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La gnialità folle di Torquato Tasso

Il critico letterario Giovanni Getto ha identificato quelli che sono i quattro elementi che hanno caratterizzato l’esistenza di Tasso. Uno di questi è proprio la pazzia: scoppi d’ira improvvisi e furiosi, frequenti allucinazioni (fra cui il colloquio con un folletto), il presentimento di essere stato ammaliato e stregato.
Da ciò ne deriva un umore nero, che perturba l’anima, un senso di appagamento e delusione. Per via della sua indole maniaca, paranoica e delle sue stravaganze, Tasso, nel 1579, venne rinchiuso dal suo signore, il duca Alfonso II d’Este nell’ospedale di Sant’Anna, dove vi rimase per sette anni, fino al 1586.
Tasso ha affascinato i poeti successivi e in particolar modo i romantici i quali lo rappresentano come un mito, come l’emblema del genio folle, incompreso, isolato dal mondo, recluso e internato, ma libero di sognare, nonché interprete del conflitto eterno e necessario fra reale e ideale. L’ospedale di Sant’Anna, difatti, rappresenta simbolicamente il circuito fra solitudine e fantasia, reclusione e ispirazione, fra la privazione della libertà del mondo e la conquista della libertà dell’immaginazione.
Giacomo Leopardi afferma addirittura di aver pianto sulla tomba del poeta cinquecentesco, durante un suo soggiorno a Roma. Inoltre, il carcere di Sant’Anna è divenne meta di pellegrinaggio per i romantici, poiché al di là delle restrizioni, Tasso riuscì a trovarvi l’ispirazione e attraverso la sua follia fu in grado di esprimere se stesso al meglio.
Nonostante lo spazio temporale che li separa, un'altra importante poetessa e scrittrice del Novecento, Alda Merini, mostra delle affinità con Tasso. Entrambi, furono affetti dalla patologia della pazzia e hanno vissuto la tragica esperienza del manicomio. Alda Merini fu rinchiusa in un manicomio a sua insaputa e nel momento in cui si rese conto di essere entrata in un “labirinto” dal quale avrebbe fatto fatica ad uscire, impazzì. Ella fu sottoposta a ben 46 elettroshock nella sua vita, ma ella ha sempre affermato che la sua memoria non si era mai offuscata e difatti, il dolore le permise di comporre i suoi versi più sublimi e ricchi di significati profondi. Dopo aver vissuto queste terribili esperienze sulla propria pelle, la poetessa era convinta che le malattie mentali non esistessero e che il vero inferno non era poi tanto il manicomio in cui era stata rinchiusa quanto piuttosto la società esterna e il contatto con gli altri che ti giudicano, ti criticano e non ti amano.
Un pensiero analogo lo condivide anche Luigi Pirandello, il quale rifiuta la vita sociale in tutti i suoi aspetti. Pirandello condanna la società che impedisce all'uomo di far parte della vita e lo ingloba in una forma e l’unica reazione possibile a tutto ciò, per lo scrittore è proprio la fuga nella follia. Conseguentemente, il personaggio pirandelliano si rifiuta di indossare la propria maschera e guarderà gli altri indossare la loro con atteggiamento umoristico e di pietà. Il protagonista dell’opera Uno, nessuno e centomila, Vitangelo Moscarda, ad un certo punto, infatti, decide di non attenersi più all’idea che gli altri ormai si sono fatti di lui e comincia a comportarsi in maniera del tutto inaspettata. Le sue azioni bizzarre inducono la gente che gli sta intorno a dubitare della sua sanità mentale, poiché egli non vuole che gli vengano imposte delle qualità e caratteristiche che non sente proprie. Come lo stesso Vitangelo, Tasso è attratto dalla devianza, è incompreso e deve riuscire a realizzare la propria identità autentica. Alcuni critici hanno perfino supposto che in realtà Tasso non fosse pazzo, ma che fosse tutta una farsa per poter essere libero di commettere degli errori, di essere se stesso senza essere giudicato, poiché a chi è folle viene concesso di sbagliare...e lo stesso vale per il personaggio di Pirandello.
Infine, forse un po’ forzatamente, si possono notare delle somiglianze fra Tasso e Julian Carax, personaggio dell’Ombra del Vento di Zafon. Julian, verso la fine del romanzo, comincia ad assumere atteggiamenti eccentrici e stravaganti e anche nel suo caso si sospettano problemi mentali, quando invece viene definito lucido come un folle che è immune dall’ipocrisia della realtà. Analogamente, anche Tasso rifiuta le ipocrisie, convenzioni e norme dell’ambiente della corte che è il luogo in cui vive per gran parte della sua vita in favore di una vita più semplice e spontanea.
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