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Lezione 1serio

1. Linguaggio e comunicazione: il “Pragmatics Wastebasket”

L’espressione “Pragmatics Wastebasket” è stata introdotta nel 1970 da Yehoshua Bar-Hillel,

matematico, filosofo e linguista israeliano.

Con questo termine Bar-Hillel criticava un uso scorretto della pragmatica:

la pragmatica veniva utilizzata come un “cestino di scarto” in cui inserire tutti quei fenomeni

linguistici che non trovavano spiegazione né nella sintassi né nella semantica.

Secondo Bar-Hillel:

• la pragmatica veniva spesso usata in modo ad hoc

• serviva a salvare teorie sintattico-semantiche che non funzionavano

• prima di ricorrere alla pragmatica, bisognava fare ordine nei fenomeni linguistici

Citazione chiave (1971, Out of the Pragmatic Wastebasket): Bisognerebbe essere più cauti

nel forzare nella pragmatica fenomeni che non si riescono a spiegare, e prima mettere ordine

nel contenuto di questo “cestino”.

2. Dove si collocano le discipline linguistiche

Lo studio del linguaggio è organizzato su più livelli:

• Fonologia, fonetica, grafologia → suoni e lettere

• Morfologia e sintassi → parole, sintagmi, frasi

• Semantica → significato

• Pragmatica → contesto e uso

• Analisi del discorso / linguistica del testo → testi e discorsi complessi

Per capire cosa una persona intende davvero, non basta:

• conoscere il significato delle parole (semantica)

• conoscere la struttura della frase (sintassi)

Serve anche sapere:

• chi parla

• in quale contesto

• con quale intenzione

• quali inferenze fa l’ascoltatore

3. Cos’è la pragmatica (oggi)

La pragmatica si occupa di:

• non letteralità

• dipendenza dal contesto

• inferenza

• significato non vero-condizionale

Esempio di non vero-condizionale: “È rimasto un pezzo di pizza”

La frase è vera se esiste almeno un pezzo di pizza, ma può funzionare come: offerta,

avvertimento, invito

La funzione comunicativa non dipende dalle condizioni di verità.

Definizione attuale

La pragmatica studia come il significato varia in base al contesto e all’intenzione

comunicativa del parlante.

Non è più un cestino di scarto, ma una disciplina fondamentale.

4. Aspetti interni ed esterni del linguaggio

Aspetti interni

Riguardano la struttura del linguaggio:

• suoni linguistici

• struttura delle parole

• combinazione delle parole in frasi

Aspetti esterni

Riguardano il rapporto con il mondo:

• ciò a cui il linguaggio si riferisce

• la visione del mondo del parlante

Semantica: studio del significato delle espressioni

Pragmatica: studio dell’uso delle espressioni

SEMANTICA

5. Cos’è la semantica

La semantica è la branca della linguistica che studia il significato delle espressioni

linguistiche: parole, sintagmi, frasi

È detta formale perché utilizza strumenti della logica e della matematica.

6. Il problema del significato

Definire il significato di una parola usando altre parole porta a circolarità.

Esempio: kakapo → tipo di pappagallo

ma poi bisogna spiegare tipo e pappagallo

Il problema non viene risolto definitivamente.

7. Significato vs rappresentazione

• Rappresentazione: immagine mentale individuale

• Significato: contenuto oggettivo, esprimibile e condivisibile

Esempio: “cavallo” → ognuno può avere un’immagine diversa, ma il significato è condiviso

8. Significato e verità

Secondo molti filosofi del linguaggio:

capire il significato di una frase = sapere quando è vera o falsa

capire il significato di una parola = sapere come contribuisce alla verità della frase

9. Domini della semantica

Semantica lessicale → significato delle parole

Semantica frasale → significato delle frasi

10. Proprietà della semantica: convenzionalità

Ogni lingua assegna i significati per convenzione.

Esempio: “macchina” non può riferirsi a oggetti che abbaiano

SEMANTICA LESSICALE

11. Parola vs lessema

Il lessema è l’unità astratta che comprende tutte le forme flesse.

