Pedagogia sperimentale
La Pedagogia Sperimentale ci permette di formare un habitus mentale che deve connotare il nostro essere. La pedagogia va concepita come un sapere attivo, che non si limita a interpretare la realtà educativa, ma intende trasformarla. Proprio per questo, bisogna attuare un'impostazione scientifica della ricerca educativa:
- Osservazione di un fenomeno
- Formulazione di una teoria per spiegarlo
- Progetto di un esperimento per verificare la teoria
- Se l'esperimento non conferma la teoria, si riparte dal punto 2, altrimenti si compie un passo avanti
Aspetti fondamentali della pedagogia sperimentale
- Vi è un rifiuto costante di ogni scorciatoia di tipo irrazionale
- Pericolo del dogmatismo scientifico
- Abbiamo sempre a che fare con ipotesi e mai con certezze
- Non vi è nulla che si possa considerare verità assoluta
Il punto di partenza della ricerca in educazione, e in particolare della ricerca sperimentale, è la volontà di comprendere i fenomeni educativi al fine di assumere delle decisioni educative che abbiano maggiori probabilità di essere efficaci. Per attuare ciò, gli insegnanti dello sperimentalismo devono assumere un:
- Atteggiamento critico
- Atteggiamento problematico
- Atteggiamento pragmatico
Chi opera nel nostro settore di ricerca deve costantemente affrontare la seguente difficoltà: essendo l'educazione un'esperienza diffusa universalmente, e di cui tutti hanno conoscenza diretta, ciascuno si sente autorizzato, o comunque parte in causa, a commentare le decisioni educative senza che gli esperti abbiano la possibilità di far valere il senso del loro lavoro di accumulazione di informazioni. La soluzione sta nell'assumere un atteggiamento scientifico e nel far predominare la professionalità degli esperti.
La ricerca educativa ha come obiettivo la possibilità tra le diverse soluzioni dei possibili problemi educativi. Il nostro obiettivo di corso è quello di indagare i metodi con i quali possiamo verificare le possibili soluzioni dei problemi educativi.
Ricerca pura e ricerca applicata
È possibile fare una distinzione tra ricerca pura e ricerca applicata:
- Ricerca pura: è una riflessione pedagogica di tipo teoretico
- Ricerca applicata: tende a verificare ipotesi di soluzione di problemi concreti
Non si tratta di modalità di ricerca distinte e contrapposte, ma come un continuo nel quale dalla riflessione intellettuale e dalla costruzione di modelli generali di tipo ipotetico-deduttivo, si procede via via verso la costruzione di ipotesi sperimentali.
Educazione e trasmissione di conoscenze
Per educazione intendiamo i processi di trasmissione di conoscenze, atteggiamenti, comportamenti, che vengono messi in atto in modo intenzionale, ma che comunque portano una progettualità da parte di chi interviene.
Caratteristiche del campo d'indagine
- È necessario cogliere i punti di contatto con gli altri settori scientifici
- Ricerca che studia un intervento sulla realtà (miglioramento) e chiama generalmente in causa delle persone
- Intervento che richiede notevoli cautele etiche
- Spesso gli effetti prodotti sono osservabili solo a distanza di tempo
- Difficile controllo di eventuali fattori esterni
Necessità della ragione critica
No a facili generalizzazioni. Queste derivano quasi sempre dalla tentazione di dare valore universale a esperienze particolari o tradizioni consolidate non sempre assunte criticamente. Mai assumere giudizi "per buoni" in base all'autorità della persona che li enuncia. Questo errore è particolarmente diffuso negli studi sull'educazione dove non è raro trovare interi trattati che riportano molteplici pareri autorevoli sul nostro argomento senza che ci sia alcun accenno al percorso in base al quale insigne personaggio fosse titolato ad affermare le sue verità.
Non assumere "per buona" cose che si sono sempre fatte senza chiedersi perché si sono fatte. Non ritenere vere le cose su cui è d'accordo la maggioranza delle persone o su cui è d'accordo il nostro gruppo di riferimento. Citare gli errori dovuti alla strumentazione scientifica.
