APPLICAZIONI INGEGNERISTICHE IN AMBITO BIOMEDICO
21/2/2022
Ci sono dei parziali oppure il totale (con orale obbligatorio sotto il 24). Le prove in itinere
sono il 26 aprile e il 23 maggio. Programma sarà suddiviso in:
PRIMA PROVA IN ITINERE:
1. Introduzione: Sviluppo della medicina moderna, approcci terapeutici, utilizzo delle
tecnologie.
2. Biocompatibilità: Definizione del problema, sistema della coagulazione, sistema del
complemento; interazione tra materiali e le proteine plasmatiche; metodiche
quantitative; strategie;
3. Sostituzione della funzione renale: Il trattamento emodialitico; organizzazione del rene
artificiale; accessi vascolari; pompe peristaltiche; filtro dializzatore; fenomeni di
trasporto attraverso le membrane dialitiche; permeabilità, ultrafiltrazione, selettività
delle membrane; osmosi inversa per liquido di dialisi; valutazione dell'efficacia del
trattamento; prospettive future;
4. Sostituzione della funzione renale: La dialisi peritoneale; Trasporti di membrana nella
dialisi peritoneale; Sviluppi futuri del trattamento dialitico;
5. Sistemi per trattamento del sangue e dei tessuti: Plasmaferesi; aferesi; sistemi di
adsorbimento; sistemi per la perfusione di organi per il trapianto.
SECONDA PROVA IN ITINERE:
1. Sostituzione della funzione cardiaca: Trattamento chirurgico dell’insufficienza cardiaca;
circolazione extracorporea per bypass cardio-polmonare; ossigenatori.
2. Sostituzione/assistenza del controllo glicemico: Terapia insulinica e controllo glicemico;
infusori per l’insulina; controllo glicemico estemporaneo e continuo; controllo glicemico
mediante circuito chiuso (pancreas artificiale).
3. Sostituzione/assistenza della funzione polmonare: Ventilatori; sistemi per ossigenazione
extracorporea (ECMO).
4. Sostituzione/assistenza del controllo glicemico: Terapia insulinica e controllo glicemico;
infusori per l’insulina; controllo glicemico estemporaneo e continuo; controllo glicemico
mediante circuito chiuso (pancreas artificiale).
5. Organi bio-artificiali: Ingegneria dei tessuti, scaffolds biodegradabili, bioprinting.
1 22/02/2022
PROGRAMMA DELLA PRIMA PROVA IN ITINERE
LEZIONE 2: La biocompatibilità
LA MEDICINA MODERNA E LE NUOVE TENCOLOGIE
I primi interventi chirurgici avevano degli impedimenti: La mancanza di un procedimento
anestetico e lo sviluppo delle infezioni. L’ostacolo delle infezioni si è superato per mezzo
dello sviluppo di antibiotici e partì la chirurgia ricostruttiva (rimozione tessuto danneggiato
e ricostruzione di esso per mezzo del prelievo di tessuti sani).
Era necessario trovare dei tessuti/organi che potessero essere sostituiti con quelli non
funzionanti, invece che rimuovere del tutto e basta come si faceva prima, inizio anni 60 si
inizia a sviluppare la medicina degli organi artificiali e dei trapianti di organi. Per risolvere
il problema del rigetto di trapianti vennero messi a punto i farmaci in gradi di inibire la
reazione di rigetto del sistema immunitario.
Limiti delle due strade mediche parallele del trapianto e degli organi artificiali:
- Gli organi artificiali hanno il limite di non poter sostituire in modo completo le funzioni
biologiche (la ciclosporina inibisce il rigetto);
- Il trapianto ha limite della disponibilità degli organi (donatori e cadaveri). Tra specie
diverse si ha rigetto immediato, la strada è molto in salita, è più facile tra stessa specie.
Negli ultimi anni ha preso piede la terapia cellulare: raccogliere cellule trovate in un corpo o
create in laboratorio, manipolarle in laboratorio e trapiantarle nel paziente. Trapianto deve
essere protetto dalla terapia anti rigetto, un’alternativa molto utilizzata è quella
dell’autotrapianto (prelevare cellule dal paziente, manipolarle e trapiantarle nello stesso).
Oggi si parla di evidence based medicine: si curano i pazienti sulla base di cure
scientificamente dimostrate, la sperimentazione clinica deve permettere di dimostrare che
un certo trattamento è efficace. Si ricorre a clinical trials (misurazione, raccolta dati etc.
