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La nozione di stato

Il stato è un soggetto giuridico nel quale coesistono tre distinti elementi:

  • Territorio: deve essere geograficamente definito da confini naturali o artificiali e riconosciuto.
  • Popolo: costituito dall'insieme di individui che non necessariamente vivono all'interno dello stato, ma sono legati al territorio da un vincolo giuridico che si chiama cittadinanza (vincolo dal quale discendono diritti e doveri). Il concetto di cittadinanza è sganciato dal vivere in un determinato luogo. Popolo = insieme di cittadini nel territorio. Popolazione = chiunque vive nel territorio di uno stato a prescindere dal suo status giuridico.
  • Potere sovrano/sovranità: autorità che esercita sul territorio e nei confronti del popolo. Al di fuori di questi destinatari, il potere sovrano non si può esercitare. Il concetto di sovranità al giorno d'oggi è molto cambiato, si pensa agli stati che per fare parte dell'Unione Europea hanno ceduto parte della loro sovranità.

Se manca anche uno solo di questi elementi, non si parla di stato.

Nazione

Ci sono nazioni che non hanno uno stato (es. Curdi: nazione che vive fra più stati ma che non ha uno stato di riferimento). Questo permette di introdurre una differenza importante tra i concetti di stato e nazione. Nazione = insieme di persone che sono collegate fra di loro da un legame non giuridico ma di altra natura (ad esempio la lingua, la religione, la condivisione di una stessa cultura), è un legame ideale.

Si tende a similarizzare il concetto di stato con quello di nazione perché durante il Risorgimento (1800), fase che porta alla nascita di stati che conosciamo, vigeva l'idea che ogni stato dovesse avere una nazione sottostante, quindi ogni nazione era legittimata a ergersi a stato, cioè ogni nazione aveva diritto ad avere uno stato. Questa concezione si estende fino a metà 1900 ma dimostra presto la sua limitatezza perché il concetto di nazione è meta-giuridico e deve essere attualizzato. Ci possono essere nazioni che vivono all'interno dello stesso territorio, questo può causare conflitti (come quello in Ucraina). Inoltre, il concetto di nazione non è statico e quindi non si basa su valori fattuali. Nelle società contemporanee, il concetto di nazione è destinato ad evolvere in conseguenza a trasformazioni come i fenomeni migratori.

Lo stato moderno

Lo stato moderno nasce con le grandi monarchie nazionali europee del 1500. Prima esistevano altre forme di organizzazione del potere politico non qualificabili come stati. Nel Medioevo, il potere era frammentato tra una pluralità di soggetti. Nel 1500 un re aggrega a sé tutto il potere e lo concentra in modo assoluto, il potere così non è più frammentato. Impone la sua autorità e la esercita all'interno di un'area, si definiscono quindi i confini dello stato.

Forma di stato

Forma di stato = modalità con cui si organizza il potere politico ed in cui si relaziona il rapporto tra chi detiene il potere politico e chi vi è assoggettato. In base al modo con il quale il potere politico si organizza, ci sono diverse forme di stato. Le forme di stato possono distinguersi in ragione ad una prospettiva storico-evolutiva e strutturale-organizzativa.

Stato assoluto

In base alla prospettiva storico-evolutiva, si può distinguere la forma di stato assoluto: si caratterizza per un rapporto tra chi detiene il potere e chi vi è assoggettato, semplice. La sovranità si concentra nel re che viene definito anche sovrano legibus solutus, cioè il monarca è al di sopra della legge, è lui la legge. Il monarca trae la sua legittimazione con la forza ma ha bisogno di un'altra legittimazione che è di tipo religiosa. Ricopre il suo ruolo in forza di una legittimazione divina. Sono presenti i tre elementi dello stato ma il popolo è suddito, gli individui non sono cittadini in senso moderno, sono bensì sottoposti alla sovranità assoluta del monarca che poteva disporre della loro sorte a suo piacimento. Il presupposto è che lo stato fosse di proprietà del re. È uno stato che non tutela i sudditi e non promuove le condizioni di vita di chi ci vive, si limita a pagare un esercito per difendere i suoi confini.

