Afasia
L’afasia è un disturbo del linguaggio che consegue ad un danno focale al tessuto cerebrale. Le cause
possono essere: un evento traumatico, un trauma cerebrovascolare (ictus) o un tumore o la sua
rimozione.
In Italia ci sono 150 mila afasici. Quando avviene?
L’agrammatismo si verifica dopo la lesione della terza
convoluzione del lobo frontale dell’emisfero sinistro del
cervello, ovvero l’area di Broca (aree 44-45).
I sintomi principali sono:
- una grave difficoltà nel produrre suoni linguistici
- numerose esitazioni
- produzione di frasi brevi, spesso di singole parole
Esempio del bambino che vede un ragazzo che fa cadere i
biscotti e non è in grado di comporre frasi compiute: ‘cookies is… uhm.. catch’ ‘boy… fall down’,
mancanza di tempi verbali, solo frasi composte da poche parole senza subordinate. Emerge anche la
difficoltà di trovare le parole adeguate da usare. Queste sono due difficoltà del lexical retrieval, cioè
la difficoltà nell’accedere al lessico e di costruire la frase nel modo grammaticalmente corretto, per
questo spesso non riescono a finire le frasi che hanno iniziato.
Tuttavia riescono in qualche modo ad accedere al lessico, anche se con lentezza, però omettono le
categorie grammaticali e i morfemi grammaticali come gli articoli o i verbi ausiliari. Mentre
l’accesso lessicale è lento ma presente, tutte le regole grammaticali no: per questo si chiama
agrammatismo.
Quindi la produzione tipica di un afasico è caratterizzata da:
- omissione di categorie funzionali
- uso di verbi non flessi
- uso di frasi semplici
Questa è stata la prima interpretazione dell’afasia di Broca. Il primo paziente viene chiamato Tan
perché continuava a ripetere la stessa sillaba. Al tempo di Broca si era pensato che la difficoltà stava
nella produzione, ma non nella comprensione perché Tan capiva quello che i medici gli dicevano,
ma non riusciva a parlare e ad esprimersi. Esistono vari stati di questa patologia, alcuni hanno solo
delle difficoltà nel produrre frasi, mentre altri non ne sono proprio in grado. Se Tan e i pazienti
afasici sono in grado di comprendere e dimostrano di capire la lingua, è da scartare l’ipotesi che
abbiano perso la conoscenza della lingua.
L’ipotesi iniziale era che ‘i pazienti afasici hanno difficoltà di produzione ma non hanno difficoltà di
comprensione’. Però uno studio di Caramazza e Zurif del 1976 ha dimostrato che le cose erano un
po’ diverse. Hanno dimostrato che non era vero che i pazienti non avevano difficoltà di
comprensione, alcuni tipi di frasi più complesse non riuscivano a comprenderle. Il loro
esperimento era stato fatto con due frasi:
La casa che l’uomo sta pitturando è blu
Il gatto che il cane sta inseguendo è nero
Sono due frasi relative oggetto perché il pronome relativo è il complemento oggetto della
subordinata, il ‘che’ si riferisce a casa o al gatto. Queste sono più complicate delle frasi relative
soggetto perché dobbiamo ricordarci la principale e collegare a cosa si riferisce. Frase relativa
soggetto: la casa che costa molto è blu (il ‘che’ si riferisce al soggetto della frase principale)
Frase 1
La casa che l’uomo sta pitturando è blu
Dovevano vedere se il paziente aveva capito il senso della frase e gli chiedevano ‘Chi pittura la casa?’
Risultati:
- gruppo di controllo, con persone neurotipiche, 100% risposte esatte
- afasici, 100% risposte esatte
Frase 2
Chi insegue chi?
Volevano vedere non solo se il paziente capiva il senso delle parole ‘cane’, ‘gatto’ e ‘inseguire’ quindi
se avevano accesso al lessico, ma anche se capiva il senso della frase.
Risultati:
- gruppo di controllo, 100% risposte corrette
- afasici, 50% di risposte esatte
anche ripetendo più volte l'esperimento si avevano questi risultati, solo circa la metà
riusciva a capire il senso della frase
Perché questa differenza di risultati tra la prima e la seconda frase?
