Il termine Shoah si riferisce al periodo che inizia il 30 gennaio 1933 e finisce l’8 maggio 1945. Da quando Hitler divenne cancelliere fino alla fine della guerra in Europa. La shoah era un vero e proprio strumento di distruzione cui nessun ebreo poteva sfuggire alla giustizia nazista al fine di allontanarlo dal popolo tedesco. Per non creare rivoluzioni interne da parte degli ebrei, i tedeschi cercavano di non dar luogo a ripercussioni psicologiche tra le file dei deportati. Esisteva proprio un capitolare delle leggi redatto a Norimberga che elideva ogni diritto al popolo ebreo attraverso l’espropriazione dei beni i quali: proprietà, gioielli, lavoro, diritti e imprese. Dopo queste due fasi, gli ebrei erano allontanati dal resto della popolazione e deportati nei campi di sterminio. All’inizio, prima di arrivare alla creazione dei luoghi dedicati allo sterminio, i tedeschi torturavano e uccidevano gli ebrei nei luoghi in cui si trovavano. Alla fine divenne sempre difficile filtrare con assiduità ogni posto perdendo tempo a cercare vittime. In seguito furono utilizzati piccoli campi di Lodz, Varsavia, Lublino.

Per gli ebrei lontani fu istituito il servizio di corriere espresso organizzato in lager che consisteva nel raccogliere in bastimenti piccole fette di popolazione ebraica e trasportarle al campo più distante per avere maggior distacco al luogo di appartenenza. La quarta fase, quella dell’annientamento, comincia nel 1941. La polizia tedesca e le squadre mobili dello stato tedesco rastrellano e filtrano tutti i luoghi popolati da ebrei. Cominciano a cercare e annientare presunte spie e commissari politici che cercano di escogitare piani di soppressione della repressione tedesca. In seguito si comincia col raccoglimento di tutta la popolazione ebraica procedendo con fucilazioni di massa. A seguito del successo riscosso, l’organizzazione di Hitler s’ingrandì e divenne maggiormente importante. Infatti, nel 1942, il capo dell’ufficio del reich convocò i più alti funzionari dello stato procedendo alla soluzione finale: l’ampliamento e l’adattamento dei campi di sterminio. Fino a quel periodo, per lo sterminio, furono usati dei normali campi militari, ma il conseguente bisogno di avere più spazio e luoghi giusti affinché si possa svolgere tale attività, furono riadattati dei campi e ampliati quelli esistenti. Poi, l’anno dopo, furono creati e messi in funzione dei campi dedicati esclusivamente allo sterminio. Da ciò nacquero i sei campi più vicini al centro del potere tedesco: Belzec, Sobibor, Treblinka, Lublino-Majdanek, Chelmno e Auschwitz. Alla fine del conflitto e della guerra quest’ultimo fu smantellato nel ’44. Anche in Italia il popolo ebreo ebbe una diminuzione di 6000 elementi su 30000. Nei giorni d’oggi Il 27 gennaio è stato istituito come giorno della memoria nella costituzione italiana dal momento che l’armata rossa abbatté i cancelli di Auschwitz nel 1945 che in precedenza determinò la fine di uno sterminio mondiale. La legge, riguardo al giorno di questa ricorrenza, stabilisce anche la celebrazione di cerimonie, spettacoli ed eventi.
Tutto ciò serve non solo per far tornare alla memoria quei periodi tragici, ma anche per far comprendere all’umanità che qualcosa di simile non si debba mai più verificare in futuro. in particolare, momenti di riflessione e di narrazione della shoah sono praticati nelle scuole di ogni grado in modo che già da quelle età si cominci a istruire l’allievo con coscienza di ciò che è accaduto, in particolare, nella sua nazione. Durante la repressione nazista e l’annientamento del popolo ebreo esistè un numero di tedeschi che si sono sentiti in colpa per quel che facevano, anche se lo sterminio e l’assassinio era diventato legale nei confronti degli ebrei. Quei tedeschi che ebbero comprensione e sconforto nel fare il loro triste dovere a un popolo innocente salvarono (anche se pochi) una piccola fetta di popolazione ebrea facendola fuggire dai campi di concentramento. Questi, i quali hanno compiuto un atto a dir poco eroico, prendono il nome di giusti e non di eroi. di fatto, i giusti, erano coloro che a costo della loro vita sono riusciti a salvare almeno la vita di un ebreo. Pur avendo commesso questo grande atto, conservano una reputazione umile e non ne traggono profitto o fama da ciò, perché si sentono di aver commesso un atto di dovere umano.
E sono consapevoli del fatto che chi compie atti umani non deve avere ricompense. In quell’epoca, essere Giusti significava trasgredire la costituzione del proprio stato. Per rendere onorevoli dell’atto compiuto, nel 1953 nello Yad Vashem in Israele, nasce un istituto che concede il titolo di “Giusto fra le nazioni”,È una specie di tribunale che esamina le prove e le testimonianze per concedere il titolo di onorificenza. Per avere questo riconoscimento da parte di questo tribunale in nome della propria nazione c’è bisogno di soli due requisiti, ma di estrema importanza. Il primo è di aver salvato almeno una vita di un ebreo in uno dei periodi terrificanti della shoah; l’altro requisito è di avere testimonianze di terze parti (documenti o testimoni) che potrebbero essere la famiglia o le persone effettivamente salvate. Il titolo attesta che il Giusto ha avuto il coraggio di non destare uno sguardo indifferente su chi è sofferente e particolarmente indifeso. Per me la shoah, oltre che essere una tragedia di entità mondiale, è anche un’offesa all’intelligenza umana. Perché ciò che è accaduto, ovviamente partito da una mente centrale (Hitler) è frutto di una mancata coscienza di ciò che si sta pensando di fare. Quest’azione non è altro che frutto di una questione personale che si è tramutata in una legge politica. in altre parole: Hitler era personalmente contro la popolazione ebraica, ma questo non è altro che un’opinione personale in quanto, col potere politico che egli aveva, bastò poco per far divenire ciò una questione politica.

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