FARMACOPEA ITALIANA (XII) e FARMACOPEA EUROPEA (EP X)
• La X edizione italiana (1998) è l’ultima che riporta le monografie delle sostanze; dalla XI ed. (2002) le
monografie sono contenute nella farmacopea europea (dalla IV ed. del 2002).
• La farmacopea è un codice farmaceutico, cioè un complesso di disposizioni tecnico/scientifiche ed
amministrative, rivolte a permettere il controllo della qualità dei medicamenti, delle sostanze e/o dei
preparati finali, mediante l'indicazione di metodi di verifica analitica e tecnologica delle specifiche di
qualità, dei metodi di preparazione o della formulazione. Contiene inoltre le disposizioni opportune e
necessarie a regolare l'esercizio della farmacia.
• È un elenco ufficiale in cui sono registrati i nomi di tutti i preparati medicinali in uso, con la descrizione
delle loro formule, dei requisiti analitici, dei metodi di preparazione.
Applicazioni della farmacopea (soprattutto analitiche)
- Controllo analitico di una materia prima: Analisi diretta o dopo reazione con un gruppo funzionale,
analisi elementare e metodi spettrofotometrici, metodi separativi,…
- Analisi di formulazioni farmaceutiche: Compresse, creme, unguenti, supposte, sciroppi, soluzioni
oleose
- Analisi di formulazioni multicomponenti
- Analisi di prodotti naturali
- Analisi delle impurezze: Origine delle impurezze, determinazione delle impurezze
•La Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana risulta costituita dai testi della Farmacopea Italiana XII
edizione nonché dai testi della IX edizione della Farmacopea Europea e successivi supplementi, recepiti
direttamente in lingua inglese e francese.
• La XII edizione della FU rimane lo strumento di supporto per il SSN sia in relazione al processo di
autorizzazione all’immissione in commercio dei generici che per quanto riguarda l’attività preparatoria delle
farmacia ospedaliere e private.
• L’obiettivo della Farmacopea Ufficiale è la promozione della salute pubblica mediante la messa a punto di
norme comuni riconosciute e che devono essere utilizzate dal personale sanitario e da chi coinvolto con la
qualità dei Medicinali. Tali norme o specifiche debbono essere appropriate a costituire la garanzia in
materia di sicurezza d’uso dei medicinali per i pazienti e consumatori
• La Farmacopea Europea contiene le monografie delle sostanze per uso farmaceutico e le loro
caratteristiche, nonché i requisiti di qualità cui esse devono soddisfare.
• Contiene inoltre delle monografie generali sulle modalità di preparazione e sulle metodologie analitiche
da utilizzare per i preparati farmaceutici.
• Le monografie della Farmacopea Europea fanno parte integrante delle Farmacopea Ufficiale Italiana XII
Edizione e come tali hanno valore di legge.
• Nel laboratorio di analisi dei farmaci è il testo di riferimento per l’operatore per l’esecuzione del metodo
analitico nel riconoscimento del medicamento.
• Nella Farmacopea Europea (E.P. X ed.) sono presenti diversi tipi di sostanze (sostanze incluse in
monografie) che possiamo sommariamente classificare in:
1. Organiche;
2. Inorganiche;
3. Metallo-organiche;
4. Sali inorganici di basi organiche
(guarda contenuti farmacopea slide 13-16)
TIPI DI SOSTANZE F.U.
1. Sostanze solide
a. Inorganiche. Formate da cationi e anioni. Ad es. Alluminio fosfato (AlPO4), Calcio cloruro (CaCl2), Zinco
cloruro (ZnCl2), Potassio solfato (K2SO4), Bario solfato (BaSO4), ecc.
b. Metallo-organiche. Sono sali in cui la componente organica acida viene salificata con opportuni cationi
metallici quali: Al3+, Ag+, Ba2+, Mg2+, Mn2+, Zn2+, Ca2+, NH4+, Fe2+, Fe3+, K+, Na+, Li+.
c. Organiche: Sono a loro volta suddivisibili in:
- Molecole semplici (es. acido acetilsalicilico, caffeina, isoniazide, ecc..);
- Sali formati da un catione ed un anione entrambi organici (ad es. pentazocina lattato, piperazina citrato,
ecc.). A volte si tratta anche di principi attivi in cui la funzione ossidrica –OH è stata esterificata con acido
opportuno a formare l’estere corrispondente (es. estradiolo benzoato, betametasone acetato, ecc.).
- Sali inorganici di basi organiche. Sono sali nei quali la componente organica basica (es. ammine) viene
32- 42- 43- 3- 33- 72-
salificata con opportuni anioni inorganici quali: Cl-, Br-, F-, CO , SO , PO , NO , BO , B O (Cloridrati,
4
Bromidrati, solfati, etc..). Questo si fa perché le basi organiche sono liquide e la loro salificazione con acidi
inorganici produce sostanze solide.
