Musica
Tesina di maturità
A cura di Francesca Vaccaro
Istituto Professionale Statale per i Servizi Commerciali, Turistici e Sociali “Bosso - Monti”
Classe VD
Anno scolastico 2007/08
Indice
- 4 Introduzione
- Pag. 5 Psicologia
- La musicoterapia
- Pag. - Curare con la musica
- 19 Cultura Medico Sanitaria
- La balbuzie
- Pag. - Un disturbo del linguaggio
- 27 Italiano
- L’onomatopea
- Pag. - La musica nelle parole - Pascoli e la sua sera
- 38 Inglese
- “Motherese”
- Pag. - Our first language
Introduzione
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Per la mia tesi di maturità ho deciso di affrontare l’argomento “musica” per vari motivi, forse il più semplice e scontato è che essendo una musicista sono coinvolta “emotivamente” nella materia.
La musicoterapia
Ma non è solo per questo: il mio obiettivo è quello di illustrare, per quanto mi è possibile, la magia e l’emozione, che l’arte dei suoni suscita al nostro animo; quella magia che è in grado di guarire le malattie più difficili e quell’emozione che riesce a ristabilire le anime più tristi.
D’altronde, chi può negare che il mondo che ci circonda è come un’immensa orchestra dalle infinite possibilità sonore guidata da un Grande direttore?
Una nota frase biblica dice: “Nel principio era la Parola…”, e la parola non è forse un’espressione sonora?
Partendo dalla musica usata come terapia, esaminerò un disturbo del linguaggio che può essere curato attraverso di essa, proseguendo per le vie letterarie evidenzierò come la musica vivi tra le parole di un poeta noto nel periodo decadente, fino ad arrivare alla lontana Inghilterra, dove le mamme inglesi (e anche quelle di tutto il mondo) usano uno strano linguaggio primordiale per comunicare con i loro bambini.
“Le altre arti imitano ed esprimono la natura da cui si trae il sentimento, la musica non imita e non esprime che lo stesso sentimento in persona”.
Giacomo Leopardi
Storia della musicoterapia
Il pensiero platonico
Il pensiero platonico si basava su cinque concetti:
- Il mondo è costituito secondo principi musicali;
- La musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale dell’Io;
- La vita intera dell’uomo è dominata dall’armonia e dal ritmo;
- Una giusta educazione musicale può garantire la formazione del carattere;
- La filosofia è l’espressione più alta della musica.
L’impiego della musica a scopi curativi risale alla notte dei tempi, quando ancora si pensava che la malattia fosse dovuta alla presenza di spiriti che dovevano essere spaventati e allontanati. I più primitivi strumenti avevano le potenzialità per essere usati per scopi magici ed, in special modo, per affrontare le battaglie degli spiriti dell’altro mondo. Ecco perché questi strumenti erano proprietà dei sopra citati stregoni.
Per parlare più approfonditamente dell’età antica si può iniziare dicendo che gli uomini di questo periodo dovevano lottare costantemente per la sopravvivenza, non soltanto procurandosi il cibo, uccidendo le belve feroci e costruendosi ripari contro le ingiurie delle stagioni, ma anche avendo a che fare con malattie ed infortuni di ogni genere. I nostri antenati non avevano concezione di virus, batteri e degenerazione delle cellule. La malattia era qualcosa la cui origine era soprannaturale, causata probabilmente dalla magia crudele di un nemico o dalla cattiveria di uno spirito.
L’unico modo per sconfiggere questo status era usare tecniche magiche ingaggiando il mago-dottore, la strega o lo sciamano del villaggio.
Il suono evocava spiriti, entità, antenati e guariva il corpo dalle malattie. Ogni popolo ha organizzato, in ogni tempo ed in ogni angolo del pianeta Terra, manifestazioni musicali che confermano il potere del suono, e quindi della musica, sull’essere umano.
Lo stesso mito di Orfeo o l’arpa di Davide testimoniano l’utilizzo della musica a scopi terapeutici: nella Bibbia (1 Samuele, 16:23) «(...) Davide prendeva l’arpa e la suonava con la mano; allora Saul si sentiva risollevato e stava meglio, e il cattivo spirito si allontanava da lui».
Quindi, in tutte le culture dell’antichità, musica e medicina erano praticamente una cosa sola.
Aristotele
Anche Platone ed Aristotele furono, oltre che pensatori e filosofi, anche dei musicologi e musicisti convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, la serenità e la morale.
