STORIA E FORTUNA DELLA MITOLOGIA CLASSICA
Sommario
LE ORIGINI DEL MONDO E DEGLI DEI IN ESIODO ......................................................................................................... 2
LA TITANOMACHIA: URANO, CRONO E ZEUS ............................................................................................................. 3
ESIODO E LA TEOGONIA: THEOS = DIO – GONÉ = ORIGINE ......................................................................................... 6
INVOCAZIONE ALLE MUSE ......................................................................................................................................... 7
POTENZE ED ELEMENTI PRIMIGENI ............................................................................................................................ 9
LE NOZZE DI TERRA E CIELO E LA NASCITA DEI TITANI .............................................................................................. 11
LA RIBELLIONE DEI TITANI CONTRO URANO E LA SUCCESSIONE DI CRONO
............................................................... 15
LA NASCITA DI AFRODITE ......................................................................................................................................... 18
IL MITO DI PROMETEO: ORIGINE
.............................................................................................................................. 20
IL MITO DI PROMETEO: TEMI, PASSAGGI E IMMAGINARIO ...................................................................................... 21
L’AZIONE COLPEVOLE, IL FURTO DEL FUOCO: ........................................................................................................... 22
NASCE L’UOMO CIVILIZZATO ................................................................................................................................... 22
L’INGANNO A ZEUS: LA SPARTIZIONE DELLE CARNI .................................................................................................. 28
L’INGANNO A ZEUS: IL FURTO DEL FUOCO ............................................................................................................... 29
L’INGANNO DI ZEUS: PANDORA ............................................................................................................................... 30
I DONI DI PROMETEO AGLI UOMINI ......................................................................................................................... 32
LA TECNICA: SIGNIFICATO DEL TERMINE .................................................................................................................. 35
IL MITO DI PROMETEO IN PLATONE ......................................................................................................................... 37
1. UNA FAVOLA PER DIMOSTRARE ..................................................................................................................... 37
2. LA DISTRIBUZIONE DELLE COMPETENZE: DYNAMEIS ....................................................................................... 38
3. RISPETTO (AIDOS) E GIUSTIZIA (DIKE) = COMPETENZE .................................................................................... 41
LA CONTESA TRA ACHILLE E AGAMENNONE ............................................................................................................. 48
IL PROEMIO DELL’ILIADE: CONCETTI CHIAVE ............................................................................................................ 67
LA FIGURA DI ACHILLE NELL’ILIADE .......................................................................................................................... 72
ILIADE POEMA DELLA GUERRA: TECNICHE BELLICHE ................................................................................................ 93
IL PALAZZO MILZETTI A FAENZA ............................................................................................................................... 94
LA GALLERIA DI ACHILLE A PALAZZO MILZETTI ....................................................................................................... 102
IL RITRATTO DI ULISSE: PROEMIO .......................................................................................................................... 108
L’ODISSEA: PERSONAGGI, TRAMA E TECNICHE ....................................................................................................... 111
TELEMACO E LA TELEMACHIA ................................................................................................................................ 118
IL VIAGGIO DI ULISSE: ODISSEA V ........................................................................................................................... 122
L’INCONTRO CON NAUSICAA ................................................................................................................................. 130
L’ISOLA DEI SELVAGGI: ODISSEA IX ........................................................................................................................ 131
IL MOSTRO POLIFEMO: ODISSEA IX ........................................................................................................................ 134
1
LE ORIGINI DEL MONDO E DEGLI DEI IN ESIODO
Athanatoi termine greco che indica l’immortalità degli dei
à
• Rispetto ad altre forme di racconto il mito si distingue per la presenza di elementi
sacri che lo classificano come un racconto sacro, motivo per cui spesso gli storici del
mito sono anche storici della religione. Il primo elemento distintivo della cultura
greca antica consiste nel fatto che gli dei sono generati e non sono fonte di
generazione come in altre tradizioni quali quella ebraica, nell’orizzonte greco non
esiste l’idea della creazione dal nulla. Gli dei sono divinità antropomorfe che
subiscono passione e sofferenza ma restano immortali e potenti.
