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LA MEDICINA ALTERNATIVA, NON CONVENZIONALE.

La medicina popolare esaminata sinora, la pratica era svolta da parte di un’altra persona

all’interno di uno spazio “magico”, le medicine non convenzionali (MNC) comprendono un’azione

svolta da un’essenza “esterna” in diverse maniere, non per forza “magica”.

Inoltre, mentre la medicina popolare è diffusa nel contesto occidentale (Nord America ed Europa),

la medicina alternativa è diffusa nel Centro e Sud America, Africa e Asia.

Gli utenti. Un altro aspetto rilevante nelle medicine alternative è quello del paziente: il soggetto

viene visto e incentivato ad avere un comportamento PASSIVO, paziente, per l’appunto.

 Ruolo attivo e responsabilità del paziente: l’insorgenza dei processi patologici è quasi sempre

conseguenza di uno squilibrio energetico, che, a sua volta, discende da un fondamentale

disordine morale e/o sociale nella vita di una persona il termine “armonia”, “equilibrio”

rientrano nel vocabolario della medicina alternativa, visto che il soggetto viene considerato

 Concezione energetica: concezione della fisiologia umana di tipo energetico.

L’ “essenza” degli esseri umani NON è la materialità chimico-fisica del loro corpo, ma una energia

vitale.

 Tipologia dell’utente: le persone che si avvalgono della medicina sono soprattutto giovani, ceto

medio/alto, BUON livello di istruzione.

Considerano le MNC come guide alla crescita personale e a uno sviluppo equilibrato del soma e

della psiche NON SOLO persone appartenenti alle classi dei ceti socioeconomici bassi, come

invece accade con la medicina tradizionale, ma PIU’ persone, anche appartenenti a ceti

medio/alti: questo perché lo scopo della medicina NC è quello di purificare l’anima o l’aura della

persona, permettendo il suo benessere, un contatto con la propria essenza, cosa che possono

fare TUTTI.

L’antropologia medica come ambito disciplinare. Lo psichiatra Tullio Seppilli sostiene che

l’interesse riguardante l’antropologia medica si articoli attorno a 3 principali direttrici di ricerca

interconnesse tra loro:

1. I processi attraverso i quali un gran numero di fattori che si radicano entro un quadro sociale,

intervengono nel concreto nel costruirsi delle vicende individuali e collettive condizionando in

vario modo e in diversa maniera l’insorgere e il successivo andamento della intera gamma dei

disturbi psichici e somatici.

2. Le condizioni oggettive, gli schemi ideologico-culturali, gli atteggiamenti e i vissuti soggettivi in

base ai quali, in ciascun contesto storico-sociale, gli individui e i gruppi percepiscono tali disturbi,

li classificano, li interpretano, li valutano e danno loro un senso in termini razionali e simbolico-

emozionali.

3. L’insieme della strumentazione socialmente prodotta in ciascun contest per intervenire contro

tali disturbi; i saperi, le pratiche, le figure specializzate e le modalità della loro

professionalizzazione, le norme convenzionali e le strutture istituzionali che regolano i rapporti

tra queste figure e i loro utenti; e, di contro, le situazioni, i criteri, le “attese”, i processi

decisionali e gli itinerari concreti in base ai quali gli individui e i gruppi accedono alla

strumentazione concretamente disponibile nel loro orizzonte esperienziale e ne valutano

l’efficacia.

Sistemi medici altri.

Se pensiamo alla medicina popolare, pensiamo al linguaggio religioso e da un contatto/mediazione

con il linguaggio scientifico e con le istituzioni; per quanto riguarda la medicina NC, invece, usa un

linguaggio a sé stante.

o l’individuazione del contatto e la prossimità fisica nel rapporto terapeuta/paziente;

o intreccio di pratiche di carattere magico e rimedi empirici;

o intreccio tra ambiti medico, religioso e della salute;

o questione della legittimità e riconoscimento istituzionale;

o tipologia delle prescrizioni/trattamenti.

Parametri classificatori. La MNC è in APERTA contraddizione con la modernità, usando un

linguaggio e un punto di vista olistico, attraverso un asse allocronico (asse tradizionale/moderno).

 La medicina popolare è all’interno di un contesto di subalternità, essendo usata dalle classi

subalterne, al contrario della MNC, usata da TUTTE le classi sociali (condizioni di

egemonia/subalternità).

 Mentre la medicina popolare è diffusa a livello locale, da parte delle persone indigene, la MNC

si presenta come un vasto tipo di medicine UNIVERSALI (la ayahuasca, l’uso delle piante)

(contrapposizione medicina cosmopolita/indigena).

Le tradizioni terapeutiche “altre”:

 sistemi integrati e coerenti in cui la dimensione empirica discende ad un più vasto ordine

simbolico e cognitivo.

 si pongono su una dimensione più globale in cui è fondamentale: prevenzione della

malattia/mantenimento dello stato di salute.

Pluralismo medico. Nella MNC si ha la compresenza istituzionalizzata o di fatto della biomedicina

e medicine tradizionali nei sistemi di diagnosi e cura la pluralizzazione delle scelte mediche

sembra essere uno degli aspetti della frammentazione dell’identità culturale in epoca

postmoderna durante il percorso terapeutico intervengono DIVERSI sistemi di cura, anche

contemporaneamente

(es. assumere delle tisane alle erbe mentre si usa una crema la sera, prima di andare a dormire):

questa comprende una GRANDE manipolazione del corpo, cosa che NON avviene con la medicina

popolare, dove si interviene, sempre con delle tisane o delle creme, ma a livello mirato (es. per il

ginocchio, per l’intestino, ecc.)