Platone disse:
«La musica riesce a mettere in relazione due anime, facendole vibrare in maniera identica. È un ponte che getta l’uomo di là da un abisso per raggiungere un altro uomo».
Pitagora
Per Pitagora erano tre gli orientamenti della musica:
- Adattamento: la musica deve adattarsi alla personalità dell’individuo, nello stesso tempo l’individuo deve saper lentamente adattarsi a musiche diverse e lontane dalla sua personalità accettandole.
- Cambiamento: la musica può modificare lo stato d’animo profondo dell’individuo, consentendogli una maggiore accettazione di sé ed un maggiore uso delle proprie capacità e possibilità.
- Purificazione: la musica può liberare l’anima e il corpo dalle tensioni giornaliere.
Il medioevo e il rinascimento
Nel nostro medioevo i depositari sia della scienza medica, sia della musica, sono i monaci. Significativo è l’esempio di Nokter Balbulus, monaco, terapeuta e musicologo nella abbazia di San Gallo in Svizzera. L’uso del flauto come mezzo terapeutico nella stessa epoca era già conosciuto dagli arabi che lo usavano per curare i disturbi mentali.
Con il Rinascimento in Europa prende vigore l’influsso laico nelle scuole di Salerno e Montpellier. Louis Roger, medico di Montpellier, pubblicò il “Traité des effects de la musique sur le corps humain” (Trattato sugli effetti della musica sul corpo umano). Roger paragonava il corpo umano, con il suo alternarsi di parti cave e dense, a più strumenti musicali che vengono stimolati e attivati dalle vibrazioni sonore, uguali a quelli solitamente utilizzati nelle orchestre.
Questi studi, pur non risvegliando immediatamente grande interesse, permisero comunque alla Francia di diventare la patria storica della musicoterapia europea. Attualmente, Parigi ospita, infatti, uno dei suoi centri più importanti e, a Montpellier, è presente un centro universitario ispirato a Louis Roger.
Arnaldo da Villanova crea la nozione di simpatia universale, stabilendo i rapporti di vibrazione che si creano tra i corpi sonori, tra i quali quello umano.
Nella cultura cinese appare intorno al terzo millennio A.C. il primo libro di medicina, che è contemporaneamente un libro di musica, dove viene indicata la struttura della prima scala pentatonica.
In epoca antica molti medici sono convinti che imparando a suonare qualche strumento musicale, la loro capacità di ottenere guarigioni si affini e si sviluppi.
La musicoterapia
La musicoterapia moderna
Il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del 1700 a cura di un medico musicista londinese, Richard Brockiesby. Il suo volume fece il giro d’Europa sollevando interesse ed anche scetticismo. Nei secoli successivi le osservazioni intorno ai poteri dei suoni e della musica sulla mente e anche sul corpo umano si moltiplicano.
Nel 1811 un medico compositore italo-ungherese, Pietro Linchental, scrisse il “Trattato sull’influenza della musica sul corpo umano”.
Il medico francese Chomet pubblicò nel 1875 alcuni studi di musicoterapia. Karl Strumpf in Germania, verso la fine del 1800, studiò la nozione di psicologia del suono e mise l’accento sull’impatto sonoro vissuto da chi ascolta la musica. Era la base degli studi della musicoterapia moderna che si differenzia da quella antica perché non si basa più su nozioni improvvisate o rituali, ma su studi scientificamente testabili, quindi esperienze cliniche e biologiche serie.
Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, in qualche zona dell’America e dell’Europa, furono inviati negli ospedali molti musicisti per “alleviare” le sofferenze dei pazienti e “sostenerne” il morale. Più tardi negli Stati Uniti si sperimentarono i primi interventi di terapia con la musica con gruppi di sopravvissuti della seconda guerra mondiale.
Il primo corso universitario di Musicoterapia si svolse nel 1919 presso la Columbia University (USA) e, nel 1944, nello stato del Michigan, venne inaugurato il primo corso quadriennale di specializzazione.
Nel maggio del 1998 è stata fondata la F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti).
Nel 1950 è stata fondata la Music Therapy Association (AMTA, Associazione di musicoterapia). Con gli anni ’70, infine, nacquero le prime associazioni nazionali di musicoterapia e lo studio approfondito di questa disciplina si diffuse così in molti altri paesi del mondo.
