Processi cognitivi
Introduzione
Ogni nostra azione coinvolge i processi della memoria:
- Per le azioni abituali e gli automatismi abbiamo la memoria a lungo termine procedurale: esempio è leggere, andare in bicicletta.
- Per la conservazione della propria enciclopedia di termini e concetti abbiamo la memoria a lungo termine semantica.
- Per i singoli eventi di cui abbiamo coordinate temporali e spaziali anche se avvenuti molti anni prima abbiamo la memoria a lungo termine episodica.
- Per ogni attività cognitiva e la manipolazione di dati abbiamo la memoria a breve termine o di lavoro.
Quindi la memoria è un sistema multi-componenziale in cui più sottosistemi interagiscono tra loro, non un contenitore sterile, e senza memoria non ci sarebbe il linguaggio, la facoltà di apprendere le lingue, non potremmo immagazzinare input e comprendere e trasmettere segni.
La glottodidattica
È una scienza interdisciplinare teorico-pratica che ricerca le possibili soluzioni ai problemi legati all’educazione linguistica. Non si occupa solo di linguaggio, bensì anche dell’area umanistica, della pedagogia, della sociologia, delle scienze della comunicazione, dell’area informatica, della psicologia: è una scienza dai confini flessibili.
Per quanto riguarda la psicologia, la glottodidattica insegna che la formazione del docente non può prescindere dalla conoscenza delle componenti psicologiche intrinseche all’insegnamento e al rapporto docente/allievo.
Senza la ricerca sui processi della mente non sarebbe stato possibile sviluppare un approccio glottodidattico attento alle strategie e ai processi di apprendimento, con al centro i bisogni del discente. Ogni atto di memoria presuppone attenzione e intenzione, quindi è importante nell’educazione includere i processi di memoria.
Non ricordare non significa non sapere
Spesso accade il fenomeno dell’“avere sulla punta della lingua” o di ricordare una parola quando è già troppo tardi. Il non ricordare può essere dovuto a tanti fattori:
- Scarsa frequenza di un termine nella lingua parlata: la traccia non è abbastanza forte nella memoria e si fa fatica a ricordarla, quindi parole sentite di meno sono ricordate di meno.
- Modalità di presentazione inadeguata: l'input è presentato solo parzialmente oppure ci sono interferenze esterne che impediscono il ricordo.
- Analisi e riflessione insufficiente: è importante riflettere su un input per ricordarlo perché in caso contrario non si avrebbe un ricordo stabile.
- Modalità di recupero inappropriate: il ricordo potrebbe essere impedito da un’attività troppo difficile o dalla mancanza di spunti appropriati.
Variabili umanistico-affettive
Parlare una lingua straniera non vuol dire solo ricordare i termini e come si utilizzano, ma anche abitare/essere abitati dalla lingua stessa: bisogna essere rispettosi nei confronti di una lingua e imparare tutto ciò che c’è intorno alle parole. Entrare a contatto con una nuova lingua significa entrare a contatto con un nuovo mondo e con nuove abitudini: bisogna essere disposti al cambiamento. Un esempio di differenza tra una cultura e un’altra è la pratica del gavage.
Riflettere e organizzare
La memoria è da intendersi come una serie di scaffali, organizzati in maniera diversa e organizzabili grazie a strategie che si possono imparare col tempo. Queste strategie cambiano da persona a persona e dipendono da bisogni, interessi, fattori motivazionali, emozioni, affetti...
È comunque sicuro che la ripetizione meccanica dei concetti non può essere efficace se non è implementata con una riflessione di tipo semantico delle parole e da un’intenzione del soggetto di organizzare il materiale: senza la partecipazione attiva del soggetto, gli input sono destinati a scomparire.
Motivazione e memoria nell'apprendimento delle lingue
Senza motivazione non può esserci acquisizione stabile di una lingua. Ma cos’è la motivazione?
- Il latino motus suggerisce che sia il movimento, l’andare verso un obiettivo.
- Concetto di motivo: motivo come idea (qualcosa che viene dall’interno), di intenzione (strada verso un obiettivo), di causa o ragione.
Perciò la motivazione è una configurazione organizzata di esperienze soggettive che consente di spiegare inizio e direzione di un comportamento diretto a uno scopo. Bisogna avere un motivo per fare qualcosa, decidere di farlo e scegliere come farlo, cercando le strategie per sostenere l’interesse.
