Notre Dame de Paris: leggere fra le righe un grande romanzo storico
Atzeni Federica
Classe 5°B Indirizzo stilismo e moda
Anno scolastico 2010 - 2011
Istituto Tecnico per Attività Sociali
I.T.A.S.
Grazia Deledda
Scaletta percorso pluridisciplinare
- Presentazione
- Presentazione dell’abito
- Romanzo storico
- Victor Hugo
- Trama Notre Dame (Hugo)
- Trama Notre Dame de Paris (musical)
- Trama Notre Dame de Paris (Disney)
- Personaggi Quasimodo e Esmeralda
- Differenze tra fiaba e tragedia
- Cattedrale di Notre Dame
- Diritto d’asilo
- Pregiudizi e discriminazioni
- Alessandro Manzoni
- Trama Promessi Sposi
- La questione della lingua
- L’alimentazione nel medioevo
- La gotta
- Bibliografia
Presentazione
Il mio percorso nasce dal grande interesse per le fiabe, i racconti fantastici, i cartoni animati, (Disney in particolare), e tutte quelle forme di spettacolo che reinterpretano una storia fantastica presentandola attraverso l’utilizzo di più tecniche espressive e comunicative.
Pertanto la mia attenzione si è soffermata in modo particolare sui musical nei quali recitazione, musica, canto e danza devono essere in grado di comunicare emozioni. Oltre questi elementi fondamentali lo sguardo dello spettatore è catturato da scenografie, coreografie, luci e costumi.
Il fascino esercitato da questi ultimi ha avuto su di me il sopravvento.
In particolare mi sono interessata al musical di Notre-Dame de Paris tratto dal romanzo di Victor Hugo con particolare riferimento all’abito di Esmeralda, la bella ragazza gitana che allieta i passanti danzando sul sagrato di Notre-Dame, a Parigi.
Esmeralda nel musical prodotto da Riccardo Cocciante, (questa la versione presa in considerazione), veste un abito che mette in risalto la femminilità e i sogni del personaggio e che ammalia, come tutti gli zingari, chi la osserva.
Presentazione dell’abito
La confezione è caratterizzata da un doppio abito: uno in tessuto “taffettà”, il secondo più esterno, in “pizzo poliestere”. Entrambi i modelli sono caratterizzati dalle asimmetrie delle parti che lo compongono: pertanto si è dovuto procedere a determinare la posizione degli “inserti” a contrasto di colore e dal taglio geometrico”, numerando le parti e assemblandole secondo un ordine ben preciso studiato sul cartamodello.
La presenza degli inserti ha avuto una doppia funzione: quella di aumentare le ampiezze e quella di conferire lo “stile zingara” grazie anche alla presenza del “finto rammendo” che li unisce gli uni agli altri.
Le maniche, dalla linea a pipistrello, sono anch’esse asimmetriche e presentano, analogamente all’abito, il gioco di inserti.
Posteriormente, la chiusura è stata eseguita con lo stile di un corsetto, con borchie e lacci.
(Abito a cui mi sono ispirata) (particolare del finto rammendo)
(Abito intero visto davanti... confezione realizzata da me)
(Abito intero visto dietro... confezione realizzata da me)
(Particolare della manica)
(Particolare del finto rammendo realizzato a mano in tutto l’abito, particolare degli inserti e del tessuto molto simile all’abito di scena originale)
(Particolare della chiusura)
Romanzo storico
Il romanzo storico è composto da parti storiche e parti inventate. L’autore sceglie un’epoca del passato e vi ambienta la propria vicenda, i cui protagonisti possono essere personaggi storici o di fantasia. Con ricchezza di particolari e precisione documentaria, rievoca epoche, personaggi e ambienti del passato mescolando liberamente fantasia e realtà, vicende accadute con altre di pura invenzione, storie private di un singolo personaggio, con storie collettive di popoli. Un romanzo si può definire storico solo se i personaggi sono coinvolti nelle vicende storiche rievocate.
Origine e storia del romanzo storico
Il romanzo storico nasce, come genere tipicamente romantico, al principio del XIX secolo. Già nel ‘600 e nel ‘700 si erano scritte opere a “sfondo storico” e con personaggi storici, ma in esse la storia ha la funzione di pretesto e/o di cornice, di sfondo per lo svolgimento dell’intreccio, ma del periodo storico non ci si preoccupa di creare la vera atmosfera.
Al contrario il romanzo storico ottocentesco risponde all’esigenza del Romanticismo di ravvivare l’attenzione per la storia, di rivalutare le tradizioni popolari e nazionali. La maggior parte dei romanzi si ispirano quindi a personaggi e a momenti del medioevo, ritenuti utili per comprendere il presente.