Esempio: cane / cani → stesso lessema

12. Relazioni lessicali

Sinonimia

Parole con significato simile:

comprare / acquistare, via / strada

Antonimia

Parole con significato opposto:

graduabili: caldo/freddo

non graduabili (contraddittori): vivo/morto

reversibili: vestirsi/svestirsi

Iponimia / iperonimia

animale → uccello → airone

Omonimia

Stessa forma, significati diversi: omofoni e omografi

Polisemia

Una parola con più significati collegati:

piede (persona, montagna, letto)

Nei dizionari:

polisemia → una voce

omonimia → più voci

13. Linguaggio figurato

Metonimia

Cambio di significato per contiguità:

contenitore → contenuto

parte → tutto

simbolo → autorità

Metafora

Vedere una cosa attraverso un’altra:

tenore

veicolo

terreno comune

Tipi:

• metafora concettuale

• lessicalizzata

• creativa

14. Anafora e catafora

Anafora: rinvio a qualcosa già detto

Catafora: anticipa qualcosa che verrà detto

Catene anaforiche

Sequenze di riferimenti allo stesso elemento, danno coesione al testo.

Incapsulatori

• anaforici: riassumono ciò che precede

• cataforici: introducono ciò che segue

15. Analisi in tratti semantici

Il significato può essere scomposto in tratti minimi (+ / –).

Esempio:

ragazzo → [+animato]

panino → [–animato]

Servono a spiegare: compatibilità soggetto-verbo

Problemi: difficile stabilire tratti necessari e sufficienti

16. Fuzzy sets e prototipi

Le categorie hanno confini sfumati.

prototipo = esempio più rappresentativo

pinguino = uccello con grado di appartenenza minore

SEMANTICA FRASALE

17. Termini singolari

Indicano individui specifici: nomi propri e descrizioni definite

Significato vs riferimento

riferimento: oggetto reale

significato: modo di presentarlo

18. Predicati

Intensione: proprietà richieste

Estensione: insieme degli oggetti che le soddisfano

19. Composizionalità (Frege)

Il significato di un’espressione dipende:

• dal significato delle parti

• da come sono combinate

20. Enunciati e condizioni di verità

Capire il significato di un enunciato = sapere in quali condizioni è vero.

valori di verità: vero / falso

21. Logica deduttiva e induttiva

Deduttiva: conclusione necessariamente vera

Induttiva: conclusione probabile

La semantica studia la logica deduttiva.

22. Mondi possibili

Il significato può essere visto come funzione dai mondi possibili ai valori di verità.

Serve a spiegare il ragionamento controfattuale.

23. Enunciati senza condizioni di verità

Tautologie: sempre vere

Contraddizioni: sempre false

24. Enunciati quantificati

Quantificatori:

• universale (∀): ogni

• esistenziale (∃): almeno uno

Ambiguità

La posizione dei quantificatori influisce sull’interpretazione.

I pronomi possono essere: legati e liberi

Lezione 2 Approfondire con cap. 9.4 del libro.

Approfondire con cap. 3 del libro

1. PRESUPPOSIZIONI

Definizione generale

I parlanti, nel comunicare, danno molto per scontato.

La presupposizione è una caratteristica di alcuni enunciati che assumono implicitamente

come vera un’informazione, indipendentemente dal fatto che venga affermata

esplicitamente.

Una presupposizione:

non è detta apertamente;

• è data per acquisita;

• deve essere vera affinché l’enunciato abbia senso.

Origine della nozione: Frege

La nozione moderna di presupposizione risale a Gottlob Frege, nell’articolo Über Sinn und

Bedeutung (1892).

Secondo Frege: l’uso di un termine singolare presuppone l’esistenza dell’oggetto a cui si

riferisce.

Esempio (1) Keplero morì in miseria

Questo enunciato presuppone: (1a) Keplero è esistito

Per poter stabilire se (1) è vero o falso, dobbiamo prima dare per vera (1a).

Presupposizione semantica

Un enunciato p presuppone semanticamente q se:

a) se p è vero → q è vero

• b) se p è falso → q è vero

Quindi: la presupposizione sopravvive sia alla verità che alla falsità dell’enunciato principale.

Se la presupposizione è falsa, secondo Frege:

l’enunciato non è né vero né falso;

• è privo di valore di verità.

Un problema: il re di Francia

Esempio classico: (2a) L’attuale re di Francia è calvo

Presupposizione: (2b) Esiste un re di Francia

Poiché oggi non esiste un re di Francia, la presupposizione è falsa.