La motivazione è fondamentale nell’apprendimento delle lingue, soprattutto perché imparare una lingua è mettersi in gioco e relazionarsi con una cultura diversa. Dörnyei definisce la motivazione come la ragione per cui le persone decidono di fare qualcosa, per quanto tempo sono disposte a sostenere l’attività e quando ci tengono a raggiungere l’obiettivo.
- Carattere composito e multilivello: nel primo livello la motivazione è legata alla cultura della lingua da apprendere, nel secondo entrano in gioco componenti affettive e cognitive dell’apprendente, nel terzo ci sono i ruoli assegnati al docente e al corso.
- Natura dinamica, cambia nel tempo e nei diversi contesti sociali.
Il motivo principale per cui un anziano impara una seconda lingua è soprattutto di tipo integrativo perché sente il bisogno di avere accesso alla società globale e di avere più contatti sociali. Possono essere presenti nel profilo motivazionale anche bisogni immediati di tipo pragmatico. Il mantenimento della motivazione degli anziani nel corso del processo di apprendimento di una lingua può essere facilitato incoraggiando l’autonomia degli studenti, coinvolgendo le esperienze personali e dando loro un ruolo attivo nella classe.
Krashen ha sottolineato l’importanza di attitudine e atteggiamento nella motivazione di tipo integrativo o strumentale.
- L'attitudine è legata all’apprendimento cosciente: comprende abilità di codifica fonologia, propensione a meta consapevolezza grammaticale e a capacità induttiva.
- L’atteggiamento comprende i fattori in grado di mantenere il filtro affettivo basso e favorire l’acquisizione. È fondamentale per la motivazione integrativa, che è alla base del desiderio di integrarsi in una comunità linguistica diversa dalla propria.
Nell’apprendimento di una lingua straniera è importante che chi impara abbia desiderio di integrarsi, perché solo così lo studio non diventa noioso e il processo di acquisizione inconscia avviene più velocemente.
Per quanto riguarda la motivazione integrativa ci sono sei variabili descritte da Ellis:
- Atteggiamento verso la comunità della lingua target.
- Orientamento integrativo.
- Interesse per le lingue.
- Desiderio di imparare quella lingua.
- Atteggiamento verso la situazione di apprendimento.
- Atteggiamento verso l’apprendimento di quella lingua.
Quindi la motivazione integrativa è fondamentale per il successo nell’acquisizione linguistica. La motivazione strumentale riguarda il desiderio di raggiungere l’abilità linguistica per scopi pratici e utilitaristici e con questo tipo di motivazione è facile che si innalzi il filtro affettivo.
Motivazione intrinseca ed estrinseca:
- Se lo studio di una lingua straniera è mosso da piacere ad abitare quella nuova lingua, da interesse e curiosità personale, allora si parla di motivazione intrinseca, forte e che viene da dentro.
- Se invece a muovere lo studio sono ragioni pratiche, come ottenere un diploma o imparare una lingua per lavoro, allora si parla di motivazione estrinseca.
5 ipotesi di Krashen per l’acquisizione di una seconda lingua:
- Filtro affettivo: barriera tra discente e oggetto dell’apprendimento.
- Input comprensibile: l’input deve essere presentato secondo l’ordine naturale. L’input da apprendere quindi deve essere ad un grado di difficoltà poco superiore al livello di conoscenza già raggiunto.
- Ordine naturale: è naturale che alcune strutture si apprendano prima di altre.
- Monitor: meccanismo di controllo razionale su ciò che si apprende.
- Acquisizione e apprendimento: l’acquisizione è inconsapevole, l’apprendimento è razionale.
Un esempio di motivazione estrinseca è il modello stimolo/risposta/rinforzo. Il rinforzo può essere positivo e un rinnovo della motivazione, ma può essere anche negativo e in grado di demotivare. Il rinforzo è la risposta di un docente, il voto, che può essere di due tipi:
- Informativo: giudizio delle strategie utilizzate, indica cosa bisogna migliorare.
- Controllante: implicano una valutazione della persona.
Un salutare e giusto ambiente didattico dovrebbe essere quello in cui si instaura fiducia nei confronti del docente, il quale dà solo giudizi informativi. L’insegnante ovviamente è in grado di dare feedback positivi, stimolanti, ma anche negativi, che portano alla percezione del fallimento.