È importante, nel pluralismo medico, avere una comprensione critica attraverso il:

 NON considerare la biomedicina semplicemente come un “sapere VERO” che si sostituisce ad

uno falso;

 NON ritenere che si sostituiscono pratiche di cura efficaci a rituali illusori e superstiziosi;

 comprensione della biomedicina come frutto di un processo storico nel quale si modificano

concezioni del corpo/salute/malattia e modi del potere di prendere in carico la vita degli

individui;

comprensione delle medicine tradizionali riconoscendo la capacità di cogliere alcuni aspetti

dell’esperienza sociale della malattia, mobilitando RICCHI apparati simbolici che garantiscono un

CERTO livello di efficacia.

ETNOPSICHIATRIA E PSICHIATRIA TRANSCULTURALE.

Nel discorso dell’Antropologia culturale, abbiamo considerato in precedenza il ruolo dei disturbi

mentali (con Franco Basaglia, soprattutto) e come questi siano stati trattati nel corso del

tempo un ambito sorto nell’ultimo periodo è quello delle etnoscienze.

Con questo termine si intende:

«l’insieme di conoscenze (relative alla medicina, alla botanica, ecc.) caratteristiche di una

particolare etnia/popolazione»

- Etnobotanica: la conoscenza delle erbe (la crescita della pianta e il suo mantenimento, com’è

composta a livello chimico, quali sono i diversi usi che se ne possono fare delle foglie).

- Etnomatematica:

- Etnopsichiatria (maghrebina): il compito che si è dato all’etnopsichiatria è stato quello di

decostruire TUTTE le strutture che gli psichiatri hanno eretto e proposto visto che la maggior

parte di queste sono nate in un periodo storico PRECISO (quello coloniale), essendo, di

conseguenza, pregni dei valori razzisti e/o xenofobi tipici dell’epoca.

L’etnopsichiatria, ancora oggi, si porta dietro questo bagaglio storico portato avanti dagli

europei, cercando di essere QUANTO PIU’ inclusivi possibile nello studio e nelle analisi delle

differenti manifestazioni della salute mentale (studi sui saperi di società (locali) non-occidentali,

dei territori delle ex colonie europee).

L’Etnopsichiatria.

L’Etnopsichiatria, detta anche “psichiatria culturale” o “psichiatria transculturale”, è quel «campo

di studi che si occupa di COME le DIFFERENTI società affrontino quegli stati pensati come

patologici e che, nella biomedicina, hanno a che fare PREVALENTEMENTE con la salute mentale»

Studi di etnopsichiatria. I diversi studi compiuti, nel corso del tempo, si sono svolti nei più

disparati campi cercando di essere QUANTO PIU’ inclusivi e autocritici possibile, anche se,

soprattutto nel periodo del Colonialismo, questo atteggiamento è venuto meno: ecco il perché la

svolta riflessiva è stata IMPORTANTISSIMA, evidenziando la modalità ottusa sia degli oggetti della

ricerca che degli strumenti e dei metodi usati per poter svolgere tali studi.

Un esponente degli studi in letteratura nell’etnopsichiatria è

l’italiano Roberto Benduce: egli fonda il Centro Franz Fanon a

Torino (https://associazionefanon.it/).

Beneduce si pone come obiettivo di riformare strutturalmente lo

studio antropologico, visto che il periodo aureo era stato PROPRIO

durante il periodo del Colonialismo: ecco perché vede di incentrare

la sua attenzione il caso dei migranti (italiani, francesi, africani,

asiatici), la loro storia di origine, le loro emozioni, le loro paure e le

loro speranze riguardo la condizione nel paese di origine, durante e

dopo il viaggio, le testimonianze e le diagnosi realizzate da parte

degli psicologi e psichiatri visto che, spesso, i migranti e i

soccorritori (in questo caso, lo psicologo o psichiatra) vengono da

contesti geografici e socioculturali MOLTO DIVERSI, questa

metanalisi permette di poter comprendere COME aiutare al meglio

le persone che emigrano dal proprio paese di origine. Figura 17. Roberto Beneduce

Le prospettive che Beneduce adotta, nei suoi studi, sono

principalmente 3:

1. Prospettiva storica L’etnopsichiatria coloniale e la rappresentazione che essa diede

dell’Altro colonizzato, dei suoi deliri, delle due credenze, della

sua mente “primitiva” e le teorie costruite dagli antropologi

intorno alla famiglia africana. ↆ

Egli analizza gli studi compiuti sia da parte degli antropologi

(bianchi e coloni) nei confronti dei colonizzati che le

testimonianze della popolazione STESSA (es. il modo di mangiare,

di cacciare, il modo di allattare/di nutrire i neonati, il modo di

considerare e di trattare una persona affetta da un disturbo

mentale ecc.), cercando di cogliere una posizione RELATIVISTICA

riguardo i diversi modi di approcciarsi presenti nelle diverse

culture (africane o asiatiche).

2. Analisi dei modi di Studio dei modi della costruzione e produzione della malattia

costruzione e produzione mentale, delle cure, dell’efficacia terapeutica in contesti culturali

della malattia mentale non-occidentali (possessione, divinazione, ecc.)

Si pone maggiore attenzione allo stato di sofferenza (mentale) e

delle maniere di prendersi cura della pers

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eleninaderiu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Cossu Tatiana.
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