Format di ricerca
- Posizione del problema / ipotesi di ricerca. Descrivere con precisione quale problematica pedagogica o didattica si intende affrontare
- Reference e documenti. Fonti di informazione e scritte utilizzate per fornire indicazioni di carattere generale e dati relativi al fenomeno che si vuole esaminare
- Obiettivi di ricerca. Spiegare con chiarezza gli obiettivi che si intende raggiungere
- Prodotti attesi. I risultati “visibili” che ci si propone di esibire come esito del percorso di ricerca
- Attori di ricerca. Definire le persone implicate nella ricerca con una eventuale distinzione dei ruoli
- Metodologia della ricerca e strumenti di indagine
- Analisi dei risultati. Si descrivono e si confrontano con gli obiettivi
- Comunicazione dei risultati. Indicare in quale forma verranno divulgati i risultati
Catullo
Spesso l'insegnante improvvisa delle soluzioni che non sempre risultano efficaci, comportando delle conseguenze negative sugli alunni. Bisogna quindi attuare un atteggiamento sperimentalista per arginare tale problema. "L'esperienza è insufficiente" --> Le verifiche sperimentali sono un bisogno affinché i suoi contenuti e i suoi risultati abbiano diritto all'uso generalizzato. Sulla tradizione e su ciò che si è consolidato e accettato passivamente c'è poco da sperimentare. Per Catullo occorre prima riconoscere che certe esperienze (ad esempio Montessori) danno un grande impulso al progresso educativo, ma queste esperienze innovatrici non vanno considerate in maniera assoluta, ma le insegnanti devono essere in grado di capire a fondo e attuare dei procedimenti sperimentali su questi.
Le parole della ricerca come strumenti di lavoro
- Teorie
- Proposizioni
- Ipotesi
- Concetti
- Variabili
- Leggi
- Misura e scala di misura
- Errori di misura
Le teorie
La teoria è un pensiero speculativo in contrapposizione alla pratica. È un insieme di proposizioni e concetti che spiega un aspetto della realtà o un determinato fenomeno sociale. (connessione tra entità astratte) Le teorie hanno come obiettivo quello di trovare delle leggi e delle nuove spiegazioni della realtà.
Le proposizioni
La nostra conoscenza procede collegando i concetti in proposizioni. Quest'ultime hanno caratteristiche differenti e possono essere:
- Descrittive: sono quelle che descrivono il come o il quando o il modo di un fenomeno.
- Esplicative: sono quelle che spiegano il perché del fenomeno.
- Predittive: sono quelle che non solo spiegano a posteriori il fenomeno osservato, ma hanno la forza di prevedere che a un dato fenomeno corrisponde con molta probabilità un altro fenomeno.
Le ipotesi
L'ipotesi è l'interconnessione di due concetti, che ci permette di tradurre la teoria in termini empiricamente controllabili. Controllabilità empirica = criterio di scientificità. Dobbiamo tradurre le ipotesi in maniera lavorativa. Formulazione dell’ipotesi = Un’ipotesi deve essere una proposta di risposta al problema osservato e si tratta di un’ipotesi indotta se sorge dall’osservazione del fenomeno, o di un’ipotesi dedotta se sorge invece da deduzioni teoriche. Non è una domanda, ma una proposizione formulata in modo da poter essere verificata o falsificata.
I concetti
Il concetto ha una:
- Definizione teorica: quella che si opera utilizzando altri concetti che assumiamo già condivisi
- Definizione operativa: quella che si riferisce con esattezza ai procedimenti utilizzati per la misurazione
Bisogna operativizzare un concetto:
- Applicare il concetto a proprietà di oggetti / farli divenire oggetti di studio;
- Darne una definizione operativa / stabilire le regole per una loro traduzione empirica, per operazioni empiriche.
- Applicare le regole ai concreti casi studiati / fase della operativizzazione in senso stretto.
La variabile
Concetto base operativizzato che permette di fare delle misurazioni (es. peso, altezza, ...) e classificazioni (es. genere, titolo di studio, ...). Operativizzato = reso visibile, verificabile dal punto di vista empirico. È l'elemento osservabile della nostra ipotesi che non lascia alcun dubbio. È un concetto opposto a quello di costante, cioè di un concetto il cui valore resta fisso e invariabile. La sua definizione operativa è un atto arbitrario e soggettivo, ma paradossalmente si trovano i caratteri di oggettività e scientificità. Teorie = costrutti ipotetici. Variabili = riferimento reale di questi costrutti. Per studiare sperimentalmente un fenomeno dobbiamo considerare una o più variabili.