Nell’apprendimento ci sono alcuni fattori utili al mantenimento della motivazione:
- Interesse.
- Piacere della scoperta.
- Sfida con se stessi.
- Eliminazione dei fattori di ansia.
- Accettabilità della scommessa.
- Consapevolezza di cosa si sta per fare e perché.
- Controllo personale della situazione, quindi autoregolazione.
- Strategie e autonomia.
L'unità didattica: modello operativo di Freddi
Si basa su un principio di unità di acquisizione suddivisa in tre fasi: globalizzazione -> analisi -> sintesi. Secondo questo modello la conoscenza del mondo avviene sulla base di una percezione globale dello stimolo, una sua analisi e una sua sintesi.
Sarebbe però più utile anteporre alla fase di globalizzazione una fase di motivazione, fondamentale per predisporre alla ricezione dell’input, alla fase di analisi una di riflessione e alla fine una fase di controllo, con scopo di verificare l’avvenuta acquisizione di un input.
Quindi il ricordo non è la riapparizione dell’input ma il frutto di un’attività costruttrice, la quale si basa sul materiale grezzo percepito globalmente e poi elaborato. Affinché questo avvenga però è necessaria una continua integrazione del prodotto dell’attività costruttrice con le conoscenze già possedute.
Questo può avvenire in due modi:
- Top-down: sulla base di conoscenze pregresse si interpreta un nuovo input.
- Bottom-up: si analizza il nuovo stimolo riconducendolo alle conoscenze già presenti.
Per tutta la durata di ogni schema adottato non deve mai mancare la motivazione. E bisogna tener conto che ogni momento dell’unità didattica può mischiarsi agli altri: non è detto che durante un momento di analisi non subentri un nuovo input su cui riflettere e che durante la verifica non si possa apprendere ancora.
Non c’è solo la motivazione! L’acquisizione è determinata anche da emozione, che si traduce in un sentimento cosciente che predispone l’allievo all’attenzione, e processi cognitivi, che presiedono al ragionamento.
Se ci sono demotivazione e sentimenti negativi di ansia anche i processi cognitivi non sono in grado di operare efficacemente: non si può affrontare adeguatamente l’apprendimento e si innalza un filtro affettivo, cioè una barriera tra il discente e l’input (ci deve essere impegno affinché non venga innalzata ed è importante che venga evitata la sua costruzione anche da parte del docente).
Memoria, emozione, apprendimento
Sin dai tempi di Ippocrate si è ipotizzato che nel cervello ci siano aree con specifiche funzioni, ma il massimo splendore della teoria della localizzazione delle funzioni avvenne tra il 18 e il 19 secolo ad opera di Gall e con la teoria frenologica: specifiche aree del cervello corrispondono alle varie qualità dell’individuo e più una facoltà è sviluppata più l’area corrispondente è grossa. Infatti i frenologi procedevano addirittura alla palpazione dei crani di persone vive o morte e notavano parti più sviluppate di altre.
Gli studi del linguaggio hanno confermato la predominanza dell’emisfero sinistro, dove ha sede l’area di Broca che contiene i programmi motori del linguaggio. Ogni area non funziona da sola ma opera in un grande sistema che la comprende quindi ogni funzione richiede la collaborazione di aree diverse: esempio è la funzione linguistica che si ha con la partecipazione dell’area di Wernicke per la comprensione di input, l’area di Broca per la produzione di input linguistici, la corteccia motoria e altre aree ancora.
Le ricerche definiscono la memoria come una variazione delle relazioni tra neuroni quindi i processi di memoria sono possibili grazie alla plasticità neuronale. I neuroni sono cellule nervose che ricevono, elaborano e trasmettono messaggi e sono le unità del sistema nervoso. Il neurone è diviso in tre parti, il corpo cellulare o soma, dove si trova il nucleo, i dendriti, che ricevono gli impulsi dalle altre cellule, e l’assone, che scarica verso l’esterno il segnale.
