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Paura, tema


«Conviviamo con la paura, o meglio, con le paure. Paure dalle forme e dalle origini diverse: la paura dei ladri, la paura della morte, la paura della malattia, la paura di non farcela, la paura di rimanere soli. Paure legate a qualcosa che sta succedendo qui e ora e paure legate al futuro, a quello che potrebbe succederci o che potrebbe accadere a chi ci è caro. La paura è la nostra emozione più antica» (M.R. Ciceri, La paura, Il Mulino). Spiegando la citazione, rifletti sulle paure diffuse nel nostro tempo e ripensa alle tue paure più profonde, anche irrazionali, raccontane la storia e l’origine.

“Emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia” (Galimberti): ecco cos’è la paura. ma una cosa ancora non è chiara: la paura è un sentimento positivo o negativo?
Immaginatevi di uscire da soli una notte buia e tempestosa in una stretta via deserta di un quartiere malfamato. Uno scenario spaventoso. Immaginatevi ora che la paura non esista.
Percorrereste quella strada in tutta tranquillità, magari canticchiando, con il vostro cellulare distrattamente in mano e sicuramente, senza la paura a tenervi all’erta, non vi accorgereste di quei due delinquenti armati che stanno appostati dietro l’angolo pronti a derubarvi, o peggio.
Grazie alla paura, invece, solitamente in queste occasioni poco sicure si tende ad ascoltare ogni singolo rumore, guardare ogni singola ombra che si muove, stando all’erta e pronti ai pericoli che si potrebbero presentare.
Come disse Mike Tyson, “abituati alla paura e sarai sempre all’erta, come un cervo che attraversa la radura”.
Allora la paura è un sentimento totalmente positivo, penserete voi; ma la situazione non è così semplice e per convincervi di ciò vi propongo un altro esempio:
pensate di essere invitati ad una festa in cui ci saranno tutti i vostri amici più cari, cibo, musica e tanto divertimento. Per qualche ragione non potete andare in auto o accompagnati da qualcuno e l’unica possibilità è quella di andare a piedi da soli, di sera. Avete troppa paura del buio, della strada, dei vicoli, della notte; e alla fine decidete, troppo terrorizzati, di non andare.
Vi siete persi tutto il divertimento solo perché la paura vi ha bloccati.
Pensate ancora che la paura sia un sentimento solo positivo? “La paura è la qualità di chi non toglie le ragnatele dal soffitto, temendo che cada il soffitto”, disse Judy Garland
Chi ha ragione, allora? Mike Tyson o Judy Garland? Bisogna abituarsi alla paura per essere sempre all’erta o bisogna avere coraggio di fare qualsiasi cosa?
A mio parere, hanno ragione entrambi, poiché la paura è un’arma a doppio taglio: da un lato è indispensabile per la sopravvivenza ed è il motivo per cui tutti gli animali, inclusi gli esseri umani, possiedono questo istinto primordiale; dall’altro è un limite che non sempre ci salva dai pericoli, ma che semplicemente ci ostacola.
Ora che abbiamo definito che cosa sia la paura, viene spontaneo chiedersi da dove derivi e a che cosa serva.
Possiamo capire più facilmente l’utilità della paura se pensiamo ai pericoli che la natura (o anche l’uomo stesso) ha in serbo per il mondo animale: predatori che cacciano le loro prede, piante velenose, dirupi, forti correnti che trascinano corpi, agenti atmosferici, terremoti, vulcani, automobili che sfrecciano ad alta velocità, trivelle che scavano nel terreno, trappole nascoste nel buio e tanto altro. Il panico diventa quindi uno strumento di sopravvivenza della specie, aiutando l’animale a prestare maggior prudenza a ciò che lo circonda.
Esistono però anche paure irrazionali e apparentemente inspiegabili che sono molto frequenti tra le persone, come l’aracnofobia (paura dei ragni), la claustrofobia (paura degli spazi piccoli), l’ofidiofobia (paura dei serpenti), la musofobia (paura dei topi), l’agorafobia (paura degli spazi aperti), la coulrofobia (paura dei clown), la nictofobia (paura del buio). Il motivo di queste fobie può avere una radice storia, simbolica o psicologica.