Crisi dello stato assoluto

Questo modello si diffonde in tutta l'Europa continentale ma ad un certo punto inizia ad entrare in crisi per una serie di ragioni sociali ed economiche. Ragioni:

  • Trasformazioni economiche nel corso del 1700: lo stato assoluto si reggeva su un'economia agricola, tutti i frutti dello stato appartenevano al re. Già nel 1500 l'economia inizia a trasformarsi, nascono i primi commerci, nascono le attività prima artigianali poi imprenditoriali legate alla presenza delle colonie. Si afferma una nuova classe economica, quella dei mercanti, dei commercianti, degli artigiani. Inoltre, nel 1700 si affaccia la prima rivoluzione industriale e quindi la ricchezza non è più collegata alla proprietà terriera ma mercantile, commerciale.
  • Affermazione di nuovi ideali filosofici: si afferma l'illuminismo, corrente che si basa sui lumi dell'intelletto. Nasce l'idea secondo la quale la prospettiva di sviluppo umano parte dall'ingegno umano. Quindi, ogni uomo in quanto tale è uguale all'altro ed in ragione di questo, è titolare di diritti. Si afferma l'idea quindi di uguaglianza e di conseguenza il re è uguale agli altri. Il punto di rottura è rappresentato dalla rivoluzione francese che trova i suoi principi nell'illuminismo. Nella rivoluzione si passa dal concetto di suddito all'idea di popolo composto da cittadini titolari di diritti.

Stato liberale

Nel 1800 nasce lo stato liberale e si caratterizza per il raccoglimento degli ideali rivoluzionari. Elementi dello stato liberale:

  • Monarca che condivide il potere sovrano con altri soggetti all'interno dello stato.
  • Parlamento: organo rappresentativo titolare della funzione legislativa, la legge si esprime attraverso il parlamento. Si tratta di un parlamento censitario ed elitario perché il diritto di voto è riservato ad una parte di cittadini ed il diritto di eleggere e di essere eletto è subordinato a certe condizioni di censo e condizioni economico-culturali. Le donne sono escluse da diritti elettorali, quindi i parlamenti rappresentano una piccola parte di cittadini.
  • Principio di legalità: principio in base al quale tutti sono soggetti alla legge, compreso il monarca.
  • Principio di uguaglianza: principio per cui tutti sono uguali davanti alla legge, è un'uguaglianza formale.
  • Esistenza di una base sociale come la borghesia.

Questo comporta l'esigenza che tutte queste conquiste vengano inserite in un documento scritto. Tale documento è la Costituzione che in realtà nasce come un accordo tra il sovrano e la classe borghese in quanto lo stato liberale soddisfa gli interessi della classe egemone, appunto quella borghese. Attraverso gli accordi costituzionali, il sovrano limita alcuni suoi poteri a vantaggio della borghesia emergente e si enunciano diritti di libertà ai quali la classe borghese è principalmente interessata (libertà economiche, tutela del diritto di proprietà). Con lo stato liberale nascono le costituzioni in senso moderno anche se si tratta di costituzioni povere. Da sudditi si passa a cittadini ma lo stato liberale è non interventista, infatti le libertà all'interno dello stato sono anche chiamate libertà negative, dove il contenuto del diritto di libertà sta nella sua intangibilità da parte dello stato e nel suo realizzarsi attraverso il non intervento del potere pubblico.

L'Italia ha vissuto tutte queste fasi, dopo la Restaurazione, vive la sua fase risorgimentale che porta al processo di unificazione. Questo processo compare anche nel Regno di Sardegna. Statuto Albertino: tipica costituzione liberale.

Criticità dello stato liberale

Lo stato liberale inizia ad evidenziare segni di criticità per una serie di ragioni:

  • Trasformazioni sociali ed economiche: si afferma la classe sociale del proletariato che prende consapevolezza del proprio ruolo nella società. Ceti operai e proletari si affacciano sulla scena politica attraverso i grandi partiti di massa tentando di bilanciare il potere della borghesia. Questa classe avanza delle istanze migliorative perché cambiano le esigenze. È un ceto urbano, si passa dalla campagna alla città. Crescono pressioni per il riconoscimento di qualche diritto (diritto alle ferie, al riposo settimanale, esistenza dignitosa, accedere all'assistenza sanitaria) ma queste istanze potranno avere risposta dopo l'estensione del suffragio. Questo spinge a delle battaglie per l'estensione del suffragio, è un processo molto lento. L'estensione del suffragio determina che il parlamento diventa più sensibile nei confronti del popolo.
  • Durante la I Guerra Mondiale, ci sono trasformazioni sociali profonde e nuove spinte di tutela. Tutto questo fermento, la conflittualità sociale e l'incapacità della borghesia di modificare il quadro istituzionale per contenere le spinte dei partiti di massa, aprì la strada al totalitarismo.