• Per le sostanze puramente inorganiche si rimanda al Cap. 2 per i saggi specifici di ANALISI INORGANICA
per cationi ed anioni.
• Per le sostanze metallo-organiche la presenza del metallo, già ipotizzata al saggio della combustione
(coccio) dalla permanenza di un residuo non carbonioso (saggi preliminari) sarà confermata dai saggi
specifici del Cap. 2, mentre la componente organica verrà riconosciuta con i saggi del Cap.3 relativi ai
GRUPPI FUNZIONALI e poi con i saggi specifici (Cap. 4). I metallo-organici sono generalmente solubili in
acqua e di solito danno soluzioni non colorate (tranne qualche eccezione: fenilmercurio acetato (bianco
giallastro), fenilmercurio borato (giallino), ferro-gluconato (giallo-verde) ed il ferro-fumarato (rosso-
arancio).
• Per i sali inorganici di basi organiche, i rispettivi anioni (cloruri, bromuri, solfati, fosfati, carbonati, nitrati,
ecc.) saranno riconosciuti con saggi specifici del Cap. 2. con l’ANALISI INORGANICA, mentre la componente
organica verrà riconosciuta con i saggi del Cap.3
2. Sostanze liquide
a. Sostanze singole (pure o no)
b. Miscele (olii essenziali)
Si suddividerà l’analisi in tre fasi fondamentali:
1. SAGGI PRELIMINARI: servono a individuare caratteristiche generali di comportamento per indirizzare la
ricerca verso un gruppo più ristretto di composti (es. se inorganico, organico oppure metallo-organico);
2. IDENTIFICAZIONE DEI GRUPPI FUNZIONALI: che consente di individuare la categoria di composti organici
alla quale appartiene la sostanza (es.
acidi, amine, alcoli, etc.). Saggi chimici specifici e selettivi anche strumentali (spettroscopia);
3. RICONOSCIMENTO DELL’ IDENTITA’ DELLA MOLECOLA: mediante saggi chimici specifici e caratteristiche
individuali (indice di rifrazione, punto di fusione-solo se la sostanza è organica, etc.)
Tipi di reazioni chimiche coinvolte nei saggi di riconoscimento (anche combinazioni di più reazioni):
1. Reazioni di precipitazione;
2. Reazioni di complessazione;
3. Reazioni di formazione di addotti colorati (SE aromatica, condensazioni o combinazioni varie);
4. Ossidoriduzione
1. Reazioni di precipitazione:
Reazioni che avvengono normalmente in acqua e in cui si ha la formazione di Sali con solubilità minore. Si
tratta di reazioni nelle quali avviene uno scambio
di ioni, in determinate condizioni di
concentrazione, pH e T° , a formare specie
chimiche con un Kps diminuito e, quindi, atti a
precipitare. I precipitati sono colorati o bianchi e
possono avere “consistenze” differenti. Si tratta
di reazioni nelle quali avviene uno scambio di
ioni, in determinate condizioni di concentrazione,
pH e T° , a formare specie chimiche con un Kps
diminuito e, quindi, atti a precipitare. I precipitati
sono colorati o bianchi e possono avere “consistenze” differenti.
2. Reazioni di complessazione:
Si tratta di reazioni di formazione di un complesso stabile tra l’agente complessante (legante) e un
accettore di legami (un metallo-acido di Lewis). Si instaurano un certo numero di questi legami che
definiscono il cosiddetto “n. di coordinazione”. A seconda della natura del
legante e del numero di accettori si dividono in complessi:
• Carichi (positivi o negativi)
• Neutri
• Mononucleare (solo un accettore)
• Polinucleare (più di un accettore)
• Chelato (più legami tra il chelante e l’accettore)
3. Reazioni di formazione di addotti colorati:
Si tratta di reazioni (addizioni,
sostituzioni, condensazioni,…) di
formazione di una struttura chimica
generalmente più coniugata rispetto il
substrato di partenza, per cui c’è un
aumento di delocalizzazione di carica
che comporta un abbassamento del
livello energetico eccitato(*) degli
elettroni π (π*) di legame,
con conseguente abbassamento della
differenza di energia richiesta per la
transizione elettronica tra i due livelli
(fondamentale ed eccitato). In questo
modo viene a diminuire l’energia
emessa durante il decadimento
elettronico e, quindi, ci sarà uno
spostamento verso il visibile (UV) della lunghezza d’onda sotto forma di colore osservato.
Estensione di
coniugazione per
due anelli aromatici.
