Liceo delle scienze sociali – Isabella D’Este
Anno scolastico 2007 / 2008
Una musica può fare...
Tesi
La musica è una componente fondamentale della vita dell’uomo, ognuno di noi ha almeno una canzone preferita alla quale associamo qualcosa di importante, un sentimento, una persona, un evento. La musica è ciò che meglio esprime le nostre sensazioni, gli stati d’animo e tutto quello che abbiamo dentro; e non solo, la musica è un mezzo di comunicazione, è un modo di vedere il mondo, un modo per distrarsi, e proprio per la sua potenza può essere anche strumento di terapia.
- Filosofia: Arthur Schopenhauer
- Psicologia: Musicoterapia
- Italiano: Gabriele D’Annunzio
- Francese: Paul Verlaine
La musica spesso ci consente di dimenticare per qualche istante i dolori, i pensieri e gli eventi negativi che ci accadono e che fanno parte della nostra vita.
La riflessione filosofica suggerisce la funzione catartica dell’arte, e in particolare della musica, ovvero la capacità che essa ha di elevare l’uomo al di sopra del dolore e del tempo.
Arthur Schopenhauer
Arthur Schopenhauer nasce a Danzica il 22 febbraio 1788, figlio di Heinrich Floris Schopenhauer, ricco commerciante appartenente a una delle famiglie più antiche e ben in vista della città, e da Johanna Henriette Trosiener, donna vivace e salottiera dalle evidenti velleità letterarie.
Morto il padre per suicidio (1805) ereditò una fortuna cospicua, che gli permise di vivere di rendita, studiando: prima al ginnasio (di Gotha, e poi di Weimar), poi all’università di Gottinga (1809/11), dove conobbe la filosofia di Kant e Platone, e Berlino (1811/13), dove seguì le lezioni di Fichte.
Il mondo come volontà e rappresentazione (Die Welt als Wille und Vorstellung, prima edizione 1819, Dresda, Germania) è l’opera fondamentale e più importante della sua produzione. Essa si compone di due volumi, a loro volta suddivisi in diverse sezioni. All’arte e alla musica è dedicato il libro terzo, “il mondo come rappresentazione”, del primo volume.
Schopenhauer ritiene che il mondo non sia Spirito (l’idea che ritorna al suo stadio iniziale, gonfia di concretezza, dopo il passaggio attraverso la Natura - Hegel), bensì Volontà, cieco impulso irrazionale che agisce senza motivo e senza scopo: ogni cosa non è altro che brama di vivere, inestinguibile sete di affermazione che genera morte e dolore.
Secondo il filosofo, la Volontà si è manifestata nel mondo fenomenico attraverso due fasi: nella prima, si è oggettivata in un sistema di forme atemporali e aspaziali, immutabili, concepite platonicamente come idee (L’idea platonica sottintende un’uniformità naturale, in cui alle diverse manifestazioni degli oggetti fa capo un’unica forma pura, o “idea”, che le accomuna tutte, in maniera simile a un modello o un archetipo); nella seconda, si è oggettivata nelle varie creature del mondo naturale, che sono la moltiplicazione nello spazio e nel tempo delle idee.
Partendo dall’assunto che il mondo mosso dalla Volontà è dominato dalla guerra, dagli egoismi e dal dolore e che nessun essere (dal sasso, all’animale, all’uomo) ne è libero, bensì tutti sono ugualmente destinati alla sofferenza in modo proporzionale al grado di consapevolezza, la contemplazione estetica, in quanto consente all’uomo di liberarsi momentaneamente dalla volontà, sottrae allo stesso tempo l’uomo alla sofferenza, al ciclo di dolore (desiderio), piacere (appagamento) e noia (assenza di desiderio) che contraddistingue la sua condizione.
Mentre il dolore, identificandosi con il desiderio, che è la struttura stessa della vita, è un dato primario e permanente, il piacere è solo una funzione derivata dal dolore, che vive unicamente a spese di esso. Infatti il piacere riesce a vincere il dolore solo a patto di annullare se stesso: non appena vien meno lo stato di tensione del desiderio, cessa anche il godimento.
Accanto al dolore, che è una realtà durevole, e al piacere, che è qualcosa di momentaneo, il filosofo pone, come terza situazione esistenziale di base, la noia, la quale subentra quando vien meno l’aculeo del desiderio oppure il frastuono delle attività o il pungolo delle preoccupazioni. Di conseguenza, “la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia”, passando attraverso l’intervallo fugace, e per lo più illusorio, del piacere e della gioia.
Tra le vie di liberazione dal dolore Schopenhauer individua l’arte, la quale ha la capacità di cogliere le cose per ciò che sono realmente, quindi essa è una forma di conoscenza metafisica che svolge una funzione catartica: l’uomo, grazie ad essa, non vive la vita ma la contempla, elevandosi al di sopra della Volontà e sottraendosi al suo dominio; diventa “puro occhio del mondo”, sguardo non intorbidato dal desiderio e, proprio per questo, capace di accedere a una conoscenza disinteressata della realtà.