• 3 termini per riferirsi agli dei: makarioi – ouranoi – athanatoi
Thanatoid termine greco che indica la mortalità degli uomini
à
• Il contatto tra l’uomo e il divino avviene secondo diverse modalità:
1. gli dei si manifestano agli uomini assumendo le sembianze di uomini, ad esempio
Atena si manifesta al mentore di Telemaco
2. forma dell’animale, ad esempio la metamorfosi di Zeus che si trasforma in un toro
bianco e si avvicina ad Europa facendosi accarezzare e cavalcare.
εὐρύς (eurýs) =ampio e ὤψ/ὠπ-/ὀπτ(ōps/ōp/opt) =occhio, fanciulla con occhi grandi
3. Il fumo del sacrificio che dall’altare sale al cielo: nei poemi omerici gli uomini sono
definiti “creature che si nutrono di pane” perché sono mortali (thanatoid) a differenza
degli dei che sono immortali (athanatoi) e si nutrono di ambrosia.
a- (alfa privativo che indica negazione) e brotòs = mortale (bevanda che rende immortali)
AMBROSIA: APPROFONDIMENTO
Nella mitologia omerica è indicato con questo nome non solo il nutrimento degli
à
dei ma anche un unguento destinato a detergere impurità e medicare ferite. Esso è di
2
pertinenza esclusiva degli dei e chi ne gusta acquista l'immortalità. Oggetto di viva
discussione sono stati i rapporti di questa sostanza col nettare, menzionato da Omero
insieme con l'ambrosia quale bevanda divina, mentre in altri autori come Saffo,
l'ambrosia è la bevanda e il nettare il cibo. Il Roscher la considera una specie di miele
poiché il miele fu il primo nutrimento di Zeus; ma questa identificazione è da altri
respinta. Recentemente è ritornato sull'argomento il Dumézil, il quale mette in
relazione l'ambrosia con le feste e i riti primaverili quale simbolo dell'immortalità.
4. Talvolta la divinità si mostra nel suo reale aspetto, emblematico è l’esempio di Zeus
che si mostra a Selene la quale incenerisce alla sua vista perché difronte al suo reale
aspetto non è in grado di reggerne la grandezza
LA TITANOMACHIA: URANO, CRONO E ZEUS
• Al principio dell'universo c'era il Caos, poi apparve Gea, Madre Terra, la quale
generò Urano, il Cielo, e si unì a lui dando alla luce sei titani, sei titanidi e sei creature
mostruose: tre ciclopi e tre ecatonchiri. Urano odiava quelle creature e, per liberarsi
di loro, le incatenava nel Tartaro non appena nascevano, per vendicarsi di ciò, Gea
invitò i titani a ribellarsi ma essi erano intimoriti dal padre, solo il più giovane Crono
accolse la richiesta e, armatosi di un falcetto creato dalla madre, sorprese il padre
mentre desiderava unirsi con Gea e gli tagliò i genitali, gettandoli in mare. In questo
modo, i titani ottennero il dominio sull'universo sotto il comando di Crono ma egli
ricacciò i ciclopi e gli ecatonchiri nel Tartaro.
• Crono sposò sua sorella Rea, tuttavia era stato profetizzato da Urano morente e da
Gea che uno dei figli di Crono lo avrebbe spodestato, per questo motivo, ogni volta
che la moglie Rea dava alla luce un figlio, Crono lo divorava (Crono divorò
Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone). Per evitare a Zeus la stessa sorte, Rea lo
partorì di notte, lo affidò a Gea (che lo portò a Creta) e, per ingannare Crono, avvolse
3
una pietra nelle fasce e la consegnò al marito, che la divorò nella convinzione che si
trattasse del piccolo.
