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Diritto costituzionale e teorie del diritto

Introduzione al diritto costituzionale

→ Di solito l'esercitazione scritta contiene domande con una valutazione. Scarica il testo costituzione. Di cosa si occupa il diritto costituzionale? Si occupa della costituzione e dei principi dell'ordinamento. È importante perché serve a dare indicazioni sulla questione di diritto che ci si presenta. Oggetto di studio = costituzione, funziona se gode di legittimazione.

La corte costituzionale e le sentenze chiave

La prima sentenza della corte costituzionale è una sentenza che è rivolta a smontare la tesi dominante fino a quel momento —> alcune norme dovevano avere valore legittimo, mentre altre dovevano avere valore programmatico —> ora tutte le norme della costituzione sono precettive. La legge deve essere ragionevole rispetto a quanto la corte può controllare (novità irrompente), ciò dà più parametro al giudice che applica la sentenza.

Sentenza x85 del 2016 —> rispetto al caso concreto o prevale uno o prevale l’altro, perché non c’è una gerarchia del diritto. La costituzione non esaurisce tutte le questioni ma ci dice gli argomenti fondamentali.

Costituzione e costituzionalismo

Costituzione: patto fondamentale della comunità politica. Ma non tiene conto del costituzionalismo —> ciò che sta dietro la costituzione, una dottrina che si fa norma giuridica. Dietro ogni costituzione, in ogni periodo storico, c’è un movimento politico o un evento storico che si sviluppa attorno a una teoria politica che poi diventa norma giuridica.

  • La costituzione, attraverso il popolo che la legittima, esprime la sovranità.

Due concetti importanti:

  • Costituzione esprime sovranità.
  • È uno strumento che serve a dare ordine alla comunità politica, altrimenti la tendenza nello stato di natura sarebbe la lotta tutti contro tutti (Hobbes).

Evoluzione storica della costituzione

  • Nel corso del tempo si afferma la costituzione come strumento che limita il potere e fonda il potere su una realtà intramondana (su questo mondo).
  • Terza visione della costituzione: magna carta di Giovanni senza terra —> limitazione del potere del re, non può più imporre tasse senza approvazione, e limita il potere dal basso.
  • Dichiarazione indipendenza Stati Uniti d’America —> Limita ancora più dal basso il potere.
  • Dichiarazione diritti dell’uomo e del cittadino —> idea di costituzione che limita dal basso il potere ancora più forte; per avere una costituzione ci deve essere garanzia dei diritti e separazione dei poteri.

Quindi il costituzionalismo risponde a due domande:

  • Sottoporre il potere a dei limiti, quindi divisione del potere.
  • Esprimere dei valori fondamentali che assicurano l’integrazione della comunità politica.

Funzioni della costituzione e legittimazione

Referendum 2 giugno —> vittoria repubblica sulla monarchia. Le funzioni principali della costituzione: garantire la divisione dei poteri e il godimento dei diritti. Come avviene il processo? Le costituzioni identificano un interesse primario degli appartenenti a un certo gruppo sociale di riferimento, questa capacità si sviluppa in quanto la costituzione trova corrispondenza nella società in cui si pone. Il problema è di legalità e legittimità, noi studiamo la legittimità costituzionale delle leggi. Nel diritto costituzionale si guarda a legittimazione, perché le leggi devono godere di legittimazione (la costituzione si basa su legittimazione delle leggi).

Teorie del diritto

Secondo la teoria della socialità del diritto, il diritto è collegato alla socialità, laddove c’è un gruppo sociale ci sono norme giuridiche; non esaurisce il diritto come sistema di norme giuridiche ma rende conto dei processi sociali sottostanti e delle istituzioni che seguono per produrre le regole. Secondo Kelsen, il diritto è un sistema di norme che regolano comportamenti umani e quindi su che cosa riposa l’ordinamento normativo? Non la società, non l’istituzione ma un fondamento consuetudinario che dà alle norme la validità —> “norma di riconoscimento”, da questa si dà validità a tutte le altre (es. nell’ordinamento italiano è norma di riconoscimento l’art. 70 perché attribuisce il potere legislativo alle camere, riconosce il parlamento come unico organo che può produrre le leggi, senza art. 70 noi non saremmo vincolati al rispetto della legge).

