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Nel 1492, dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, l’Italia si trova immersa in una profonda crisi politica. La dinastia dei Medici viene cacciata da Firenze e Savonarola diventa il nuovo governatore della repubblica fiorentina. Solo dopo la condanna a morte di quest’ultimo, Firenze tornerà ad essere governata dai Medici. A causa di ciò, la città vide un periodo di forte scombussolamento politico che necessitava la presenza di un uomo politico forte, capace e virtuoso che istituisse un governo in grado di risollevare le sorti dello Stato.
A delineare tale figura fu Niccolò Machiavelli un uomo che, dedicatosi ampliamente alla politica italiana ed estera ( tra i suoi incarichi più prestigiosi ricordiamo sia quello con Luigi XII in Francia, sia quello con Cesare Borgia in Italia), accumulò un’esperienza diretta della realtà politica e militare del tempo che gli concesse di avere gli strumenti adatti per determinare le qualità che ogni buon sovrano dovrebbe avere. Nell’opera “Il Principe” Machiavelli descrive i comportamenti che un principe deve seguire per mantenere saldo uno Stato.

Un buon sovrano non deve necessariamente essere caritatevole, magnanimo ed elargitore di beni per essere valido anzi, deve essere autorevole e capace di non farsi sopraffare. Deve essere anche crudele, mentitore e dissimulatore se le esigenze dello Stato lo impongano. Non mantenere la parola data può essere giustificabile a un principe, purché questo sia fatto per il bene dei cittadini e non per un fine personale. Machiavelli dice infatti: “Dovete adunque sapere come sono dua generazioni di combattere: l’uno con le leggi, l’altro con la forza. Quel primo è proprio dello uomo, quello secondo è delle bestie: ma perché il primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. Pertanto a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e l’uomo.” In questa frase l’autore implica la presenza di due indoli in ognuno di noi: quella “buona” e quella “cattiva”. Un buon governatore deve essere un uomo che sa mantenere l’equilibrio fra le due parti, facendo prevalere l’indole giusta in base alla situazione. Deve essere quindi un centauro (metà uomo e metà bestia) per costruire uno Stato solido. Il principe inoltre deve essere un po’ “golpe” e un po’ “lione” nel senso che deve saper ben dosare astuzia e forza in modo tale da poterle utilizzare nel momento più opportuno. Deve anche essere “simulatore e dissimulatore” perché deve essere capace di raggirare le menti facendo credere loro di essere il possessore di tutte le virtù necessarie per governare al meglio, anche se in realtà non è così.
L’opera di Machiavelli suscitò molto scalpore quando venne diffusa al pubblico. Non era concepibile infatti come potesse, il governatore di uno Stato, che dovrebbe fornire ai cittadini l’esempio umano e morale migliore da seguire, attuare una politica così violenta e riprovevole.
Per rispondere a queste critiche Machiavelli fa un’importante distinzione. Lui sa bene che alcuni comportamenti del principe, come uccidere i propri nemici o non mantenere la parola data, sono moralmente sbagliati quindi distingue il “bene” e il “male” morale dal “bene” e “male” politico. Molti comportamenti che per un cittadino sarebbero imputabili come la superbia, la caparbietà, la violenza ecc. sono giustificabili al livello politico perché permettono allo statista di non farsi sopraffare e di mantenere l’ordine sociale fra i cittadini. Perciò la celebre frase “Il fine giustifica i mezzi” è stata erroneamente attribuita a Machiavelli, in quanto il verbo “giustificare” implicherebbe proprio una giustificazione morale che lui non vuole assolutamente lasciare intendere.
Inoltre Machiavelli delinea le virtù attribuite al principe mettendole a confronto con l’indole umana. L’uomo infatti è intrinsecamente malvagio, “dimentica più facilmente la perdita di un padre che quella di un patrimonio” dice Machiavelli stesso. È materialista, avido e corruttibile. Solo se l’uomo fosse di indole positiva si potrebbe considerare come principe un uomo di altrettanta indole, ma dato che gli uomini non lo sono, neanche il principe deve esserlo. (doc 2)
Ovviamente Machiavelli adatta il suo modello ideale di governatore alla situazione economico-politica del tempo. Come abbiamo visto l’Italia del ‘500 era estremamente frammentata ed era stata vittima della “indulgenza” dei suoi governatori. Machiavelli con la figura di questo nuovo “princeps” cerca di ribaltare questo fenomeno. Per quest’ultimo, il motivo che ha portato l’Italia in questa situazione così precaria sta in parte nella fortuna (assolutamente casuale) e in parte nel malgoverno degli statisti. L’unico modo quindi per evitare questo fenomeno è quello di vincere la fortuna. Solo l’uomo che è “faber fortuna sui” può, con la virtù, cambiare in meglio il proprio destino. Quindi solo una persona in grado di prevedere le cattive sorti di uno Stato può essere un giusto governatore, perché conosce le mosse per non raggiungere e prevenire il fallimento politico.
Machiavelli per delineare questa figura, oltre a basarsi sulla propria esperienza, si basa su quella degli antichi, i quali, nei loro testi, ci forniscono la chiave di lettura per capire il presente. Solo imparando dai loro errori potremo migliorare la società odierna.
Sulla base di ciò dovremmo riflettere.
Nell’epoca contemporanea l’Italia vive, come nel ‘500, una forte crisi politica. Oggi, come allora, è necessaria la presenza di un uomo come il principe di Machiavelli: severo, testardo ma allo stesso tempo anche virtuoso e intelligente, che agisca esclusivamente per il nostro bene. Solo un uomo di sani principi e di larga esperienza può risollevarci dalla situazione in cui ci troviamo.
In conclusione, credo che tutti dovrebbero essere d’accordo sulla politica machiavelliana perché saggia, giusta, incredibilmente realista, attuale e capace, se capita e ben utilizzata, di salvare lo Stato italiano come avrebbe potuto fare un tempo.

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