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Saggio breve - Pro o contro la clonazione?

Il termine clonare significa creare un individuo geneticamente identico ad un modello.
Questo può essere visto in entrambi i modi: sia positivamente, se per esempio questa tecnica venisse utilizzata per far nascere organismi non malati ed in grado di resistere a gravi malattie in determinate zone del mondo come l’Africa, ma anche negativamente.
Come afferma Renato Dulbecco in un’intervista di Giovanni Maria Pace, la clonazione è un attacco alla biodiversità, perché ognuno è unico, pregi e difetti che abbia.
Nel momento in cui un bambino muore in un incidente, è possibile che i genitori desiderino sostituirlo, ma è anche vero che il nuovo individuo, dice Hans Jonas, non avrebbe una sua personalità, perché sarebbe condizionato da ciò che tutti sanno di lui, non diventerebbe ‘se stesso’, ma un ‘lui stesso’.

Per questo la Chiesa è sempre stata contraria alla clonazione: infatti sostiene che con l’utilizzo di strumenti di questo tipo, embrioni umani e cellule staminali, si arriverebbe alla negazione della dignità dell’individuo–copia e la procreazione umana non sarebbe più l’unione naturale di persone, poiché si avrebbe una strumentalizzazione della donna, ridotta a diventare solamente una prestatrice di ovuli e di utero.
Inoltre ogni essere vivente ha un proprio ciclo vitale e questo termina con la morte, perciò se con la clonazione la persona venisse ricreata si avrebbe l’immortalità dell’individuo, o meglio del suo nome, cosicchè anche dopo cento anni il mondo sarebbe formato per la maggior parte sempre dagli ‘stessi soggetti’.
Questo perché molte volte vengono compiuti abusi in ambito scientifico, vi sono difficoltà enormi a prevedere ed a controllare le conseguenze a lungo termine e per evitare che ciò accada bisognerebbe limitare la scienza, anche se questo probabilmente significherebbe l’inizio di una regressione antropologica.
Ma oltre all’utilizzo della clonazione come strumento per creare delle copie, questo metodo può essere anche usato per scopi terapeutici, poiché cellule opportunamente programmate con specifici stimoli potranno rivoluzionare il modo di curare una certa malattia, non più con farmaci, ma con la ‘riparazione’ dell’organo/tessuto difettoso o danneggiato.
Grazie a ciò l’avvio della clonazione terapeutica può essere considerato una notizia positiva, un settore della scienza ‘promettente’, anche se rimane tutto da esplorare, dato che esistono ancora molte incognite.
Ed in questi casi occorre solo una cosa: prudenza.

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