È possibile fare la distinzione tra variabile:
- Dipendente: la variabile che vogliamo spiegare e il suo valore dipende dall'altra (effetto)
- Indipendente: è la spiegazione ipotizzata ed è capace di indurre un mutamento nell'altra (causa)
Diversi tipi di variabili:
- Variabili fisiche e che sono direttamente osservabili (altezza, peso, ...)
- Variabili non fisiche che si riferiscono a concetti non direttamente osservabili (intelligenza, atteggiamenti, ...)
- Variabili quantitative che variano in grandezza (numero di libri in biblioteca, ...)
- Variabili qualitative che variano in genere (lavoro svolto, tipo di corso, ...)
- Variabili continue che sono quelle la cui misurazione varia senza soluzione di continuità (numero di anni di scolarità, reddito, ...)
- Variabili discrete che sono quelle la cui misurazione procede a salti (punteggio ottenuto in una prova, numero di studenti in una classe).
Le leggi
Quando abbiamo raggiunto una conoscenza consolidata dalla relazione tra due fenomeni e siamo in grado di formulare previsioni attendibili, si utilizza il termine legge per la descrizione della regolarità di questa relazione.
Misura e scala di misura
La misurazione è un processo nel quale vengono collegati concetti astratti a indicatori empirici, cioè un processo che comporta un piano organizzato per classificare e quantificare. Quando misuriamo attribuiamo dei valori numerici a oggetti o a eventi (le variabili) secondo delle regole che permettono di rappresentare caratteri degli oggetti o eventi in questione con proprietà del sistema numerico.
- Scale nominali – scale ordinali – scale a intervalli – scale di rapporti
Le scale servono per controllare la validità e l’affidabilità di una misura. Esse indicano che cosa misurare (oggetto) e come (scala di misura, strumenti). Stevens (1946) distinse 4 scale di misura, a cui ancora oggi la docimologia fa riferimento. Le scale nominali e ordinali sono scale qualitative. Le scale a intervalli e le scale di rapporti sono scale quantitative.
La scala nominale = permette di classificare in base all’appartenenza delle singole variabili (dati) a determinate categorie qualitative, alle quali vengono assegnati dei “nomi”. Ad esempio, quando utilizziamo nella nostra ricerca variabili come il genere e lo stato civile facciamo ricorso a scale nominali. Allo stesso modo sono scale nominali quelle che otteniamo quando con un questionario chiediamo di rispondere si o no a una domanda. Dal punto di vista pratico, una volta individuate le categorie, il ricercatore potrà procedere alla rilevazione dei casi che ricadono in ciascuna delle categorie e contarli. Si può fare ricorso anche a proporzioni e percentuali tenendo però sempre in considerazione la natura dei dati che vengono rappresentati.
La scala ordinale (o graduatorie) = consente di stabilire delle graduatorie, cioè di ordinare rispetto alla maggiore o minore presenza di una determinata caratteristica. Non determina una differenza precisa, ma l’ordine (fasce, livelli…). Il posto che un caso occupa in una graduatoria ordinale viene definito rango. In una scala ordinale più casi possono occupare la stessa posizione in graduatoria. Sono scale ordinali quelle che classificano: classe sociale, giudizi qualitativi graduati, rapporti gerarchici in una organizzazione, …
La scala a intervalli = quando una scala ha tutte le caratteristiche di una scala ordinale ed è inoltre possibile stabilire la distanza tra ciascuna coppia di elementi si parla di scala a intervalli. Questo richiede che venga definita un'unità di misura come riferimento comune con cui esprimere gli intervalli, e che questa misura sia ripetibile. Le scale a intervalli sono tali per cui le differenze tra gli elementi della scala debbano formare un insieme isomorfo, cioè stesse caratteristiche. Nella ricerca educativa facciamo un uso frequente di scale a intervalli; infatti, sono da considerare tali i punteggi ricavati da prove di personalità, le misure di motivazione di atteggiamento. Con queste scale di misura sono utilizzabili tutti gli strumenti statistici.
