Estratto del documento

Antropologia filosofica

Che cos'è l'uomo?

Questa è una domanda particolare, poiché riguarda l'uomo stesso che domanda mettendo in questione sé stesso; così si solleva la questione sulla natura dell'uomo. Ma essa dà già una prima risposta, ovvero l'uomo è colui che può e deve domandare. Questa caratteristica dell'uomo è solamente umana perché è caratterizzata dall'autocoscienza e dall'autocomprensione ed è per questo che può porre la domanda su di sé. Così l'uomo si trova in una posizione di ambiguità:

  • Sa come essere spiritualmente padrone di sé.
  • È legato all'oscurità dell'essere materiale e dell'accadere, che gli impediscono una piena comprensione di sé.

Quindi questa domanda non solo dà già una prima risposta, provvisoria, ma indica anche la direzione verso il quale l'uomo deve dirigersi per ricercare la sua essenza; ciò sembra semplice ma è molto più complesso rispetto alle ricerche empiriche perché si richiede un vasto raccoglimento in cui si possono sviluppare modi di vedere errati. Inoltre la domanda ontologica (ovvero “Che cos'è l'uomo?”) non porta alla meta ma, a causa dell'essenza dell'uomo, si scoprono nuove profondità che portano a rinnovare costantemente la domanda. Questo è il problema su cui si fonda l'antropologia filosofica.

Disciplina dell'antropologia filosofica

In particolare l'antropologia filosofica è una disciplina molto recente (1927) che ha come obiettivo:

  • Ridefinire i compiti della filosofia.
  • Trovare nuove piste esplorative.
  • Essere contraltare delle scienze empiriche.

In quest'ultimo punto le scienze empiriche si posero come obiettivo quello di donare un’immagine definitiva dell'uomo, definendolo come un oggetto empirico, ma l'antropologia filosofica, sulla base che le scienze non avessero mezzi e una risposta sicura alla domanda ontologica, sosteneva che l’uomo è un essere in continua tensione (cioè il sentimento di essere in un agire continuo per migliorare sé stesso).

Oggi un gran numero di scienze empiriche particolari presta servizio alla ricerca antropologica (parlando di antropologia medica, psicologica, culturale ecc.) ma, essendo limitate nella loro natura e nel loro metodo, non possono fornire significativi aspetti parziali dell'uomo ma devono essere integrate nella totalità per arrivare ad una visione globale dell'uomo. Qui emerge una questione: il compito dell'antropologia filosofica è quella di integrare i risultati dell'indagine scientifica sull'uomo per dare a lui un'immagine sintetica?

In questo senso, oltre al fatto di capire se questa sintesi sia possibile e in grado di giustificarsi scientificamente, bisogna chiedersi se questa sintesi non sia destinata a diventare una scelta di singole conoscenze scientifiche e di conseguenza sarebbe un problema. Tematizzare questa totalità presupposta è un compito filosofico ma una semplice raccolta di singoli dati non è antropologia filosofica. Questa prestazione supera l’ambito delle possibilità di una singola scienza: per sua natura quest’ultima prende in considerazione uno specifico settore e lo indaga sotto un punto di vista delimitato, senza approfondire ciò che è propriamente umano.

Infatti ogni scienza empirica è ordinata ad un determinato oggetto, che deve essere colto oggettivamente, ma con l’uomo questo non è possibile perché le sue dimensioni non rientrano nel campo di osservazione e non possono essere colti dai metodi di una scienza empirica-oggettiva.

La questione della natura dell'uomo

La questione circa la natura dell'uomo esige che:

  • Il presupposto venga riguadagnato.
  • Il sapere e il comprendere umani vengano tematizzati e chiariti.

Ma il sapere è, però, un pre-sapere e la comprensione è una pre-comprensione; con ciò si intende dire che esso precede ogni sapere determinato ed ogni comprensione di singoli dati. Perciò questo sapere è una dimensione non-tematica che fonda lo sfondo sulla quale conferisce senso alle singole conoscenze tematiche. Esso non è dato come oggetto e non può essere colto in modo oggettivo ma entra a condizionare tutto il nostro comportamento e il nostro parlare, diventando un apriori concreto.

