Estetica I.II A
Seppur la visione tra i due filosofi posa apparire inconciliabile, per quanto riguarda la loro visione dell’arte
abbiamo tre diversi gradi di profondità, ovvero tre punti che hanno in comune.
1. Entrambi vedono nell’arte non solo una questione legata al genio artistico e al piacere come fu per
Kant,ma per loro l’arte è vera e propria testimonianza del portato di un’epoca e delle sue
trasformazioni.
Le tre fasi delle epoche artistiche che Hegel individua (arte simbolica, arte classica, arte romantica)
non sono solo fasi ma sono le modalità attraverso le quali sono riconoscibili le trasformazioni dello
spirito.
Per Benjamin il passaggio dall’arte “auratica” a quella “riproducibile”, come la fotografia o il
cinema, segna e focalizza la realtà storica, che non sarebbe la stessa senza le opere d’arte. Stessa
cosa avviene per il passaggio dalla tragedia antica al dramma barocco moderno.
Per entrambi i filosofi quindi la filosofia dell’arte trova il suo senso soltanto nella filosofia della
storia, l’arte è come la testimonianza dell’epoca in cui viene creata.
2. Entrambi vedono come l’arte manifestino l’epoca in cui venie creata come testimonianza in una
maniera ben determinata, infatti loro vedono nell’arte il riflesso che quest’ultima ha intrattenuto
con il divino. Le varie fasi e trasformazioni dell’arte sono dovuti solo al modo con cui è stato
concepito il divino.
Per Hegel l’arte aveva una “suprema destinazione” ovvero quella di rappresentare il divino
nell’opera d’arte.
Anche per Benjamin l’arte era lo strumento per rappresentare la divinità e per questo la definiva
auratica.
3. Per entrambi nell’arte moderna si è andato a perdere questo rapporto tra l’arte e il divino, e per
questo l’opera d’arte ha per qualcosa.
Per hegel l’arte ha perso la sua serietà, “ davanti alle opere d’arte non ci si inginocchia più”, “è
diventata un essere stato” è consapevole che l’arte intesa come prima non potrà mai più tornare.
Ma allo stesso tempo non è l’arte che è morta bensì la sua serietà.
Per Benjamin s è persa l’aura, ovvero il vincolo con la tradizione religiosa, in quanto l’arte avendo
conosciuto un progressivo perfezionamento tecnico ha dileguato il suo contenuto, il divino.
Perciò Hegel e Benjamin arrivano a questa diagnosi comune. L’aura e la serietà dell’arte sono
rimpiazzate dal perfezionamento tecnico di quest’ultima. Benjamin: a mezzi sempre più
perfezionati dell’arte, la si sradica, esponendola a un mondo estraneo.
Questo progresso dell’arte viene chiamato processo di secolarizzazione (oppure mondanizzazione per
Hegel), ovvero qualcosa che è stato trasformato o dislocato di significato ma dove la traccia de rimosso
rimane nel nuovo sottoforma di nostagia, sulla quale Hegel e Benjamin divergono. Per entrambi i risultati
del processo sono risultati negativi i quali però possono diventare positivi dialetticamente in quanto
volgono in modo destinale (per Hegel: deve volgere in modo positivo) oppure non destinale (per Benjamin:
può volgere in positivo) ad esserlo.
∙ Hegel : per lui la mondanizzazione segna un regresso per l’arte ma un progresso per lo spirito, il quale
conduce il cristianesimo a una tale elevazione da sfociare addirittura nella filosofia. Si attua infatti
un’elevazione fino allo spirito assoluto, in questo modo ci si scioglie dal sensibile dell’espressione artistica,
abbandona l’arte e l’esteriorità sensibile in quanto lo spirito si rivela da se. La fede non ha più bisogno
dell’arte in quanto si concretizza nella vita pratica dei popoli, ciò si vede nella fede protestante dove la fede
è diventata una cosa così intima da fare a meno non solo dell’arte ma anche dei sacramenti e di tutto ciò
che appartiene al sensibile. L’arte perde a sua originaria destinazione e la sua serietà, l’unica eccezione è la
musica. Troviamo quindi un risvolto positivo infatti abbiamo fermezza borghese e libertà religiosa, l’unica a
perderci è l’arte. L’arte però non è morta ma continua a dare il senso dell’epoca in cui si trova (filosofia
della storia) e dove lo spirito si sta facendo assoluto. L’arte diventa inutile al fine dell’elevazione spirituale
ma assume tutta una serie di altre funzioni. Il “solascrittura” (principio cardine del luteranesmo) viene letto
in chiave filosofica ma non vi è una soggettività astratta bensì una realtà concretae rempita di essere
storico. Il progresso va così a discapito della suprema destinazione dell’arte.l’arte per Hegel è un momento
fondamentale per il processo dialettico in quanto antitesti senza la quale non si sarebbe arrivati alla sintesi
superiore. Per hegel il destino dell’europa cristiana è la razionalità filosofica, inoltre egli descrive un periodo
di dissoluzione che vi è dopo ogni passaggio da un’epoca dell’arte all’altra.