Tutto basato sulla tecnologia). 2
La medicina personalizzata è basata sul fatto che i medici devono intervenire sul paziente
con un trattamento ad hoc. Per farlo è necessario avere a disposizione delle informazioni sul
paziente raccolte per mezzo di strumentazioni, sistemi di raccolta dati, strumenti di
diagnostica (informatica medica), terapia e riabilitazione personalizzate.
LA BIOCOMPATIBILITA’
I materiali che vengono inseriti nel corpo e le loro forme e geometrie non devono indurre
fenomeni che possono alterare il funzionamento del corpo umano o dello stesso impianto.
Se il dispositivo viene ben accettato dall’organismo si possono ottenere risultati clinici
importanti, molti pazienti possono farne uso e chi costruisce i dispositivi guadagna
(aumentano risultati clinici e impatto economico). Non c’è un materiale biocompatibile al
100% quindi le complicanze possono sempre insorgere, è importante minimizzarle o tenerle
sotto controllo.
Il problema della compatibilità coinvolge tutte
queste aree, la superficie a contatto con il sangue
deve avere delle caratteristiche, importante il
contatto con la superficie, le proteine, le cellule
(non sempre contro le pareti) ma soprattutto le
proteine. C’è una risposta biologica legata
all’interazione delle proteine con i materiali. 3
Globuli rossi 45%, ce ne sono di più in uomini; Buffy coat 1% (Globuli bianchi e piastrine);
Plasma 55% (acqua, rifiuti, proteine, glucosio); Diametro interno arterie: 4 mm; Diametro
interno arteriole: 30 μm; Diametro interno capillare: 8 μm; Diametro intento venule: 20 μm
Diametro interno vene: 5 mm; Limite microscopio ottico: 1 μm; Limite microscopio
elettronico: 0.3 nm.
Le piastrine: sono prodotte mediante la disgregazione dei megacariociti. Hanno una vita
media 10 gg, e sono gli attivatori del processo della coagulazione. Non sono cellule perché
non hanno il nucleo. La membrana delle piastrine: stessa membrana della cellula, doppio
strato fosfolipidico. Emettono pseudopodi e adesione piastrinica (per riparare il danno del
tessuto), attivazione (contenuto dei granuli viene rilasciato), secrezione, aggregazione.
Emostasi o Coagulazione: Arresto della fuoriuscita di sangue da un vaso danneggiato
(coagulazione fisiologica). Ci sono 3 fasi:
1- Formazione di fibrina:
• Vasocostrizione: il danno alla superficie interna del vaso provoca il rilascio di alcuni
fattori vasocostrittori che agiscono nelle arteriole a livello della lesione per contrastare la
perdita di sangue. 4
• Aggregazione piastrinica: Cellule endoteliali a causa della lesione secernono una
proteina che si dispone presso la lesione permettendo l’adesione piastrinica. Le piastrine
una volta adese, rilasciano citochine (tromboxano A2) che “reclutano” altre piastrine che
a loro volta si accumulano presso la lesione attaccandosi alle altre già presenti. Si forma
il tappo emostatico
• Coagulazione: stabilizzazione dell’aggregato grazie all’attivazione della fibrina. Il
processo di attivazione della fibrina segue un meccanismo a catena a cui partecipano
molti fattori.
Via intrinseca con superficie non endoteliale) via più lenta
(contatto
o innescata dall’attivazione di XII che si verifica quando il sangue entra in contatto
con la matrice extracellulare, in particolare con il collagene. Viene poi attivato XI
che attiva IX che a sua volta si attacca a VII e attiva X;
Via estrinseca (trauma a livello tissutale) attivata da tromboplastina, fattore
o III, prodotta dal tessuto danneggiato. Vien attivato in seguito il fattore VII che poi
attiverà X. Diminuendo il calcio blocco la coagulazione, oppure usando eparina
(anticoagulante che blocca tutto) oppure altro anticoagulante che blocca la
vitamina K e blocca la cascata;
Via comune le due si congiungono. Questa via ha inizio con l’attivazione del
o fattore X che a sua volta attiva la trombina che permette la conversione del
fibrinogeno in fibrina. È un’operazione di taglio, clivaggio. Il fibrinogeno ha 3
eliche con ponti disolfuro (vedo slides). Ci sono fibrino-peptidi attaccati, finché ci
sono non coagula, ma se si staccano allora il fibrinogeno si stacca dal pezzo finale
e si crea una catena, la fibrina. Un intervento del fattore XIII attivato permette la
precipitazione della fibrina e la formazione del coagulo (rete di fibrina).