Secondo Frege:

l’enunciato è infelice;

• non è valutabile come vero o falso.

La risposta di Russell

Bertrand Russell, in On Denoting (1905), rifiuta l’idea che l’esistenza sia presupposta.

Secondo Russell: le descrizioni definite contengono un’asserzione di esistenza e unicità.

(2a) viene tradotto come: (3) Esiste un unico individuo che è attualmente re di Francia ed è

calvo

Dato che il re di Francia non esiste:

una delle parti è falsa;

• l’enunciato è semplicemente falso, non privo di valore di verità.

La soluzione di Strawson

Peter Frederick Strawson (1950) introduce una distinzione fondamentale:

Livello semantico vs. livello pragmatico

Denotazione: relazione tra un’espressione linguistica e ciò che essa designa

• convenzionalmente.

Riferimento: relazione tra un’espressione e l’oggetto a cui un parlante intende riferirsi

• in un contesto concreto.

Il problema della verità o falsità riguarda l’uso dell’enunciato, non l’enunciato astratto.

Conseguenze

L’enunciato (2a) di per sé non è né vero né falso.

• Il proferimento dell’enunciato:

• è vero se il referente esiste ed è calvo;

o è falso se esiste ma non è calvo;

o è privo di valore di verità se non esiste alcun referente.

o

Implicazioni teoriche

La posizione di Strawson mette in crisi: il principio di bivalenza della logica classica (secondo

cui ogni enunciato è o vero o falso).

Questo apre la strada a una concezione pragmatica della presupposizione.

Presupposizione pragmatica: Austin e Stalnaker

Per Austin, le presupposizioni sono: condizioni di felicità di un atto linguistico.

Se una presupposizione è falsa o mancante:

l’atto linguistico fallisce;

• il proferimento è infelice.

La presupposizione diventa:

una proprietà del parlante;

• non dell’enunciato in sé.

Stalnaker e il Common Ground

Secondo Stalnaker:

le presupposizioni coincidono con il common ground,

• cioè l’insieme di assunti di sfondo condivisi dagli interlocutori.

Definizione

Un enunciato p presuppone pragmaticamente q se: il proferimento di p è appropriato solo se

q appartiene al common ground.

Esempio: (3) Potrebbe portarmi una spremuta?

Presupposizioni:

al pub servono spremute;

• il cameriere porta bevande ai tavoli.

Se queste non sono condivise: l’enunciato risulta inappropriato.

Attivatori presupposizionali: Sono elementi linguistici che attivano presupposizioni.

Tipologie principali

Descrizioni definite: Il cane di Valeria è affettuoso → Esiste un (unico) cane di Valeria

Verbi fattivi: Luca sa che piove → Piove

Verbi implicativi: Lorenzo è riuscito a laurearsi → Lorenzo ha provato a laurearsi

Verbi di cambiamento di stato: Filippo ha smesso di fumare → Filippo fumava

Verbi / avverbi iterativi: Chiara ha sostenuto di nuovo l’esame → Lo aveva già sostenuto

Proposizioni temporali: Prima di sposarsi Sara era felice → Sara si è sposata

Frasi scisse: È stata Francesca a rompere il vaso → Qualcuno ha rotto il vaso

Paragoni: Noam è più bravo di Filippo → Noam e Filippo sono linguisti

Avverbi focali: Anche Paolo studia matematica → Qualcun altro studia matematica

Proprietà: P-Family Test

Le presupposizioni si proiettano fuori dalla struttura linguistica.

Test principali: Negazione, Modalità, Forma interrogativa

Esempio:

Matteo ha smesso di fumare

• Matteo non ha smesso di fumare

• Forse Matteo ha smesso di fumare

• Matteo ha smesso di fumare?

Presupposizione invariata: → Matteo fumava

Presupposizione informativa e risoluzione

Risoluzione

Una presupposizione è risolta se: appartiene già al common ground.

Presupposizione informativa Avviene quando: un’informazione nuova viene introdotta come

se fosse già condivisa.

Esempio: B: Il mio ragazzo sta arrivando

Presupposizione: → Ho un ragazzo

Accomodamento

Processo con cui:

l’interlocutore accetta una nuova presupposizione;

• aggiorna il common ground per rendere l’enunciato appropriato.

