Scultura in età Moderna Andrea Bacchi
Lezione 16 Settembre
1492 si è scoperta l'America e da quel momento si ha una nuova visione del mondo e
dell'uomo, che in parte coinvolge anche l'arte, ma la scansione di arte Moderna si
deve a Giorgio Vasari, che pubblica in due edizioni le “Vite di tutti gli artisti da
Cimabue fino ai giorni nostri”. Ha portato l’idea che la storia dell'arte sia una specie
di cammino che parte da una situazione più acerba, dove non si riesce a raffigurare
una persona in modo appropriato nel medioevo, per passare al 400 e alla fine del 400
in cui ci sono nuove tecniche di disegno prospettico e lineare. C'è una
rappresentazione più efficace e naturalistica della figura umana è un nuovo modo di
guardare all’arte classica, perché nel 500 viene trovato il Laoconte, che introduceva
novità rispetto alle altre figure classiche, cioè una componente espressiva e
sentimentale prima assente o più nascosta. Nasce un'idea di drammaticità, che
interessa il ritratto ma non solo, si capisce che è decisivo individuare i “modi
dell'arte” (come dice Leonardo), la componente psicologica del personaggio. Questi
aspetti sono quelli che determinano questo cambiamento e ciò che porta alla
definizione e scansione ancora attuale di arte moderna, che si conclude con la
rivoluzione francese e inizia con Michelangelo, Raffaello, Leonardo e Donatello. Le
stampe consentivano di tramandare i progetti e le invenzioni.
Partiamo da Michelangelo anche per fare una riflessione metodologica sui modi di
fare dell'arte. Nelle vite Vasari in dedica intere vite a artisti viventi, li nomina, ma per
lui con Michelangelo c'è la fine della parte acerba dell’arte, derivante dal medioevo,
in cui l'arte non era perfetta, ma dopo Michelangelo le arti andranno a decadere, lui è
l'unico artista ampiamente descritto da Vasari, che lo riteneva il massimo esponente
del suo tempo. A Vasari dobbiamo anche l'idea che la storia dell'arte si scrive
mediante le biografie degli artisti, i singoli artisti sono importanti di più rispetto all'
insieme per noi, ci è arrivato e rimasto il concetto di Vasari.
*Divagazione* Era attraverso le accademie che s’imparava l'arte come disciplina nel
XIX secolo in Germania. Da subito la storia dell'arte in Italia diventa importante per
la tutela tramite musei, mostre che curano opere d'arte.
Nel 1550 Vasari è a Roma e Michelangelo è ancora vivo, muore a 89 anni
(moltissimo) nel 1564. Vasari scrive a Firenze, che dagli anni 30 diventa un
principato, un regime totalitario che faceva dell’arte uno dei suoi mezzi di
propagazione del potere e quando i Medici prendono potere Michelangelo non mette
più piede a Firenze, restando a Roma. La fama di Michelangelo esisteva anche prima
di Vasari e Cosimo de Medici e la famiglia fecero di tutto per farlo tornare a Firenze
(sua città natale), anche Vasari cerca di convincerlo invano, Michelangelo in tornerà
mai più a Firenze se non da morto.
Vasari scrive che Michelangelo ha lavorato da Domenico Ghirlandaio per alcuni anni
come tirocinio e dice che non l'ha sentito dire, ma che è una cosa scritta sul
documento di pagamento del lavoro, quindi sottolinea che è un vero artista, pagato
per la sua bravura e manualità e ciò che Vasari è attendibilissimo, non sono cose di
sentito dire. Cosimo de Medici, che capiva che il prestigio degli artiste era importante
crea l'accademia delle arti e dei mestieri, luogo dove viene privilegiato il loro ruolo e
istituzionalizzato. Ascanio Condivi nel 53 pubblica “Una vita di Michelangelo”, dove
descrive ciò che Michelangelo faceva in quegli anni, contraddicendo ciò che diceva
Vasari, ma affermando che Michelangelo comunque lo elogiava, inoltre si afferma
che Ghirlandaio era invidioso di lui. Nascono molti scritti che vengono pubblicati,
diffusi e letti dal popolo, soprattutto a Firenze, perchè grazie alla stampa
l’analfabetizzazione stava calando e molte più persone imparavano a leggere. L’Italia
era in secoli di profonda crisi economica e sociale, ma questo porta comunque alla
generazione di un paese artistico e culturale. Dell'Italia si esportava non solo i ruoli
degli artisti, ma anche la qualità della vita. In questi anni si diffonde anche lo scritto
di Castiglione sul buon cortigiano, il modo giusto di comportarsi per un uomo
cortese.
