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Saggio breve: ambito artistico-letterario: la letteratura come esperienza di vita


La letteratura è spesso fonte di critiche, in particolare da parte degli studenti che, studiandola in un ambiente costrittivo come la scuola, la reputano noiosa, monotona e soprattutto inutile per ciò che li aspetta una volta conclusi gli studi. È effettivamente difficile comprendere il valore della conoscenza letteraria quando il pensiero principale degli studenti è il voto che riceveranno per un’interrogazione o una verifica. Ciò che dovremmo tutti capire, è che la letteratura non serve soltanto ad arricchire il bagaglio culturale delle persone, imparando a memoria qualche poesia di Leopardi, ma è soprattutto un’esperienza di vita che, compresa nel modo giusto, allargherebbe gli orizzonti percettivi e mentali di ognuno di noi. Questo procedimento sperimentale è stato compiuto da vari artisti nel corso della storia, che hanno rappresentato il valore della conoscenza letteraria tramite opere artistiche, poesie, trattati e poemi.
Questa esperienza di vita è diversa per coloro che scrivono o dipingono e coloro che leggono o guardano, ma in entrambi i casi è chiaro che la letteratura è capace di toccare l’animo di coloro che se ne giovano, portandoli a comprendere meglio se stessi e coloro che li circondano.
Per coloro che interagiscono direttamente con la letteratura, utilizzandola come strumento per esprimere i propri sentimenti o trasmettere un messaggio, lo scrittore argentino Jorge Lui Borges, nelle Conversazioni Americane, riflette riguardo a come la letteratura e la vita, nonostante sembrino due concetti contrapposti, siano in realtà indissolubili: “Come potrebbe essere contro la vita? La poesia è forse la parte fondamentale della vita. Non considero la vita, o la realtà, una cosa esterna a me. Io sono la vita, io sono dentro la vita. E uno dei numerosi aspetti della vita è il linguaggio, e le parole, e la poesia. Perché dovrei contrapporli l’uno all’altro?” Quindi, come potrebbe la letteratura essere qualcosa di inutile, se fa parte della vita stessa? Non si può pensare alla realtà, alla società, a un mondo dominato da esseri razionali senza pensare all’utilità delle parole e del loro significato. Ed essa è fondamentale sia per la vita “esterna”, ovvero quella che vivi rapportandoti con altre persone, sia per quella “interna”, quella che vivi esplorando e cercando di comprendere te stesso. Per esempio lo scrittore italiano Torquato Tasso, nella sua Gerusalemme Liberata, ha inserito in un’opera che mirava a riavvicinare le persone alla gloria salvifica di Dio il suo tormento interiore dovuto all’epoca in cui viveva. La letteratura si rapporta, quindi, alla vita quotidiana, ed è impensabile vivere senza di essa. Lo stretto collegamento tra le due si può notare anche ne Il Giorno del poeta italiano Giuseppe Parini, dove l’episodio della “Vergine Cuccia” non solo serve a denunciare il vuoto della vita aristocratica del tempo, obiettivo dell’opera, ma si ricollega intrinsecamente ad un episodio a cui il poeta assistette durante la sua vita. È perciò sbagliato giudicare la letteratura e la vita, soprattutto quella quotidiana, due concetti opposti.
E ciò porta quindi a parlare di coloro che vengono catturati dalle parole, dai pensieri e dal linguaggio. L’amore per la letteratura è affiorato fin dall’epoca medievale, pensando proprio a Dante Alighieri che, nel canto V dell’Inferno, fa emergere il lato introspettivo di essa descrivendo l’amore di Paolo e Francesca. I due adulteri, leggendo dell’amore tra Sir Lancillotto e la regina Ginevra, si immedesimarono talmente tanto nei due che la passione scoppiò grazie alla lettura, tanto ne furono attratti. Quindi a letteratura è anche uno strumento per la conoscenza dei propri sentimenti più profondi, permette loro di venire fuori e catturare completamente il lettore. E quale esperienza di vita è più degna di essere chiamata tale se non imparare a conoscere e capire se stessi?
Forse più di essa lo è l’ampliamento dei propri orizzonti. Infatti, come dice il filosofo e saggista bulgaro Tzvetan Todorov in La letteratura in pericolo, “Conoscere nuovi personaggi è come incontrare volti nuovi. Meno questi personaggi sono simili a noi e più ci allargano l’orizzonte, arricchendo così il nostro universo […] I romanzi non ci forniscono una nuova forma di sapere, ma una nuova capacità di comunicare con esseri diversi da noi” Essa è quindi un modo per conoscere se stessi ma anche il mondo circostante, ci aiuta a percepire una realtà diversa dalla nostra, a familiarizzare e a integrare le nostre conoscenze con essa per avere una visione più ampia e vasta della vita.
È un passo molto complicato e difficile da fare, quello di comprendere il valore della letteratura, specialmente quando la maggior parte delle volte ti viene imposto di comprenderla. Ma riuscire a vederla come un mezzo per fare esperienze di vita che altrimenti è quasi impossibile compiere, è un ottimo punto di partenza. Cominciare a considerarla come un codice di accesso che possa aprirti la strada a esperienze che si accompagnano al cammino della vita farà comprendere l’enorme vastità della cultura passata e moderna.
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