Lo stato liberale nasce nel 1800 e si cristallizza con l'avvento dei totalitarismi.

Stato sociale

Dopo la II Guerra Mondiale, si cerca di trarre insegnamenti dagli orrori della guerra per creare un nuovo modello di organizzazione del potere: nasce lo stato sociale. Recupera lo stato liberale ma evolve. Questo è possibile perché si riconosce il suffragio universale, infatti, il 2 giugno 1946: viene eletta l'assemblea costituente per suffragio universale con il compito di creare una nuova costituzione. Quello che ne deriva è una costituzione tipica dello stato sociale.

È uno stato che si regge sulla separazione dei poteri ma coinvolge tutti i cittadini attraverso il suffragio universale ed introduce una serie nuova di garanzie funzionali a garantire che quanto accaduto nel 1922 non accada più.

Elementi dello stato sociale:

  • Estensione del suffragio
  • Piena partecipazione di tutti all'esercizio del potere politico
  • Formazione del principio di uguaglianza sostanziale

Si riconosce l'uguaglianza formale ma si formalizza l'impegno dello stato alla rimozione delle condizioni che si frappongono allo sviluppo della persona. Art.3 della costituzione:

  • I comma: cristallizza il principio di uguaglianza formale, lo stato riconosce l'uguaglianza a prescindere da qualsiasi condizione dell'individuo (la religione non è motivo di discriminazione).
  • II comma: la repubblica deve rimuovere gli ostacoli economico-sociali che impediscono lo sviluppo della persona umana.

Attualmente questa forma di stato inizia ad evidenziare segni di crisi dati dagli eccessivi costi.

Stato federale

Secondo la prospettiva strutturale-organizzativa:

  • Stato federale: coesistono due livelli di governo distinti. Si pone come un unico soggetto di diritto ma al suo interno è composto da due livelli governativi. C'è un livello di governo federale ed uno federato che, relazionandosi tra di loro, concorrono all'esercizio del potere sovrano. Il parlamento è bicamerale, una camera rappresenta il popolo mentre l'altra le entità costitutive.

Gli stati federali nascono come aggregazione di entità politiche preesistenti per soddisfare un interesse più generale, per soddisfare bisogni come la politica estera, la difesa, avere una moneta unica che permetta il progresso economico (un esempio sono la Svizzera e gli Stati Uniti), alcuni nascono per disgregazione ma si tratta di un'eccezione (Belgio). Per assicurare la funzionalità di questo modello, negli stati federali esistono delle costituzioni che chiariscono le prerogative dei due livelli governativi. Tali stati hanno anche apposite garanzie per gli elementi costitutivi della federazione, per esempio le costituzioni federali possono essere modificate solo con il consenso degli elementi costitutivi della federazione. (La costituzione svizzera può essere modificata con il consenso della maggioranza dei cantoni e della popolazione, anche i cantoni più piccoli non perdono le loro prerogative).

Una seconda garanzia federale è rappresentata dall'esistenza di una camera che rappresenta le entità costitutive (tutte in modo paritario).

Stato regionale

Stato regionale: è una forma di stato intermedia tra lo stato federale ed unitario. Nello stato regionale, come nello stato federale, esistono delle entità costitutive che sono titolari della funzione legislativa ma, a differenza di questo, non partecipano alla sovranità che invece si concentra nello stato centrale. A differenza dello stato federale, non esistono garanzie specifiche per le regioni rispetto alla modifica della costituzione e non esiste nemmeno una camera in cui siedono gli elementi costitutivi della confederazione. Tipico esempio di stato regionale è l'Italia dove le regioni non possono bloccare le modifiche alla costituzione e non vi è una camera in grado di rappresentarle.

