A.A: 2021/2022
ANALISI DEI MEDICINALI I
P : C
ROF ICHERO
GIADA TRAVERSO
Sommario
Preparazione del campione ....................................................................................................... 2
Proprietà del campione ............................................................................................................... 7
Purificazione del campione ....................................................................................................... 14
Metodi Separativi ....................................................................................................................... 25
Cromatografia e analisi strumentale ........................................................................................ 39
Spettroscopia e analisi strumentale .......................................................................................... 55
Rivelatori in HPLC ........................................................................................................................ 60
Rivelatori in GC ........................................................................................................................... 62
Analisi quantitativa in GC e HPCL ............................................................................................. 63 1
Tecniche di preparazione del campione
e metodi estrattivi
Preparazione del campione
1. P
REPARAZIONE DEL CAMPIONE
• Campione: porzione di materiale prelevato per le analisi
• Matrice: l’intero gruppo di sostanze che costituiscono il campione
• Metodo analitico: tecnica utilizzata per studiare e determinare l’analita
• Analita: sostanza in esame presente nel campione
Componente principale 1-100%
Componente minore 0.01-1%
Componente traccia <0.01%
Il campionamento e la preparazione del campione rappresentano i passaggi preliminari
dell’intera sequenza analitica.
• Rappresentatività: la porzione di materiale prelevata deve essere sufficientemente
rappresentativa del tutto.
• Stabilità: il campione deve mantenere le sue caratteristiche costanti nel tempo. La
concentrazione dell’analita deve risultare invariata fino al momento dell’analisi.
• Quantità di campione: dipende dal numero, dal tipo di analisi e di metodo da applicare.
• Numero di campioni: dipende dall’esigenza di rappresentatività e dalla eventuale
necessità di campioni di confronto (controcampioni).
• Caratteristiche del recipiente: riguardano la natura del materiale, per conservarlo
opportunamente.
1) Campionamento: selezione di una porzione di materiale da analizzare
2) Scelta del metodo di analisi
3) Preparazione (pretrattamento) del campione per l’analisi: dipende strettamente dal
metodo di analisi prescelto
- metodi estrattivi: per isolare un determinato componente dalla
matrice del campione
- metodi separativi: per separare a meglio/purificare un determinato
componente, da altri eventualmente ancora presenti o co-estratti.
4) Esecuzione dell’analisi: prevede la misura di un determinato dato sperimentale correlato
all’analita
5) Elaborazione ed interpretazione dei dati: trattamento statistico dei risultati per stabilire
l’attendibilità dell’informazione ottenuta
6) Presentazione dei risultati 2
2. C LASSIFICAZIONE METODI DI ANALISI
Metodi analitici
I principali metodi analitici si basano su:
- proprietà chimiche: metodi gravimetrici e volumetrici
- proprietà fisiche e chimico-fisiche: metodi strumentali
Gravimetria: metodi basati sulla misura del peso
Analisi classica Volumetria: metodi basati sulla misura del volume
Qtà o
concentrazione di
Campione Risposta analita
Spettroscopia: metodi basati sull’interazione dell’analita con
la radiazione elettromagnetica
Analisi strumentale Cromatografia: separazione dei componenti di una miscela
grazie alla loro diversa interazione con due fasi diverse tecnica
separativa
Elettrochimica: basata sulla misura di proprietà elettriche del
sistema (es. potenziale, corrente ecc.)
sollecitazione metodo
Campione Qtà o concentrazione di
Segnale di misura analita
La classificazione si può basare anche sulla quantità di campione e dal tipo di costituenti 3
3. S TRUMENTI DI LABORATORIO PER MOVIMENTARE IL CAMPIONE
Misure di massa
La bilancia
• La risoluzione (indicata anche come sensibilità), indica il più piccolo incremento
▸ di massa che lo strumento può rilevare
La portata rappresenta il carico massimo che la bilancia può sopportare
▸ La temperatura di esercizio, dato dall’intervallo di temperatura in cui la bilancia
▸ è affidabile, ossia rispetta le specifiche dichiarate dal costruttore
L’accuratezza, idicativa della concordanza tra la isura effettuata ed il valore
▸ standard di riferimento
La precisione (o riproducibilità), indicativa dalla concordanza di misure ripetute
▸ dello stesso oggetto
Tipi di bilance:
Bilance tecniche: hanno una portata di 0,5-2 kg ed una risoluzione di 0,1-0,01 g
▸ Bilance analitiche (macrobilance): hanno una portata di circa 200 g ed una
▸ risoluzione di 0,1 mg
Bilance analitiche di precisione (semi-micro e micro): permettono di leggere fino
▸ a 5-6 cifre decimali, con una risoluzione di 0,01 mg o addirittura 0,001 mg.