Tra le arti, la musica ha uno statuto di eccezionalità, in quanto si sottrae a qualsiasi forma di rappresentazione per cogliere direttamente la Volontà.
“(..) la musica non è dunque, come le altre arti, una riproduzione delle idee, ma una riproduzione della stessa volontà, una sua oggettivazione allo stesso titolo che le idee.”
Nel suo essere completamente svincolata dalla materia, la musica è sentimento allo stato puro, arte dell’assoluta interiorità che coglie con esattezza il principio metafisico che si agita dietro le innumerevoli forme del fenomeno: l’infinito trascorrere dei suoni che si negano vicendevolmente l’uno con l’altro è l’espressione fedele degli alogici dinamismi della Volontà, che si tiene in vita per mezzo di una distruzione costante.
“(...) la musica non esprime il fenomeno, ma soltanto l’intima essenza, l’in sé di ogni fenomeno, la volontà stessa.”
Per questo motivo la musica è superiore alla stessa filosofia che, legata alla mediazione del concetto, può solo descrivere la Volontà, ma non farcela sentire.
“(..) se cioè riuscissimo a riprodurre per via di concetti quanto la musica esprime; avremmo insieme ottenuto, per via di concetti, anche una soddisfacente riproduzione o spiegazione del mondo, che sarebbe la vera filosofia.”
La filosofia infatti, in quanto metafisica, pretende di essere nulla più e nulla meno di un’esplicitazione, realizzata attraverso la riflessione, dell’essenza profonda degli eventi, del loro senso ultimo. Ed è proprio questo senso che permea la musica stessa.
Se la musica ha radici metafisiche, allora il filosofo che va alla ricerca di queste radici non potrà che trovarsi assai vicino al musicista, ed anzi potrà riconoscere nella musica quell’inafferrabile mèta che egli persegue e che resta peraltro nella sua inafferrabilità, affidata com’è a suoni che non sono traducibili in parole. Proprio per questo la musica è per Schopenhauer un’arte tremendamente seria: in essa non vi è spazio per il riso, per la comicità, come vi può essere invece nel caso della poesia, della letteratura e delle arti figurative.
Schopenhauer non concepisce affatto la relazione tra musica e sentimento come una relazione di corrispondenza puntuale che ci obblighi a indicare per ogni brano musicale un sentimento particolare ad esso corrispondente. La musica «non esprime la tal gioia, la tal afflizione, il tal dolore, il tal raccapriccio, il tale giubilo, la tale allegria, la tale calma di spirito, bensì la gioia, l’afflizione, il dolore, il terrore, il giubilo, l’allegria, la calma di spirito, tali quali sono in sé, nella loro universalità in abstracto; ce ne dà l’essenza priva di ogni accessorio e, di conseguenza, non ce ne indica neppure i motivi».
Ciò che la musica esprime è la quintessenza di uno stato emotivo, il suo senso più intimo e autentico: ad esempio, il senso generale della gioia, e non uno stato gioioso determinato con i suoi motivi altrettanto determinati. Questa tendenza all’espressione della generalità suggerisce a Schopenhauer un’analogia con le funzioni razionali, con lo statuto dei concetti. Il concetto sussume sotto di sé i suoi casi particolari, ma non è in alcun modo riducibile ad uno di essi. Le differenze e le particolarità scompaiono nella generalizzazione concettuale.
«Al pari dei concetti universali, le melodie sono in certo modo astrazioni dalla realtà. La realtà, cioè il mondo delle cose particolari, fornisce l’intuitivo, lo speciale, il singolo caso per la generalizzazione tanto dei concetti quanto delle melodie...».
Naturalmente c’è anche una profonda differenza: le universalità date musicalmente sono universalità intuitive, cioè sono decorsi sonori concretamente percepiti che, come nel caso delle idee nel campo delle altre arti, possono essere intesi come universalia ante rem, mentre i concetti sono formati per generalizzazione a partire dalle cose, e meritano quindi di essere chiamati universalia post rem. I concetti sono enti astratti, «quasi la spoglia esterna delle cose», mentre la musica dà «l’intimo nucleo che precede ogni formazione, il cuore delle cose».
Interessante è richiamare l’attenzione sul fatto che questa astrazione dal mondo è in realtà motivata dal fatto che la musica è già mondo essa stessa. Il rapporto con il sentimento, dunque, è strettamente subordinato al tema dell’oggettivazione che conferisce alla musica carattere di mondo: proprio in quanto il mondo è permeato di affettività e la musica ha carattere di mondo, essa è a sua volta espressione della vita, delle emozioni e dei sentimenti. Cosicché la musica si presenta da subito come impregnata di mondo, senza bisogno di alcun testo, di alcuna azione drammatica che faccia da mediazione per istituire un rapporto.