Stato unitario

Stato unitario: tutto il potere sovrano si concentra in un unico livello di governo che è quello statale, quindi la funzione legislativa è esercitata solo a livello statale. Storicamente è uno stato unitario lo stato assoluto. Gradualmente, anche il modello di stato unitario è andato attenuandosi. (La Francia tende ad essere uno stato fortemente centralizzato).

Forma di governo

Forma di governo: ammettendo l'esistenza di più organi ognuno dei quali è titolare di una frazione del potere politico, è il rapporto che sussiste tra gli organi di vertice dello stato. Organo di vertice: organo per esercitare una frazione del potere sovrano. In base a come si relazionano gli organi di vertice dello stato, ci sono diverse forme di governo. Si basa sulla separazione dei poteri (solo suddividendo il potere e ponendolo a diversi soggetti si evitano contrasti assolutistici) elaborata da Montesquieu:

  • Potere esecutivo: monarca
  • Potere legislativo: parlamento
  • Potere giudiziario: giudici

Dopo la fine dell'assolutismo, la separazione dei poteri permea la formazione delle costituzioni. Anche le forme di governo, come le forme di stato, possono essere considerate contestualizzandole al tempo ed al luogo.

Forme di governo

  • Parlamentare: nasce nel Regno Unito parallelamente al processo di contenimento del potere regio a favore dell'organo rappresentativo.

Elementi:

  • Il parlamento trae la sua legittimazione dal popolo e traduce le scelte politiche in leggi.
  • La funzione esecutiva è attribuita al governo che è legittimato ad agire in forza di un rapporto di fiducia conferitogli dal parlamento.
  • Esiste un capo dello stato, può essere ereditario o elettivo in modo diretto o indiretto. Il capo dello stato svolge solo funzioni di garanzia, non svolge funzioni di indirizzo politico, infatti è il garante del corretto funzionamento dei rapporti tra gli altri poteri dello stato. Rispetto agli atti che compie nell'esercizio delle sue funzioni è irresponsabile perché non ha nessuna legittimazione popolare ed ha solo funzioni di garanzia.

Importante: l'elemento caratteristico è l'esistenza di un rapporto fiduciario tra governo e parlamento e lo svolgimento di funzioni di garanzia da parte del capo dello stato. Il potere giudiziario è autonomo. L'Italia è una forma di governo parlamentare.

  • Presidenziale: si caratterizza per l'esistenza del parlamento ma gli elettori eleggono anche il capo dello stato il quale ha sia funzioni di capo dello stato sia le funzioni di capo del governo.

Gli elettori legittimano direttamente sia il parlamento, sia il presidente che è capo sia del governo sia di stato. La differenza è che il capo dello stato è sempre elettivo e non è un organo di garanzia, bensì di indirizzo politico che presiede il governo. Il capo dello stato persegue l'indirizzo politico in forza di una diretta legittimazione popolare. C'è una forte accentuazione della separazione dei poteri perché potere esecutivo e legislativo traggono la propria legittimazione dal corpo elettorale. L'esempio più importante è quello degli Stati Uniti (i cittadini americani eleggono il congresso ma anche il presidente degli Stati Uniti).

  • Semi-presidenziale: si colloca apparentemente in una posizione di mezzo tra la forma parlamentare e presidenziale, in verità si avvicina di più all'una o all'altra a seconda di come si sviluppano gli equilibri politici dello stato.

Esiste un capo dello stato eletto dal popolo, titolare di funzioni di governo e persegue un proprio indirizzo politico. Esiste anche un governo titolare della funzione esecutiva il quale deve avere la fiducia del parlamento. La funzione esecutiva è condivisa dal governo che ha un proprio primo ministro e dal presidente della repubblica, si parla quindi di un esecutivo bicefalo. L'esempio è la Francia dal 1958. In Francia c'è un parlamento ed un presidente eletto dal corpo elettorale. Vi è anche un governo con un suo primo ministro. Gli equilibri di forza variano a seconda di certe variabili: se parlamento e presidente sono espressione di una uguale maggioranza, il presidente accresce il suo ruolo. Diversa è la situazione in cui il parlamento abbia un colore politico diverso da quello del presidente, in questo caso si parla di coabitazione (il ruolo del presidente si attenua a vantaggio del primo ministro che accentua il proprio ruolo). Molti paesi dell'Europa orientale hanno adottato questo modello.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

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