In un contesto di profonda convinzione e fiducia nelle capacità dell’uomo, concetti derivati dal periodo dell’Umanesimo, in Italia va ad individuarsi una situazione di profonda crisi politica e sociale. Successivo alla caduta del regime mediceo del Magnifico, colui che era stato in grado di tenere nelle proprie mani le redini della penisola intera, il frazionamento della stessa produce un clima di grande incertezza: la nuova Repubblica teocratica di Savonarola sarà fonte di paura e sfiducia per il popolo di Firenze, già indebolito dalla venuta del grande imperatore Carlo VIII, visto come colui che ne avrebbe potuto minacciare la libertà. E proprio in questo periodo, dopo la caduta del regime del frate, inizierà la lunga e impegnata carriera politica di Machiavelli nell’ambito della Segreteria dei “Dieci di Libertà e Pace” che durerà per ben 14 anni, i più preziosi per la sua formazione insieme a quelli trascorsi come collaboratore di fiducia del gonfaloniere Pier

Soderini.
Successivo al crollo della nuova Repubblica fiorentina a favore di una seconda ascesa dei Medici, l’allontanamento dalla politica per Machiavelli sarà inevitabile; in questo lasso di tempo, in ritiro all’Albergaccio, egli inizierà la stesura delle opere più celebri, “i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”, “la Mandragola” e, prima fra tutti, “il Principe”, un breve e intenso trattato monografico volto a cercare una soluzione alla difficile situazione della penisola, ispirato alla risolutezza del “duca Valentino” Cesare Borgia e dedicato a Lorenzo de’ Medici al fine di ritrovare appoggio nella signoria. Ed è proprio “il Principe” l’opera che maggiormente va ad individuarsi come l’esplicitazione del pensiero politico di Machiavelli, caratterizzato da quella spregiudicatezza così concreta che lo ha reso agli occhi di molti un malizioso e un subdolo, un individuo immorale e privo di scrupoli. E’ necessario specificare, in realtà, che <Machiavelli tiene ben ferma la morale tradizionale: semplicemente constata che il politico, se vuole raggiungere i suoi fini, creare lo Stato e mantenerlo saldo ed efficiente, deve all’occorrenza saper esser “non buono” dovendo operare fra tanti che “non sono buoni”. Non vuole pertanto giustificare tali comportamenti, osserva solo che il giudizio politico […] è autonomo da quello morale, deve basarsi su un metro di misura specifico> (Guido Baldi, Documento 4.). Appare chiaro, dunque, lo scopo di Machiavelli: trovare un principe incredibilmente virtuoso, tale da risultare capace di ristabilire la situazione italiana, è una questione urgente che va affrontata all’istante, e non importa quale sia il prezzo se l’obiettivo assume questa importanza.
A questo proposito viene individuata nel concetto di “virtù” l’unica via d’uscita dalla <gravità de’ tempi>, qualità che deve essere tuttavia accompagnata da una grande esperienza di cui fare tesoro, da una profonda analisi della prassi e, non meno importante, dall’intervento del caso, parte integrante e complementare delle vicende e delle scelte umane; Machiavelli sa bene che l’uomo nel suo agire presenta dei limiti, rappresentati appunto dalla fortuna, è questo il frutto di una concezione laica e immanentistica. E’ la virtù del principe, insieme con la sua cultura sulla politica, è la capacità di applicarne le leggi con entusiasmo e adattarle alle situazioni con cautela. Tutti questi elementi uniti insieme forniscono condizioni sufficienti e necessarie per poter risollevare le sorti dell’Italia e per poter superare l’atteggiamento scettico dei cittadini ormai abbandonati alle vicende che sembrano ineluttabilmente soggiogarli. L’atteggiamento di Machiavelli è invece carico di orgoglio, patriottismo ed entusiasmo, di ammirazione per gli antichi modelli di perfezione classica, analizzati e teorizzati per poter essere adattati ad ogni situazione. Parliamo dunque di una vera e propria scienza; egli scavalca le convenzioni morali tanto apprezzate quanto inutili ed ha il coraggio di mettere in luce ciò che avviene realmente nella politica.