∙ Benjamin: se per Hegel fondamentali erano gli “olandesi” (protestanti), per Benjamin è indicativa l’area
della slesia orientale o della polonia ovvero l’area dove avvenì il maggio contrasto tra principati cattolici e
protestanti. Questo contrasto ricade sulla rappresentazione drammatica. Infatti per Benjamin la
secolarizzazione è un ruolo che viene dato al protestantesimo attraverso il quale filtra gia dal ‘600 il germe
della “specie peggiore” che è quello del progresso deviato, degenerato, quello capitalistico che ha trasferito
nel feticcio della merce la spiritualità dei tempi passati. Dal protestantesimo in poi la spiritualità si perde e
ciò va a toccare la social democrazia. Un esempio della secolarizzazione infatti è la de-spiritualizzazione
dell’europa. La secolarizzazione è vista come distruttiva, causa della degradazione della società, in quanto
ha fatto perdere a quest’ultima le energie spirituali. Allo stesso tempo l’arte però ha maggiore
indipendenza, una “forza rivoluzionaria” in grado di contrastare il progresso e il suo degrado. Viene quindi
imposta una necessità dell’arte. In questo caso la secolarizzazione significa lo spostamento del significato
dell’arte da un piano religioso a uno politico. Il segno più manifesto del processo di secolarizzazione nella
modernità si ha nella crisi ma allo stesso tempo l’arte, sradicata dalla sua aurea, ha una chance
rivoluzionaria.
Le visioni quindi sono uguali e opposte, se per Hegel la mondanizzazione ha lavorato per lo spirito contro
l’arte causando una perdita di serietà dell’arte, per Benjamin la secolarizzazione ha lavorato contro lo
spirito per l’arte, causando però la perdita di aura.
Pag. 53 “il dramma barocco tedesco”: nasce un’epoca nuova nella quale non vi è più relazione tra la
cristianità e l’europa. Il dramma barocco tedesco (dramma della modernità) non rappresenta più la
religione come quello medievale, lo spirito viene meno nell’arte. L’arte rappresenta un mondo che sta
andando in degrado, ovvero quello del protestantesimo.
Pag. 114-115: il nuovo sentimento del dramma barocco tedesco è il lutto, il protestantesimo rappresenta
uno svuotamento della vita e di “melanconia” per il passato.
Per Benjamin quindi vi è la nascita un mondo nuovo, sottratto da ogni valore teologico e perciò vuoto. Dove
vi è questo sentimento di malinconia abbiamo il lutto per la morte del dio cristiano causata dallo scontro
tra cattolicesimo e protestantesimo, in quanto viene meno la storia della salvezza.
Con l’idea luterana di “predestinazione”si va a perdere il senso delle nostre azioni in quanto
indipendentemente da esse il nostro destino è già stato deciso. Il protestantesimo è quindi la causa del
lutto dal quale si afferma la modernità.
Il progresso per Benjamin non è liberazione dello spirito dalla rappresentazione sensibile come per Hegel,
ma una vera e propria crisi della coscienza europea di cui l’arte è il segno più evidente.