Dal momento che l’esperienza si sviluppa in nuovi contesti, anche l’autocomprensione viene modellata da questo fatto, allargata e approfondita. Se tuttavia l’autocomprensione deve essere spiegata tematicamente, non basta solo prendere i fenomeni e spiegarli in modo critico, e non può neanche essere reso in modo esplicito, ma di nuovo soltanto a partire dai singoli fenomeni; quindi come può essere colta questa dialettica dal punto di vista metodico?

Come accesso metodico si offre la possibilità di partire da un fenomeno privilegiato, ovvero il fenomeno del domandare e del conoscere umano, finché la totalità dell’uomo non viene ridotta ad un singolo fenomeno ma colta come unità di senso e totalità strutturata. Tuttavia anche tale modo di procedere presenta dei problemi dal punto di vista metodico: in particolare si può ritenere un singolo fenomeno e considerarlo come punto di partenza solo perché si ritiene di poter mostrare la totalità dell’essere uomo, soltanto che questo fatto è preceduto da una decisione e, di conseguenza, viene presupposta una pre-comprensione dominante (che non viene dimostrata e non giustificata dalla sua validità normativa).

Per sfuggire da questo problema si richiede che sia presa in considerazione una molteplicità di fenomeni senza un singolo punto di partenza valido. Da ciò essere-uomo significa una pluralità di dimensioni in cui noi sperimentiamo sia il mondo sia noi stessi ma quando si cerca di afferrare concettualmente la pre-comprensione, essa sembra sfuggire di nuovo (una sorta di circolo antropologico). Questa è la condizione necessaria del nostro porre domande sull’uomo e apre il passaggio alla comprensione di ciò che cerchiamo, ma deve essere mantenuta aperta per una comprensione più profonda, ed infine deve essere ricondotta alla base della sua possibilità.

Elementi essenziali per un’antropologia filosofica

Per un’antropologia filosofica si esige un elemento:

  • Fenomenologico: essa deve partire dai fenomeni dell’attuazione di sé da parte dell’uomo, nei quali noi comprendiamo noi stessi. Ma da questo punto di vista diventa chiaro che non si potrà mai dare una pura fenomenologia priva di presupposti. Infatti quando il fenomeno viene compreso, si mostra per quel che significa (presupponendo un orizzonte del conoscere nel quale il singolo fenomeno si manifesta). Perciò una fenomenologia deve fare ricorso alle condizioni precedenti, in cui il fenomeno può essere visto e compreso, per andare oltre a sé stessa e porsi la domanda sulle proprie condizioni di possibilità.
  • Trascendentale: la riflessione trascendentale esige un punto di partenza fenomenologico, dal quale la domanda trascendentale si mostri come condizionato ed esiga una domanda sulla sua condizione. Solo su questa strada è possibile scoprire la costituzione ontologica dell’essenza dell’uomo. Dal momento che essa non è mai data immediatamente in sé stessa, essa può essere raggiunta solo perché l’attuazione di sé rimanda alle sua condizioni di possibilità.

A questo obiettivo si esige che già fin dall’inizio l’antropologia filosofica si focalizzi sul mondo dell’uomo, in cui si mostra che egli non comprende solo sé stesso a partire dal suo mondo ma che comprenda sé stesso solo nel suo rapporto con l’essere. Perciò l’antropologia filosofica deve essere necessariamente antropologia metafisica, cioè che deve essere colta la dimensione metafisica dell’uomo (cioè il rapporto con l’essere, la sua apertura davanti all’essere nella sua totalità), e questa dimensione è quell’elemento costitutivo di ogni ambito dei fenomeni dell’esistenza umana.

Antropologia filosofica: lo sfondo storico

Dal punto di vista storico, il pensiero filosofico sgorga da un’aspirazione fondamentale dell’uomo. Egli infatti non è rigidamente condizionato dagli accadimenti naturali ma deve porsi a confronto con la realtà in modo attivo; per questo l’uomo si interroga sul fondamento e sul senso del mondo in cui vive ed è da qui che nasce la domanda ontologica “che cos’è l’uomo?”, posta dall’uomo e per l’uomo. Il pensiero filosofico è sempre determinato antropologicamente tanto dalla sua origine quanto alla sua meta ma, tuttavia, il punto di partenza antropologico non si esprime sempre allo stesso modo: fino all’epoca recente non c’era ancora un’antropologia filosofica come oggi viene richiesta.