Principali teorie del diritto

Per capire cosa intendiamo per costituzione abbiamo visto le teorie del diritto:

  1. Teoria della socialità del diritto —> il diritto è connesso a un gruppo sociale.
  2. Teoria istituzionale del diritto —> ritiene non sufficiente il collegamento al fenomeno sociale per spiegare le origini del fenomeno giuridico, riconosce e afferma il bisogno di un elemento istituzionale. Servono delle istituzioni, dei soggetti, che pongano le regole giuridiche.
  3. Teoria normativista (dottrina pura del diritto) —> è rivolta a depurare il fenomeno giuridico da aspetti storici e sociali, dal contesto e a isolare la norma, considerata elemento centrale. Il fenomeno giuridico si esaurisce in norme che regolano il comportamento umano e serve per qualificare un fatto a una fattispecie. Questo schema funziona perché tutte le norme rispondono allo stesso paradigma per la loro validità, una norma fondamentale dalla quale si deducono tutte le altre (presupposto di validità per le altre norme). La costituzione è una norma fondamentale in un sistema complesso di norme.

Norme giuridiche e loro caratteristiche

Le caratteristiche che deve avere una regola giuridica sono tre:

  1. Effettività: la regola è valida solo se i membri della società la riconoscono come giuridicamente vincolante, ci deve essere una convinzione soggettiva da parte di questi membri dell’obbligatorietà di questa regola, altrimenti perde il suo valore.
  2. Certezza: la regola giuridica deve essere conoscibile (es. permette a tutti di conoscere la regola giuridica dopo 14 giorni).
  3. Relatività: le regole che si dà un gruppo sociale hanno un contenuto variabile, a seconda dei fini che la regola si propone di raggiungere; le costituzioni aspirano a durare in eterno perché esprimono valori fondamentali della vita politica e tendono a stabilizzarlo, le norme invece mutano perché rispondono alle domande della società.

Il sistema normativo e le fonti del diritto

Quando parliamo di norme giuridiche, abbiamo più norme giuridiche messe assieme che formano un sistema e compongono un ordinamento giuridico, il quale rinvia a un aspetto strutturale che fa il sistema. L’insieme delle norme produce l’ordinamento giuridico e va inteso come un insieme di regole giuridiche che fa un sistema nel qualificare e nello spiegare i fatti. In ogni ordinamento abbiamo un sistema di disposizione delle regole giuridiche.

C’è una teoria che spiega, in relazione alle caratteristiche della norma giuridica, il fatto che possiamo avere una pluralità di ordinamenti giuridici, connotati dal rapporto tra i consociati e l’ordinamento stesso (il più rilevante è l'ordinamento giuridico statuario).

Fonti del diritto

Le fonti del diritto sono atti abilitati a produrre norme giuridiche. Tutti gli atti e i fatti ai quali l’ordinamento riconosce la facoltà di porre in essere, modificare o eliminare norme giuridiche fonti sulla produzione.

Tra le fonti, la categoria più importante è data dalle (o norme di riconoscimento): indicano il soggetto, la procedura e l’atto attraverso cui è possibile introdurre norme giuridiche (es. artt. 70-81 costituzione).

Fonti di produzione e cognizione

Le fonti di produzione si dividono in:

  • Fonti-atto: manifestazioni di volontà normativa, assunte da determinati organi, secondo determinate procedure, a cui l'ordinamento attribuisce l'idoneità a porre in essere norme giuridiche (es. la legge è la "manifestazione" di volontà del Parlamento).
  • Fonti-fatto: evento naturale o sociale a cui l’ordinamento riconosce la capacità di produrre norme giuridiche (es. consuetudini). Non tutti i fatti sono giuridicamente rilevanti; il fatto diventa regola quando ha delle caratteristiche: ripetizione nel tempo nelle stesse modalità, condizione giuridico-soggettiva: deve imporre un comportamento obbligatorio per i consociati.
Le caratteristiche delle regole generali le possiamo riportare in un modo specifico alle caratteristiche delle norme giuridiche dell’ordinamento statuario:
  • Generalità: tutte le norme giuridiche si riferiscono a una categoria indeterminata di destinatari (parlano di “chiunque” e “tutti”).
  • Astrattezza: la norma giuridica non è puntuale e specifica, si rivolge a tutti e disciplina una fattispecie astratta, è ripetibile nel tempo.
Queste caratteristiche sono connesse al principio di uguaglianza, ma ci sono delle eccezioni per leggi-provvedimento che accolgono delle categorie svantaggiate di soggetti o per particolari eventi: deroga ai principi di generalità e astrattezza ma ci sono due limiti che la legge costituzionale applica: deve essere ragionevole, quindi motivata dal legislatore, e non può mai interferire con l’esercizio della funzione giurisdizionale.

Disposizione e norma

Disposizione = norma. Disposizione: testo linguistico con cui si esprime il legislatore, enunciato normativo. Norma: significato che assume la disposizione alla luce di un procedimento interpretativo. Da una disposizione possiamo trarre più norme e una norma può essere tratta da una disposizione, la disposizione è strumentale e servente rispetto alla norma.

Interpretazione delle leggi

Sentenza 84 del 1996: La Corte costituzionale giudica sulle norme ma pronuncia sulle disposizioni. Fonti di sua produzione cognizione. Art.12 PRELEGGI “Nell’applicare le leggi non si può attribuire loro altro senso se non quello palese delle parole ...”.

  • Interpretazione letterale: solo nel senso proprio delle parole.
  • Interpretazione logica: le parole hanno un significato letterale ma dalla connessione tra esse noi ricaviamo un’interpretazione logica, dobbiamo collocare l’enunciato normativo nel complesso della disposizione interpretandolo, dandogli un significato logico in modo conforme alla Costituzione. In base a questo secondo criterio, assume un significato l’interpretazione conforme alla Costituzione, cioè tra un’interpretazione conforme a costituzione e una non conforme a costituzione deve prevalere la prima (tentativo da parte dell’interprete di dare interpretazione conforme alla costituzione) —> il giudice utilizza un criterio logico sistematico che sia conforme alla costituzione, perché una legge non è incostituzionale quando non se ne può dare un’interpretazione che è in contrasto con la costituzione, e deve esperire un tentativo di interpretazione conforme a costituzione.
  • Intenzione del legislatore: per interpretare una disposizione si può ricorrere alla volontà del legislatore. Viene usato in via secondaria ai primi due, che dovrebbero essere sufficienti all’interpretazione poiché la validità delle norme non dipende dalla volontà di chi le scrive; se guardassimo sempre alla volontà del legislatore saremmo da lui condizionati.
  • Interpretazione analogica: se una controversia non può essere decisa applicando quella disposizione, si guardano a casi simili o materie analoghe.
  • Principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato

In questa attività interpretativa si possono incontrare antinomie, quando un medesimo comportamento è disciplinato in modo diverso da più disposizioni normative (contrasto in ambito interpretativo).

Antinomie e criteri di risoluzione

Antinomia reale: quando deve essere risolta stabilendo quale fonte prevale sull’altra, con inevitabili conseguenze sulla validità o sull’efficacia della fonte soccombente della scelta. Antinomia apparente: quando può essere risolta tramite le tecniche interpretative, senza incidenza sulla validità o l’efficacia della fonte soccombente. Criteri di risoluzione enunciati all’art.12 delle preleggi. Quando i contrasti sono più incisivi e le antonime tra le fonti sono reali, i criteri di risoluzione portano la fonte soccombente a soccombere con effetti, sulla fonte stessa, pragmatici poiché si incide sulla validità o sull’efficacia. Quindi questi criteri hanno effetti sulla fonte soccombente a favore di quella preferita.