• Zeus crebbe a Creta e, quando raggiunse un'età adeguata, decise di vendicarsi di
Crono: con l'aiuto della madre Rea ottenne di diventare coppiere del padre (il quale
non lo riconobbe) e, approfittando di tale posizione, versò un emetico nelle bevande
di Crono. Questi cominciò a vomitare prima la pietra e poi i cinque dei olimpici che
aveva divorato, questi uscirono illesi e già adulti e, visto il trattamento subito,
provarono un odio profondo per Crono tanto che fu subito chiaro che tra gli dei
olimpici e i titani sarebbe scoppiata una guerra. Gli dei per gratitudine offrirono a
Zeus di guidarli, mentre i titani scelsero come capo Atlante. Il conflitto vedeva gli dei
situati sul monte Olimpo e i titani sul monte Otri (Prometeo e Stige appoggiavano gli
dei pur essendo figli di titani). La guerra infuriò per dieci anni ma a un certo punto Gea
emanò una profezia: affermò che gli dei avrebbero vinto soltanto se avessero
ottenuto l'appoggio dei ciclopi e degli ecatonchiri, che erano ancora confinati nel
Tartaro. Zeus uccise Campe, l'anziana carceriera, e li liberò, rifocillandoli con nettare
e ambrosia, i ciclopi per riconoscenza donarono a Zeus il fulmine, ad Ade un elmo che
rende invisibili e a Poseidone un tridente. I tre dei si introdussero nella dimora di
Crono e mentre Poseidone lo teneva a bada col tridente, Zeus lo colpì col fulmine e
Ade gli rubò le armi. Intanto gli altri titani furono bersagliati di pietre dagli ecatonchiri,
che avendo cento braccia e cento mani potevano lanciarne un numero enorme, infine
un lacerante urlo del dio Pan mise in fuga i titani. La battaglia si concluse con la
vittoria degli dei olimpici che confinarono gli sconfitti nel Tartaro sotto la
sorveglianza degli ecatonchiri. Atlante, capo della fazione perdente, fu condannato a
reggere la volta del cielo, mentre le titanidi non subirono punizioni per l'intervento di
Rea e Meti. 4
I titani non ebbero più modo di prendersi una rivincita, portando così a una
stabilizzazione definitiva delle divinità dominanti: gli dei olimpici. Zeus, Poseidon e
Ade si dividono le sfere di influenza: Zeus divenne padrone del cielo, Poseidone del
mare e Ade dell'oltretomba.
1. ZEUS
Zeus regge il cielo, domina e regola i fenomeni atmosferici da cui dipendono
l’agricoltura e la pastorizia (Zeus fa piovere, è un verbo causativo). Zeus rappresenta
anche la sfera che mette in contatto l’uomo e la divinità.
2. ADE
Ade assume il comando di ciò che sta al di sotto della terra che è parte dei più antichi
sentimenti religiosi dell’uomo, per questo si svilupperà la tecnica della sepoltura. Ade
guida le divinità ctonie (chthon) negli inferi/tartaro. Il ruolo di Ade è anche legato alla
nascita dell’agricoltura: Persefone era una splendida dea agreste, nata dall’unione di
Zeus e Demetra, dea dell’agricoltura. Un giorno, mentre raccoglieva fiori lungo le
sponde di un lago, Ade la vide, se ne innamorò e la rapì, portandola nel suo regno per
farne la sua sposa. Non trovando la figlia, Demetra cominciò a cercarla ma non la trovò
5
e disperata decise che finché la figlia non fosse tornata tutto si sarebbe seccato. Per
scongiurare la fine del mondo, Zeus scoprì dove si trovava la fanciulla e stabilì che se
non avesse mangiato nulla nel regno degli inferi, sarebbe potuta tornare dalla madre.
Demetra scese nell’Ade ma scoprì che la figlia aveva mangiato sette chicchi di
melograno e, accecata dal dolore, minacciò di impedire la vita sulla terra. Zeus trovò
una soluzione: per sei mesi Persefone sarebbe tornata alla luce del sole con la madre,
per sei mesi sarebbe tornata nell’Ade. Nacquero così autunno, primavera, inverno ed
estate.