In Francia
In Francia attraverso la forma del romanzo storico prende l’avvio la narrativa moderna.
Ma col tempo la tendenza a “storicizzare” il presente o il passato recente (La Certosa di Parma) segna il superamento del romanzo storico classico e l’avvio verso il romanzo sociale psicologico.
Victor Hugo si avvicina al genere storico, con il romanzo Notre Dame de Paris, romanzo tipicamente romantico: ambientato nel medioevo, con la sua architettura e il gusto del pittoresco e l’irrazionalità delle passioni.
In Italia
La nascita del romanzo storico italiano si fa risalire al 1827, anno della pubblicazione dei Promessi Sposi e di alcuni romanzi in cui l’argomento storico si intreccia con storie d’amore, oppure si mescola al motivo risorgimentale.
I Promessi Sposi è un esempio di rigorosa ricostruzione storica, in cui anche i personaggi frutto di fantasia paiono veri e credibili e contribuiscono alla ricostruzione del passato.
Nel corso del XIX secolo, fin verso il 1860, la produzione di romanzi storici in Italia è particolarmente fiorente.
Già negli anni Quaranta, però, la narrativa storica di ispirazione medievale si andava cristallizzando in schemi ripetitivi. Lo stesso Manzoni nel saggio Del romanzo storico nel 1845 dichiarava finito questo genere di romanzo, in quanto non rigorosamente storico e, quindi, non attendibile.
Superata la metà del secolo, con la fine del Risorgimento, il genere è ormai in piena decadenza e i romanzieri tendono ad avvicinarsi ad un passato più recente o addirittura al presente, raccontando storie, i cui protagonisti rispecchiano fedelmente la vita della società contemporanea.
Victor-Marie Hugo
(Victor Hugo)
Nasce a Besançon il 26 febbraio del 1802, e muore a Parigi il 22 maggio del 1885. È stato uno scrittore, poeta e drammaturgo francese, considerato il padre del romanticismo in Francia. Seppe tenersi lontano dai modelli malinconici e solitari che caratterizzavano i poeti del tempo e cogliere i valori e le sfumature dell’animo umano. Hugo affermava che l’arte deve cogliere il caratteristico, superando l’antitesi di bello e brutto, di sublime e grottesco (gobbo).
I suoi scritti giunsero a ricoprire tutti i generi letterari, dalla poesia lirica al dramma, dalla satira politica al romanzo storico e sociale, suscitando consensi in tutta Europa.
Nasce il 26 febbraio 1802 a Besançon nella Franca Contea, dove il padre Léopold-Sigismond Hugo (1773-1828), conte napoleonico e militare dell’esercito di Giuseppe Bonaparte, si trova di guarnigione. Nel 1813 i suoi genitori si separano e la madre si stabilisce a Parigi insieme al generale Victor Fanneau de la Horie. Qui Hugo frequenta il Politecnico dal 1815 al 1818 per volere del padre, ma ben presto abbandona gli studi tecnici per dedicarsi alla letteratura. Ha quattordici anni quando scrive su un diario:
(FR) (IT)
« Je veux être Chateaubriand ou rien. » « Voglio essere o Chateaubriand o niente. »
Scrive le Odi, che furono la sua prima composizione letteraria. Inizia poi a frequentare il liceo Louis-le-Grand e partecipa agli incontri del Cenacolo di Charles Nodier, culla del romanticismo nascente.
Il 12 ottobre del 1822 sposa, Adèle Foucher, una sua amica d’infanzia ed ebbero cinque figli.
La scoperta, dopo qualche anno, del tradimento della moglie con l’amico di famiglia Sainte-Beuve lo porterà a condurre una vita di libertinaggio; sua amante per circa cinquant’anni sarà Juliette Drouet, attrice teatrale conosciuta durante le prove di Lucrezia Borgia, nel 1833. Juliette Drouet gli restò sempre vicina (salvandolo anche dalla prigione in occasione del colpo di stato di Napoleone III) nonostante le continue infedeltà dell’amante: lui per lei scriverà molti poemi, tra cui un Libro dell’anniversario compilato dai due ogni anno, appunto il giorno dell’anniversario del loro primo incontro.
Nel 1827 scrive il dramma storico Cromwell, che viene considerato il manifesto delle nuove teorie romantiche. Nella lunga prefazione Hugo si oppone alle convenzioni del teatro classico, ed espone le sue teorie sul teatro e sulla letteratura in generale, che metterà poi in pratica nel dramma Hernani del 1830, data che segna convenzionalmente l’inizio del romanticismo in Francia.