Per quanto riguarda l’antropologia filosofica, una disciplina molto recente (1927), è una parte della filosofia morale che studia l’essere umano. In particolare questa disciplina nacque da un gruppo di filosofi che sentirono l’esigenza non solo di recuperare la filosofia (la quale aveva perso terreno a causa delle scienze empiriche) ma anche l’esigenza di riprendere l’essere umano, sostenendo che l’uomo non può essere calcolato, studiandolo come tale e non come un animale (superando la concezione scientifica delle scienze empiriche).

L’antropologia filosofica più recente lo si deve grazie a tre grandi pensatori:

  • Max Scheler (1874-1928): considerato come il padre dell’antropologia filosofica, Scheler cerca di illuminare la specificità dell’essere personale-spirituale e la posizione dell’uomo nel mondo e nella vita. In particolare nel suo libro “La posizione dell’uomo nel mondo” (1928), opera in cui conia l’espressione “antropologia filosofica”, viene messo in risalto l’apertura al mondo da parte dell’uomo rispetto alla situazione dell’animale che è vincolato all’ambiente: in questo modo la posizione dell’uomo appare fondata solo nello spirito. Però nel corso del tempo si è visto in modo chiaro che la differenza tra uomo e animale interessa la sua intera esistenza e da allora l’antropologia filosofica diventa un tema centrale, che si manifesta in una ricca varietà di punti di partenza. Questa molteplicità si trova ad una alternativa:
    • L’antropologia filosofica prende le mosse da un vasto materiale.
    • L’antropologia filosofica assume un punto di partenza filosofico, cercando di arrivare in fondo.
  • Arnold Gehlen (1904-1976): filosofo molto controverso (un aderente al partito nazista ma molto sensibile per il fatto che non volle usare la filosofia per inculcare l’ideologia nazista), rappresenta il primo tipo di antropologia. Specialmente nella sua opera “L’uomo. La sua natura ed il suo posto nel mondo” egli raccoglie e cerca di valutare un materiale molto vasto, proveniente dalle scienze empiriche. La sua tesi fondamentale è che, dal punto di vista biologico, l’uomo si presenta come un essere carente a causa:
    • Della sua povertà di istinto.
    • Dell’assenza di specializzazione e completezza.

    Per sopravvivere egli deve compensare queste carenze con la sua azione, da cui scaturiscono prestazioni spirituali e culturali. Questa tesi ha riscontrato, però, molte critiche perché le prestazioni positive non si possono spiegare unicamente sulla base dell’elemento negativo di una carenza.

  • Helmut Plessner (1892-1985): fondatore assieme a Scheler della antropologia filosofica, nella sua opera “I gradi dell’organico e l’uomo” prende un punto di partenza filosofico (che permette di integrare anche conoscenze scientifiche particolari) opponendo la posizionalità eccentrica dell’uomo alla centratezza animale: secondo Plessner l’uomo, essendo il centro della propria vita, lo trascende e diventa eccentrico. In questo modo Plessner si trova in una posizione di mezzo e costituisce il passaggio all’altro tipo fondamentale di antropologia filosofica, che cerca di determinare la costituzione dell’uomo da un punto di vista puramente filosofico.

Questi tre pensatori decisero di dare vita a questa filosofia non solo per restituire alla filosofia il suo ruolo principale, ma anche per il nuovo orientamento che l’antropologia stava per assumere nel Novecento. In particolare Sigmund Freud sostiene che l’antropologia si afferma a causa di tre umiliazioni inflitte dalla scienza e che mettono a dura prova il narcisismo dell’essere umano:

  • Ferita antropocentrica o cosmologica: la filosofia dell’antica Grecia è caratterizzata da un pensiero oggettivo dove lo sguardo era rivolto al mondo, al cosmo e all’universo. In questo ordine universale all’uomo compete un ruolo centrale, ovvero è un essere parte della natura ma che si contraddistingue per la sua anima (la quale è immortale). Questa centralità venne coniata anche nel pensiero cristiano mettendo però al centro non solo l’uomo ma anche la Terra (sostenendo che la Terra sia il centro a cui ruotano tutti gli altri pianeti e il Sole); la ferita subita all’antropologia deriva dalla rivoluzione copernicana, la quale porta a sostenere che la Terra ruoti, assieme agli altri pianeti, attorno al Sole. Questa scoperta di Copernico porta all’uomo la concezione che la realtà oggettiva non gli garantisce più il senso e la posizione della sua esistenza.
  • Ferita antropologica: alla concezione di fissità della specie, ricavabile da una interpretazione letterale della Bibbia, si oppone la teoria evoluzionistica di Charles Darwin che, con la sua opera “L’origine della specie ad opera della selezione naturale”, sostiene l’evoluzione delle specie attraverso la teoria della selezione naturale (cioè la selezione si compie nella lotta per l’esistenza dove solo i più forti rimangono in vita). Sulla base di questa teoria, l’evoluzionismo abbatte l’idea che l’uomo sia un essere superiore a favore di un immagine di uomo come una creatura che subisce le leggi della natura.
  • Ferita dell’inconscio: andando contro all’idea, dei filosofi greci, che l’anima sia immortale e che l’uomo sia il suo padrone, Sigmund Freud (padre della psicoanalisi) sostiene che l’uomo non sia padrone della sua anima per la presenza dell’inconscio, ovvero quella parte della mente dove risiedono i contenuti che non siamo in grado di tollerare e di controllare.

Da queste “ferite” emerge la questione dell’immagine, cioè il crollo dell’immagine che l’uomo si era creato fino al Novecento, una crisi che impatta:

  • Sull’uomo: l’uomo perde le sue molteplici immagini che le scienze empiriche avevano costruito.
  • Sulla filosofia: la filosofia si mostra insufficiente rispetto alle scoperte scientifiche.

Questa crisi nasce con la fine della metafisica (cioè quella parte di filosofia che si occupa di elementi astratti per cercare di dimostrare la presenza della vita eterna), la quale era stata intercettata da Kant che, intuendo una crisi della filosofia, sosteneva come la metafisica fosse stata abbandonata. Inoltre questa crisi coincide con il nichilismo di Nietzsche che annuncia la fine della metafisica attraverso la frase “Dio è morto” e permette l’affermazione dell’uomo. Con la fine della metafisica crollano anche i suoi temi come:

  • Vita ultraterrena.
  • Immortalità.
  • Rapporto uomo-Dio: su questo tema l’antropologia filosofica, tramite Scheler, tenta di ritrovare questo rapporto ma il problema è che essa vuole essere una disciplina distaccata dalla tradizione e di conseguenza avverte l’esigenza di avere un metodo.

Avendo la pretesa di partire da capo, prendendo atto dai tentativi di risposta, per arrivare ad una risposta sintetica, l’antropologia filosofica tenta di riparare i danni delle scienze empiriche che hanno la colpa di aver dato avvio allo spezzettamento dell’essere umano. Fenomeno iniziato nel Seicento, l’uomo presentava numerose e originali immagini (con la conseguente perdita del suo unicum) senza una vera sinergia delle scienze; inoltre in quel secolo la filosofia si fece influenzare dalla scienza (e in particolar modo dalla medicina) dove l’uomo venne considerato come una macchina, causando la perdita della sua dimensione olistica e ontologica.

Da ciò l’antropologia antropologica sostenne come l’uomo debba essere compreso nella sua totalità, basandosi sul metodo dell’introspiche (cioè guardarsi dentro), mostrando come la filosofia sia in grado di avvicinare l’essere umano dalla mole di immagini (che lo considerano come un essere poliforme). Con ciò l’antropologia filosofica ottenne un punto di partenza, cioè utilizzare una serie di definizioni di “essere umano” per porre una domanda: “Quale metodo è opportuno per investigare l’essere umano?”.

Questa domanda venne posta partendo dalla questione del metodo tra le scienze dello spirito e le scienze della natura (a fine Ottocento) in cui l’antropologia filosofica sostiene di affiancare i due metodi ma considerando il fatto che l’uomo non può essere spiegato ma solo compreso. La polemica sul metodo (che precede 50 anni la nascita dell’antropologia filosofica) trova terra fertile in Germania, che aveva come obiettivo:

  • Riflettere sulle scienze dello spirito.
  • Legittimare metodologicamente le scienze dello spirito.

Da ciò, gli antropologia della filosofia incominciarono a far circolare l’idea di rendere l’introspiche il metodo per eccellenza dell’analisi antropologica.

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 40
Antropologia filosofica Pag. 1 Antropologia filosofica Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 40.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Antropologia filosofica Pag. 36
1 su 40
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche BIO/08 Antropologia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simone-Murdaca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Alessandra Papa.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community