Benjamin è cosciente che la vita borghese è progresso ma sa anche che il suo effetto è la percezione della
scomparsa dello spirito. Questo lutto si vede prima di tutto nell’arte. Benjamin vede quindi il progresso
come un processo catastrofico del quale solo l’arte riproducibile (non auratica) e le avanguardie sapranno
comprenderne il significato. Viene visto come catastofico in quanto distrugge tutti gli ordinamenti del
passato che non potrà più tornare. Appurato ciò si può dire quindi che l’arte è l’unica cosa che da ordine
alla storia, rappresentata grazie ad essa in modo sempre più realistico (se l’arte è “veritiera” diventa
sempre più drammatica).
Per Hegel l’arte è vista come un memoriale della sua passata grandezza; per Benjamin arte è ancora una
testimonianza viva della realtà attuale, vettore del processo di spostamento tra passato, presente e futuro
(il dramma barocco tedesco, pag.114).
Benjamin riprenderà anche delle osservazioni su i “passage” parigini e Boudelaire dove egli dice che l’arte è
allegorica per antonomasia, è capace di manifestare il senso di un’epoca altrimenti incomprensibile. Nei
luoghi che simbolo di progresso (passage) già si riesce a vedere il loro non essere più. La forza che lavora
nei passage è la dialettica.
Per entrambi i filosofi quindi il rapporto è di tipo dialettico secondo il quale alcune dinamiche del rapporto
entrano in un modo ed escono in un altro.
- Ruolo della religione:
∙ Hegel: nel 1798 pubblica “amore e religione” dove critica l’idea kantiana della religione nel limiti della
ragione, secondo la quale il divino guida e regola la moralità. In più critica il fatto che kant non coglie la
sostanza storica del cristianesimo ed il carattere positivo dell’amore. Per Hegel la religione è amore, ed è
l’inizio della dialettica, la quale è effetto del miracolo di “amore”. Mistero cristiano dell’amore e logica
dialettica vengono quindi a coincidere in quanto dio per compiersi secondo il suo essere deve alinarsi da se
(passaggio per le religioni pagane, dio totalmente trascendentale) e ritornare in se e per se (cristianesimo).
Tutto ciò è espresso anche nell’opera “spirito del cristianesimo” dove l’amore cristiano è visto come
risultato di un processo storico. La logica dialettica quindi è il risultato di una riflessione teologica. Per lui la
religione si è alienata nella razionalità filosofica la quale ha ereditato l’arricchimento divino, permettendo
allo spirito di tornare in se, questo è un processo di amore. Il divino di fatto con le sue astuzie informa i
processi storici, perciò non ha bisogno dell’arte (protestantesimo).
∙Benjamin: la religione per lui si è alienata dalla storia e nella politica. Ne “angelus novus” la teologia viene
definita un nano brutto e gobbo. (prima tesi sulla filosofia della storia). Quindi per lui non bisogna
riattualizzare la teologia ma far risultare le carte teologiche che mandano l’arte e la storia. In una lettera del
37 (passage parigini) scrive che la storia non si può pensare in termini teologici.
Tema fondamentale quindi per entrambi è la “perdita” che l’arte moderna ha avuto rispetto al passato. Per
hegel questa perdita è iniziata nell’arte romantica con la cerchia religiosa e la cavalleria; per Benjamin inizia
nel ‘600 quando il cristianesimo perde territorio in europa.