La scala di rapporti = oltre alle caratteristiche delle scale a intervalli hanno un punto zero assoluto, cioè fisso, non arbitrario. Un modo di accertare se stiamo utilizzando una scala di rapporti è dunque provare a pensare se possiamo usare lo zero. Di norma queste scale non hanno numeri negativi. Prendiamo l'esempio l'età o il peso: non si può essere più giovane di zero. Questo tipo di scala consente di operare utilizzando tutti gli strumenti di calcolo e di analisi statistica. Ogni strumento di valutazione deve essere:
- Preciso o affidabile: capacità di riprodurre la stessa risposta quando riceve lo stesso stimolo
- Sensibile: capacità di rilevare variazioni di sempre minore ordine di grandezza
- Giusto: assenza di errori sistematici (lo strumento deve essere tarato bene)
Gli errori di misura
Errore dello strumento di misura = deriva da un difetto dello strumento.
Errore del metodo di misura = dipendono dal ricorso ad un impianto teorico in parte o del tutto inadeguato.
Errore nell’esecuzione della misura = dipende dal rilevatore che può variare il suo comportamento influenzando il risultato.
Errore accidentale o casuale = dipendono dal fatto che ogni operazione fisica è influenzata da un’infinità di elementi che variano il loro effetto da momento a momento e dei quali è difficile se non impossibile tenere conto in modo preciso.
A queste quattro categorie va aggiunta una quarta relativa agli errori durante il processo di campionamento (errori di selezione) che determinano la scelta delle unità sulle quali viene svolta la misura.
Scelta del problema e definizione delle ipotesi
Ogni ricerca scientifica, sia o meno di tipo sperimentale, si sviluppa in rapporto ad un problema che si sente l’esigenza di chiarire o di risolvere. La ricerca scientifica, specialmente in campo educativo, è condizionata da due macro-ordini di fattori:
Condizionamenti interni al ricercatore
- Paradigma scientifico: il paradigma scientifico è uno schema mentale che funge da lente interpretativa per analizzare la realtà. Il concetto di paradigma non è nuovo, l'utilizzo di esso ha avuto un impulso importante a partire dal lavoro di Thomas Kuhn. Per lo studioso, i paradigmi forniscono agli scienziati non soltanto un modello, ma anche alcune indicazioni indispensabili per costruirlo. Già Piaget aveva messo in luce come la conoscenza si sviluppi in una dialettica tra strutture interne dell'individuo ed esperienza della realtà, sintetizzabile nei concetti di assimilazione e accomodamento. La conoscenza è, dunque, una sintesi che avviene a partire dagli schemi mentali di chi conosce e che può prevedere la possibilità di un aggiustamento degli schemi sulla base degli stimoli che derivano dalla realtà. È evidente che persone che hanno paradigmi, schemi mentali, diversi percepiscono e descrivono in modo diverso lo stesso fenomeno.
- Valori di riferimento: sono concezioni complessive e regolative su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Devono essere riconosciuti dal ricercatore, ma il loro valore non può essere né a priori, né assoluto. Secondo Dewey, è possibile sottoporre i valori all’investigazione scientifica.
- Metodologia assunta: è l’impostazione metodologica con il quale il ricercatore si approccia al problema. Dall'impostazione metodologica dipendono la scelta dell’approccio (qualitativo/quantitativo), l'arco di tempo considerato, la scelta dell'unità di analisi, le modalità di raccolta e di analisi di dati, e contesti di valutazione dei dati stessi. Esistono una molteplicità di approcci allo studio dei fenomeni educativi. Alcuni ricercatori preferiscono approcci quantitativi e hanno come modello il rigore delle scienze esatte; altri invece preferiscono approcci qualitativi. Gli approcci adottati determinano, di conseguenza, la scelta degli strumenti e le dimensioni della realtà da osservare.
Condizionamenti esterni, legati al contesto
Contesto legislativo: è necessario conoscere appieno il contesto normativo e legale in cui si opera per poter condurre una ricerca adeguata e rispettosa delle regole.
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