(Le semi-micro hanno una portata massima che va dai 10 ai 30 g, mentre le
microanalitiche da 1 a 3 g.)
Errori nella pesata
Spinta fluidostatica: se si pesa un oggetto la cui densità è considerevolmente
▸ diversa da quella delle masse utilizzate come standard, la spinta aerostatica
dovuta all’aria può essere così diversa da causare errori significativi.
La densità delle masse usate nelle bilance a
piatto unico o per tarare quelle elettroniche
varia da 7,8 a 8,4 g/cm .
3
Effetti della temperatura: si può assistere ad un errore significativo nella pesata se
▸ l’oggetto ha una temperatura diversa dall’ambiente circostante.
Moti convettivi all’interno della teca esercitano un effetto di sollevamento sul
piatto e sull’oggetto.
L’aria calda contenuta in un recipiente chiuso pesa meno rispetto allo stesso
volume a temperatura più bassa.
[Entrambi gli effetti risultano in una massa apparente dell’oggetto + bassa]
Cariche elettrostatiche: se l’ambiente è particolarmente secco, gli oggetti
▸ accumulano cariche elettrostatiche che possono portare a errori nella misura di
massa.
Precauzione nell’uso della bilancia
Gli oggetti da pesare, quando possibile, non andrebbero toccati con le mani
▸ Il contenitore ed il campione vanno posti al centro del piattello
▸ Tutte le sostanze vanno pesate in recipienti opportuni, accuratamente puliti
▸ (pesafiltri) 4
Non deve mai essere superata la portata della bilancia
▸ Per pesare sostanze volatili è bene ricorrere a contenitori chiusi
▸ Il campione deve avere all’incirca la stessa temperatura della bilancia
▸ Quando non è utilizzata, va tenuta in ordine e a sportelli chiusi
▸
Misure di volume
La vetreria destinata a misurare i volumi si divide in due categorie:
Quella destinata a contenere un volume (In o TC) Becher, beute, palloni, provette
▸ ⇾
(scala volumetrica sulle pareti, valore puramente indicativo); matracci, matracci tarati
(volumi accuratamente determinati; dai 5 ml ai 5L).
Portare a volume in matraccio: Si intende l’operazione attraverso cui un
campione, viene posto in un recipiente tarato (ad es. matraccio) e
progressivamente diluito con solvente, fino a raggiungere la tacca di taratura. Si
procede come segue:
1. Trasferimento quantitativo in matraccio, dove sarà portato a volume. Ogni
oggetto entrato in contatto con il campione va ripetutamente lavato con il
solvente e la soluzione di lavaggio va raccolta nel matraccio.
2. Si aggiunge solvente quasi fino alla tacca di taratura.
3. Si arriva a volume lentamente con contagocce.
4. Si tappa il matraccio e si mescola capovolgendo più volte, in modo da evitare
che vi siano strati a concentrazione diversa.
Quella destinata ad erogare volumi (Ex o TD) Cilindri graduati, pipette graduate,
▸ ⇾
pipette tarate, burette, sono destinati a misurare volumi da erogare.
I cilindri hanno la scala graduata sulle pareti, la misura del volume è meno
accurata di quella di altri dispositivi, pertanto, si usano per determinare soluzioni
a concentrazione approssimativamente nota.
Le pipette tarate (a bolla) misurano accuratamente volumi da dispensare: se a
doppia tacca il volume è quello contenuto tra le due tacche, se a singola il
volume indicato corrisponde allo svuotamento della pipetta. Le pipette a singola
tacca erogano il volume nominale per scolamento completo, mentre quelle a
due tacche prevedono lo svuotamento a livello della seconda tacca, che non
deve essere superata! Le pipette graduate consentono di scegliere volumi
intermedi rispetto alla capacità massima.
Per tutte le pipette dette, il liquido viene aspirato per mezzo di un aspiratore
automatico, chiamato propipetta fino a superare la tacca corrispondente al
volume da misurare. 5
Inizialmente si scarica aria premendo A, poi si aspira il liquido
premendo S, si lascia uscire lentamente il liquido in eccesso
arrestandosi nel punto voluto: il volume così misurato viene infine
scaricato nel recipiente di raccolta (si eroga mediante E). Il
deflusso del liquido deve avvenire per gravità, senza soffiare nella
pipetta, né per accelerare lo scarico né per favorire l’uscita della
piccola quantità di liquido che rimane inevitabilmente sulla
punta.