2- Detrazione del coagulo: Fibrina cede acqua e si accorcia (è richiesta energia
sottoforma di ATP);
3- Fibrinolisi: Processo atto a bilanciare la coagulazione del sangue, le funzioni di questo
processo sono essenzialmente: Degradare complessi di fibrina, Limitare la formazione
del tappo emostatico nelle sedi di danno vascolare e non oltre, Rimuovere la fibrina al
termine del processo riparativo. 5
La Fibrinolisi è operata dalla plasmina, fattore anticoagulante che viene anch’esso attivato
dalla trombina. Il significato di questo accoppiamento di reazioni ad effetto biologico
opposto è quello di garantire a una rapida formazione di un trombo, un altrettanto rapida
eliminazione. Si tratta della ripartizione dei coaguli del sangue che è una parte cruciale della
guarigione della ferita.
Il Sistema fibrinolitico degrada la fibrina e il fibrinogeno attraverso la plasmina che
deriva a sua volta dal plasminogeno, un precursore inattivo (è il fattore XII che attiva il
plasminogeno in plasmina). Il plasminogeno viene trasformato in plasmina ad opera del t-
PA (attivatore tissutale del plasminogeno) oppure dell’u-PA (urochinasi). Il t-PA è
sintetizzato dalle cellule endoteliali che lo riversano continuamente in circolo, dove si trova
libero o complessato con gli inibitori. Ha un'affinità elevata per la fibrina e risulta quindi
essere un efficiente attivatore del plasminogeno solo a livello della fibrina.
Bisogna trovare il modo di far accettare alle piastrine il materiale artificiale di modo che si
possa tenere sotto controllo la cascata coagulativa e quindi evitare la formazione del coagulo
e di trombi. La componente cellulare che riveste la superficie dei vasi, quella più interna a
contatto con il lume del vaso, è la cellula endoteliale.
Gli elementi circolanti non posso arrivare
direttamente sulla superficie della cellula
endoteliale grazie a uno strato di proteine,
proteoglicani, acido ialuronico e
carboidrati (creano i glicosamminoglicani)
definito glicocalice, che la riveste. 6
Lo strato ha carica negativa il che permette la repulsione delle proteine plasmatiche
anch’esse negative e la repulsione elettrostatiche delle piastrine anch’esse leggermente
negative (no coagulazione interna), e così le piastrine si tengono leggermente sopra, non a
contatto stretto.
Se l’endotelio si danneggia e si stacca una cellula, si espone il sottoendotelio, la cellula si
attacca alla matrice extracellulare se le piastrine arrivassero a contatto con l’endotelio si
attiverebbero all’incontro con il fibrinogeno, la cosa pericolosa dell’interazione è che il
fibrinogeno si trasformerebbe in fibrina attivando la coagulazione.
Il materiale artificiale non ha un rivestimento simile al glicocalice quindi potrebbe esserci
qualcosa che faccia aderire le piastrine: Se a una superficie artificiale aderisce il fibrinogeno,
le piastrine si attivano e di conseguenza ne vengono richiamate altre fino alla possibile
formazione del trombo. Se fibrinogeno è circolante espone dei siti di legame non utilizzabili
dalle piastrine e non avviene la reazione di coagulazione; se il fibrinogeno è adeso alla
superficie le piastrine interagiscono Piastrina si ancora, espelle contenuto di granuli e
cambia la forma, inizia così la formazione del trombo che può avvenire se la superficie (causa
di fibrinogeno o collagene).
Dobbiamo modificare la superficie per evitare che la formazione di trombi avvenga (vedo
slides con immagini). 7
Interazione piastrine e fibrinogeno su parete danneggiata: VWF (fattore di Von Willebrand)
è importante per la funzione piastrinica catena proteica che ha diverse lunghezze a
seconda di come viene assemblata. Come il fibrinogeno, se è circolante in forma globulare
non fa aderire le piastrine; se invece aderisce al sotto endotelio si allunga esponendo i siti di
legame e permette l’adesione delle piastrine e l’attivazione della cascata coagulativa. Se la
catena si accorcia la coagulazione non avviene in maniera ottimale e si può andare incontro
ad emorragie (es. in organi artificiali). Le piastrine come il VWF sono sensibili alle
condizioni di moto. 8 28/02/2022
LEZIONE 3: La biocompatibilità
Come possono essere modificati i materiali per diminuire l’interazione con le proteine del
sangue? Proteine assorbite da un biomateriale determinano la reazione dell’organismo al
materiale stesso mediante:
1. Attivazione della cascata della coagulazione
2. Attivazione del sistema del complemento: il sistema del complemento consiste in 30
proteine solubili che circolano nel plasma nella loro forma inattiva; possono essere
attivate enzimaticamente attraverso una serie di reazioni.
