Approfondimento sui processi di lungo periodo
Si mira ad approfondire processi di lungo periodo. Vi è l'esigenza di comprendere criticamente il lungo periodo e le sue molte variabili. Oggi si è parzialmente perso il senso della “modernità”, momento di svolte che costituiscono premesse essenziali allo sviluppo del mondo contemporaneo. L'età moderna è anche l'epoca del primato degli europei. Questa trasformazione del pianeta, compiuta dagli europei, risulta particolarmente evidente nelle navigazioni oceaniche che hanno portato all'inizio dell'età moderna.
Il primato europeo e la mondializzazione della storia
Il primato dell'Europa ci permette di guardare alle caratteristiche di fondo delle società che portano alla mondializzazione della storia. Gli squilibri interni dell'Europa sono stati i suoi punti di forza ed hanno portato alla globalizzazione della storia e del mondo. Si tratta di aspetti sempre più attentamente osservati dalla storiografia dell'età moderna, basata su traffici interessanti aree via via più ampie. Questi implicano incontri-scontri (transfert culturali) con altri popoli.
Questo incontro-scontro tra culture ha effetti diversi nelle diverse aree del mondo, ma agisce in profondità anche in società progredite come quelle asiatiche, che si chiusero in sé stesse rivendicando una propria superiorità. È nell'età moderna che si gettano premesse per un'egemonia europea nel mondo, che si svilupperà nell'imperialismo coloniale. Tale primato sarà surclassato dagli Usa, ma oggi tale processo è invertito, con India e Cina che sfidano il primato dell'occidente.
La rimonta dell'Asia
Questa “rimonta dell'Asia” è stata definita, dallo storico contemporaneo Castronovo, “un passato che ritorna”, un riemergere di un primato temporaneamente messo da parte dall'egemonia europea. Per comprendere l'egemonia europea è necessario partire da dati demografici, che condizionano l'affermazione dell'Europa sugli altri continenti. È poi indispensabile comprendere le strutture politiche e statali, fino ad arrivare alla creazione europea dello “stato moderno”, guardando al formarsi dei maggiori modelli di organizzazione politica in Europa.
L'evoluzione delle strutture politiche
Si confrontano le Monarchie con altri modelli più variegati e frammentati e si cerca di comprendere come lo stato si sia evoluto, diventando più efficace, mediante numerosi strumenti diversi in contesti diversi. Forte è l'impronta delle singole identità dei vari stati europei, legate agli effetti che continuano a produrre sulla realtà ancora ai giorni nostri.
Importante è anche comprendere le modalità di amministrazione pubblica, legata soprattutto alle esigenze finanziarie dello stato. All'interno di quest'ambito è opportuno seguire la variazione della figura del funzionario pubblico, dell'impiegato.
Il rapporto tra stati e religioni
Altro argomento centrale nella storia moderna è il rapporto tra stati e confessioni religiose. La religione introduce un dualismo tra stato e chiesa che ha contribuito, nel tempo, alla designazione della figura degli stati. La religione sarà vista come indispensabile all'unità dello stato, fino al '600 ed all'illuminismo che porteranno all'affermazione di pluralità religiosa in uno stesso stato, portano all'abbandono del concetto “cuius regio eius religio”.
Sviluppo delle culture politiche e comunicazione
In questo contesto vi è lo sviluppo di culture politiche europee, propagande e pubblicità che portano a modalità comunicative che sfoceranno nella stampa. Nel 1450 pericolosa inizia ad essere l'affermazione dell'Impero Ottomano. Tale presenza turca altera il sistema comunicativo tra Europa ed Asia, che si era consolidato nei secoli precedenti (via della seta). Da qui la necessità della mediazione araba per l'acquisto di spezie o altri prodotti asiatici o africani.
Espansione coloniale e navigazioni oceaniche
Il rapporto diretto tra Europa ed oriente viene meno e, tale insicurezza, porta alla ricerca di nuove vie di comunicazione marittima ed allo sviluppo delle navigazioni oceaniche. Lo scenario, alle porte del '600 apparirà totalmente diverso, con numerosi possedimenti coloniali spagnoli e portoghesi, rispettivamente nel sud America e nell'Africa-India-Indonesia.
La complessità esplode nel '700, quando le reti commerciali si ramificano inverosimilmente, andando oltre il predominio Iberico del '600, perso con l'ampia presenza di tutti gli stati europei nella dimensione coloniale. Numerosissime sono le aree di incontro tra le varie potenze coloniali.
