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Donne e dee nell'Iliade e nell'Odissea: considerane le caratteristiche fisiche e morali e la funzione che svolgono nella narrazione


Nell’antica Grecia la figura della donna doveva sempre rispettare un certo canone attribuitole dalla società, tipicamente maschilista. Questo concetto è ripreso nei poemi omerici frequentemente, per non dire sempre: deve essere sempre bella, leggiadra e curata. Infatti Omero, quando si appresta a descrivere l’aspetto fisico delle donne, ne evidenzia soprattutto la bellezza e la grazia; inoltre, qualche volta, ne paragona alcune alle dee, usando similitudini con cui ne eguagliano le gesta. Oltre alla bellezza e all’aspetto, le donne greche erano anche caratterizzate dalla loro sovente sottomissione all’uomo. Ed anche qui Omero ripropone quest’immagine di donna inferiore in diversi modi, calcando soprattutto sul tema della fedeltà verso il marito e della fiducia. Esse venivano viste con diffidenza dagli uomini, che le ritenevano non idonee a partecipare alla vita pubblica: erano buone solo a pensare alle questioni domestiche.
L’unica figura femminile che viene trattata al pari degli uomini è Atena, dea della saggezza e delle arti. Infatti, protettrice di Odisseo, è lei che lo guida e lo consiglia su come tornare a casa e scacciare i Proci. Ed è lei che impedisce ad Achille, in un momento d’ira, di uccidere Agamennone. Infatti Atena, oltre che della saggezza e delle arti, è anche la dea della tecnica militare, aspetto molto importante per gli antichi Greci; questo la mette sullo stesso piano della figura maschile, poiché lei stessa un giorno chiese a suo padre, Zeus, di non venir trattata come una donna, e gli disse di non voler aver a che fare con l’altro sesso. Ma ciò riporta a quanto espresso prima: volendo essere al pari con gli uomini, Atena ha perciò rinunciato ad essere effettivamente una donna.
Come già detto in precedenza, la donna doveva essere bella e aggraziata, per rispettare le regole di quel tempo: Omero, nelle descrizione delle protagoniste dei suoi poemi, si concentra sul loro aspetto esteriore e sui paragoni con le dee. Come per esempio Nausicaa, bella figlia del re Alcinoo, viene paragonata da Odisseo ad Artemide, dea della caccia, nell’atto di cacciare un cervo. Per il concetto di fedeltà, invece, ci si ritrova su due fronti opposti: da una parte Penelope, sposa di Odisseo, l’incarnazione della perfetta donna fedele, che da tanto tempo aspetta il ritorno del marito, senza mai dubitare di lui e del suo amore, e Andromaca, sposa di Ettore, che abbandona il suo ruolo di donna di casa per correre incontro all’amato marito, preoccupata per la sua incolumità; dall’altra parte si trova Clitemnestra, simbolo dell’adulterio, che tradisce Agamennone con il cugino Egisto, progettando con quest’ultimo anche la sua morte. Purtroppo, per gli uomini, che esse facessero parte di una o dell’altra categoria, la diffidenza, il sospetto e l’obbligo di sottomissione erano comunque presenti. Ed anche la bellissima Elena, sorella di Clitemnestra, contribuisce al rafforzamento dell’opinione maschilista di donna seduttrice e incantatrice, che, con la sua fuga insieme a Paride, causa addirittura una guerra tra due popoli.
La storia di Penelope, inoltre, porta ad osservare più da vicino la condizione della donna: lei ama talmente tanto il marito da aspettarlo per vent’anni, senza concedersi ad altri uomini nel rispetto e nella devozione per Odisseo. Lui, invece, si dice abbia avuto addirittura un figlio con Circe. Ciò dimostra quello che erano obbligate a sopportare: oltre a dover stare in casa, curarla e a non intromettersi nella vita dell’uomo, erano costrette a rimanere inerti davanti al fatto che il proprio coniuge potesse avere altre donne oltre a loro.
Eppure non sono solo le mortali ad assumere comportamenti indegni e mal visti dall’uomo; le dee stesse incarnano perfettamente il concetto femminile pensato da Omero: Afrodite, dea della bellezza e dell’amore, perfetta e bellissima, tradisce il marito Efesto ed è lei che “dà” Elena a Paride e che, anche se indirettamente, è una delle cause della guerra di Troia; Era, dea del matrimonio e della fedeltà coniugale, è presentata come una dea morbosamente gelosa e incline al litigio; detesta Afrodite, poiché Paride ha consegnato a lei la mela d’oro. Moglie di Zeus, viene trattata con deferenza dagli altri dei, ma è obbligata ad obbedire al marito; Eris, dea della discordia, semina zizzania tra Atena, Afrodite ed Era, offesa per non essere stata invitata al matrimonio tra Teti e Peleo. L’unica dea considerata al pari degli uomini è Atena, che però ha comunque rinunciato ad essere una vera donna, per ottenere ciò.
Queste dee sono citate per un motivo preciso: sono loro le protagoniste dell’episodio della mela d’oro. Questo episodio mette in luce i difetti della donna, soprattutto la superficialità. Omero ha evidenziato la debolezza della figura femminile e come essa sia capace solo di fare ciò che le viene detto; in caso contrario, al tempo, la donna veniva punita con pene corporali molto dure. E, come ribadito i precedenza, questi difetti si ripresentano non solo nelle donne mortali, ma anche nella perfezione delle dee greche.
In conclusione il concetto di figura femminile trattata nei due poemi omerici è abbastanza chiaro: erano obbligate a sottostare ai desideri dell’uomo, escluse da qualsiasi questione politica o bellica e costrette a sorbire i rapporti dei mariti con altre donne. Quindi, questo anche per quanto riguardava le donne immortali, esse erano descritte come le vedevano in quell’epoca, cioè sempre un gradino in basso all’uomo ed unicamente al suo servizio.
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