Inizia un periodo molto produttivo per lo scrittore, oltre a raccolte di poesie e altri drammi pubblica un romanzo, Notre Dame de Paris, nel 1831, che fu accolto da un immediato e amplissimo successo.
Nel 1843 muoiono tragicamente, annegati nel corso di una gita in barca, la figlia Léopoldine e il genero. Hugo apprende la notizia al rientro da una vacanza, dal giornale Le Siècle. La tragedia gli causa una grave depressione che lo tiene lontano dal mondo letterario per dieci anni.
Dopo il 2 dicembre 1851, Hugo deve partire per l’esilio in quanto strenuo difensore del regime liberale. Qui prende forma la sua mitica figura poetica e ideale di “Padre della patria in esilio” e in questi anni diventa famoso. Riprende la sua attività letteraria, il ricordo del passato e in particolare della figlia Léopoldine affiora nella raccolta Le Contemplazioni del 1856. Scrive La leggenda dei secoli, pubblicata in tre parti tra 1859, 1877 e 1883, I miserabili nel 1862, I lavoratori del mare nel 1866 e L’uomo che ride nel 1869.
La vita non gli risparmiò i dolori: nel 1855 muore il fratello Abel, nel 1863 la figlia Adèle impazzisce scappando in Canada, nel 1868 muoiono anche la moglie e alcuni nipoti; in tutte queste disgrazie ha però sempre accanto la fedele Juliette.
Il suo rientro in patria avviene il 5 settembre 1870, dopo la caduta di Napoleone III e l’instaurazione della Terza Repubblica francese. Riprende in questi anni la produzione letteraria con il romanzo Novantatré (1874).
Nel 1878 è colpito da congestione cerebrale, mentre i festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno — pubblicamente celebrati — vengono offuscati dalla morte di Juliette Drouet. Muore il 22 maggio 1885 e la sua salma viene esposta per una notte sotto l’Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti, anche se, in ottemperanza alle sue ultime volontà.
La sua tomba si trova al Pantheon di Parigi, accanto a quella degli altri due grandi scrittori francesi del XIX secolo, Alexandre Dumas padre ed Émile Zola.
Il suo cervello è stato oggetto di studio, avendo un volume di 2000 cm3 (la media nell’uomo è di circa 1500 cm3).
Victor Hugo è stato scrittore instancabile; la sua opera comprende soprattutto componimenti poetici, drammi, romanzi, oltre a testi di carattere letterario, politico o filosofico, e a un consistente epistolario. È autore anche di numerosi disegni.
Lo stile di questo scrittore nei primi anni è prevalentemente classico, ma ben presto Hugo intraprende la strada del romanticismo, riscuotendo notevole successo.
Anche se l’ispirazione primaria è stata quella del romanzo storico, Hugo non perde mai una certa indipendenza e relatività: in lui, l’attualità fa sempre capolino dietro la storia; così è soprattutto per il suo primo grande capolavoro, Notre Dame de Paris, del 1831, affresco della Parigi medievale e della sua cattedrale gotica, che riprende dai drammi degli stessi anni la tendenza alla mescolanza degli stili, dei registri, alla compenetrazione di sublime e grottesco, in particolare nel personaggio di Quasimodo.
Le opere di Hugo hanno dato luogo a innumerevoli adattamenti sia a teatro, al cinema o in televisione.
Hugo è stato adattato anche in cartoni animati, come ne Il gobbo di Notre Dame della Disney, 1996, o I miserabili, film d’animazione giapponese del 1979.
Due commedie musicali soprattutto hanno percorso tutto il pianeta:
- Les Misérables del 1980, opera di Alain Boublil e Claude-Michel Schönberg ed è stata portata in scena in ventinove paesi, quasi duecento città, in diciotto traduzioni diverse.
- Quasi altrettanto famosa è Notre-Dame de Paris, del 1998, opera di Luc Plamondon e Riccardo Cocciante: è stata tradotta in italiano, spagnolo, inglese, russo e coreano, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo.
Trama Notre Dame de Paris di Victor Hugo
Notre-Dame de Paris è uno dei romanzi più famosi di Victor Hugo. Pubblicato nel 1831 all’età di 29 anni, fu il primo grande successo dello scrittore francese. Venne infatti immediatamente accolto con amplissimo successo, superando senza problemi le possibili censure del tempo.
Basso Medioevo, 1482. Una tribù di zingari (della quale fa parte Esmeralda) si è stabilita nella periferia di Parigi occupando un territorio preciso chiamato La Corte dei Miracoli. I gitani incantano la popolazione del luogo con trucchi e magie cercando contemporaneamente di guadagnarsi da vivere, spesso derubando o raggirando la gente.