Per esempio la tessitura della tela simboleggia la creazione della vita: la paura della ragnatela, probabilmente, l'inquietudine di essere intrappolati in una rete dalla quale non si può sfuggire. Curiosa e nel contempo agghiacciante è la laboriosità dell'animale nel costruire la sua tela, la pazienza mista ad intelligenza nell'aspettare la preda, e la caccia, poiché il ragno si nutre delle sue prede ancora in vita dopo averle paralizzate nella tela. Oppure gli spazi piccoli simboleggiano la prigionia, la mancanza di libertà, come se si trattasse di una trappola dalla quale non si può sfuggire. I clown sono da sempre gli antagonisti delle tenebrose storie raccontante ai bambini, demoni di un’altra dimensione dall’apparenza giocosa e colorata che si nutrono della paura dei fanciulli (come si può notare nel recente remake del romanzo “It” di Stephen King, in cui il clown Pennywise vive nutrendosi del terrore dei bambini, per poi ucciderli, diventando sempre più potente). Altre fobie derivano da animali che un tempo trasmettevano malattie incurabili e mortali come la peste o la malaria (topi, zanzare) e che ora, con gli sviluppi in campo medico e sanitario sono del tutto innocui.
Da un’attenta analisi di queste paure che prese singolarmente possono apparire sconnesse e insignificanti, si può notare che dietro esse si cela un fattore comune a tutte: il terrore della morte. Anche in questo caso però, la paura della morte può avere sfaccettature differenti. C’è chi teme il dolore, chi di non avere il tempo di realizzare i suoi sogni in questa vita, chi di lasciare i propri cari, chi di andare all’inferno, chi dell’ignoto. L’unica certezza della vita è che, prima o poi, finirà. E questo ci terrorizza. Eppure, perché mai dovremmo avere paura di qualcosa che tanto è certo? Qualcosa dalla quale sappiamo di non poter sfuggire? Tanto vale godersi ogni istante della propria vita, consapevoli che sia limitata, ma senza farci soffocare da questa consapevolezza. Colui che vive la sua vita facendosi sopraffare dalla paura della morte, paradossalmente, muore ogni giorno, “è morto com’è vissuto: con una gran paura di morire” (Ibiden)
Ci sono poi paure “sociali”, peculiari della società in cui viviamo oggi tra social network, televisione, riviste e molti altri strumenti che diffondono modelli da imitare per essere ritenuti “alla moda”, che consistono nel terrore di essere giudicati diversi, fuori moda, emarginati o esclusi. Tra tutte le paure, ritengo che essa sia la più insensata, inutile e pericolosa, poiché ostacola la propria personalità e riduce gli individui ad essere degli automi che tendono a conformarsi alla massa senza emergere e mostrare ciò che sono veramente. Per questo motivo sono in totale accordo con Ramón Andrés, il quale afferma che “il labirinto lo costruisce la paura di essere giudicati”. Questa paura va di pari passo con il terrore di non farcela, di non avere successo, di fallire. Altro limite che io ritengo sia da superare per essere individui migliori. Se tutte le persone vissute fino ad oggi non avessero superato la loro preoccupazione di fallire o di essere giudicati, al mondo non esisterebbero i computer, perché Alan Touring non avrebbe portato a termine il suo progetto; non ci sarebbero i cellulari smartphone che ci permettono di comunicare e chattare con chiunque abbia una connessione internet, perché Steve Jobs non avrebbe creato, nel suo piccolo garage, quella piccola azienda che poi è diventata famosa in tutto il mondo chiamata Apple; non potremmo volare sugli oceani per visitare qualunque area nel mondo in poco tempo, perché i fratelli Wright non avrebbero provato a far volare il primo aeroplano agli inizi del 1900.
È naturale avere paura, ma sta a noi decidere se farci sopraffare da essa o se farci coraggio e superare i nostri limiti ogni giorni.
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