La società italiana fra arretratezza e modernità (Il contrasto tra città e campagna)

Il modificarsi del gusto e degli orientamenti culturali che si verifica nel passaggio dall'Ottocento al Novecento, fra tramonto del Positivismo e influssi del Decadentismo, è dovuto anche alle accelerazioni che, pur registrando il ritardo dell'Italia rispetto ai più avanzati paesi europei, subiscono i processi dello sviluppo industriale. Sarà soprattutto il romanzo, genere letterario che si caratterizza per le sue capacità analitiche e per la possibilità di stabilire un confronto critico più diretto con la realtà, a farsi carico dei problemi sociale, sia cogliendo le spinte della "modernità", sia individuando le persistenti sacche di "arretratezza" (perdura il grave fenomeno dell'emigrazione, soprattutto verso le Americhe, di cui parlerà ancora, nel secondo dopoguerra, il pittore-scrittore Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli).

A queste forme di sviluppo economico, contadino-artigianale e industriale, corrisponde la contrapposizione fra "campagna" e "città" che, ancora viva nel corso del secolo, dà luogo a due movimenti antagonisti: Stracità, promosso da Massimo Bontempelli, che cerca di aprirsi ad una dimensione più modernamente europea ( di qui il termine "novecentismo", dal titolo della rivista "900"); Strapaese, che si propone invece la difesa ad oltranza dei presunti valori di una tradizione nazionale, se non nazionalistica (come risulta sin dal titolo delle riviste a cui fa capo, "L'italiano" e "Il selvaggio").
Riflettendo su questa situazione, e confrontandola con un'esperienza analoga maturata negli Stati Uniti, Cesare Pavese, nel saggio del 1931 su Sherwood Anderson scrittore statunitense che nelle sue opere dà voce al disagio crescente degli individui nella società industriale - ne individuerà i limiti, dandone un giudizio particolarmente duro e severo: "Per Anderson, tutto il mondo moderno è contrasto di città e di campagna, di schiettezza e di vuota finzione, di natura e di piccoli uomini. Quanto tocchi anche noi quest'idea, credo inutile dire. E di quanto noi siamo inferiori in potenza vitale alla giovane America, possiamo vedere da questo: un problema che ha dato all'America opere come quelle stracità e strpaese".
Il problema va quindi ricondotto a condizioni diverse di sviluppo economico: il grande tema del "contrasto di città e di campagna", in Italia, vede prevalere nettamente la rappresentazione del mondo cittadino, che conserva spesso le caratteristiche di una società arcaica; al contrario, lo sviluppo industriale appare ancora piuttosto lento e faticoso, e non tale da modificare radicalmente le abitudini del paese.

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