Contesto linguistico dell'Italia del primo 300
(Guarda anche decalogo Castellani e scheda T8)
Tratti distintivi del fiorentino in tutta la sua fase più antica
- Dittongamento
- Conservazione di e tonica in iato nelle voci del congiuntivo presente
- Tendenza al passaggio di e pretonica in i
- En > an
- Il sistema consonantico comprende la variante tenue dell’affricata alveolare sorda [ts] proveniente dalla base -tj- (vizio)
- Presenza del grado tenue della sibilante palatale sorda ben distinto dall’affricata palatale sorda che non ha ancora subito l'aspirantizzazione
- Esito -gl- - ηη – (gn) davanti a vocale palatale
- Sonorizzazione delle occlusive sorde intervocalico
- Ia io > ie
Questione filologica ed edizioni critiche alla Commedia del XX e XXI secolo
Arrivare a stabilire il testo della Commedia ha costituito uno dei problemi più spinosi affrontati dalla moderna filologia, soprattutto perché siamo in assenza di un autografo. La Commedia ha avuto un’enorme fortuna, tanto è vero che è stata copiata in tantissimi manoscritti (la più antica copia manoscritta di una terzina della Commedia la troviamo nei Memoriali bolognesi); a noi sono giunti manoscritti di ogni tipo, diversi tra loro per materiale per impaginazione, con commento o senza (addirittura a volte ci è giunta solo l’esegesi senza il testo della Commedia), miniati o no, scritti da copisti professionisti oppure anche non colti.
La filologia, a partire da questa mole di manoscritti, ha cercato di ricostruire il testo originale; però il fatto che la Commedia sia stata così tanto copiata costituisce un problema, innanzitutto perché il manoscritto rappresenta un’opera superstite, e quindi la parte che è stato deciso che dovesse essere tramandata, poi perché ogni copia rappresenta per forza sempre almeno un errore, e infine per la questione della contaminazione, ovvero il fatto che un solo copista avendo a disposizione così tanti manoscritti, non ne usava solo uno come modello e quindi i rapporti genetici non sono più lineari ed è impossibile al filologo ricostruirli.
Un risultato di portata storica si è avuto con la pubblicazione dell’edizione critica Commedia secondo l’antica vulgata da parte di Giorgio Petrocchi (I ed. 1966): Petrocchi, presa coscienza del problema filologico, costruisce una edizione dopo aver individuato 27 testimoni anteriori al 1355 per arrivare a un testo il più simile a quello che poteva essere letto ai tempi di Dante. Petrocchi realizza un albero genealogico: divide in due famiglie la tradizione manoscritta, quella toscana (α) e quella bolognese (β); il ramo toscano è quello prediletto da questa edizione, e come testo base è stato scelto il codice Trivulziano 1080 del 1337 del copista Francesco di ser Nardo. La rigorosa classificazione dei testimoni, il tentativo di definire uno stemma, la ricchezza degli argomenti che giustificano le scelte e la documentazione puntualmente raccolta in apparato e offerta alla valutazione del lettore, fanno dell’edizione Petrocchi un punto di riferimento imprescindibile.
Altra edizione importante è quella curata da Antonio Lanza, che presenta un testo fondato sul solo manoscritto Trivulziano 1080. All’inizio del nostro secolo, nel 2001, Federico Sanguineti (con metodo di collocazione già suggerito da Barbi) propose un nuovo stemma più semplificato e soprattutto basato sul codice Urbinate latino 366 datato 1352, ritenuto di area emiliana o emiliana romagnola dal quale vengono espunti i tratti settentrionali imputabili al copista. La fisionomia del testo risulta rinnovata per molti aspetti, compreso quello linguistico; è chiaro però che l’aver assunto come testo base un codice non toscano aumenta le difficoltà e i dubbi proprio sul piano della fisionomia linguistica, moltiplicando vistosamente il ricorso all’emendazione e facendo approdare a un testo che offre un minor grado di approssimazione all’originale dell’edizione Petrocchi.
In tempi ancora più recenti, hanno visto luce due edizioni molto importanti:
- Edizione curata da Giorgio Inglese: Inglese, partendo dall’edizione Petrocchi, ha razionalizzato producendo due stemmi, molto semplificati (uno per l’Inferno e il Paradiso, uno per il Purgatorio); il suo lavoro si è sviluppato attorno anche alla cinquantina di Martini, una edizione che mette a confronto il testo con un manoscritto del 1330 che a sua volta era frutto di un confronto con altri testi.