Noi non sappiamo quanto Michelangelo amasse Vasari, anche se nelle lettere era
gentile con lui, ma Vasari lo elogia anche se non doveva nulla a lui, e risponde a
dovere alla lettera di Ascanio, portando dei fatti sempre avvalorati da documenti per
dimostrare che lui dice solo verità. Una delle prime pose di Michelangelo, una delle
poche tracce che abbiamo dí un Michelangelo che si guarda indietro è il San Pietro
copiato da quello di Masaccio nella chiesa del Carmine , anche se la versione di
Michelangelo risulta molto più innovativa. Vasari racconta anche il passaggio di
Michelangelo dalla bottega di Ghirlandaio al giardino di San Marco a Firenze, presso
i Medici.
Bertoldo di Giovanni, Battaglia, 1485 circa
C'era la volontà di rifarsi all'antichità classica, nelle battaglie c'è più movimento,
maggiore descrizione dei gesti, cosa che accadrà anche con Leonardo e Michelangelo
che sono incaricati di decorare delle pareti con scene di lotta.
Michelangelo, Battaglia dei centauri, Firenze, Casa Binarroti, 1492
È la casa fatta costruire dallo zio, che ha messo in mostra le opere di Michelangelo
che non ha mai venduto, comincia così a diffondersi il collezionismo di opere d'arte.
Il fatto di avere in casa opere d'arte in quanto tali e non come oggetti utili per
sarcofagi o per decorare chiese, ma utili solo per rendere le case o luoghi pubblici un
posto piacevole dove stare si struttura molto nell'Italia della fine del 400 e dell’inizio
del 500. Spesso sono collezioni di corte, di un sovrano o un principe che vuole
abbellire la sua corte, poi si aggiungono anche professori universitari, notai e
personaggi con un certo rilievo intellettuale, che colleziona opere. La battaglia dei
centauri è un opera mirabile e dimostra come già da Giove a, a 17 anni Michelangelo
mostrasse le capacita e le caratteristiche che gli saranno proprie fino alla fine dei suoi
anni, anche se sarà più depresso in vecchiaia, non c'è una cesura tra il Michelangelo
giovane e quello maturo, il suo stile è già presente anche prima. Questa figura è di
una drammaticità significativa, che non è espressa tanto dai volti quanto dalla postura
delle figure. I corpi sono lustratissimi, mentre le teste hanno rifiniture diverse, c'è un
contrasto anche tra la parte alta e quella bassa, più rifinita. La forma umana che nasce
dalla pietra è estremamente seducente, ma nel 500 una scultura del genere, non finita,
non era accettata, solo Michelangelo riesce a farla accettare perché è un artista di
prestigio, la cui fama è conosciuta. Non è un artista a cui manca originalità, compie
delle scelte maturandole e anche se ha una mente piena d'immaginazione trona spesso
sui propri passi, sulle sue opere precedenti.
Michelangelo, La Madonna della scala,
Questa è l'unica opera in marmo dove fa vedere che sta guardando a qualcosa del suo
passato, non è tridimensionale, è schiacciata, com'era anche in Donatello la Madonna,
la cui dolcezza madre figlio torna in Michelangelo, che vuole dimostrare di avere
studiato i grandi del passato e di conoscere la prospettiva. La Madonna con la testa
sfonda la parte superiore della scultura, quindi Michelangelo dimostra di conoscere e
di avere studiato il passato, ma mantiene comunque il suo stile.
Lezione 23 settembre
Donatello Madonna confronto Michelangelo Madonna
Entrambe queste opere sono in contatto con la contemporaneità, Buonarroti le ha
tenute in casa senza darle via, quindi erano note ma non circolavano.
Michelangelo, Crocifisso, Firenze, Santo Spirito, 1492 circa
Ci sono 3 opere giovanili di Michelangelo che non corrispondono all'ideale che
abbiamo della sua arte. Il Rinascimento è il secolo che si chiude con il Romanticismo
in arte come in letteratura, filosofia ecc. ed è proprio questo stile che viene recuperato
da Michelangelo così come da Raffaello, anche se questi ha avuto un'influenza più
forte. In Inghilterra non c'era un educazione artistica così organizzata, ma c'era
Reinolds che conclude le sue lezioni con Michelangelo, che per lui segna una rottura
e conclude con lui l'epoca romantica, per il suo stile coinvolgente e sentimentale,
mentre in genere in arte era Raffaello ad essere attribuito come il soggetto di chiusura
del romantico.