Funzioni linguistiche delle presupposizioni

Funzione economica

Compattano l’informazione;

• rendono il discorso più veloce ed efficiente.

Funzione sociale

Selezionano gli interlocutori;

• possono includere o escludere.

Funzione persuasiva

Presentano un contenuto come già condiviso;

• riducono la possibilità di critica;

• sono molto usate nella pubblicità e propaganda.

2. IMPLICAZIONI

Definizione

Un enunciato p implica q se: ogni situazione che rende p vero rende vero anche q.

Forma logica: Se A, allora B (A → B)

Esempio: Kennedy è stato assassinato → Kennedy è morto

Differenza con le presupposizioni

Le implicazioni: non sopravvivono al P-Family Test.

Se neghi: Kennedy non è stato assassinato → non segue che Kennedy sia morto.

3. ETNOSEMANTICA

Semantica e cultura

Si concentra sull’analisi dei significati delle parole all’interno di un contesto culturale

specifico e come questi significati possano differire tra le diverse culture

Senza la cultura: il significato non è pienamente accessibile.

Etnosemantica Studia:

come i significati variano tra culture;

• come influenzano norme e pratiche sociali.

Esempi:

“Famiglia” nucleare (Occidente) vs. estesa (Africa);

• “Moglie” in monogamia vs. poliginia.

Ipotesi Sapir-Whorf

La struttura di una lingua:

influenza la visione del mondo;

• modella la percezione della realtà.

Colori e linguaggio

Lingue diverse classificano i colori in modo diverso.

• I parlanti Zuni non distinguono nettamente giallo e arancione.

Prove neuroscientifiche (ERP)

Studi su greci e inglesi:

il greco distingue ble (blu scuro) e ghalazio (blu chiaro).

• maggiore ampiezza della componente N200:

• indica una migliore discriminazione percettiva.

o

Lezione 3

1. LA VARIAZIONE LINGUISTICA

Lingua e parlante ideale

Nella linguistica teorica si fa spesso riferimento a un parlante nativo idealizzato, cioè:

perfettamente competente;

• omogeneo;

• non soggetto a variazioni.

Nella realtà, però, esiste il parlante reale, che:

varia il proprio uso linguistico;

• adatta la lingua a contesto, luogo, interlocutore e mezzo.

La variazione linguistica è quindi una proprietà intrinseca di ogni lingua naturale.

Dimensioni della variazione linguistica

La lingua varia lungo più assi fondamentali:

1. Variazione diacronica (asse del tempo)

Riguarda i cambiamenti della lingua nel tempo.

Italiano delle origini

• Italiano del Seicento

• Italiano contemporaneo

2. Variazione diatopica o geografica

Riguarda le differenze linguistiche legate al luogo in cui la lingua è parlata.

varietà regionali;

• dialetti;

• accenti geografici.

3. Variazione diastratica o sociale

Dipende dall’appartenenza del parlante a diversi gruppi sociali:

livello di istruzione;

• età;

• classe sociale;

• gruppo professionale.

Esempi:

lingua dei ceti colti;

• lingua dei parlanti non istruiti;

• lingua dei giovani.

4. Variazione diafasica o situazionale

Dipende dalla situazione comunicativa:

conversazione quotidiana;

• linguaggio pubblicitario;

• linguaggio burocratico;

• linguaggio tecnico-scientifico.

5. Variazione diamesica

Dipende dal mezzo o canale:

scritto (grafico-visivo);

• parlato (fonico-acustico).

2. LINGUA E VARIAZIONE REGIONALE

Geografia linguistica

Quando si parla di lingue come italiano, inglese o swahili, spesso si immagina una lingua

unica e uniforme.

In realtà:

ogni lingua presenta ampia variazione, soprattutto nel parlato;

• esistono differenze tra Paesi (es. inglese britannico, americano, australiano);

• esistono differenze anche all’interno di uno stesso Paese.

La geografia linguistica studia la variazione linguistica nello spazio.

Lingua standard

La lingua standard è:

una varietà idealizzata;

• adottata come modello istituzionale, amministrativo, scolastico e mediatico.