Quasimodo, un essere deforme e di mostruosa bruttezza suona le campane della cattedrale di Notre Dame. Nonostante tutti provino disgusto e paura nei suoi confronti, Quasimodo (più comunemente detto Il gobbo di Notre Dame) è di animo buono ma non lo manifesta. È triste e frustrato per il fatto di essere diventato sordo a causa della continua esposizione al suono delle campane. La sua sordità e l’assenza di persone con cui parlare lo rendono anche muto. Solamente il suo “padrone”, l’arcidiacono Claude Frollo, comunica con lui tramite un linguaggio a gesti. Frollo lo aveva salvato da bambino, quando, abbandonato dai genitori per il suo aspetto deforme, era stato portato in chiesa per essere venduto, o nel peggiore dei casi, ucciso.
Frollo si invaghisce della zingara Esmeralda, che è solita danzare tra le vie di Parigi, in particolare davanti alla grande cattedrale. A causa della sua posizione religiosa e dei suoi princìpi morali che lo portano a detestare profondamente tutti i gitani, Frollo non può manifestare i suoi sentimenti e, per questo motivo, decide di rapire la fanciulla con l’aiuto di Quasimodo. I suoi piani tuttavia vanno a monte perché il capitano delle guardie di Parigi, Phoebus de Châteaupers, li coglie sul misfatto, salvando così la ragazza. Quest’ultima si innamora perdutamente del suo cavaliere.
Quasimodo viene invece fustigato ed Esmeralda è l’unica che provi pietà per lui e che lo disseti durante l’esecuzione. Quasimodo se ne innamora perdutamente.
In seguito al “salvataggio” della piccola zingara, il capitano Phoebus la nota fra canti e balli gitani nelle piazze di Parigi e riesce a strapparle un incontro serale. Phoebus, che appariva dapprima eroico e galante, si rivela semplicemente un uomo in cerca di dolce compagnia e privo di sentimenti. Dà infatti appuntamento alla ragazza in una squallida camera affittata ad ore e la seduce.
Esmeralda, dapprima insicura ed impaurita, credendolo innamorato di lei, finisce per cedere al volere dell’uomo per paura di perderlo.
In quel momento però entra in scena Frollo che si era prima inoltrato nella stanza con Phoebus stesso, dopo averlo pregato di poter assistere al suo incontro con la ragazza. L’arcidiacono, nascosto dentro l’armadio, non riesce a trattenere la sua immensa gelosia dovuta alla passione per la zingara, esce all’improvviso dal suo nascondiglio pugnalando alle spalle il capitano e si getta dalla finestra lasciando la giovane da sola con il corpo privo di sensi di Phoebus.
In una situazione del genere la colpa va certo alla ragazza che viene definita un’assassina. A questa accusa si aggiunge quella di stregoneria dovuta alla testimonianza della padrona dell’alberghetto in cui si era svolta la vicenda, che afferma di aver visto entrare tre persone in quella stanza e non due.
Lo scomparso (Frollo), dato anche il suo aspetto molto sinistro, viene creduto il demonio e lei la sua aiutante.
La zingara viene imprigionata ed interrogata, ma lei, convinta che il suo Phoebus sia morto, non dice niente se non qualche vaneggiamento sul suo profondo amore per il cavaliere. Si arriva dunque al punto della tortura e qui Esmeralda in preda alla disperazione confessa di aver assassinato l’uomo e di aver aiutato il demonio.
Nelle segrete della prigione Frollo la va a trovare offrendole un accordo: se Esmeralda gli si concederà egli le salverà la vita. Esmeralda, apprendendo che è Frollo ad aver tentato di uccidere Phoebus rifiuta sdegnata. Viene condannata all’impiccagione. Tuttavia quando la processione che dovrebbe portarla alla forca passa davanti alla cattedrale di Notre Dame, Quasimodo la rapisce e la porta in chiesa dove gode del diritto d’asilo.
Davanti alla chiesa si raduna una grande folla di zingari che chiede la grazia per la zingara. Tuttavia sia Quasimodo che il re (Luigi XI), fraintendono le richieste della folla, credono che essa chieda l’esecuzione.
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Tecnica delle confezioni: presentazione dell’abito di Esmeralda
Italiano: Victor Hugo (Notre Dame de Paris); differenze tra fiaba e tragedia; Alessandro Manzoni (I promessi sposi)
Storia dell'arte: la cattedrale di Notre Dame
Diritto: il diritto d’asilo
Psicologia: i pregiudizi e le discriminazioni
Storia: la questione della lingua
Esercitazioni di economia domestica: l'alimentazione nel medioevo
Economia domestica: la gotta