Il Crocifisso di Michelangelo non era attribuito a lui o era di difficile attribuzione a
lui perché è in legno e Michelangelo lavora con il marmo. Michelangelo teorizza
anche che la scultura dev'essere in marmo e la divide in due grandi rami: la scultura
per via di mettere e quella per via di levare. La prima in un materiale morbido come
bronzo, cera, dove si aggiunge materiale, mentre per via di levare si usa il marmo e
materiali simili. Il legno era un materiale meno duro, resistente, meno difficile da
levare e meno costoso se andava perso materiale nella lavorazione, così si usava per
via di levare. Il crocifisso è una figura ferma, ma c'è comunque una rotazione, un'idea
di dinamismo, anche se moderatamente. Fino a questo momento in scultura facevano
vedere il Cristo già morto sulla croce (patiens) e sofferente, ma sarà con
Michelangelo che anche nei disegni aiuterà la diffusione di un Cristo sofferente, ma
nei momenti che precedono la sua morte, ancora vivo in croce, nei momenti, come il
Cristo morto, della passione di Cristo. Il Crocifisso del 1492 è morto e nudo, non è
coperto dal panno di stoffa, come si era soliti fare. Si trova in santo spirito, luogo
dove Michelangelo ha lavorato. Non è eroico il Cristo, usa il legno (richiesto
probabilmente dai frati), questo si può spiegare in quanto nei primi tempi della sua
vita Michelangelo era più sperimentale, la committente aveva certe richieste che un
Michelangelo ventenne, non ancora così famoso era tenuto a rispettare. Il Cristo ha
una dolcezza che si vedrà poi in molti artisti legati alla tradizione fiorentina, con cui
evidentemente Michelangelo non rompe subito i ponti. La prima a trovare questo
Crocifisso era Marghet Klissner, che l'ha attribuito a Michelangelo, affermazione
molto discussa, ma che ora è data per certa.
Nel 1992 muore Lorenzo il Magnifico e Condivi scrive in “Vita di Michelangelo” che
l'artista rimane un po' a Firenze e lavora ai Giardini di San Marco(?), gli viene poi
chiesto di fare una statua di neve e offeso se ne va da Firenze perché le sue capacita
non potevano essere sprecate con cose del genere. Arriva casualmente a Bologna e
crea la statuetta dell’Arca di San Domenico. Venezia è in quel periodo la città più
ricca d’Italia, innovativa, coltissima e ricca, c'era Bellini. Michelangelo voleva andare
a vedere Venezia, ma viene fermato a Bologna, doveva pagare una specie di tassa,
una dogana, e c'è un signore gentile, Aldrovandi, che ha sentito parlare delle grandi
capacità di questo ragazzo toscano e cerca di procurargli dei lavori durante il suo
soggiorno a Bologna. Nella seconda metà del 1200 a Bologna non c'era il marmo ed
era molto difficile da trasportare, quindi per la realizzazione di quest'arca si è spinto
molto, San Domenico era un santo davvero importante, perciò si chiama il più grande
autore dell’epoca per realizzarla, cioè Nicola Pisano, che lavora con la bottega tra cui
il figlio Giovanni Pisano. Realizzano il sarcofago, sostenuto da delle statue con figure
che verranno sostituite solo molti anni dopo. Intorno alla fine del quattrocento del
Cossa riceve la commissione della parte superiore dell'Arca, che in quel periodo era a
Bologna insieme a Ercole de Roberti, i pittori ferraresi. Nicolò dell'Arca realizza la
parte superiore con le statuette dei santi e altre parti, le sue sculture sono tra le
migliori della scultura italiana rinascimentale, tanto che prende il nome da
quest'opera, la sua più importante.
Michelangelo, San Procolo e San Petronio
Realizza queste due statuette dei santi più importanti per Bologna. La figura del San
Procolo si pensa che sia una sorta di spunto iniziale per quello che diventerà il David
di Firenze, un primo studio. Il San Petronio di Michelangelo è decisamente diverso da
quello di Nicolò, ha panneggi più marcati, un'attenzione fortissima al punto di vista,
noi le guardiamo dal basso e entrambi gli artisti calibrano molto la collocazione delle
statue rispetto a dove verranno guardate. Inoltre l'idea da umanesimo quattrocentesco
del Santo di Nicolò che sfoglia il libro e sta chiuso in sé stesso, non si guarda attorno,
ha rughe in faccia ed è realistico, ma è chiuso in sé, mentre quello di Michelangelo è
fiero, guarda davanti a sé, il panneggio enfatizza l'idea di dinamismo e movimento
dell'opera, anche se la figura è ferma, è una statua, non è prevista un'azione, ma il
panneggio aggrovigliato crea effetti di luce e ombra e movimenta la superficie della
statua, come se il santo si fosse appena fermato in quel punto. Michelangelo anche da
giovanissimo riesce a fare affiorare il suo proprio personalissimo linguaggio.