Nel caso dell’italiano:

è la lingua dei giornali e dei libri;

• è usata dai media;

• è insegnata a scuola;

• è più facilmente definibile come lingua scritta che parlata.

Accento vs. dialetto

Accento

riguarda solo la pronuncia;

• rivela la provenienza geografica o sociale di un parlante;

• tutti parlano con un accento (nessuno ne è privo).

È un mito che alcune persone “non abbiano accento”.

Dialetto

Il dialetto comprende:

differenze di pronuncia;

• differenze lessicali;

• differenze grammaticali e sintattiche.

Parametro principale: diastratico e diatopico.

Esempio

Non sai di cosa stai parlando

• Nun sai de cosa stai a parlà

Stesso significato, ma:

differenze fonetiche;

• differenze grammaticali;

• differenze lessicali.

Nord vs. Sud: esempi grammaticali

Passato prossimo vs. passato remoto

Nord: Quando sei arrivato?

• Sud: Quando arrivasti?

Uso transitivo dei verbi di movimento

Salire la spesa

• Scendere le chiavi

• Uscire il cane

Fenomeno diffuso in alcune aree regionali, documentato anche da: ALIQUOT – Atlante della

Lingua Italiana Quotidiana

DIALETTOLOGIA

Dialetti e lingue: come distinguerli?

Un criterio comune è la comprensione reciproca:

tra dialetti della stessa lingua, in genere, ci si comprende;

• tra lingue diverse, no.

Non è un criterio perfetto, ma è utile.

Dialetto vs. lingua: una distinzione sociale

La distinzione non è solo linguistica, ma anche sociale:

prestigio linguistico;

• ruolo dei media;

• riconoscimento istituzionale.

Alcuni dialetti:

hanno pronunce stereotipate;

• godono di minor prestigio.

Perché è importante la dialettologia?

La ricerca dialettologica:

richiede informanti attendibili;

• analizza tratti linguistici sistematici;

• riconosce pari dignità a tutte le varietà linguistiche.

Criteri di distinzione

Linguistici

comprensione reciproca;

• lessico comune;

• sintassi e morfologia simili.

Genealogici

origine comune (es. gruppo italo-romanzo).

Sociolinguistici

diffusione geografica limitata;

• assenza di uno standard;

• scarso prestigio;

• uso informale;

• corpus letterario limitato;

• assenza di uso istituzionale;

• presenza di una lingua-tetto.

Nessun criterio è sempre decisivo.

Friulano e sardo

Dal punto di vista linguistico: aspirano allo status di lingua.

Dal punto di vista sociolinguistico: non soddisfano tutti i criteri (sovraregionalità, uso scritto,

ceti medio-alti).

L’italiano: un dialetto che ce l’ha fatta

L’italiano standard:

deriva dal toscano;

• è diventato lingua nazionale per ragioni storiche, politiche, culturali.

I dialetti italiani sono varietà sorelle, tutte derivate dal latino.

3. BILINGUISMO E DIGLOSSIA

Bilinguismo

Situazione in cui: tutti i parlanti padroneggiano due lingue o varietà.

Esempio: Canada (inglese e francese).

Bilinguismo individuale: Tipico delle minoranze linguistiche:

lingua nativa della comunità;

• lingua dominante per integrazione sociale.

Spesso: la lingua minoritaria è assente dallo spazio pubblico.

Diglossia: Situazione in cui:

una comunità usa due varietà della stessa lingua;

• ciascuna ha un ruolo sociale specifico:

• varietà “alta” (formale, scritta);

o varietà “bassa” (informale, parlata).

o

4. LINGUE PIDGIN E LINGUE CREOLE

Lingue pidgin Nascono:

tra gruppi senza lingua comune;

• per esigenze pratiche e comunicative.

Caratteristiche:

lessico ridotto;

• sintassi semplificata;

• ordine delle parole fisso;

• assenza di parole funzionali;

• morfologia ridotta.

Lingue creole Nascono quando: un pidgin diventa lingua madre di una nuova generazione.

Diffusione: circa 20 milioni di parlanti nel mondo.

A base francese

Haiti;

• Antille;

• Oceano Indiano.

A base inglese

Africa occidentale;

• Caraibi;

• Am

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenacardinali di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggio e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Mazzaggio Greta.
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