Burette: di classe A e B, e in generale possono contenere volumi fra i 10 e i 100
mL. Consentono una precisione maggiore di quella raggiungibile con la pipetta.
Viene utilizzata nella tecnica della titolazione.
Avvinare o normalizzare lo strumento.
Si usa un piccolo volume della soluzione da manipolare per lavare e lasciare
bagnato con essa lo strumento (buretta) da utilizzare, in modo che la
concentrazione della soluzione sulle pareti sia la stessa di quella da ospitare.
Le burette vanno riempite oltre la tacca dello zero e poi azzerate, assicurandosi
che a valle del rubinetto non vi sia una bolla d’aria. Se questo avviene è
necessario espellere la bolla d’aria, aprendo di colpo e richiudendo il rubinetto
(se occorre più volte), prima di procedere all’azzeramento (quindi prima di
iniziare qualsiasi titolazione!). Prima di leggere il volume di liquido erogato, è bene
attendere che il livello di liquido in buretta si stabilizzi in seguito allo scorrimento
del liquido stesso sulle pareti della buretta.
Letture di volume: vengono effettuate osservando la corrispondenza tra il livello del
• liquido e una tacca, che di norma è incisa su una parte cilindrica del dispositivo, dove
la superficie del liquido forma una curva detta menisco.
La lettura del menisco è facilitata da una striscia su fondo latteo che le percorre per
tutta la lunghezza, la cosiddetta striscia di Schellbach. In corrispondenza del menisco,
per un effetto ottico, la striscia risulta come ‘‘spezzata’’ formando l’immagine di due
punte convergenti sul valore da leggere della scala graduata. 6
Proprietà del campione
4. C ARATTERISTICHE DEL CAMPIONE
Caratteristiche della molecola o delle molecole di interesse nel campione:
1. stato fisico, aspetto, colore, odore ecc.
2. comportamento (solubilità/miscibilità, acido-base) metodi estrattivi e separativi
Sia lo stato fisico sia la solubilità dei composti ed il relativo punto di fusione risentono delle
forze intermolecolari tra molecola e molecola.
Acido-base
La possibilità per molecole acide o basiche di esistere in 2 diverse forme (una priva di
carica e la specie coniugata dotata di carica) influenza il tipo di interazioni
intermolecolari possibili, di conseguenza spiega diversi comportamenti in termini di
solubilità nei solventi.
Forze intermolecolari
- Interazioni ioniche: + forte che si può instaurare (20-40 kJ mol-1)
- Interazioni a idrogeno: ha luogo tra un eteroatomo elettron-ricco e un idrogeno elettron-
povero
- Interazioni ione-dipolo: si instaura quando una porzione carica di una molecola o uno ione
interagisce con un dipolo permanente. La forza di queste interazioni è inversamente
proporzionale alla quarta potenza della distanza tra i gruppi coinvolti.
- Interazione dipolo-dipolo: sono correlate alla presenza nella molecola di atomi o gruppi
con elettronegatività diversa. (Ad es. un gruppo carbonilico ha un momento di dipolo
permanente dovuto alla differente elettronegatività di ossigeno e carbonio). 7
La forza di queste interazioni è inversamente proporzionale alla terza potenza della distanza
tra i gruppi coinvolti.
- Interazioni di Van der Waals (forze di London): molto deboli, tipicamente (2-4 kJ mol -1 ),
coinvolgono regioni idrofobiche di differenti molecole. La forza di queste interazioni è
inversamente proporzionale alla settima potenza della distanza tra i gruppi coinvolti.
Esempio di commento in termini di valutazione delle interazioni e della eventuale
solubilità in solventi acquosi oppure organici
- Alcoli: I gruppi alifatici individuati in giallo possono dare interazioni di Van der Waals,
mentre il gruppo alcolico (esposto) può dare interazioni a idrogeno (O funge da accettore
e H legato a O da donatore), dando inoltre interazioni dipolo-dipolo. Incrementando il
numero di atomi di C da metanolo a etanolo fino a propanolo, si ottengono alcoli miscibili
con acqua, da pentanolo in avanti la solubilità decresce (pesa di più il contributo lipofilo di
quello polare).