La “realtà effettuale delle cose” va affrontata con il giusto metodo e ispirandosi ai modelli del passato, le <lezioni delle antique>. Il punto di partenza per formulare tali leggi è una visione pessimistica che individua gli uomini come <fuggitori di pericoli>, ed è per questo motivo che il buon Principe dev’essere “golpe” e centauro, mezzo uomo e mezzo bestia, per ingannare e placare i suoi sudditi e al contempo dominarli autorevolmente; deve assumere, a seconda delle circostanze, ora un atteggiamento intollerante e deciso ora uno astuto e ingannatore, poiché il suo scopo è giungere al risultato pratico, non importa come. E questa visione, in particolare, è incredibilmente moderna.
Spiega Daniele Macali, nel Documento 2: <Sembra il manifesto di una propaganda politica degli anni passati. In una società in cui uomo mangia uomo, e in cui nulla si deve dare per scontato, tuona la teoria del Machiavelliana su come arrivare e mantenere il potere, e del come saperlo sfruttare a proprio vantaggio. Molto probabilmente Machiavelli per il suo tempo era troppo moderno, e forse meglio si sarebbe inserito in un contesto come quello di oggi; la sua teoria sulla verità effettuale, sull’uso equilibrato dell'uomo e della bestia, sul calibrato utilizzo della violenza per raggiungere qualsiasi obiettivo, si inserisce bene nel puzzle dell'ipocrisia e della cattiveria della "nostra" società.> Si può trovare un parallelismo dunque tra il perseguimento della virtù, del principe e del buon cittadino secondo Machiavelli, e quello poi della filosofia stoica, che individua il suo fulcro nell’operare con saggezza e prudenza seguendo la propria virtù e razionalità in assenza di distrazioni di ogni sorta, e se per coloro che non riescono a condurre la loro vita secondo saggezza lo stoicismo indicherà delle regole di condotta che insegneranno a operare secondo ciò che è più "conveniente" od opportuno tenendosi sempre lontano dagli eccessi delle passioni, secondo Machiavelli il medesimo discorso può essere preso in considerazione, a patto che il principe in questione sia già dotato di una propria saggezza.
E’ peraltro possibile individuare nel pensiero neo-stoico, ampiamente trattato dal successivo umanista fiammingo Giusto Lipso, una forte somiglianza nel concetto dell’arbitrio dell’uomo (o del Principe) complementare all’intervento del divino (del caso, in Machiavelli) che porta tuttavia al senso di responsabilità nel perseguimento del proprio obiettivo, che sia ostacolato o meno (Documento 1.). Come si è visto, il pensiero di Machiavelli e le sue idee politiche verranno riprese anche in tempi successivi alla sua morte e si individueranno come concetti attualissimi persino per i giorni nostri, ma è chiaro che gli stessi concetti subiranno critiche, saranno considerati immorali e subdoli, o semplicemente saranno studiati e rivisitati. Lo stesso Guicciardini, suo contemporaneo, ne condividerà e idee di virtù e caso, ma in chiave profondamente più pessimistica e disincantata, come ancora farà Montale più di tre secoli dopo. La poesia di Montale assume il valore di testimonianza e un preciso significato morale: Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere, certamente ricollegandosi alle idee machiavelliche. <Rispetto a questa visione, la poesia si pone per Montale […] infatti, sempre sorretta da un'intima esigenza di moralità, ma priva di qualunque intenzione moralistica: il poeta non si propone come guida spirituale o morale per gli altri; attraverso la poesia egli tenta di esprimere la necessità dell'individuo di vivere nel mondo accogliendo con dignità la propria fragilità, incompiutezza, debolezza.>, in questo modo ricollegandosi si a Machiavelli ma anche al disincanto di Guicciardini, d’altronde
<Montale non credeva all'esistenza di «leggi immutabili e fisse» che regolassero l'esistenza dell'uomo e della natura; da qui deriva la sua coerente sfiducia in qualsiasi teoria filosofica, religiosa, ideologica che avesse la pretesa di dare un inquadramento generale e definitivo, la sua diffidenza verso coloro che proclamavano fedi sicure. Per il poeta la realtà è segnata da una insanabile frattura fra l'individuo e il mondo, che provoca un senso di frustrazione e di estraneità, un malessere esistenziale. Questa condizione umana è, secondo Montale, impossibile da sanare se non in momenti eccezionali, veri stati di grazia istantanei che Montale definisce miracoli, gli eventi prodigiosi in cui si rivela la verità delle cose, il senso nascosto dell'esistenza.> (Documento 3)
Quindi, il pensiero di Machiavelli si individua come qualcosa di incredibilmente moderno e attuale, ripreso da correnti filosofiche, teorici, e come pilastro della scienza politica di tutti i tempi.

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