La leadership iberica e la navigazione
Nella prima fase, di crisi dei collegamenti da terra, domina la ricerca di una via alternativa per il collegamento con l'Asia. Tale ricerca si riveste anche di motivazioni religiose e culturali. La leadership iberica dovrebbe essere legata al fatto che il Portogallo inizia le sue navigazioni prima della metà del '400, vista la sua posizione particolarmente favorevole agli scambi con l'Africa. A ciò è legata la morale anti-islamica, che porta alla caccia degli arabi alla fine del XIII secolo, liberandosi “dagli infedeli”. Questa “liberazione” accomuna i due paesi iberici, sebbene in lassi temporali diversi.
Vi sono poi fattori “di mentalità”: la ricerca di nuovi spazi favorisce la nobiltà, compressa dal sovrano che vuole accentrare il potere e ridurre il ruolo dell'aristocrazia, attrice ed interlocutrice elettiva di progetti di espansione. Il Portogallo ha anche risorse economiche scarse a causa dell'aridità del terreno ed una rilevante debolezza demografica. Ultimo fattore è la presenza di un principe della dinastia regnante che sente fortemente la vocazione marinara del paese, e permette un ingente sviluppo della stessa.
Portogallo e Spagna: strategie e navigazioni
L'interesse alla costa africana è legato al controllo di un territorio dove confluiscono risorse di molti prodotti derivanti dai trasporti che avvengono attraverso il Sahara. Durante questo percorso di colonizzazione si ha anche l'occasione di rivedere e perfezionare la cartografia del tempo. Numerosi sono gli schiavi neri presi con razzie o da altre tribù.
Da queste esperienze muove anche l'evoluzione delle navi. La caravella portoghese permette uno spostamento anche contro vento ed è, quindi, anche idonea alle traversate oceaniche. Spagna ed Inghilterra daranno, a loro volta, un grosso contributo allo sviluppo delle tecniche e dei mezzi nautici.
Di questa stratificazione di esperienze beneficia Colombo che, proprio in Portogallo, aveva sviluppato il suo sogno di arrivare in oriente circumnavigando l'occidente. Tale idea incontra lo scetticismo portoghese, che vuole tale idea “poco ragionevole”. Le speranze dell'esploratore sono materializzate dalla Spagna ed allestisce una flotta a Palos con due caravelle ed una Nau spagnola. I viaggi sono tre, 1492, 1496 e 1502.
Interazioni con le culture africane, indiane e indonesiane
Gli stati africani, indiani o indonesiani non vedevano male i portoghesi che portavano affari e pagavano in oro, e furono quindi facilitati. Vi fu un tentativo egiziano di respingere i portoghesi, ma non ebbe ingenti risultati. È dalla debolezza della resistenza locale che sono rese possibili le numerose basi commerciali portoghesi, lungo tutto il percorso dei loro traffici commerciali. Il commercio era controllato dalla corona che ricavava il 30% dei profitti.
Tra le difficoltà strutturali del Portogallo vi è anche una carenza di uomini, con conseguente difficoltà di gestione delle numerosissime colonie. L'arricchimento derivante da tali commerci alla corona era limitato a fronte di oneri di difesa (basi militari). Tali limiti renderanno davvero difficile anche lo sfruttamento del Brasile, unico possedimento portoghese d'oltre mare.
Solo dopo la metà del '500 vi sarà una penetrazione più ampia, per lo sviluppo delle piantagioni di canna da zucchero, sviluppate con mano d'opera degli schiavi. Il Brasile non ha oro, ma solo molte terre fertili, sarà, dunque, spesso anche fonte di problemi per il Portogallo. Da qui il fallimento del tentativo portoghese di chiudere il mar Rosso, per imporsi come monopolisti esclusivi del mercato delle spezie europeo. Dopo il fallimento di tale strategia si è dovuta accettare la competizione araba ed ebrea.
Altra caratteristica della presenza portoghese era il fatto che i portoghesi si limitavano a trasferire i beni, pagando con oro africano e molto più raramente con merci europee. I portoghesi mai si inserirono significativamente nelle tratte di commercio asiatico e dell'oceano Indiano. Tale scelta sarà, invece, punto nodale dello sviluppo economico coloniale prima olandese e poi inglese.