- Eteri: Atomo di ossigeno può comportarsi da accettore di legame a idrogeno ma a fronte
di questo, questo viene mascherato da due catene alifatiche apolari evidenziate in giallo,
che concorrono dando interazioni idrofobiche (van der Waals). La risultante è un mezzo
poco miscibile con acqua e più affine per mezzi organici, ad esempio acetone o benzene. 8
- Fenoli e Acidi organici mostrati (indissociati): Atomo di ossigeno del carbonile/carbossile o
del fenolo (in blu) possono dare interazioni a idrogeno, essendo la funzione ammidica e
quella carbossilica anche in grado di dare interazioni dipolo-dipolo. Gli anelli aromatici (in
giallo) concorrono dando interazioni idrofobiche (van der Waals). La risultante è una scarsa
(nel caso del paracetamolo) e nulla (nel caso acido benzoico) solubilità in acqua, più affini
invece per mezzi organici.
Basi coniugate dei fenoli ed acidi organici mostrati: Anione fenato o carbossilato
possono dare interazioni a idrogeno, dipolo, ioniche, favorendo una maggiore solubilità
in ambiente polare. Gli anelli aromatici (in giallo) concorrono dando interazioni
idrofobiche (van der Waals). Essendo più forti eventuali interazioni di carica, la risultante
è una maggiore solubilità in acqua, rispetto ai mezzi organici lipofili. 9
5. P -
ARAMETRI CHIMICO FISICI
I composti organici sono caratterizzati da proprietà chimiche, direttamente correlate ai
gruppi funzionali presenti, e da proprietà fisiche, dipendenti dalla struttura della molecola,
rilevabili attraverso le costanti fisiche quali punto di fusione e punto di ebollizione
Punto di fusione
Il punto di fusione di una sostanza è dato dalla temperatura in cui, a pressione atmosferica,
coesistono in equilibrio fase solida e fase liquida.
Per un composto puro la temperatura alla quale avviene il passaggio di stato solido/liquido
ha un valore netto e si realizza a temperatura costante. Si misura l’intervallo di fusione ⇾
Corrisponde all’intervallo che ha inizio con la formazione delle prime goccioline liquide e la
temperatura alla quale si assiste a completa liquefazione.
Riscaldamento
AMORFA CRISTALLINA
Forze di Van der Waals – dipolo/dipolo permanente – legami ad H – int. ioni
Molte sostanze fondono con decomposizione che si realizza con comparsa di colorazioni,
imbrunimento e/o evoluzione di gas (formazione di bolle entro il capillare) a temperature
che possono risultare differenti per una sostanza, in dipendenza della velocità di
riscaldamento. Tiamina cloridrato: 248 °C (d)
In generale, i prodotti di decomposizione costituiscono impurezza, che pertanto abbassano
il punto di fusione. Ci sono composti organici che subiscono fenomeni di rammollimento o
contrazione, dovuti a variazioni della loro forma cristallina o a perdita di solvente di
cristallizzazione.
Per sostanze particolarmente termolabili è bene introdurre il capillare nel bagno
preriscaldato ad una temperatura di 10-20 °C inferiore al pf presunto.
Miscele abbassamento e ampliamento dell’intervallo di fusione
⇾
Miscela binaria: A (acido benzoico; pf = 128 °C), B (acido cinnamico; pf = 136 °C),
completamente solubili allo stato liquido.
I punti T e T corrispondono ai punti di fusione dei componenti A e B puri.
A B 10
Si consideri il raffreddamento di una miscela
liquida di composizione ‘M’ (A: 80%, B: 20%) alla
temperatura T (118 °C): iniziano a formarsi i primi
M
cristalli di A che vanno aumentando man mano
che la temperatura si abbassa verso T (82 °C).
E
Con le formazioni di cristalli di A, la miscela
(liquido!) si arricchisce di B spostandosi lungo la
retta T -E.
A
Appena la miscela arriva alla temperatura T ,
E
scompare la fase liquida ed i due componenti la
miscela solidificheranno insieme (eutettico).
Eutettico: rappresenta la più bassa temperatura possibile di fusione per una miscela A+B
D ETERMINAZIONE DEL PUNTO DI FUSIONE
Utilizzati:
Apparecchio di Thiele: Si tratta di un apparecchio costituito da un’ampolla di vetro
⎔ contenente olio di silicone (come liquido riscaldante) con due imboccature laterali
per permettere l’inserimento dei capillari, consentendo una contemporanea
doppia determinazione
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