DIRITTO COMMERCIALE
È un diritto che disciplina gli imprenditori, le loro attività e il contesto in cui operano. Esso deve
tenere conto di tanti interessi, la sua configurazione attuale è il frutto di una dialettica di interessi.
L’evoluzione è il risultato di questa dialettica di interessi.
Questi interessi sono definiti a geometria variabile perché si combinano in modo differente in base
al contesto. Vi sono tante figure diverse con interessi diversi nel corso del tempo e nel contesto in
cui operano. Dare regole è difficile perché bisogna tenere in considerazione interessi che variano e
che sono in conflitto tra di loro.
Le regole sono in diversi livelli. Si tratta di una parte del diritto privato molto specifica.
Ha una vocazione transnazionale perché l’attività di impresa è diretta a un contesto molto ampio.
STORIA, PERCHÉ LE REGOLE OGGI SONO COSI?
C’è stata un evoluzione di queste regole che le ha portate ad essere quelle che sono oggi. Per le
basso medioevo
origini, si è soliti farle risalire al (XI sec), perché si passa da un sistema feudale
allo scambio commerciale. Il mercante scambiava le merci per guadagnare.
A quell'epoca il diritto era un mix tra diritto romano e diritto canonico. Vengono sviluppate nuove
regole all’interno delle corporazioni che dettano nuove regole per gli scambi che vanno a
privilegiare la sicurezza di tali.
È chiamato diritto speciale perché è creato e amministrato dagli stessi mercanti, sono loro a
scambio.
creare le regole. Quindi l’elemento fondamentale di questo primo momento è lo
Un secondo step c’è nelle monarchie del XVI sec, questo diritto si intreccia sempre di più con la
monarchia che mira a un accentramento della definizione delle regole. Rimane speciale perché è
dedicato solo agli scambi ma non è più gestito delle corporazioni ma dalla monarchia. Lo scontro
tra monarchia e mercanti non c’è perché entrambi miravano al medesimo obbiettivo.
In questo periodo ci sono le antenate delle società di capitali s.p.a. dove i soci godono di una
responsabilità limitata, ovvero i soci sono illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali.
Nel XVIII sec abbiamo le codificazioni napoleoniche, qui le regole erano organizzate in codici. Essi
nascono perché c’è la totale abolizione delle corporazioni.
In Italia si segue la codificazione napoleonica, in particolare abbiamo il codice di commercio e il
codice civile, tutto ciò avviene in modo aderente a quello francese. Codice Civile (1942)
In Italia pero c’è una grande svolta costituita dalla creazione dell’attuale del
che va a unificare il codice di commercio e il codice civile. Si sposta l’attenzione dal atto di
commercio alla figura del soggetto che compie questi atti, ovvero l’imprenditore che diventa il
soggetto centrale.
Il motivo è perché si cerca di tutelare la proprietà e favorire l’iniziativa economica. Il diritto
commerciale è sempre stato in evoluzione costante perché cambiano il contesto, gli strumenti
dell’imprenditore ecc ecc 1
L’imprenditore
Il pilastro è l'imprenditore, un concetto economico che trova la sua remunerazione nel profitto. È
lui che decide. Dal punto di vista giuridico l’imprenditore è il destinatario di tutte le regole che
andremo a individuare, perciò dobbiamo individuare alcuni requisiti fondamentali.
Questi requisiti sono trattati nell'art. 2082 c.c:
imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine
“È della produzione o dello scambio di beni o di servizi”
I requisiti perciò sono:
attività:
1. il legislatore ha voluto distinguere ciò che fa l’imprenditore da chi gode dei frutti di
certi beni. È l’opposto del mero godimento di beni. Ad esempio se io possiedo un
appartamento e lo affitto godo dei frutti ma non svolgo attività se però lo adibisco ad
attività ricettiva come hotel allora sto facendo un attività. Vuole anche dire non singolo atto
isolato ma attività dove si verifica una serie coordinata di atti;
economicità:
2. dal punto di vista giuridico indica un attività volta a coprire i costi con i ricavi,
ovvero la modalità in cui deve essere svolta l’attività. È il modo con cui deve essere
esercitata l’attività. I soggetti esclusi sono i soggetti che vanno a erogare beni e servizi per
finalità filantropiche o beneficienza, essi li erogano con un introito stabilmente inferiore al
costo sostenuto per effettuare questi beni e servizi. Giuridicamente parlando non è
richiesto lo scopo di lucro per essere imprenditore ma è richiesto lo scopo di economicità.