Nella prima frase è ovvio che è l’uomo che pittura la casa, perché la casa non può pitturare l’uomo.
Per anni hanno usato una frase ‘sbagliata’ per questo esperimento. Non avevano bisogno di
comprendere il significato della frase, bastava sapere il significato delle parole anche se non
capivano la struttura sintattica. Nella seconda frase il gatto poteva inseguire il cane e viceversa, qui
avrebbero dovuto effettivamente decodificare la sintassi della frase.
Possibile che in tutti questi esperimenti fatti con le frasi giuste metà capivano e metà no?
Sparavano a caso, per probabilità visto che c’erano due soluzioni si arriva a metà. In poche parole
sono arrivati alla conclusione che i soggetti afasici non riuscivano a comprendere il significato delle
frasi complesse. Riescono ad interpretare il significato delle singole parole, ma non della frase.
Esperimento con frasi passive
Pietro ha colpito Maria
Pietro è stato colpito da Maria
In più del 50% dei casi i soggetti afasici interpretano la frase due come la prima frase. Non sono in
grado di capirla per la sua complessità.
I soggetti afasici hanno dei pensieri del tutto normali, la difficoltà sta nel linguaggio (produzione e
comprensione) non nei ragionamenti. Com’è possibile che riescono a ragionare ma non
comprendere le frasi più complesse? Grodzinsky nel 1995 aveva formulato l’ipotesi che ‘i problemi
di comprensione dei soggetti afasici sono ristretti ai casi che implicano movimento sintattico’. Non
riescono a seguire la traccia(?)
1. Chi pensi che t abbia incontrato Michele?
Qualcuno ha incontrato michele
2. Chi pensi che Michele abbia incontrato t?
Michele ha incontrato qualcuno
3. Lo studente che t ha incontrato Michele
4. Lo studente che Michele ha incontrato t
La t è una traccia che occupa una posizione in maniera inconscia. Nella prima e terza frase il
pronome è soggetto, mentre nella seconda e quarta è oggetto. Diciamo che è una specie di
segnaposto. Gli afasici non sono in grado di tenere vive le rappresentazioni con le tracce, se fosse
così il problema non sarebbe generalizzato a tutta la grammatica, ma dopo il trauma ha certe
difficoltà nell’interpretare frasi grammaticalmente più complesse.
Tracce e frasi passive
1. Il cane è inseguito t dal gatto
2. La casa è dipinta t da Pietro
Hanno trovato che gli afasici hanno difficoltà nelle frasi dove c’è movimento sintattico, dove non c’è
riescono ad interpretare bene le frasi. Con alcune eccezioni come l’esempio di La casa che l’uomo sta
pitturando è blu. Nella scienza abbiamo la conferma o meno per una determinata ipotesi. Ci sono
delle prove che noi usiamo queste tracce, ovviamente il cervello non identifica la traccia in sé, ma
identifica che quella posizione è occupata.
Movimento e wanna contraction
1. I want to leave - I wanna leave
2. I want to leave Mary
il verbo leave è ambiguo, in senso transitivo significa abbandonare/lasciare, in senso
transitivo significa partire/lasciare. in questo caso significa ‘voglio lasciare Mary’
3. Who do you want to leave t?
è una frase che a causa dell’ambiguità del verbo può avere due significati: chi vuoi lasciare
(abbandonare)? oppure seguendo il gf dobbiamo decidere a chi far lasciare la casa quindi
‘chi vuoi che vada via?’ ma nel senso di partire/lasciare la casa. Questa frase riguarda il
primo esempio, con la traccia alla fine della frase, ho formulato la domanda ‘spostandolo’
dalla fine all’inizio della frase
4. I want John to leave
voglio che john lasci
5. Who do you want t to leave?
‘chi vuoi che vada via?’ con il significato intransitivo di leave
6. Who do you wanna leave?
La traccia sta al posto dell’oggetto o del soggetto nella risposta.