Si parte da due
molecole solubili in
acqua e si forma un
ppt giallo insolubile.
4. Reazioni di ossidoriduzione:
Sono reazioni che avvengono tra due specie chimiche che scambiano elettroni: una specie subisce
un’ossidazione, l’altra specie subisce una riduzione.
• Saggio di riconoscimento gruppi aldeidici (carboidrati): Si sfrutta la facile ossidabilità del gruppo aldeidico
presente in vari composti (come nei carboidrati aldosi) utilizzando un blando ossidante che è il complesso
dei reattivi di Fehling (CuSO4+Tartrato di K preparato al momento) per dare un prodotto di riduzione del
rame come ossido rameoso (Cu2O) in forma di ppt rosso mattone
BILANCIAMENTO: Ricordarsi che in composti organici il n. di ossidazione del C (ma non solo) è
dato per differenza dei 4 legami che forma e si assume che:
• Per ogni legame con un altro atomo di C= 0
• Per ogni legame con un atomo di H= -1
• Per ogni legame con eteroatomo = +1
Qualche altro esempio di bilanciamento di reazioni organiche:
IMPORTANTE: generalmente le ossidazioni portano all’addizione di un atomo di ossigeno così come le
riduzioni ad un’addizione di idrogeno:
In realtà anche altri eteroatomi addizionati possono portare ad un’ossidazione e una riduzione non sempre
porta ad un’addizione di idrogeno, ciò
perché i due termini sono riferiti allo
stato dell’atomo di carbonio (o altro
atomo) in questione. Es. alogenazione
alcheni: TECNICHE DI ISOLAMENTO E PURIFICAZIONE
SEPARAZIONE DI MISCELE
Le tecniche di separazione non sono dei veri e propri metodi analitici, ma sono di notevole importanza in
chimica analitica ed di sintesi chimica, in quanto spesso l’applicazione di una qualunque tecnica
strumentale (e non) di determinazione deve essere preceduta da un metodo di separazione parziale o
totale dell’analita, in modo da ottenere un composto puro!! La scelta della tecnica separativa dipenderà dal
tipo di miscela e dal componente da separare. Le miscele (o miscugli) possono essere costituite da
componenti liquidi, solidi o gassosi e si possono dividere in due tipi:
1. Miscele omogenee
2. Miscele eterogenee
Al primo tipo corrispondono quei sistemi nei quali i componenti non sono più distinguibili e si presentano in
un’unica fase: si definisce SOLUZIONE. Possono essere soluzioni solide, liquide o gassose:
• Solida (leghe metalliche – es.bronzo) • Liquida (acqua + NaCl) • Gassosa (aria atmosferica)
Al secondo tipo appartengono quelle miscele i cui componenti differiscono per proprietà chimico/fisiche
e/o stato di aggregazione della materia e i componenti risultano ancora facilmente distinguibili.
• Schiume (gas+solido, gas+liquido) • Sospensioni (solido+liquido) • Emulsioni (liquido+liquido)
Miscele omogenee Miscele eterogenee
a) Estrazione f) Evaporazione
b) Cristallizzazione g) Filtrazione
c) Distillazione h) Centrifugazione
d) Sublimazione
e) Cromatografia
A. ESTRAZIONE CON SOLVENTE
La distribuzione di un soluto fra due liquidi completamente o parzialmente immiscibili costituisce la base
dei procedimenti di estrazione con solvente. Il processo di estrazione è regolato dalla: “LEGGE di NERST:
legge di distribuzione o di partizione” Quando ad un sistema costituito da due fasi (strati) immiscibili o
debolmente miscibili fra di loro e si aggiunge una terza sostanza solubile in entrambe, questa si distribuisce
in modo tale che il rapporto della sua concentrazione nei due strati risulti costante a temperatura costante
L’estrazione mediante il solvente B della sostanza X disciolta in A è tanto più efficace, quanto maggiore è il
coefficiente di ripartizione (K):
Cb Ca
• K >1 significa >
Cb<Ca
• K < 1 significa
Il coefficiente di ripartizione è una costante, e approssimativamente uguale al rapporto della solubilità della
sostanza nei due solventi. Il coefficiente K può essere influenzato dal pH o dalla presenza di elettroliti.
Tra i due solventi uno è sempre acqua, dunque se vado a toccare il pH la sostanza può presentarsi o in una
forma dissociata o indissociata e quindi diventa più o meno solubile nel solvente acquoso o viceversa in
quello organico, immiscibile con l’acqua stessa. Serve per isolare soluti organici di natura acida o basica
andando ad influenzare il pH dell’acqua e favorendo l’estrazione di una componente o dell’altra a seconda
del pH che io utilizzo per la fase acquosa.
