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La tecnologia danneggia gli ecosistemi

L’ uomo, da quando è comparso sulla Terra, ha un rapporto continuo con il mondo che lo circonda. La natura offre nutrimento e materie prime all’uomo, ma questo, negli ultimi secoli, non è riuscito a fare a meno di rovinare e distruggere il suo stesso habitat naturale. Per migliaia di anni l’uomo ha esercitato sulla natura un’influenza ridotta, limitata alla sopravvivenza, ovvero alla caccia e alla pesca; poi, evolvendosi, si è dedicato all’agricoltura e la sua influenza è aumentata modificando le distese erbose, ma la sua azione non era molto dannosa. In seguito la popolazione si è estesa e ha praticato opere di deforestazione nelle foreste di latifoglie e pluviali, causando una maggiore evaporazione delle falde freatiche e quindi la perdita di acqua sotterranea perché le piante garantiscono l’umidità atmosferica per mezzo della traspirazione. Ma non si tratta solo dei biomi terrestri, l’uomo danneggia anche i biomi acquatici: l’utilizzo dei fertilizzanti e pesticidi che raggiungono il mare provoca una maggiore proliferazione di alghe, che, quando muoiono, devono essere decomposte da e questo processo sottrae ossigeno agli organismi, che muoiono. Inoltre, l’eccessiva pesca compromette la biodiversità delle barriere coralline e l’equilibrio tra le specie.

Tuttavia, in seguito alle azioni dell’uomo, la natura si rivolta contro questo, ne è un esempio il buco dell’ozono. I gas come CFC, prodotti dalla tecnologia umana, vanno nell’atmosfera e scindono le molecole di ozono riducendo il suo strato, permettendo ai raggi UV i raggiungere la Terra e incrementando il riscaldamento globale, che quindi implica lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello degli oceani. A causa del buco nell’ozono e dei gas serra il livello del mare è cresciuto dei 15-20 cm negli ultimi cento anni.
Alcuni paesi hanno accettato di filtrare gli inquinanti, tra cui il biossido di carbonio, o almeno di ridurre la produzione di questi, firmando il Trattato di Kyoto; purtroppo alcuni stati, tra cui gli USA, non hanno acconsentito.
In altre parole il progresso tecnologico porta alla produzione di sostanze chimiche dannose per l’ambiente. Purtroppo però l’uomo non realizza che la natura agli inizi della civiltà abbia costituito l’unico mezzo per nutrirlo e che ancora oggi le foreste che vengono rase al suolo hanno radici che nel terreno fermano, anche se poco, le alluvioni e le frane, prodotte anch’esse spesso dall’attività dell’uomo che cementifica in riva ai fiumi o in terreni non stabili.
Quindi l’uomo dovrebbe smettere di inquinare l’ambiente e produrre agenti chimici pericolosi, sia per il bene di tutti gli ecosistemi, sia per se stesso.

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