La plasticità sinaptica è la flessibilità che le sinapsi presentano rispetto agli stimoli e permette al cervello di adattarsi a tutte le condizioni della vita. Quindi il cervello è configurato geneticamente e poi si sviluppa in base alle esperienze personali. Il cervello è diviso in quattro lobi, frontale, parietale, occipitale e temporale. Nei processi di memoria è particolarmente coinvolto il lobo temporale, in cui ha sede la memoria esplicita e che include:
- Neocorteccia temporale
- Ippocampo: ampiamente coinvolto nella memoria dichiarativa a lungo termine
- Amigdala: un’area del sistema limbico responsabile di molti aspetti del comportamento emotivo
- Sistema limbico
L’input arriva alla corteccia sensoriale -> passa ad un’area corticale transizionale che elabora e integra lo stimolo -> infine arriva all’ippocampo -> I ricordi poi si spostano nella neocorteccia e ci rimangono per un tempo indeterminato.
Ci sono due sistemi distinti di memoria, uno implicito che riguarda il ricordo emotivo e uno esplicito che è verbalizzabile. Spesso i due sistemi lavorano parallelamente: se una situazione è vissuta con ansia si immagazzina il ricordo negativo implicito ma anche un ricordo esplicito. Un esempio in cui il ricordo emotivo implicito e il ricordo dichiarativo esplicito lavorano insieme si ritrova nella “petite madeleine” di Proust: profumi e sapori legati a specifici ricordi.
Neurotrasmettitori
L’adrenalina svolge una funzione importante per la fissazione dei ricordi.
- Se siamo in una situazione di stress ottimale, positiva, l’amigdala, che gestisce l’emotività, stimola la produzione di adrenalina, la quale stimola la produzione di noradrenalina e si entra in una condizione di flow experience: non si è a disagio e si è in grado di concentrarsi e svolgere i compiti.
- Se si è in una situazione di stress negativo e si instaura ansia e disagio la noradrenalina è prodotta in grandi quantità. Le ghiandole surrenali quindi sono stimolate e si ha la produzione dello steroide, l’ormone dello stress, e non si è più in grado di compiere azioni con piena razionalità. Il recupero dell’informazione risulta deficitario e la memoria esplicita dichiarativa non funziona più come dovrebbe a causa dell’innalzamento del filtro affettivo e della percezione di disagio: non si offre una prestazione all’altezza delle vere conoscenze già acquisite.
È compito dell’insegnante di una classe favorire solo condizioni di stress positivo, creando un contesto di apprendimento quanto più possibile attento ai fattori emotivo-affettivi: un’esperienza spiacevole come un voto negativo può essere stimolante nel rinnovare la sfida all’apprendimento solo in questo contesto. L’errore deve essere risolto razionalmente affinché:
- Non si crei un anello debole nella catena dell’apprendimento che impedisca l’acquisizione successiva.
- Non insorga uno stato emotivo negativo e ansiogeno che conduce alla demotivazione.
È importante considerare il discente nella sua totalità, compresi gli stati emotivi che condizionano l’apprendimento.
I sistemi della memoria
Il modello più diffuso per presentare le modalità di accesso di elaborazione e di immagazzinamento dell’informazione descrive tre tipi distinti di memoria con diverse funzioni:
- Sensoriale (iconica o ecoica)
- Breve termine e di lavoro
- A lungo termine
Memoria sensoriale
Riceve informazioni dal mondo esterno nella loro natura grezza e le conserva per un lasso di tempo brevissimo, quindi non le processa bensì le trattiene così come arrivano. Gli input sensoriali possono essere visivi o uditivi.
Memoria visiva o iconica
Permette di ricevere immagini e di trattenerle per pochi istanti (circa 3 secondi). Affinché queste informazioni vengano conservate deve entrare in azione il ragionamento: l’informazione deve passare ad un magazzino di memoria-cuscinetto più stabile, deve essere tradotta fonologicamente e si deve attivare il rehearsal (ripetizione) del materiale.
Memoria uditiva o ecoica
Permette di conservare le informazioni per più tempo rispetto all’iconica (2-3 minuti) -> quindi sono input più utili per l’apprendimento delle lingue. Tuttavia, al livello della memoria lessicale, le parole sono conservate in modo più complesso.
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appunti personali presi in aula di psicofisiologia dei processi cognitivi ed emozionali, docente Sarlo
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Appunti completi per esame di psicologia dei processi cognitivi
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Appunti del corso di Psicofisiologia dei Processi Cognitivi ed Emozionali
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