Attualmente esistono cattedre universitarie in diversi paesi mentre in Italia la specializzazione in musicoterapia non è ancora riconosciuta a tutti gli effetti. A Boston, USA, nel 2002 si è tenuto il IX congresso mondiale di musicoterapia che ha riunito studiosi da tutte le parti del mondo.
La musicoterapia è ora riconosciuta come una disciplina formale ed è stata inclusa nel trattamento complessivo dei pazienti con disturbi di varia natura, tra cui il cancro.
La musicoterapia in Italia
La storia della musicoterapia in Italia è iniziata ad Assisi a partire dagli anni ’70. Il primo corso di musicoterapia in Italia, al quale ne sono seguiti altri, è stato aperto anche a persone in possesso della licenza della scuola media inferiore e senza conoscenze musicali.
Nel 1975 è sorta a Bologna l’“Associazione italiana di studi di musicoterapia” che dedica il proprio interesse alle applicazioni in campo pedagogico-preventivo e riabilitativo.
Nel maggio del 1998 è stata fondata la F.I.M. (Federazione Italiana Musicoterapeuti).
Associazione Professionale dei Musicoterapeuti della Gran Bretagna (APMT)
Associazione Nazionale di Musicoterapia U.S.A. (AMTA)
Associazione Canadese di Musicoterapia (CAMT)
Varie definizioni di musicoterapia
La musicoterapia è una forma di trattamento in cui s’instaura un mutuo rapporto fra paziente e terapeuta, che permetta il prodursi di cambiamenti nella condizione del paziente e l’attuazione della terapia. Il terapeuta lavora con una varietà di pazienti, sia bambini che adulti, che possono avere handicap emotivi, fisici, mentali o psicologici. Attraverso l’uso della musica in maniera creativa in ambito clinico, il terapeuta cerca di stabilire un’interazione, un’esperienza ed un’attività musicale condivise che portano al perseguimento degli scopi terapeutici determinati dalla patologia del paziente.
La musicoterapia è “l’uso della musica nella realizzazione degli scopi terapeutici: il ristabilimento, il mantenimento e il miglioramento della salute mentale e fisica: è l’applicazione sistematica della musica, diretta dal musicoterapeuta in un ambito terapeutico, per portare i cambiamenti desiderati nel comportamento. Tali cambiamenti permettono all’individuo di affrontare la terapia per arrivare ad una maggiore comprensione di sé e del mondo intorno a lui, e di ottenere quindi un più adeguato adattamento alla società. Come membro della squadra terapeutica il musicoterapeuta professionista prende parte all’analisi dei problemi dell’individuo e alla formulazione degli obiettivi del piano generale di trattamento, prima di progettare ed elaborare specifiche attività musicali. Valutazioni periodiche vengono fatte per determinare l’efficacia delle procedure impiegate”.
Associazione Nazionale di Musicoterapia U.S.A. (AMTA)
La musicoterapia è “l’uso della musica per favorire l’integrazione fisica, psicologica ed emotiva dell’individuo e l’uso della musica nella cura di malattie e disabilità. Può essere applicata a tutte le fasce d’età, in una varietà di ambiti di cura. La musica ha una qualità non-verbale, ma offre un’ampia possibilità d’espressione verbale e vocale. Come membro di un’équipe terapeutica, il musicoterapeuta professionista partecipa all’accertamento dei bisogni del cliente, alla formulazione di un approccio e di un programma individuale per il cliente e poi offre specifiche attività musicali per raggiungere gli scopi. Valutazioni regolari accertano ed assicurano l’efficacia del programma. La natura della musicoterapia amplifica l’approccio creativo nel lavoro con gli individui handicappati. La musicoterapia fornisce un approccio umanistico possibile che riconosce e sviluppa le risorse interne del cliente spesso non sfruttate. I musicoterapeuti desiderano aiutare l’individuo per spingerlo verso un migliore concetto di sé, e, nel senso più ampio, per far conoscere ad ogni essere umano le proprie maggiori potenzialità”.
Associazione Canadese di Musicoterapia (CAMT)
“La musicoterapia è una tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego razionale dell’elemento sonoro, allo scopo di promuovere il benessere dell’intera persona, corpo, mente e spirito.
È importante ricordare che la musica è un mezzo di comunicazione anche là dove le parole diventano inaccessibili. A differenza dei metodi di cura basati sulla separazione di mente e corpo, la terapia musicale ha un approccio che riguarda sia la parte spirituale che quella fisica dell’individuo: i suoni, infatti, provocano nello stesso tempo reazioni emotive e risposte fisiologiche, per cui nella cura con la musicoterapia mente e corpo vengono considerati nella loro unità.