L’estrazione può essere di 2 tipi: o un’estrazione con il solvente acquoso o estrazione con il solvente
organico; questo dipende da dove è disperso inizialmente il mio soluto da purificare. Quindi se è disperso
nell’acqua e lo voglio isolare utilizzerò il solvente organico; viceversa se è disperno in un solvente organico
e voglio utilizzare l’acqua per estrarlo.
Esempio di influenza di K dalla presenza di elettroliti
Ad es. l’aggiunta di NaCl alla soluzione acquosa (si usa
direttamente una soluzione acquosa di NaCl fortemente
satura già preparata) ne abbassa la solubilità dei composti
organici in essa presenti che a volte formano sistemi colloidali
tra le due fasi e, quindi, tali composti risulteranno meglio
ripartiti nella fase organica che sarà più facilmente separabile
(salting out).
Metodologie estrattive liquido-liquido:
a) Estrazioni in discontinuo: L’estrazione in discontinuo liquido-liquido si effettua con l’ausilio di imbuti
separatori. 1. Il solvente contiene una miscela di 2 molecole diverse (palline
bianche e nere) che si desidera separare.
2. Si aggiunge un secondo solvente (azzurro) immiscibile con il primo e
si agita energicamente l’imbuto tappato. Si lascia stratificare.
3. Si separano i due strati che conterranno le molecole parzialmente
separate
https://www.youtube.com/watch?v=EFiFPoOzqtk
b) Estrazioni in continuo (non usato): L’estrazione in continuo
liquido-liquido si effettua con l’ausilio di un sistema raccordato
ad un refrigerante, contenente la soluzione acquosa da
estrarre, mentre il solvente estraente viene posto in un pallone
collegato e viene riscaldato. I vapori del solvente estraente
vengono condensat e ricadono nel sistema contenete la
soluzione da estrarre. In questo momento avverrà l’estrazione
del soluto (ripartizione) e la colonna di acqua sovrastante
forzerà il solvente a ritornare nel pallone originale per
ricominciare il ciclo
Composti poco solubili in acqua possono essere estratti con etere etilico o esano, viceversa se trattasi di
sostanze alquanto idrosolubili si preferirà l’acetato di etile. Di massima importanza risulta la scelta dei
solventi di estrazione da impiegare per estrarre certe sostanze.
Serie eluotropica
E’ in relazione al potere eluente dei solventi nei confronti di una data fase stazionaria. E’ la misura del
calore svolto dall’interazione del solvente con una data fase stazionaria (fissa) e riflette a grandi linee la
scala di polarità (dai meno a più polari).
La scelta del solvente di estrazione viene effettuata in base a:
- bassa tossicità;
- favorevole coefficiente di ripartizione (K + alto possibile -> soluto che si ripartisce nel solvente che viene
scelto);
- selettività di estrazione rispetto altri componenti (se ho una miscela di soluti che ha natura simile, devo
avere la polarità + specifica per il mio soluto);
- basso P.eb al fine di facilitare il recupero del campione per evaporazione per non snaturare il soluto;
- elevata differenza di densità per avere una rapida separazione delle fasi.
Schema generico di estrazione con
solvente di alcuni soluti ABCD. In questo
caso il solvente è organico apolare con
all’interno alcuni soluti apolari e il
solvente di estrazione è acqua. Si va ad
aggiungere una soluzione acquosa acida
(HCl dil)-> se c’è qualche soluto a natura
basica, viene protonato dall’HCl e si
formano i cloridrati idrosolubili e si
ripartiscono in acqua. Così viene separato
C. Posso poi separare componenti con
natura acida che vengono deprotonati
con una base debole come il NaHCO3 e
poi con una base più forte NaOH.
Vengono separati selettivamente con
acqua (leggermente o più) basica i
componenti a natura acida. Alla fine per esclusione recupero nel solvente organico il solo soluto di natura
neutra.
Inconveniente molto comune è la formazione di emulsioni o strutture colloidali, specie in presenza di
sostanze molto basiche; tra le soluzioni adottate, quella più comune consiste nell’aggiungere una soluzione
satura di NaCl (effetto salting out) in modo da sfavorire l’associazione estraente-acqua. Nel caso di
sospensioni di materiale solido più o meno fine, si può filtrare su carta e poi riestrarre nuovamente in
imbuto separatore.
Metodologie estrattive solido-liquido:
a) Estrazioni in discontinuo: L’estrazione in discontinuo solido-liquido si effettua con
l’ausilio di un pallone contenete la matrice solida dalla quale estrarrà l’analita. Il
solvente di estrazione
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Analisi dei medicinali 3 - Appunti completi
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Appunti di analisi dei medicinali
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Analisi dei medicinali I
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Analisi dei medicinali - parte 2