Espansione spagnola nelle Americhe
La strada spagnola è volta allo sfruttamento delle terre conquistate ed alla penetrazione nelle stesse. La prima fase della politica coloniale spagnola è legata alle isole caraibiche ed alla ricerca dell'oro, ma porta unicamente ad una ulteriore penetrazione all'interno. La facilità incontrata nell'affrontare gli avversari indigeni porta ad una rapida espansione verso l'interno. Cortez si dirige verso lo Yucatan, determinando la fine dell'impero azteco nel 1521 e facendosi nominare nel 1522 viceré di Spagna. Nel 1531, Pizarro parte da Panama e si dirige a sud con una doppia spedizione (Equador – Impero Inca nel Perù). Dopo il conflitto verrà preso il Perù scelta Lima come capitale.
Il conflitto armato portò, nel giro di poco tempo, ad un ingente collasso demografico del continente. Tale problema è stato indagato anche con strumenti antropologici e si sono riconosciute come cause anche il timore delle armi da fuoco, il peso dello sfruttamento del lavoro nelle miniere per l'estrazione dei preziosi, numerose malattie portate da uomini ed animali provenienti da popolazioni esogene e quindi, all'epoca, non curabili. A tale proposito si parla di “scambio colombiano”, come scambio di agenti patogeni tra europei e nativi americani.
Vi fu, poi, la progressiva assimilazione, da parte delle popolazioni americane, di un senso di sconfitta e abbandono. In ogni caso, i calcoli eseguiti affermano che nel Messico gli indigeni passarono da 25 milioni a 2 milioni e mezzo in 50 anni. Nel primo secolo di dominio spagnolo la popolazione peruviana passò dagli 8 milioni al milione e mezzo di persone.
Da qui l'apporto dell'emigrazione. Si calcola che tra gli anni '60 e '70 del '500 siano immigrate dall'Europa circa 250 mila persone e circa 30 mila schiavi. Questo afflusso di popolazione pone i presupposti per l'ibridazione ed il meticciato di larga scala che sarà caratteristica distintiva delle popolazioni americane. Spagna e Portogallo condividevano mentalità, spinta ideologica e spirito cristiano, combinati in queste avventure coloniali.
L'istituzione dell'encomienda
Se nel caso del Portogallo alla volontà di evangelizzazione corrispose unicamente la possibilità di una penetrazione nei territori, la storia volle un esito diverso per la più demograficamente potente Spagna. Nelle Americhe gli spagnoli riprodussero numerose strutture iberiche al fine del controllo del territorio. Lo stesso territorio fu organizzato sulla base dell'istituzione iberica dell'encomienda, l'affidamento della terra ad un Conquistador, una specie di feudo, ma non ereditario.
L'encomendero non era proprietario, ma responsabile dei contributi ed aveva diritto ad esigere delle prestazioni lavorative, egli doveva garantire la tutela e la diffusione del cristianesimo. L'encomienda causò sfruttamento, oppressione ed ingiustizie e negli anni '50 suscita anche non accettazioni di tale istituzione da parte di importanti figure di riferimento Spagnole. L'imperatore Carlo V di Spagna circoscrive il potere degli encomenderos ponendo argini alla loro potestà.
In questa ondata di indignazione furono autorevoli le denunce del Vescovo Bartolomé Las Casas, che redige una “relazione sulla distruzione delle Indie occidentali”, in cui deplorava e stigmatizzava maltrattamenti e prepotenze di cui gli indigeni erano oggetto, criticando non solo le violenze militari, ma anche quelle compiute dai missionari cristiani mandati in quei territori. Egli si oppone alle violenze che vede perpetrare rispetto agli indigeni e parla dei nativi americani come diversi ma non inferiori agli europei. Tale scritto sarà utilizzato in chiave politica come strumento di critica dell'imperialismo spagnolo.
Queste critiche portarono la corona spagnola alla redazione di regolamenti più specifici sul controllo delle colonie. La regolamentazione è più stretta e rigorosa sia per gli encomenderos che per i missionari. A tali critiche è dovuta anche l'autocritica compiuta dal vecchio continente.
Il modello coloniale olandese e inglese
La lotta olandese rappresenta il primo affacciarsi di un nuovo modello coloniale. Oltre agli Olandesi prendono parte a questo movimento anche gli inglesi, protagonisti della fase finale del '500. Con l'apertura del mercato di ampio raggio ad un numero sempre maggiore di paesi, permette più collegamenti e scambi tra i diversi continenti.
L'Inghilterra, come l'Olanda, era rimasta fuori dalla spartizione del mondo tra Portogallo e Spagna. Un spedizione patrocinata dal re di Inghilterra era stata compiuta nel periodo delle grandi esplorazioni e fu guidata da Caboto, che scoprì il nord America e lo dichiarò terra inglese. È solo più di vent'anni dopo che la potenza marittima inglese si afferma, tra gli anni '70 ed '80 del '800, sotto Elisabetta I.