La musicoterapia coinvolge l’individuo, contribuisce a risvegliare la volontà nei soggetti apatici o a moderare l’eccessiva irruenza in chi si mostra aggressivo con gli altri.
Le attività musicali, se proposte e coordinate da professionisti, possono migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.
Cos’è la musicoterapia?
Quella che segue è una definizione “ufficiale”:
Federazione Mondiale di Musicoterapia (WFMT)
La Musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un cliente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che il paziente o la paziente possano meglio realizzare l’integrazione intra e interpersonale e, conseguentemente, possano migliorare la qualità della loro vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico.
Musica e comunicazione
La musicoterapia si basa sull’idea che, se usata correttamente, agisce sul sistema neurovegetativo (che regola le funzioni del corpo come la traspirazione, il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna) e facilita la liberazione delle emozioni e delle risorse creative di ciascuno.
La musicoterapia è una disciplina che studia il rapporto:
Suono – essere umano
che permette di comunicare attraverso un codice diverso da quello verbale, basato sul principio dell’ISO – Identità Sonora Individuale. Ogni essere umano ha dentro di sé una identità sonora, in quanto c’è la presenza di un suono o di un insieme di suoni che lo caratterizzano e lo individualizzano. Questo codice viene utilizzato per cercare di aprire attraverso il suono, canali di comunicazione.
Per canali di comunicazione si intendono quei procedimenti con i quali una mente può interferire sull’altra. Per poter aprire questi canali, è necessario che il TEMPO MENTALE del paziente coincida con il TEMPO SONORO-MUSICALE del terapeuta, dove il suono diventa intermediario fra uno e l’altro. Aperto il canale della comunicazione si è nel pieno del processo terapeutico.
In breve, mentre l’emisfero sinistro interno della persona è importante per lo svolgimento dei processi linguistici, l’emisfero destro svolge una serie di funzioni dette analogiche, che consistono nella possibilità di apprezzare ed elaborare criteri ritmici, musicali, ecc..., dove tutto viene colto immediatamente.
Il linguaggio della musica, dei suoni come linguaggio degli affetti, delle emozioni, attraverso il quale vengono richiamati stati d’animo, memorie, immagini, appartiene sicuramente all’emisfero destro. Se invece consideriamo il linguaggio musicale per le caratteristiche ritmiche, timbriche, armoniche e compositive, ci accorgiamo che rientra in un’area logica che interessa l’emisfero sinistro.
Molti studi hanno dimostrato il doppio effetto psicoterapico della musica in campo fisiologico e psichico.
La musica evoca sensazioni, stati d’animo, può far scattare meccanismi inconsci, aiuta a rafforzare l’io e fa da ponte tra conscio e inconscio. Invia dei segnali al cervello ed in particolare alla zona cerebrale padrona di sentimenti ed istinti più nascosti. La musica sembra essere l’unica funzione superiore dell’encefalo, che direttamente coinvolge in misura uguale l’emisfero interno della persona.
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Sintesi Tesina sulla musica
La seguente tesina mostra come la musica può essere utilizzata quale strumento per curare alcuni disturbi del linguaggio, come per esempio la balbuzie. Questo genere di terapia viene definita musicoterapia e serve per curare numerosi problemi anche di tipo psicologico. È opportuno scegliere la tipologia di musica anche in base alla personalità di ciascun individuo. La balbuzie è uno dei problemi del linguaggio che per essere curato ha bisogno di una specifica terapia; questo disturbo inoltre può manifestarsi nel bambino già in tenera età. In ambito letterario è molto importante la figura di Giovanni Pascoli, noto poeta italiano che scrisse importanti poesie e elaboratore della poetica del fanciullino, secondo cui il poeta deve vedere la poesia con gli occhi del fanciullo. In inglese invece esiste un concetto, motherese, inteso come il linguaggio utilizzato dalla mamma con il suo piccolo. Si tratta di un linguaggio difficile, ma efficace, perché favorisce lo sviluppo del linguaggio del bambino. Nella tesina di maturità quindi viene descritto il tema della musica nei suoi vari aspetti.
Collegamenti
Tesina sulla musica
- Psicologia: La musicoterapia.
- Cultura medico-sanitaria: La balbuzie.
- Italiano: La poetica del fanciullino in Pascoli.
- Inglese: The motherese.
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