. Lo stesso succedeva anche nell’ambito della cultura di massa, all’interno del quale bisognava essere in grado di non lasciarsi manipolare totalmente perdendo il proprio punto di vista critico.
Identità, vissuti e interazioni in rete
Ora entriamo più nel dettaglio affrontando il tema dei media digitali all’interno dei processi relazionali e identitari.
La digitalizzazione ha reso gli individui sempre più propensi a diventare soggetti della comunicazione attraverso l’interiorizzazione delle logiche e dei linguaggi mediali.
Si parla infatti di ibridazione dei linguaggi per spiegare come il linguaggio dei mezzi di comunicazione di massa viene fatto proprio dalle persone, ibridandolo con quello della vita quotidiana, grazie alle occasioni che i media digitali mettono oggi a disposizione.
Le piattaforme diffuse al giorno d’oggi permettono agli utenti di costruirsi diverse “facce” (Goffman) all’interno di diversi media e rivolte a diversi pubblici. Dunque, costruire la propria “faccia” significa oggi curare anche la presentazione del sé che viene fatta mediante i nuovi media. Al fine di costruire la percezione che gli altri hanno di noi, ciascuno rivela qualcosa di sé, anche mettendo in atto, se si vuole, una sorta di abbellimento virtuale, in quanto è possibile mostrare sul web un’immagine idealizzata di noi stessi, valorizzando alcuni aspetti della propria esistenza ed esperienza rispetto ad altri. Inoltre, la mia identità all’interno del web non è fissata una volta per tutte, ma può essere modificata e adattata al tipo di pubblico con il quale ci si relaziona e all’ambiente virtuale nel quale ci si trova, per questo si parla di multitasking identitario e swapping (gender = cambiare sesso).
Distinguiamo due tipologie di identità:
- Da una parte abbiamo l’identità di relazione che si costruisce attraverso l’aggiunta e l’invenzione di tratti al fine di migliorare la propria immagine agli occhi degli altri.
- Dall’altra parte abbiamo l’identità funzionale che si crea attraverso la scelta e la selezione dei tratti migliori della propria persona, senza inventare nulla (LinkedIn o Facebook).
Tutte queste pratiche fanno riferimento alla presentazione del sé online, oggetto su cui si sono soffermate maggiormente le analisi in passato, che descrivevano il mondo online e quello offline come due universi separati e aventi qualità del tutto differenti, con il rischio d’inquinamento della vita reale da parte del mondo virtuale, della perdita del sé e della possibilità che nascano forme di dipendenza. Grazie ai nuovi approcci, però, è stato mostrato come la vita vissuta in Internet non sia mai decontestualizzata o disincarnata, la distinzione fra la vita dentro al web e la vita fuori dal web non regge più, ma vi è una completa fusione fra il sé reale e il sé virtuale.
Se in passato il gioco dell’identità consisteva nel fingersi qualcuno di diverso da noi, oggi il continuo confronto con gli altri utenti, la valutazione dei feedback che riceviamo, il riconoscimento che otteniamo attraverso quello che mostriamo in rete, fanno parte di un processo che si allontana dalla finzione per avvicinarsi invece al continuo dialogo tra identità personale e sociale che avviene nella vita quotidiana. In sostanza, i nuovi media non rappresentano più una finzione, ma una messa alla prova della propria identità (identity playground), permettendo l’interazione e contiguità col reale.
Ciò che è cambiato nel tempo è soprattutto l’accezione di anonimato, che ha subito una parziale perdita, in quanto perde di significato in alcuni social media come Facebook o Instagram, pur rimanendo fondamentale in altre piattaforme come ad esempio i forum o i siti pornografici (per questo la pratica del gender swapping non è più molto diffusa).
Quello che si cerca oggi attraverso la costruzione della propria identità virtuale è la desiderabilità sociale, ovvero piacere il più possibile agli altri. C’è anche da aggiungere che gli spazi di espressività che i nuovi media offrono non sono pienamente liberi, in quanto i rapporti sono perennemente sottoposti allo sguardo di tutti coloro che sono presenti nel network e, pertanto, bisogna fare ben attenzione a ciò che si mostra in rete.
La facciata che i soggetti mostrano attraverso i media digitali è il risultato di una negoziazione tra immagini e immaginari dentro e fuori dalla rete, tra lo spazio pubblico e quello privato.
Ciò che vogliamo mostrare è il frutto di un continuo gioco di riflessioni su come ci potrebbero vedere gli altri, come vediamo noi stessi, come vorremmo che gli altri ci vedessero e su cosa vorremmo che gli altri vedessero (o non vedessero) di noi.
In sostanza, l’identità diventa un canovaccio a cui il soggetto lavora costantemente attraverso l’integrazione delle auto-narrazioni e delle narrazioni altrui, dei sistemi di relazioni, delle appartenenze, dei prodotti mediali che l’individuo crea e che consuma.
In tutto questo i nuovi media mettono a disposizione diverse risorse alle quali accedere per gestire le narrazioni del sé così come i sistemi di interazione. Bisogna inoltre fare attenzione a ricordare che i nuovi media, soprattutto quelli social, permettono di mettere in scena la propria identità attraverso atti performativi durevoli grazie all’incorporazione delle tecnologie, pertanto ciò che si pubblica sul web è destinato a circolare perennemente.
Per riassumere, anche qui riemerge la distinzione fra critici ed entusiasti, maggiormente legati alle conseguenze soggettive dei nuovi media rispetto ai vecchi apocalittici e integrati.
Per quanto riguarda il conflitto online/offline abbiamo due visioni:
- L’online svuota e sostituisce l’offline (perdita).
- L’online arricchisce e valorizza l’offline (guadagno).
L’esperienza reale armonizza online e offline rendendole indistinguibili (come la tv e i processi di socializzazione).
Social network
La visione pessimista secondo cui i social sono destinati a rovinare le relazioni sociali delle persone non prende in considerazione il fatto che essi permettono tre tipologie di interazioni:
- Interazione fra amici “vicini” che già si conoscevano.
- Interazione fra amici “lontani” che si sono ritrovati grazie ai social.
- Interazione fra amici che si conoscono solo sui social.
I social network offrono diverse possibilità di interazione e permettono anche la trasformazione di relazioni virtuali nate sul web in relazioni reali (da Facebook a “vicini”), così come può succedere che amicizie reali si riducano a relazioni esclusivamente virtuali (da “vicini” a “lontani” via Facebook). Dunque, i social in realtà non distruggono le relazioni sociali, ma aiutano a mantenere i contatti con chi già si frequenta anche allargando le modalità di contatto, offrendo la possibilità di allargare la cerchia di persone che si conoscono, anche se solo virtualmente.
Per riassumere, in opposizione alle posizioni che accusavano le tecnologie digitali di assorbire gli individui in un mondo parallelo isolandole le une dalle altre, le ricerche a partire dagli anni Novanta hanno mostrato
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