organizzazione:
3. richiama un coordinamento però significa anche che l’imprenditore va a
gestire diversi fattori che va ad organizzare tra di loro per realizzare questa attività. A livello
giuridico c’è una differenza tra imprenditori (coordina diversi fattori) e lavoratori autonomi
(coloro che organizzano solo il proprio lavoro). Dal punto di vista pratico è difficile trovare la
linea di separazione tra queste due situazioni.
professionalmente:
4. vuol dire che l’attività viene svolta in modo stabile e continuativo nel
tempo, non in maniera occasionale.
al fine di produzione o scambio beni e servizi:
5. questo consente di individuare l’impresa
di proprio conto, ovvero chi produce per la propria utilità. Pero l’art. 2082 non richiede che i
beni siano destinati al mercato ma essere implicito. Anche l’attività per proprio conto è da
considerare attività d’impresa dell’imprenditore.
Categorie di imprenditori
Elementi su cui fare le distinzioni:
• Oggetto dell’attività (agricolo/commerciale/?)
• Dimensioni dell’attività (piccolo imprenditore e tutti gli altri)
• Natura del soggetto che svolge l’attività (impresa individuale o collettiva, impresa privata o
pubblica).
DISTINZIONE IN BASE ALL’OGGETTO DELL’ATTIVITÀ
Imprenditore agricolo:
L’imprenditore agricolo è individuato dall’art 2135, questo articolo ha subito modifiche nel corso
del tempo, adesso la definizione individua un soggetto che svolge delle attività agricole essenziali
e attività agricole per connessione (o connesse).
Prima del codice civile, l’agricolo era già nel codice civile ed era visto come un soggetto che
aveva il diritto di godere dei frutti dei terreni posseduti. Anche nel caso in cui avesse avuto
l’intento di venderli non era considerato un imprenditore infatti non era disciplinato dal codice di
commercio. 2
L’imprenditore agricolo normalmente subisce un rischio ulteriore rispetto a quello economico,
ovvero deve sopportare un rischio ambientale che non sempre è evitabile o prevedibile. Egli infatti
ha un trattamento agevolativo.
Le attività agricole essenziali sono:
• coltivazione del fondo:
la inizialmente si parlava di terra e non di fondo, con l’evoluzione
dell’attività agricole oggi abbiamo anche coltivazioni fuori terra.
• Silvicoltura: cura del bosco.
• Allevamento di animali: inizialmente si parlava di bestiame, con l’evoluzione in cui ad esempio
abbiamo anche allevamento di bachi parliamo di animali.
L’imprenditore agricolo è colui che fa parte di un ciclo biologico vegetale o animale in tutto o in
parte.
Le attività agricole connesse sono: la trasformazione, la commercializzazione e la conservazione.
Se io svolgo un attività agricola essenziale e in modo connesso svolgo anche un attività che di per
se sarebbe commerciale.
La connessione deve essere sia soggettiva che oggettiva:
• connessione soggettiva
La vuol dire che deve essere lo stesso soggetto che svolge entrambe
le attività;
• connessione oggettiva
La vuol dire che nello svolgere la mia attività connessa devo utilizzare
prevalentemente i prodotti e le strutture della mia attività essenziale. (ESEMPIO: io allevo
mucche e voglio fare il sugo e compro pomodori, cosi sarò sia imprenditore agricolo che
commerciale. Altro caso, io ho una mucca che rende poco e voglio fare formaggi, cosi prendo
una cisterna di latte dal vicino e lo metto insieme a quello della mia mucca per fare il formaggio,
in questo caso sono imprenditore commerciale perché non sto usando prevalentemente i miei
prodotti.)