- Edizione curata da Paolo Trovato: Trovato con la sua edizione rivoluziona la prospettiva colleziona tutti i manoscritti e sfrutta il lavoro del Barbi, arrivando a circa 600 luoghi del testo; il lavoro di Trovato esclude la tradizione toscana perché irrimediabilmente contaminata e quindi inutile (il codice Trivulziano 1030 non serve) e quindi premia il ramo settentrionale, di cui tiene conto anche dei codici del 1400 (come il Florio). In sintesi, per Trovato il filone settentrionale è valido perché nonostante la patina linguistica straniera, è quello che tiene sicuramente alcuni tratti fiorentini originali.
Ricordare anche l’edizione di Malato. È possibile fare un confronto tra edizioni Petrocchi, Trovato e Inglese. Petrocchi tende a uniformare, mentre Inglese no (es: Inglese dove trova loco lascia loco, dove trova luogo lascia luogo).
Antica esegesi del poema commedia
La Commedia si diffonde in contemporanea con i commenti, è come se nascesse già chiosata: i contemporanei di Dante si accorsero subito della grandezza dell’opera e della necessità di accompagnarla con un commento, che per questo è da subito parte integrale del testo (non c’è trasmissione della Commedia che non sia accompagnata da commento). Il primo a commentarlo fu suo figlio, Jacopo Alighieri, nel 1322/23; poco dopo Grazioli Bambaglioli in latino. Poi il più grande commento in volgare a tutte le tre cantiche di Jacopo della Lana e per la prima volta pone una introduzione a ogni canto e chiose puntuali.
In genere negli antichi (quindi fino ai commenti di Landino, con cui inizia la tradizione di commenti a stampa) in genere si è osservato che i toscani commentano in volgare, i non toscani, tranne Lana, commentano in latino, probabilmente per farsi meglio intendere (commentare diffusamente verso per verso un’opera in volgare in latino era una cosa inedita). Pietro Alighieri, altro figlio di Dante, scrive in latino perché si trovava in Veneto. La tipica impostazione della impaginatura di un commento era con testo al centro e commento intorno a cornice. I commenti antichi potevano essere magari parziali, altri integrali.
Le personalità che hanno commentato Dante sono le più varie: ad esempio, Lana non sappiamo nemmeno chi fosse, possiamo dedurre il fatto che era un tomista, a volte ci sono anche anonimi, come chi ha scritto il cosiddetto “ottimo commento”, ci sono i figli anche. Commenti italiani, toscani e settentrionali (non mancano però anche napoletani) in latino e in volgare hanno prima di tutto una funzione storica perché circa i due terzi dei personaggi che Dante cita ci vengono svelati dall’antica esegesi; se non ci fossero stati questi commentatori antichi oggi faremmo fatica ad identificare certi personaggi e certi avvenimenti.
C’è anche Boccaccio, commento frutto delle prime lecture dantis affidate a Boccaccio dalla Chiesa fiorentina esposizioni sopra la commedia. I commentatori ci danno molte informazioni, essendo molto vicini a livello cronologico a Dante, questo però non significa in automatico che l’interpretazione di questi antichi sia per forza quella più corretta solo perché più vicini a Dante; tante questioni sono state maturate solo in età moderna, perché il modo di approcciare il testo è diverso da quello a cui noi siamo abituati e paradossalmente il loro è più lontano e ha centrato meno il segno (nessun commentatore antico concepisce la realtà del viaggio dantesco, anzi tutti si concentrano sul simbolismo e tendono a sminuire il messaggio dantesco [ricordiamo che si volevano bruciare le ossa di Dante]).
Strumenti biografici relativi a Dante e alla Commedia
- Studi sulla biografia dantesca: la biografia dantesca è abbastanza ben documentata.
- Un’ottima biografia è quella di Petrocchi (che troviamo nell’Enciclopedia dantesca).
- Si segnala anche un’opera, piuttosto difficile, di Umberto Carpi, “La nobiltà di Dante” nella quale viene sottolineato quanto in realtà Dante provenisse da una famiglia di ceto medio (cosa che Dante evitava di dire, per concentrarsi più sulla sua nobiltà di cuore).
- Più recenti sono opere piuttosto interessanti: Marco Santagata, “Dante, il romanzo della sua vita” in cui si sottolinea il carattere guelfo di Dante nell’Inferno (questo perché l’inferno è denso di personaggi toscani e perché è ancora forte la volontà di un rientro a Firenze per Dante).
- Si ricorda anche “Vita” di Inglese. Tra le ultime uscite, “Vite nuove” di Milani e Brilli, in cui è presente anche una analisi delle opere perché molte informazioni sono da ricavare da queste (fanno notare quanto conti in Dante una autorappresentazione: non c’è opera in cui Dante non faccia riferimento a episodi della sua vita).
Ci sono zone oscure nella vita Dantesca, anni, come quelli dell’esilio, in cui davvero non vi è certezza e unanimità tra gli studiosi (ancora oggi il dibattito è aperto).
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Filologia e critica dantesca: appunti dettagliati
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Linguistica - Appunti
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