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“Nello sport si vince senza uccidere, in guerra si uccide senza vincere” – Anonimo

In tv, alla radio, nei giornali, nelle scuole, nelle botteghe… si sente sempre parlare di “CALCIO” o “SPORT”. E’ una “lingua” che tutti parlano e comprendono, dai grandi atleti agli appassionati, dai giovani che giocano a calcio nel campetto del paese agli anziani che si ritrovano la sera al bar a fare una partitella a carte. Purtroppo spesso lo sport per noi è agonismo, vincere a tutti i costi e con tutti i mezzi, legali o non, a nostra disposizione perché pensiamo che la cosa veramente più importante sia vincere, NON partecipare. Se vinci diventi potente, famoso, temuto dagli avversari, se perdi sei uno “sfigato” che dovrai ammazzarti con allenamenti massacranti per riuscire a dire: “Si, ho vinto.” Punto, finisce qui. Hai rinunciato agli affetti, al tuo tempo libero, alle tue uscite per dire queste tre parole. Lo sport non deve essere considerato come un espediente per farti dire bravo dagli allenatori o dai genitori. Al contrario possiamo paragonarlo ad un veicolo che ti permette di raggiungere i tuoi obiettivi ed realizzare i tuoi sogni. Se vuoi essere un bravo calciatore, allenati e divertiti nel farlo. Non ha senso doparsi o drogarsi per essere un briciolo più bravo del tuo concorrente. Vincere con i propri mezzi, aver fatto gioco di squadra, esserti divertito: è questa la vera vittoria e il vero significato di sport. Lo sport e il calcio possono essere considerati veicoli di pace sia nelle piccole che nelle grandi realtà. Due persone che hanno litigato prima della partita, se vogliono vincere e fare gioco di squadra, mettono da parte il rancore. Nelson Mandela sosteneva che lo sport: “Ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione.”. Come è successo a McFarland, una cittadina in USA situata nella Baja California, abitata da latinos. Qui i ragazzi nel proprio futuro avevano soltanto un orizzonte, quello di diventare raccoglitori nei campi, ma grazie alla corsa campestre, sono riusciti a trovare il riscatto a un destino segnato dal razzismo e dalla povertà. “Voliamo come merli tra i frutteti, fluttuanti nel vento caldo. “Quando corriamo, la terra è nostra. Il terreno è nostro. Parliamo la lingua degli uccelli. Non siamo più stranieri. Non più stupidi messicani. Quando corriamo, le nostre anime volano. Parliamo con gli dèi. Quando corriamo, noi siamo gli dèi”. Un altro esempio in cui lo sport, il calcio in particolare, è considerato come l’unico strumento per avere una vita migliore è nelle favelas. In Brasile il calcio è vita e, nelle favelas, i ragazzi delle età più disparate giocano a calcio sognando di emulare i loro idoli. Qui sono cresciuti molti campioni e fuoriclasse che, grazie al calcio, sono riusciti a salvarsi da un circolo vizioso di povertà, droga, disoccupazione, analfabetizzazione e malavita. Le Olimpiadi hanno come simbolo principale la bandiera olimpica; questa raffigura cinque anelli intrecciati in campo bianco, che simboleggiano i cinque continenti. I colori scelti sono presenti nelle bandiere di tutte le nazioni, quindi la loro combinazione simboleggia tutti i Paesi, mentre l'intreccio degli anelli rappresenta l'universalità dello spirito olimpico. Un vero sportivo non fa differenze tra colore della pelle, origine, religione ed ideali politici, ma considera la sua squadra e i suoi avversari come un gruppo di persone che credono che la fatica, la determinazione ma anche il divertimento e il sano spirito di competizione, portino alla realizzazione dei propri sogni.
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