Imprenditore commerciale:
Il legislatore ha voluto dare anche la definizione di imprenditore commerciale nell’art 2195 c.c. in
cui troviamo 5 tipologie di attività:
attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi:
1. ovvero attività NON agricola;
intermediaria nella circolazione dei beni:
2. ovvero chi acquista e poi rivende senza
trasformazioni;
bancaria o assicurativa:
3. chi svolge attività di raccolta del risparmio finanziamento o
raccolta dei premi per coprire rischi;
4. di trasporto
ausiliarie delle precedenti:
5. qualsiasi attività che potrebbe essere connessa alle
precedenti.
Dal punto di vista dell’attività svolta, l’imprenditore è o agricolo o commerciale.
DISTINZIONE IN BASE ALLA DIMENSIONE - PICCOLO IMPRENDITORE
Abbiamo la definizione di piccolo imprenditore nell’art a lui dedicato, ovvero il 2083 c.c. che dice
sono piccoli imprenditori coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti
che
coloro che esercitano un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro
proprio e dei componenti della famiglia.
La caratteristica fondamentale che distingue il piccolo imprenditore degli altri è la prevalenza del
lavoro proprio o dei componenti della famiglia, questo è l’elemento che prevale su tuti gli altri
fattori. legge quadro sull’artigianato
La definizione di artigiano è nella e non è nel c.c. Questa legge è
creata per tutelare delle attività di impresa che rischiavano l’estinzione. I piccoli commercianti,
coltivatori del fondo e artigiani sono figure che facilmente integrano il quarto ed ultimo elemento
elemento (prevalenza del lavoro proprio o dei componenti della famiglia). 3
L’artigiano non automaticamente è un piccolo imprenditore. Le società invece possono essere
piccoli imprenditori? Una volta no, ora invece se effettivamente nella società prestano
direttamente l’attività i soci e quello è l’elemento che prevale su tutti gli altri fattori allora perché
no, in genere parliamo di società di persone in cui il capitale non è cosi importante.
IL COORDINAMENTI CON LA LEGGE FALLIMENTARE
Nella legge fallimentare trovavamo una seconda definizione di piccolo imprenditore che si basava
sull’aspetto quantitativo. Essa è rimasta uguale salvo aggiustamenti fino al 2007. Inizialmente
l’originaria legge fallimentare aveva un art 1 che diceva che erano esonerati dalla legge
fallimentare i piccoli imprenditori che sono:
• coloro che sono riconosciuti titolari di un reddito inferiore al minimo imponibile per l’imposta di
ricchezza mobile;
• coloro che investono una somma inferiore a 900 mila lire;
• non sono mai piccoli imprenditori le società commerciali.
Questi 3 elementi hanno perso efficacia quando è stata soppressa l’imposta di ricchezza mobile e
per il fatto che il criterio del capitale investito non superiore a 900.000 lire in quanto
successivamente dichiarato incostituzionale in seguito alla svalutazione monetaria. Era rimasto in
piedi solo il terzo.
Dopo la riforma del 2007 non è soggetto a fallimento l’imprenditore commerciale che dimostri il
possesso congiunto dei seguenti requisiti:
1. Aver avuto un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a
300.000€
2. Aver realizzato ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a 200.000€
3. Aver un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a 500.000€.
Basta anche solo aver superato uno dei requisiti minimi per essere esposti a fallimento. Infine è
stato tolto il riferimento al piccolo imprenditore.
L’IMPRESA FAMILIARE
L'impresa familiare in realtà non è automaticamente un piccolo imprenditore, è disciplinata nell’art
230 bis. La sua individuazione è nata con un intento totalmente diverso da quello di classificare gli
imprenditori.
L’impresa familiare è un impresa in cui prestano la propria opera il coniuge, i parenti entro il
3°grado e gli affini entri il 2° grado.
È stata introdotta con la riforma del diritto di famiglia per risolvere un problema: l’imprenditore
spesso usava il lavoro dei propri familiari sfruttandolo, cioè li faceva lavorare nella sua impresa ma
non erano soci, per cui non possedevano i diritti dei soci e non godevano neanche dei diritti dei
dipendenti perché di fatto non erano assunti. Quesi familiari per ciò erano in balia del volere del
proprietario dell’impresa che li sfruttava.