La musica è il canto del mondo: l’associare parole e musica rappresenta una tendenza del tutto naturale, così come è naturale l’inclinazione della nostra fantasia a dare una forma visibile al mondo spirituale, invisibile e tuttavia così «ricco di vita», che «ci parla con tanta immediatezza» attraverso la musica. Questa tendenza è appunto giustificata dal fatto che la musica è espressione del mondo.
Cosicché gli eventi del mondo possono essere “commentati” dalla musica in modo tale che dal commento venga esaltato il loro senso più profondo.
«Sulla base dell’intima relazione che la musica intrattiene con la vera essenza delle cose, riceve anche spiegazione il fatto che, quando in presenza di una scena qualsiasi, di un’azione, di un avvenimento, di un ambiente, risuona una musica adatta, essa sembra ce ne dischiuda il senso più profondo e ce ne dia il commento più chiaro e preciso».
Bibliografia
- “La filosofia e l’espressione artistica” CHIARA CANTELLI
- “Teoria del sogno e dramma musicale” GIOVANNI PIANA
- “Le tracce del pensiero” NICOLA ABBAGNANO
La musica come strumento di terapia
Ma la musica è anche uno strumento di terapia, di rilassamento..
Musicoterapia
La musicoterapia è una tecnica che utilizza la musica come strumento terapeutico, grazie ad un impiego razionale dell’elemento sonoro allo scopo di intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche.
La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) ha dato nel 1996 la seguente definizione:
"La musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.
La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell'individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l'integrazione intra- e interpersonale e conseguenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico."
Molti studi hanno dimostrato il duplice effetto psicoterapico della musica sia nell'ambito fisiologico che psichico. La musica evoca sensazioni, stati d'animo, può far scattare meccanismi inconsci, aiuta a rafforzare l'io e serve da ponte tra il conscio e l'inconscio. Può aiutare a sbloccare repressioni e resistenze permettendo agli impulsi ed ai complessi che producono conflitti e disturbi neuro-psichici di affiorare a livello di coscienza, anche attraverso il processo catartico (tensione-liberazione). Invia segnali al cervello ed in particolare al sistema limbico, la zona cerebrale detentrice dei più arcani sentimenti e istinti posseduti dall'uomo riguardo ad una filogenesi evolutiva di tutto il sistema nervoso centrale.
La musica sembra essere l'unica funzione superiore dell'encefalo, che direttamente coinvolge in ugual misura l'emisfero destro e l'emisfero sinistro.
In breve, mentre l'emisfero sinistro ha un peso determinante sull'esplicazione dei processi linguistici e a tutti gli approcci di tipo analitico-logico-relazionale; l'emisfero destro svolge una serie di funzioni definite analogiche, consistenti nella possibilità di apprezzare ed elaborare criteri ritmici, musicali, spaziali, ecc. ..., dove tutto viene colto in maniera immediata.
Il linguaggio della musica, dei suoni come protolinguaggio, come linguaggio degli affetti, delle emozioni, attraverso il quale vengono richiamati stati d'animo, memorie, immagini, appartiene certamente all'emisfero destro. Se invece consideriamo il linguaggio musicale per le sue caratteristiche timbriche, ritmiche-armoniche e compositive, ricco di tutti quegli aspetti che implicano l'applicazione di leggi fisico-acustiche, ci accorgiamo che questo rientra in un'area logico-matematica che interessa l'emisfero sinistro.
I principi della musicoterapia
La Musicoterapia si basa sui seguenti principi:
Principio dell'ISO
- ISO vuol dire uguale e caratterizza l'identità sonora di un individuo. È un elemento dinamico che ha in sé tutta la forza di percezione presente e passata.
ISO universale
È una identità sonora che caratterizza o identifica tutti gli esseri umani, indipendentemente dal particolare contesto sociale, culturale, storico, e psico-fisiologico. Farebbero parte dell'iso universale le caratteristiche particolari del battito del cuore, dei suoni di inspirazione ed espirazione nonché la voce della madre al momento della nascita e nei primi giorni di vita.
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Titolo: Una musica può fare...
Tesi: la musica è una componente fondamentale della vita dell’uomo, ognuno di noi ha almeno una canzone preferita alla quale associamo qualcosa di importante, un sentimento, una persona, un evento. La musica è ciò che meglio esprime le nostre sensazioni, gli stati d’animo e tutto quello che abbiamo dentro; e non solo, la musica è un mezzo di comunicazione, è un modo di vedere il mondo, un modo per distrarsi, e proprio per la sua potenza può essere anche strumento di terapia.
Materie collegate
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