Esperimento americano di trent’anni fa circa: hanno scoperto che i bambini usavano ‘Who do you
wanna leave?’ sono con il senso di lasciare/abbandonare, mentre nel senso intransitivo di partire
usavano la forma non contratta. Perché la forma intera ha due significati e quella contratta ne ha
solo uno? Perché nel senso di ‘partire’ (quinta frase) c’è la traccia tra want e to, quindi non si può
unire, mentre nell’altro caso si può unire. Questo spiega il comportamento dei bambini e che la
traccia influenza il nostro modo di parlare.
Attualmente la teoria non è del tutto vera, perché non riescono a capire anche altre strutture
grammaticali complesse.
Conclusione
La facoltà di linguaggio corrisponde ad un componente cognitivo specifico. Un trauma all’area di
Broca può portare ad avere dei danni per alcuni ‘settori’ del linguaggio. Alcuni disturbi del
linguaggio sono causati da traumi a specifiche aree cerebrali che colpiscono selettivamente la
capacità di processare le strutture sintattiche.
Linguistica teorica e psicolinguistica
1. linguistica teorica
Studio scientifico del linguaggio umano: usa le metodologie e l’analisi delle altre scienze:
- formula ipotesi generali che rendono ragione di una molteplicità di fatti particolari
- formula tali ipotesi in modo chiaro e falsificabile
Una disciplina descrittiva (non normativa)
2. Psicolinguistica
Interdisciplinare: linguistica teorica e psicologia cognitiva
Studio dei fattori psicologici e neurobiologici alla base di acquisizione, produzione e
comprensione del linguaggio naturale (soggetti normodotati / patologici)
- Com’è rappresentato e processato il linguaggio?
- Tecniche sperimentali
3. neurolinguistica: studio di aree deputate allo svolgimento di funzioni linguistiche dal punto
di vista anatomico
Perché studiare le patologie linguistiche?
Per capire quali sono i problemi alla base del linguaggio e per studiare lo sviluppo atipico dei
soggetti che manifestano problematiche dell'apprendimento del linguaggio.
Le difficoltà di apprendimento si dividono in:
- ASPECIFICHE: deficit cognitivi (ritardo mentale), deficit fisici (neurologici, sensoriali),
fattori psicologici (disagio emotivo e relazionale), psicopatologie (disturbi dell’umore,
disturbi del comportamento, dell’attenzione…)
- SPECIFICHE: disturbi specifici di apprendimento, dislessia, disgrafia, disortografia,
discalculia.
Le specificità dei DSA interessano uno specifico dominio di abilità in modo significativo ma
circoscritto
- In assenza di deficit neurologici e sensoriali
- Adeguate opportunità socio-culturali
- Funzionamento intellettivo generale è nella norma.
Il criterio necessario per stabilire la diagnosi: discrepanza tra abilità nel dominio specifico
interessato (deficitaria in rapporto alle attese per l’età e/o la classe frequentata) e l’intelligenza
generale (adeguata per l’età cronologica). Bisogna avere almeno due delle caratteristiche.
CARATTERISTICHE DEI DSA:
- Caratteristiche neurofunzionali specifiche
- Presenti sin dalla nascita, emergono quando vengono richiesti compiti di lettura, scrittura e
calcolo, possiamo trovare degli indicatori di rischio anche in età prescolare
- Elevata familiarità
- Deficit funzionale: difficoltà ad acquisire
- Non è una malattia ma una caratteristica individuale del soggetto
- La difficoltà è recuperabile attraverso la riabilitazione
- L’alunno posto nelle condizioni di attenuare e/o compensare il disturbo può raggiungere gli
obiettivi previsti.
Tendono a coesistere nello stesso individuo (COMORBILITÀ).
La dislessia
La dislessia è il più noto, più diffuso (4-6% della popolazione), più studiato e più pervasivo (le
difficoltà nella lettura si estendono a tutti gli ambiti!) disturbo patologico linguistico.
Ogni anno, su 400 mila bambini
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Appunti su afasia, tumori
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Appunti lezione: Prosopagnosia e Afasia
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Neuropsicologia - Evoluzione del concetto di afasia
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Bilinguismo e Cognizione