Principi di risoluzione delle antinomie

  • Criterio gerarchico: Principio di gerarchia per forza del quale prevale la legge del regolamento. Ci consente di risolvere il contrasto tra la norma costituzionale, che prevale, e la norma di legge; e tra la norma di legge, che prevale, e la fonte secondaria. La costituzione disegna una gerarchia in modo implicito che ci consente di decretare quale norma prevale in caso di contrasto. La prevalenza di una norma sull’altra si esprime attraverso l’annullamento, ovvero una dichiarazione di illegittimità, da parte di un giudice, nei confronti della norma soccombente, la quale perde la validità. Nel momento in cui il giudice dichiara l’illegittimità di un atto, questo non può più essere applicato a nessun rapporto giuridico, perché l’annullamento non opera solo per il futuro ma anche per il passato (ex tunc).
  • Criterio di competenza: Ci si accorge che le fonti non sono sempre ordinate gerarchicamente, se non c’è un rapporto di gerarchia tra le fonti e le antinomie si producono tra fonti che non sono distribuite secondo una linea verticale di gerarchia ma una orizzontale di competenza. Se c’è contrasto tra fonti collocate orizzontalmente, il criterio di risoluzione è quello della competenza. Le fonti si incontrano secondo un criterio di reciproca esclusione.
    • Esempio 1: legge e regolamento parlamentare. Il rapporto tra legge e regolamento parlamentare, l’ultimo gode di una riserva di competenza in una materia specifica dall’art.64 della Costituzione. Ciò che succede dentro le camere è disciplinato da un regolamento parlamentare in forza di una competenza prevista dall’art. 64 della Costituzione. Per cui nemmeno la legge può intervenire e disciplinare l’organizzazione e il funzionamento delle camere, ma è riservata solo ai regolamenti parlamentari.
    • Esempio 2: legge statale e legge regionale. Entrambe non si sovrappongono ma disciplinano delle materie, agiscono per competenza. Art.117 della costituzione, sono indicate tutte le materie in cui la competenza è esclusiva della legge statale, per tutte le materie non indicate la competenza è riservata alla legge regionale. Se c’è un contrasto tra loro non si risolve con il criterio di gerarchia, perché sono nello stesso piano, ma si risolve attraverso il criterio di competenza. Vi sono delle materie, la cui disciplina è dettata da una concorrente competenza tra stato e regioni, per cui lo stato detta il principio fondamentale delle materie e la regione detta le norme di dettaglio. È un concorso vincolato da ciò che la norma statale emana. Il vizio di incompetenza della legge si traduce in incostituzionalità della legge (illegittimità costituzionale della legge).
  • Criterio cronologico: Quando le fonti hanno competenza a disciplinare la stessa materia e sono a pari livelli gerarchico, si ricorre al criterio cronologico, in virtù del quale si deve preferire quella più recente poiché quella precedente risulta abrogata. La fonte soccombente non perde la validità ma perde solo la sua efficacia (abrogazione = sospensione dell’efficacia nel tempo).

Abrogazione e principio di irretroattività

Norma di riconoscimento: art.70 costituzione. Abrogazione: delimitazione nel tempo dell’efficacia di una norma; non incide sulla sua validità, viene solo sospesa la sua efficacia. Può essere:

  • Espressa: dichiarazione espressa del legislatore (o in caso di referendum abrogativo).
  • Implicita: la legge successiva nel tempo è compatibile con la legge precedente, ovvero le nuove disposizioni che intervengono ci consegnano una disciplina non compatibile con quella precedente (anche se non modificano l’intera materia).
  • Tacita: interviene una legge successiva nel tempo che regola l’intera materia già regolata da una legge anteriore.
Principio di irretroattività: disporre retroattivamente significa assumere come elementi della fattispecie fatti e situazioni realizzatesi nel passato, per sottrarli a una regola diversa da quella anteriore. Può la legge disporre per il passato? Leggi retroattive. Se il legislatore potesse intervenire retroattivamente, non si avrebbe più la certezza del diritto né il principio di uguaglianza, perché si creerebbe disparità di trattamento tra chi ha subito l’applicazione di una certa legge del passato e chi si trova ad avere un’altra disciplina sulla base degli stessi presupposti. In linea generale la legge non può disporre per il passato —> art.11 preleggi, codice civile “Legge dispone solo per l’avvenire”.

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