Il luogo privilegiato dove si vede il significato di “perdita per Hegel è nelle fasi di transizione da un’epoca
all’altra, dove il momento successivo mantiene in se ancora parte del momento precedente ma arricchito e
più pieno. Questo è il momento cruciale della dissoluzione e ha il carattere della perdita. Ciò è possibile
vederlo soprattutto nell’enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, l’idea è un vero e proprio
processo del quale il momento cruciale è il negativo in quanto grazie a questo momento l’idea è costretta a
calarsi nella realtà oggettiva (negazione del concetto stesso) per poi tornare in sé e per sé in un momento
di sintesi piena e arricchita (realtà effettiva). “l’idea è il ero in sé e per sé, l’unità assoluta del concetto e
dell’oggettività. “. l’idea, quindi, è corrispondenza dell’oggettività nel concetto ma con essa si deve per
forza anche fare i conti con la realtà effettiva, l’idea è perciò essenzialmente processo, negatività assoluta e
quindi, grazie a questa, dialettica. Questo processo si può vedere più che mai nella storia dell’arte. La
negazione è la realtà che concretizza il concetto, essa modifica realmente il concetto, lo concretizza
portandolo a effettività. La dialettica, perciò, per Hegel è il processo che il pensiero umano compie sulla
realtà oggettiva e viceversa con conseguente trasformazione di uno e dell’altra, non è metodo critico, ma
un processo di accumulo che permette l’incontro tra il concetto e il negativo in una sintesi che viene a
costituire una realtà effettiva. Alcuni parleranno di dialettica “naturale”, Hegel farà l’esempio della ghianda
che diventata quercia non è entrata a contatto con il negativo, per questo non si può parlare di un processo
dialettico, se invece parliamo di una quercia diventata tavolo, si. Nel nuovo si ha però sempre un progresso
e una traccia del vecchio, un continuum storico. Il negativo, quindi, è in grado di trasformare l’intelletto in
ragione, il sapere di sé dello spirito. Si ha una consapevolezza di questo superamento rispetto alle filosofie
passate; infatti, non basta più la soggettività ma c’è bisogno della realtà rivelata dal discorso nella
compenetrazione tra soggetto e oggetto, permettendo una realtà sempre più concreta rispetto alle
astrazioni dell’intelletto, da ciò la filosofia hegeliana non è una filosofia idealista ma una filosofia realista in
quanto il pensiero deve sempre uscire fuori da sé. Questo processo dell’idea si vede soprattutto nella
mondanizzazione dell’arte, poiché l’arte manifesta le visioni del mondo in cui è immersa, nelle quali l’idea e
la funzione dell’arte mutano al mutare della società. L'arte è per essenza l’idea storicizzata, che per
realizzarsi ha bisogno del negativo.
ESTETICA DI HEGEL
È una raccolta di lezioni di estetica da parte di un suo allievo. È divisa in tre parti fondamentali.
Pag 149-151: hegel non è interessato ad una filosofia della sensazione ma alla produzione dell’opera d’arte,
perciò critica Kant, poiché riflette sull’esperienza estetica in base al rapporto con l’uomo mentre lui vede
l’arte come prodotto dell’uomo e in rapporto allo spirito. Non gli interessa riflettere sull’esperienza estetica
in rapporto con la natura ma intende l’estetica come “filosofia dell’arte bella”, ovvero indaga il suo lato
spirituale, l’aspetto culturale e il modo in cui lo spirito si manifesta sensibilmente nella storia. La natura è
vista come “dura scorza”, in quanto essa si dà immediatamente, è astratta.
Hegel si pone due obiezioni che potrebbero essergli rivolte:
1. È possibile occuparsi filosoficamente e scientificamente (quindi “seriamente”) dell'arte? La filosofia
infatti ha dignità scientifica mentre lo stesso non si può dire dell’arte descritta da Hegel come
“gioco” “illusione” “parvenza”, un mezzo per trovare diletto, quindi è un oggetto degno?
Pag 155 “potrebbe apparire esagerato…”
Pag. 157 “sotto questi rispetti…” “per quanto concerne…”, l'arte viene descritta come gioco,
illusione, parvenza termine che può essere inteso in due modi: apparenza equivoca ingannevole;
apparizione emergere alla visibilità “non tutto ciò che appare è vero, ma tutto ciò che è vero
appare”. Pag 163 “la parvenza stessa…”, hegel distingue tra verità e apparenza in quanto la verità
se non appare non può essere definita tale, deve emergere visibilmente, è necessario che
apparendo si dia per qualcuno, deve svilupparsi, alienarsi verso il sensibile ed esteriorizzarsi in
modo da potersi riconoscere e compiersi. L’arte è perciò concreta in quanto contenuto spirituale
nella sensibilità. È addirittura più concreta del mondo empirico (natura). L’arte proprio perché
parvenza è seria, infatti la verità si è esteriorizzata.
2. È la filosofia lo strumento adatto per indagare l’arte che è così radicata nel sensibile? Che rapporto
c’è tra filosofia e arte? Pag. 177 “e per quanto..”
Per Hegel le opere d’arte non sono pensiero ma concetto che viene a svilupparsi, sono il concetto
alienato e che verso la sensibilità e quando il concetto si riconosce nel concetto alienato (l’arte)
ritorna in sé e per sé arricchito. L’arte non ha una natura concettuale ma è l’esito del percorso che il
concetto fa per esteriorizzarsi. Molto utilizzato infatti da Hegel è il prefisso “ent” che vuol dire
allentamento, passaggio. Perciò l’interno del pensiero per svilupparsi ha bisogno di esteriorizzarsi.