Angelo reggicero, 1494-95
I panneggi hanno rientranze, attorcimenti e l’angelo è possente. Si può vedere anche a
confronto con quello di Nicolò, che non ha l'anatomia del braccio che preme sotto le
stoffe, ha anche lui il panneggio, ma è piu rarefatto, con attenzioni naturalistiche
anche nei riccioli dell'angelo o nella resa delle ali, che sembrano veramente quelle di
un uccello. C'è la delicatezza della mano nell'angelo di Nicolò, mentre in
Michelangelo è più possente e si vede l'anatomia sotto al vestito. Michelangelo cerca
di uniformarsi al contesto precedente, come nella base, che è uguale a quella di
Nicolò, ma aggiungendo un tocco personale. Sembra che guardi anche a Nicola
Pisano, toscano come Michelangelo, nella testa dell'angelo simile alle teste possenti
delle Storie di San Domenico.
La scultura classica era vista come modello di riferimento anche per la scultura
moderna e si dava tanta importanza alla pittura e alla scultura perché là si conosceva
attraverso le opere vere e non solo attraverso documenti ritrovato, c'era anche un
grande collezionismo della scultura antica, tra papi e imperatori. Vasari dice che le
sculture di Michelangelo a Bologna potrebbe essere sepolta sotto terra come una
scultura antica. Questo è un periodo in cui le opere moderne cominciano ad
assomigliare alle opere antiche e venivano richieste, ma talvolta anche scambiate per
opere dell'antichità, a volte come truffe altre volte per confusione. Il collezionismo è
in questo periodo di scultura classica e di scultura moderna.
San Giovannino, Ubedan (Spagna)
Opera ora andata persa, non si capiva se era un opera antica o di Michelangelo, alla
fine l’attribuzione ad un opera antica è lasciata cadere, ma la sua storia è stata
ricostruita: la statua veniva da una famiglia che l'aveva acquisita come dono
diplomatico dalla Spagna, donata alla famiglia dei Medici. La statua è stata
ricostruita, anche se ne erano rimasto solo frammenti. Quanti anni diamo al San
Giovannino? Non è di sicuro un bambino di 2 anni, di solito è raffigurato o in braccio
alle Madonne da neonato o già adulto nel deserto, ma Michelangelo sceglie di
raffigurare un momento un po' diverso, è già il San Giovanni Battista del deserto, ma
è raffigurato come un bambino. Qui sta ancora sperimentando la sua scultura
giovanile, mentre a Bologna è più sé stesso perché è in competizione con Nicolò
dell'Arca.
Il cortile di Jacopo Galli a Roma
Questo dipinto ci fa capire tante cose: c'è già un gusto che diremmo romantico per il
frammento, nei giardini venivano messe opere e statue, che non venivano ben
conservate, anche se più avanti con la nascita dell'archeologia accademica che
nessuno si permetteva più di integrare un marmo antico, cosa che prima veniva fatta
per sistemare le sculture antiche. Il bacco di Michelangelo è qui raffigurato insieme
alle statue antiche, quindi anche questa viene ancora una volta confusa. Michelangelo
rappresenta un bacco instabile perché ebbro, ubriaco, c'è l'idea in questa Roma di fine
400 di immaginare un’opera all’antica. In queste date l’umanesimo cristiano giocava
sul collegamento tra antichità classica e mondo cristiano, poi arriverà Martin Lutero
che dirà che era tutto terribile, che non si seguivano più i veri principi cristiani. A
Roma l'antichità pagana non era avvertita come antitetica rispetto al mondo cristiano.
Questo dialogo è l'idea di avvertire la scultura antica come aulica di molto vicino, con
anche la scoperta del Laoconte, che dimostra come anche nell'antichità si riusciva a
rappresentare il movimento del corpo, l'azione in scultura.
Vasari a parole cerca di restituire l'idea della statua del Bacco di Michelangelo, la
forza della parola riusciva a fare avere l'idea della statua, per cercare di mostrare
qualcosa a qualcuno che non l'ha mai vista, attraverso descrizioni precise cerca di
restituire la resa dell’anatomia della statua. Vasari in ogni biografia di artista metteva
un'immagine, u
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