Il materiale estraneo è un materiale che se messo a contatto con GB (anticorpi) non viene
riconosciuto come parte del nostro organismo, che tenta di eliminarlo. Se l’anticorpo
riconosce l’antigene si attiva la cascata del complemento, il riconoscimento è dovuto al fatto
che abbiamo una serie di anticorpi molto variabili fra di loro. P.s. anticorpi sono
immunoglobuline con forma ad Y, prodotti dalle cellule. Hanno una variabilità rispetto
all’esterno che riconosce una molecola complementare. Lo si fa con cellule che hanno parti
terminali molto diverse tra loro.
Gli anticorpi sono anche responsabili delle reazioni sbagliate
fatte dall’organismo, come le allergie. Gli anticorpi sbagliano
nelle reazioni autoimmuni, in cui il l’anticorpo riconosce un
antigene che però è parte dell’organismo. Gli anticorpi si
bloccano sulla superficie del materiale immesso esterno. Tutti
espongono la parte costante, perché a variabile sarà legata
all’antigene. 9
Quando l’anticorpo aderisce ad un antigene, la parte esterna dell’anticorpo fa aderire altri
anticorpi e poi aderisce la proteina del complemento (si attiva solo se all’antigene si
collegano più anticorpi non solo uno, se sono attivati più siti di legame). Più
specificatamente:
Il complemento riconosce la presenza di anticorpi legati ad antigeni riconosciuti come
estranei. Reazione antigene-anticorpo attiva C1 nella produzione di una catena più ridotta
(C1a) la riduzione permette l’interazione con altre molecole. Trasforma C4 in C4b e C2 in
C2a e questo permette altre trasformazioni fino alla produzione del complesso
macromolecolare MAC (membrane attack complex). MAC è in grado di inserirsi nella
membrana di un agente infettante, esso crea un foro alterando le funzioni della membrana
che permettono all’agente infettante di sopravvivere. Perdita del potenziale di membrana e
l’agente estraneo viene distrutto. Ha una forma di anello che, partendo dalla membrana del
batterio si incastra nel doppio strato fosfolipidico e tutti gli elementi vanno nella membrana.
Il buco che c’è al centro permette il passaggio da interno ad esterno di ciò che c’è nel batterio
(ioni che cambiano il potenziale di membrana e cambia spesso fino a distruggere il batterio
perché cambia troppo).
Alternative pathway Interazione superficie artificiale / sistema del complemento.
Materiali artificiali possono attivare direttamente il sistema del complemento grazie al
riconoscimento di alcune superfici, e parte da C3. Il materiale in contatto con il sangue fa
aderire delle proteine, C3 aderisce e crea C3b e C3a e solo C3a va ad attivare le cellule del
sistema immunitario che crea citochine e da cui, esaurendo la funzione si ha la
opsonization, distruzione.
La reazione dipende dalle caratteristiche superficiali del materiale che dipendono:
- Dalla forma
- Dalla rugosità
- Dalle cariche elettriche
Si studiano le strutture sulla superficie della membrana che potrebbero intervenire e si
potrebbe modificare la superficie della membrana.
10
Molti materiali infatti sono fatti con polimeri che però da soli indurrebbero una reazione di
questo tipo e sono quindi trattati in maniera artificiale con un rivestimento che esponga ioni
per fare in modo che sia più idrofobico o idrofilico e se si riesce ad ottenere così ha le giuste
caratteristiche meccaniche e si conferisce anche biocompatibilità. Tra questi esempi ci sono
le lenti a contatto in silicone (permeabili all’ossigeno), devono essere a contatto con
l’ossigeno, e se rivestito con un materiale artificiale allora era più biocompatibile perché da
solo il silicone crea danni il fattore H blocca questa reazione.
Sistema del complemento è molto legato alla coagulazione. Attivato il complemento
superficialmente, si attiva anche il 12esimo fattore, da lì con tutta la cascata si crea trombina
che ha due effetti:
- Attivazione della piastrina
- Complemento agisce anche lui sul complemento.
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Dobbiamo fare in modo che i materiali agiscano con le proteine (monomero con il
materiale). Per vedere se un materiale è adatto oppure no si cerca di migliorarli sempre per
avere risultati adeguati. Devo studiare l’alterazione del materiale con queste molecole. Se il
materiale ha affinità per l’albumina, arriva meno fibrinogeno (competizione) e si riesce ad
essere più biocompatibile, l’albumina è carica negativamente e non fa aderire le piastrine
quindi è una situazione da favorire. Ma bisogna capire quando il materiale è in contatto con
altre cellule devo studiare cosa succede ai materiali in contatto con le proteine, cosa
succede ai fattori della coagulazione, e cosa succede tra interazione con piastrine e sistema
del complemento:
Ci sono osserva
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