Elisabetta promuove le navigazioni per la forte componente politica anti-spagnola, anti-cattolica dell'Inghilterra, ed i navigatori inglesi si collocano nei punti nevralgici del commercio intercontinentale, come il mercato degli schiavi. Da qui la vista degli Inglesi come schiavi. Nello stesso periodo, gli Inglesi si spostano verso oriente con una propria compagnia delle indie Inglese (1605). Al contempo iniziano una serie di spedizioni verso l'America Settentrionale. Dal 1610/20 inizierà un flusso immigratorio verso le stesse destinazioni, ma con indirizzo molto diverso da quello incontrato fino ad ora (cfr. Main Flower).
Si trattava preminentemente di calvinisti ortodossi che non capaci di celebrare il proprio culto in Inghilterra, cercarono nelle colonie nordamericane il proprio spazio vitale. La compagnia inglese era molto meno precisa e perfezionata di quella olandese ed è finanziata solo per singole spedizioni.
Nelle aree di scontro tra Olanda e Portogallo, gli Inglesi trovano l'avversità degli Olandesi e dei governi locali che li vedono come nemici/pirati. Dall'altra parte gli Inglesi cercano contatti diretti con i potentati locali, sultanati ecc., l'impero Moghul non controllava le coste che erano piccole entità politicamente autonome.
Ci si rende conto del fatto che la complessità delle trattative, dovuta alla concorrenza, è eccessiva e si sceglie una via diversa. Si prende spunto dalle politiche del commercio infrasiatico olandese, per poter mandare i prodotti in Europa a prezzi più bassi, e con un minor sborso di oro. Si intuisce così la possibilità dello sviluppo di un commercio non solo indonesiano, ma tra India ed Indonesia (seta indiana scambiata con spezie indonesiane).
I Portoghesi si trovano chiusi tra Olandesi e Inglesi, e perdono molti profitti nonostante la loro ottima organizzazione dei flussi commerciali. Gli Inglesi giocano molto anche sulla differenziazione delle proprie attività, ma i leader del mercato rimangono gli Olandesi, che iniziano a sfidare il Portogallo anche ad occidente, in Brasile. L'operazione è faticosa e nel 1661 porterà alla ritirata degli invasori.
L'inizio del '600 è il periodo d'oro degli Olandesi, apice della fortuna di un piccolo paese con una grande incidenza sui mercati mondiali, fino agli anni '70 dello stesso secolo, in cui le province unite di Olanda soffrirono della debolezza demografica (soprattutto nel muovere guerra alla colonia portoghese del Brasile), in cui si alzò il costo di percorrenza delle proprie rotte (con conseguente indebolimento dei punti strategici), ed in cui i prodotti centrali nel mercato di lungo raggio andavano incontro ad un graduale calo di domanda. D'altra parte aumentava la domanda di tessuti, o di altri prodotti come il The controllati prevalentemente dall'Inghilterra.
Il ruolo della Francia nel colonialismo europeo
Anche la Francia si inserisce nel colonialismo Europeo, ma in un contesto diverso da quello visto fino ad ora. La Francia aveva partecipato alle prime grandi spedizioni, come quella di Cartier, con una rotta intermedia rispetto a quella dei Caboto. Il viaggio non aveva dato luogo ad inserimenti, ma si era fissata una direzione, che poi sarebbe stata quella del principale interesse Francese, le zone del Canada.
Successivamente la Francia aveva risentito molto della difficoltà di accesso al sistema coloniale, soprattutto per il suo sistema feudale-agricolo, in contrapposizione con quello commerciale. La metà del '500 è un periodo tragico per il paese, nel quale avvengono continui conflitti civili-religiosi. A segnare la ripartenza francese sarà il ministro Courbert, e la sua politica mercantilistica. La politica coloniale francese si rivolge non solo alle Americhe settentrionali, ma anche all'area caraibica, dove la Spagna soffre problemi politici ed economici. È così che la Francia assume il controllo di numerosi insediamenti. È tuttavia necessaria anche una presenza in Africa per il commercio di schiavi per le piantagioni.
Tuttavia, nello stesso periodo, la Francia segue anche la direttrice orientali con numerose basi, soprattutto in India. Nel 1760 circa, questa via si mostra un tracollo, i Francesi sono allontanati dal Canada e da buona parte dell'India.
Particolare è il rapporto tra i “grandi stati”.