Pirandello

Pirandello è stato uno dei molti scrittori che, staccatisi dal verismo, si sono dedicati a scrivere romanzi, testi e novelle che non parlano solo della realtà così com'è ma anche dei sentimenti, delle emozioni, delle frustrazioni e ansie dei personaggi di cui narra la vita. Pirandello, così, inizia a "giocare" con questi due aspetti facendo dei paragoni tra "l'essere e l'apparire". Queste due parole fanno ricordare una delle sue novelle, intitolata "La Carriola". In questa novella Pirandello racconta la storia di un noto avvocato che, dopo esser entrato in treno ed aver guardato fuori dal finestrino, sente come il brulichio di una vita non sua e si rende conto di averla passata con una monotonia noiosa e continua che lo conduce a guardarla come esterno, come terza persona, sentendosi estraneo ad essa, non riconoscendola sua. Attraverso questo Pirandello fa scoprire aspetti della vita molto profondi e belli.
Usando come appiglio la vita e i comportamenti dell' avvocato aiuta a comprendere che tutti noi dobbiamo vivere la nostra vita come siamo e non come vorrebbero gli altri. Riconosce anche, all'interno della novella stessa, che questo può essere molto difficile, perché quando si ha un ruolo importante per gli altri e soprattutto si riconosce che conoscendoti e rispettandoti come cerchi di essere e non come sei non avrebbero accettato il cambiamento. Questa sorta di paura di cambiamento che si ha per timore di deludere gli altri Pirandello la fa vivere al nostro avvocato e ci fa capire che, ormai stufo della propria vita, ma impotente di cambiarla, fa un gesto di cui lui stesso si vergogna e dispiace, un gesto che a mio parere non è stato poi così grave ma questo poco importa, perché non sarebbe toccato a lui farlo bensì ai sui figli o a qualsiasi altra persona ma non lui.
Era questo il pensiero che continuamente lo tormentava, ma che ormai era come un'abitudine per lui e quando lo compiva avvertiva come un senso di libertà che lo faceva sentire come un uomo nuovo, rinato. Perciò quando, durante il lavoro, aveva un attimo libero chiudeva la porta a chiave e prendendo la sua cagna per le zampette posteriori le faceva fare la carriola. Due o tre passi non di più. Subito dopo correva a riaprire la porta e tornava a sedersi sulla sua poltrona. Chi entrava non notava la differenza ma lui al suo interno era cambiato. E così, per quei cinque minuti, era come se si togliesse quella "maschera" che continuerà a tenere per sempre, quella maschera che Pirandello ci invita a togliere per vivere appieno la nostra vita come vogliamo e non come ci vorrebbero gli altri.
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