Il legislatore aveva diverse strade percorribili come: imporre contratti di lavoro, ma ciò avrebbe
comportato aggravi dal punto di vista economico spesso non sopportabili; oppure si poteva
obbligare alla creazione di un contratto di società, ma non si poteva imporre una collaborazione
dove magari non c’era la volontà di farla.
rapporto del vincolo familiare,
Così si è andato a rafforzare il si è creata la nuova forma come
impresa familiare. Questo ha consentito di attribuire ai familiari determinati diritti di carattere:
• patrimoniale: mantenimento, diritto alla
legati al i familiari hanno diritto al mantenimento e il
partecipazione agli utili della società, però c’era il problema della divisione degli utili in quanto
non c’era una quota di partecipazione così l’hanno parametrata in proporzione al lavoro
diritto ai beni comprati
apportato nell’impresa in relazione a quantità e qualità. Hanno anche il
usando gli utili);
• amministrativo: ovvero la possibilità di partecipare alle decisioni di gestione straordinaria. La
partecipazione è eventualmente trasferibile ma è necessario il consenso degli altri partecipanti,
qui la fonte dei diritti non è un atto formale ma è la semplice prestazione lavorativa del familiare.
4
prelazione,
Se il titolare decide di cedere l’azienda i familiari hanno una cioè sono da preferire
rispetto a terzi a parità di condizioni.
Questa impresa deve essere considerata un’impresa individuale. Ovvero il titolare è l’unico
responsabile delle operazioni che vengono realizzate.
DISTINZIONE DEGLI IMPRENDITORI
Un imprenditore può essere un soggetto privato o pubblico. Il fatto che possa essere pubblico lo
ricaviamo dal fatto che l’art. 2221 c.c. esclude dal fallimento anche gli enti pubblici.
imprese organo
Le sono quelle in cui l’attività di impresa è strumentale. Gli enti pubblici economici
sono gli enti che hanno come scopo quello di esercitare un’attività di impresa.
Queste situazioni oggi sono meno presenti perché negli anni ’90 c’è stata una grande spinta verso
la privatizzazione, facendo diventare questi soggetti dei soggetti di diritto privati nel quale uno di
questi soggetti poteva essere pubblico.
Qualunque s.p.a. in cui uno dei soci fosse un ente pubblico (come il comune) sono attività che
includono un soggetto pubblico tra i partecipanti.
ELEMENTI RILEVANTI NON TRATTATI DALL’ARTICOLO 2082 DEL CODICE CIVILE
L’art 2082 ha definito l’imprenditore, però ci sono alcuni elementi di cui l’articolo non parla che
sono rilevanti.
Individuiamo 5 elementi importanti:
• Illiceità
• Professionisti intellettuali
• Imputazione dell’attività
• Esatto momento di inizio e di fine di attività dell’impresa
• Capacità (giuridica).
ILLICEITÀ
L’art. 2082 non dice che l’attività deve essere lecita. Chi svolge un’attività illecita può essere
chiamato imprenditore?
Secondo alcuni no perché, è vero che non lo richiede, ma la illiceità bisogna ritenerla implicita e
fondamentale per l’attività di impresa.
In realtà è la considerazione opposta che dice che è da ritenere rilevante: parliamo di attività
illecita ogni volta che si è in contrasto con una norma di legge.
Quindi è vero che il soggetto svolge un attività illecita ma se ci sono tutti gli altri elementi dell’art
2082 è classificato come imprenditore.
C’è un principio che dice che da un atto illecito non ne può derivare alcun beneficio. La illiceità
non è richiesta ma interessa per qualificare questo imprenditore.
PROFESSIONISTI INTELLETTUALI
Sono professionisti intellettuali (i medici e gli insegnanti ad esempio) chi realizza dei servizi di
produzione intellettuale. Anche se essi hanno i requisiti dell’art 2083 il legislatore ha deciso di non
ritenerli imprenditori. Questo deriva da un antico privilegio legato alla loro categoria.
professioni protette
Una volta c’erano le per cui era necessario un esame e un’iscrizione,
l’accesso allo svolgimento è inibito ai soggetti che non sono inseriti negli elenchi, e per accedere
a tali sono richiesti requisiti (che possono essere titoli di studio). Questo dava alla professione una
certa stabilità in funzione della tutela dei soggetti che venivano a contatto con tali professionisti.
Ora in realtà ci sono molte professioni in realtà non sono protette. Se rientro nella definizio
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