3. POSEIDON
Poseidon è la divinità del mare (dal momento in cui i greci conobbero il mare) e dei
movimenti tellurici. I greci usano 4 termini per riferirsi al mare:
- Hals, sale/mare
- Pelagos, grande distesa, forse grande lago
- Pontos, via di passaggio
- Thalassa da cui il termine talassemia (sangue mediterraneo)
ESIODO E LA TEOGONIA: Theos = dio – goné = origine
• Esiodo, originario di Ascra in Beozia e vissuto probabilmente agli inizi del VII a.C., fu
rapsodo e poeta epico, è autore di un poema in esametri, Le opere e i giorni in cui
partendo da un episodio personale – la contesa con il fratello Perse per questioni di
eredità – sono rappresentati i valori etico-ideologici della società rurale del tempo. La
Teogonia è un poema in cui sono narrate le nascite, le vicende degli dèi del pantheon
greco a partire dalle divinità primordiali (NON sono le divinità olimpiche) e il processo
che ha portato alle divinità olimpiche, secondo un modello ampiamente diffuso nella
cultura antica che i Greci hanno tratto dall’influsso delle civiltà mesopotamiche. Tra
le divinità primordiali si ricorda Urano (cielo) e Gaia/Gea (terra); dalle divinità
6
primordiali si originano le divinità olimpiche così denominate perché si pensava che
la sede fosse l’Olimpo, un monte situato nel centro della Grecia circondato da nubi
che rappresentava il confine immaginario tra la terra e il cielo e garantiva una
separazione netta tra la sfera di competenza dell’uomo e quella di competenza divina.
A Esiodo è attribuita un’altra opera, il Catalogo delle donne, poema genealogico in
cui le origini e le imprese degli eroi della tradizione mitica sono narrate partendo dalle
donne famose che li hanno generati.
• La forma del poema teogonico non è una forma originariamente greca ma è la forma
tipica di raccontare del mondo mesopotamico. All’inizio del poema in cui sono
raccontate le origini degli dèi e delle loro prerogative, dopo l’invocazione alle Muse
– divinità ispiratrici del canto e garanti della sua autorevolezza – sono rappresentati
gli elementi originari del cosmo e la 1° generazione delle divinità nate da Terra e Cielo.
Nella concezione greca e orientale, gli dèi immortali sono generati: il loro tempo è
infinito ma ha un inizio. Le origini del cosmo sono rappresentate attraverso la
generazione di divinità primordiali – Caos, Notte, Giorno, Terra e Cielo – da cui nasce
la 1° generazione di dèi antropomorfi con la forma e l’immagine di uomini ma spesso
mostruosi e terribili, come i Ciclòpi. Con la successione violenta tra il regno di Urano
e quello di Crono, con Afrodite, dea dell’amore e del desiderio, nasce la stirpe degli
dèi Olimpici. Il testo spiega le origini dell’universo attraverso un racconto in cui gli
elementi primigeni sono personificati come potenze divine: dalle loro unioni e dai
conflitti si formano sia la realtà fisica sia le strutture di potere.
INVOCAZIONE ALLE MUSE
• Il mito utilizza il metodo genealogico per la narrazione delle origini del mondo e degli
dèi e introduce così un modello che sarà utilizzato anche dagli storici per scandire gli
eventi, le imprese e i protagonisti del passato. Inoltre, il mito è tramandato oralmente
e la narrazione si fonda su strutture ricorrenti, facilmente memorizzabili e ripetibili: è
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questo il dono delle Muse al poeta, imparando la lingua delle Muse, i cantori sono in
grado di ricordare e tramandare i racconti tradizionali.
• Questo frammento funge da proemio e segue il proemio inziale che spiega la
genealogia delle muse, si occupa del tema dell’origine degli dei e della divisione dei
ruoli. Il poema teogonico diventa cosmologico perché narra l’origine del cosmo.
Teogonia 104 - 115
Salve figlie di Zeus , datemi l’amabile canto;
1
celebrate la sacra stirpe degli immortali, sempre viventi, 105
che da Gaia nacquero e da Urano stellato,
2 3
da Notte oscura, e quelli che nutrì il salso mare;
dite come dapprima gli dèi e la terra nacquero
e i fiumi e il mare infinito di gonfiore furente ,
4
e gli astri splendenti e il cielo ampio di sopra; 110
e quelli che da loro nacquero, gli dèi dispensatori di beni 5
e come i beni si divisero e gli onori si spartirono,
e come dapprima ebbero Olimpo ricco di balzi.
6
Questo cantatemi, o Muse, che abitate le olimpie dimore ,
fin dal principio, e ditemi quale per primo nacque di loro 115
ANALISI TESTUALE
figlie di Zeus : Le Muse sono figlie di memoria e Zeus, il termine “musa” significa
1
divinità del museo mentre il termine “mousaion” indica la dimora delle muse. Sono
le custodi della memoria, del racconto e della tradizione, di conseguenza tutti i poemi
iniziano con l’invocazione alle muse poiché queste
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