Wassily Kandinsky è un artista russo che si trasferisce da giovane in Germania, prima a Murnàu, poi a
Monaco. Con Kandinsky parliamo di astrazione, di nascita dell’astrattismo, di nascita delle ricerche
intorno al non-figurativo; quando parliamo di astrattismo parliamo di astrattismo storico,
dell’invenzione kandinskiana alla quale seguono una serie di ricerche attorno all’astrazione.
Il padre dell’astrattismo è Kandinsky. L’astrattismo è un’avanguardia storica del Novecento, così
come l’espressionismo, il cubismo, il futurismo e quindi di conseguenza anche l’astrazione nasce
dall’esigenza di rottura, di rottura della regola della rappresentazione, dall’esigenza di anti-
ottocentismo, di distanza dal passato quindi consideriamolo anche questo come un momento di
espressione avanguardistica.
Il cammino di Kandinsky verso l’astrazione è un cammino lungo, non arriva subito alla formulazione
non figurativa a liberarsi dell’oggetto: il risultato finale è la liberazione dell’oggetto esprimendosi
unicamente attraverso i mezzi propri della pittura, colore, linee e forme, arrivando all’astrazione; il
cammino verso l’astrazione di Kandinsky è un cammino che passa però attraverso l’avanguardia
espressionista. Kandinsky avrà una lunga fase definita espressionista, e poi l’approdo all’astrazione.
Prima di parlare di astrazione bisogna affrontare il discorso relativo all’espressionismo monacense, che
vede in prima linea la figura di Kandinsky insieme a quella di un altro artista che si chiamava Franz
Marc. Nel 1912 fondano a Monaco il gruppo “Der Blaue Reiter” (Il cavaliere azzurro).
“Der Blaue Reiter”, Il cavaliere azzurro, Monaco, espressionismo monacense: espressione
avanguardistica che quindi esprime un’esigenza di rottura e distacco. L’evasione dell’espressionismo
monacense kandinskiano è un’evasione verso lo spirituale, una dimensione totalmente speculativa che si
caratterizza per una ricerca di verità interiore, su un piano totalmente filosofico. Quindi non è né
l’esplosione Fauves, quella follia di esplosione di vita dei rossi Fauves, non è la protesta della Die
Brücke ma è un’evasione verso le profondità dell’io, verso una necessità interiore, come la chiamava
Kandinsky.
Un ruolo importante ha avuto nell’elaborazione del linguaggio kandinskiano la musica e i suoi rapporti
con la pittura in senso cosiddetto “sinestetico” , cioè le suggestioni e i legami esistenti tra la forza
espressiva del colore e il timbro musicale. Per capire meglio questi concetti sarebbe l’ideale leggere
“Dello spirituale nell’arte”, in cui riflette sulla sua filosofia estetica.
Perché gli piace la musica?
“Così lentamente molte arti si avviano a dire quello che hanno da dire (le avanguardie) con i loro mezzi
specifici e nonostante questa separazione o grazie ad essa le arti non sono state mai unite come in
quest’ultima fase della svolta spirituale; nasce così un confronto tra gli elementi delle diverse arti e in
questo caso il più ricco insegnamento viene dalla musica”, scrive Kandinsky.
Il cammino di Kandinsky è un cammino verso l’astrazione, verso la liberazione dall’oggetto, e l’altra
arte che non ha bisogno dell’oggetto è la musica, la più immateriale delle arti. Per arrivare
all’astrazione, quindi , bisogna avvicinarsi alla musica.
In un convegno nel 2006 dedicato ai rapporti tra musica e pittura, Gillo Dorfles ha parlato di sinestesie,
cosa significa rapporto tra musica e pittura? In quale senso viene inteso da Kandinsky? Viene inteso in
un senso emotivo, in una suggestione che viene da un pensiero interiore, legata non ad un approccio
1
di tipo scientifico nel tradurre nella pittura la musica, questo è un tentativo che si è fatto, cioè tradurre
con il colore lo spartito musicale e le vibrazioni emanate dal colore paragonate alle vibrazioni dei timbri
musicali. C’è stata quindi una sorta di ispirazione nei confronti dello spartito musicale.
Ha avuto un ruolo fondamentale nella vita di Kandinsky lo shock nel vedere la mostra dei covoni di
Monet nel 1896 a Mosca; racconta in“Sguardo al passato”: “ciò che mi divenne assolutamente chiaro
fu l’intensità della tavolozza, la pittura si mostrò in tutta la fantasia e in tutto il suo incanto.
Profondamente dentro di me nacque il primo dubbio sull’importanza dell’oggetto come elemento
necessario al quadro”. Ha visto che nel covone, con la sua esplosione di rossi infuocati, la forza
espressiva del colore che valeva in se stessa, aveva un significato a prescindere dall’oggetto
rappresentato, e inizia a meditare sull’idea della liberazione dall’oggetto. Capisce che per comunicare
un’emozione può bastare soltanto la forza del colore, il colore che riempie le forme ecc.
Questo cammino è stato graduale: all’inizio partiva comunque da una rappresentazione naturalistica,
che già viene meno col suo trasferimento a Murnau in Germania. Dipinge alcune vedute di Murnau,
dove si nota l’interesse per una rappresentazione naturalistica attenta al dettaglio: la composizione si
trasforma in un’aggregazione di masse di colore enormi, quasi piatte, tutto è costruito su questo
straordinario contrasto tra i blu e i gialli che dipingono le case, che colorano il paesaggio e quindi
evidentemente siamo davanti ad una rappresentazione che da un punto di vista stilistico vede il
prevalere dell’elemento cromatico. L’arbitrarietà nella scelta del colore la rende una figurazione che
risente fortemente dell’avanguardia espressionista, per le campiture cromatiche ampie, dense, una
riduzione della tavolozza, sono pochi i colori, il giallo, il blu, così racconta l’inquietudine di Murnau. Il
giallo e il blu sono sovrapposti, contrapposti a raccontare l’atmosfera di silenzio e d’inquietudine del
paesino.
Successivamente si assiste ad una serie di rappresentazioni in cui si legge una sempre più graduale e
insistita riduzione degli elementi naturalistici che rende sempre più difficilmente distinguibile
l’oggetto rappresentato, verso un distacco dalla rappresentazione naturalistica e una costruzione
antinaturalistica data dalle macchie cromatiche.
Cosa caratterizza l’espressionismo monacense, l’espressionismo kandinskijano? E’ un espressionismo
che risponde ad una necessità interiore, diceva Kandinskij, questa era la sua teoria nello ”Spirituale
nell’arte”, “occorre osservare la realtà, coglierne l’essenza (da un pun
-
Appunti arte contemporanea
-
Arte Contemporanea - Appunti
-
Appunti Arte Contemporanea - Mod. 1
-
Appunti Arte contemporanea (con immagini) - Di Raddo