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Terrorismo fanatico o guerre politiche? Saggio breve


Al giorno d’oggi si sente parlare sempre più frequentemente di attacchi terroristici ad opera dell’Isis: attentati, sparatorie, uccisioni a sangue freddo ecc.
Con il termine Isis indichiamo solitamente un gruppo di terroristi attivo in Siria e in Iraq. Esso però si definisce come un vero e proprio Stato indipendente, che mira a controllare un territorio molto esteso, amministrandolo in piena autonomia. Esso utilizza il divario religioso fra i paesi del medio oriente e quelli occidentali come giustificazione alla violenza che perpetra con il solo scopo di ampliare i propri possedimenti territoriali. L’obiettivo dell’Isis infatti non è danneggiare la politica degli stati o le loro istituzioni, bensì annientare l’idea stessa di società libera. Una società completamente diversa da quella dei paesi orientali, dove ognuno è legato alle proprie origini, alla propria cultura, alla propria religione ecc. Una società in cui ognuno ha il diritto di avere diritti, a prescindere dalle proprie origini, dal colore della propria pelle o dalla religione che professa.
Il punto di forza del terrorismo è la paura. Infatti, proprio come afferma Edwy Plenel, esso vuole trasformare il nostro vivere collettivo in una guerra contro noi stessi.
Eclatante è stato l’attentato di Parigi, avvenuto lo scorso novembre. Moltissime persone sono state uccise: uomini, donne e bambini innocenti sono stati assassinati a sangue freddo.
Molte persone pensano che per porre fine al terrorismo sia necessario combatterlo con la violenza. Dopo gli attentati di Parigi, la Russia, gli USA ed altri paesi occidentali hanno bombardato i territori della Siria, dell’Iran o dell’Iraq. Ma qual è il risultato? Ad andarci di mezzo non sono ugualmente persone innocenti? L’unica differenza è che se centinaia di uomini, donne e bambini vengono uccise dagli attacchi terroristici nei paesi occidentali, tutto il mondo ne viene a conoscenza, mentre se lo stesso accade In Siria o in Iran la notizia non viene divulgata. Questo genera una sorta di inconsapevolezza nei popoli occidentali che porta a vedere gli attacchi dell’Isis come azioni demotivate. Esse sono sicuramente ingiustificabili, ma probabilmente i componenti di questo gruppo terroristico ripetono solo gli orrori che vedono nei loro paesi d’origine, dove ciò che è successo in Francia accade quotidianamente.
Come afferma Vijay Proshad nel suo articolo pubblicato sul Open Democracy, è del tutto insensato rispondere agli attacchi terroristici con la violenza perché il risultato, sia degli attentati dell’Isis, sia dei bombardamenti nei paesi orientali, è la morte di migliaia di persone ed il dolore delle vittime e dei loro familiari.
La difficile situazione che attualmente interessa sia i paesi occidentali che quelli orientali è determinata dal divario culturale e dalla differenza di mentalità fra le varie popolazioni. È proprio questo che sta alla base degli atti terroristici e delle guerre stesse. Infatti, come afferma il filosofo Locke, le guerre non sono determinate dalla differenza di opinioni, ma dal rifiuto di accettare coloro che hanno opinioni differenti. Se il terrorismo e le guerre nascono dal rifiuto di accettare coloro che sono ritenuti “diversi”, secondo me per cercare di risolvere questo problema, è necessario che ognuno nel suo piccolo si impegni concretamente per accogliere le diverse culture, per fare in modo che si sviluppi una mentalità più aperta che non veda la “diversità” come motivo di scontro fra i vari paesi.
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