La dimensione interiore alienandosi verso il sensibile lascia delle tracce di sé nell’esteriore. l'arte è
perciò una modalità di alienazione nel sensibile dello spirito. Nel momento in cui il pensiero verrà
posto davanti al pensiero esteriorizzato si riconoscerà nella sua alterità. Si arriva alla conclusione
che quindi la filosofia è lo strumento giusto per indagare l'arte poiché essa è uno sviluppo sensibile
del concetto.
La dialettica ha quindi tre momenti fondamentali:
- In sé: il concetto è astratto, non ancora esteriorizzato, non ha trovato la sua forma sensibile
- Per se: concetto che si fa altro, si aliena nel sensibile
- In sé per sé: il concetto riconosce se stesso nell’altro e ritorna in sé e per sé arricchito avendo
raggiunto una nuova forma.
Un qualcosa può essere definito reale quando è in quest’ultimo stadio. Perciò si può dire che al
diminuire dell’astrattezza (qualcosa di immediato, indeterminato, non ancora esteriorizzato) aumenta
la concretezza (qualcosa di determinato, compiuto, concetto che da astratto diventa pianamente
concreto, ha un’articolazione interna) ovvero il compimento spirituale di un contenuto. Possiamo
capire che quindi la natura è astratta in quanto non ha alcuna soggettività interna.
Pag. 179 “non ogni figura è capace…” hegel dice che non ogni forma (declinazione nel sensibile) è adatta a
un contenuto e viceversa, bensì ogni contenuto ha una sua forma per precisa perciò la verità non si
manifesta in modo casuale ma in modo appropriato alla sua forma.
Pag 167-169 e 179 “se noi per un verso…” “l’arte però ben lontana dall’essere…” hegel esprime che il
carattere dell’arte è quello passato. L’arte è stata una modalità attraverso la quale la verità si è manifestata
ma non è quello supremo né assoluto. Un certo grado di verità ha avuto il suo modo massimo di esibizione
nell’arte (grecia) ma orna ne esibisce solo un determinato grado e non è più il grado massimo. Il resto del
“vero” man mano è sempre meno affine all’arte come forma di esibizione e per questo si sono create delle
forme più appropriate per esibirsi (religione e filosofia). La verità si affina, non è sempre identica a se stessa
e perciò si deve affinare anche la forma in modo tale da essere sempre più concreta.
Pag 169 “per contro se…” vi è un tono di rimpianto ma hegel è consapevole che non si può più tornare al
periodo dell’arte greca.
L’arte per hegel non è quindi morta ma ad a essere morto è il momento in cui era seria ed era la forma
suprema di espressione della verità.
Rapporto tra la forma (configurazione artistica del sensibile) e contenuto (idea che deve manifestarsi
mantenendo il suo concetto nella forma).
Perché il contenuto possa manifestarsi in una determinata forma ci sono tre condizioni:
1. Il contenuto rappresentato artisticamente deve essere capace di rappresentazione
2. Il contenuto deve essere concreto (per esempio il dio ebraico è troppo “astratto” per essere
rappresentato in quanto scisso dal sensibile, mentre il dio cristiano essendo mediato dalle tre
persone è più concreto e non fa fatica ad informarsi come quello ebraico)
3. La forma deve essere a sua volta concreta, individuale
Perciò all’aumentare della determinazione del contenuto variano le forme artistiche che lo rappresentano.
La verità, quindi, è suscettibile progressivamente di determinazione, in quanto più essa è determinata
allora più sarà adeguata la forma. Abbiamo tre concezioni del vero:
“Concezione del mondo” che muta, raggiungendo sempre maggior concretezza, tale concezione è di un
determinato popolo che si apre a un mondo ben determinato.
Pag. 321 “in primo luogo…arti particolari”: da un lato avrà uno sviluppo storico, in quanto si hanno
determinate visioni del mondo a seconda delle epoche; dall’altro avrà uno sviluppo sincronico, in quanto si
hanno modalità determinate dell’esistere sensibile dell’arte).
L’est
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