Saggio breve su Tancredi e Clorinda


La” Gerusalemme liberata” è uno dei maggiori poemi epici scritti da Torquato Tasso e probabilmente quello che in lui ha creato più scompiglio, in quanto è stato pubblicato a sua insaputa durante gli anni di prigionia a Sant’Anna, ma è stata proprio questa la fortuna dell’opera. Ciò che più ci affascina durante la lettura è la varietà dei personaggi, soprattutto di quelli femminili, che, in contrasto con ciò che si è soliti ritrovare all’interno dei componimenti di quei secoli, sono tutt’altro che stereotipati. Uno degli esempi più lampanti è senza dubbio Clorinda, che insieme a Tancredi è protagonista di uno dei passi più emozionanti e rivisitati nel corso degli anni dell’intera opera. La prima cosa che colpisce il lettore quando giunge al finale del canto XII è il coraggio con cui Clorinda affronta il proprio destino: lei è consapevole di essere stata vista da Tancredi mentre uccideva un cavaliere cristiano ed è pronta a combattere contro di lui per difendere la fede in cui è stata cresciuta ma che poco prima ha scoperto non essere sua per nascita, in quanto figlia di una regina etiope cristiana che fu costretta ad abbandonarla per salvarle la vita. I risvolti della lotta sono parzialmente avversi a Clorinda, che viene uccisa da colui che la amava più di ogni altra cosa, ma che viene battezzata poco prima di esalare l’ultimo respiro ed ottiene così la salvezza eterna. Cos’è che ha spinto gli autori moderni a prendere spunto da un poema epico del XVI secolo?In che modo vengono rivisitati? C’è qualcosa di ancora attuale e attuabile in questo episodio o si tratta semplicemente di un racconto che fa da cornice a quello che è il tema centrale dell’opera, cioè la riconquista del Santo Sepolcro? Non si può certo affermare che lo scontro tra Occidente e Oriente,questione lungamente sviscerata all’interno del poema, sia qualcosa di completamente estraneo ai nostri giorni, ciò che è cambiato sono semplicemente le modalità in cui esso avviene: Clorinda, Tancredi, Rinaldo e Goffredo combattevano usando armature d’oro e d’argento mentre adesso si usano bombe al Tech¬ne¬tium 99m, più comunemente conosciute come “bombe sporche”, di cui purtroppo sentiamo costantemente parlare ai notiziari . Tra i molti che hanno rivisitato l’episodio della “Gerusalemme liberata” spicca Claudio Monteverdi, che rende i due cavalieri protagonisti di un madrigale che fa parte de “Ottavo libro di madrigali guerrieri et amorosi” pubblicato nel 1638 dal titolo “Il combattimento di Tancredi e Clorinda”. Nella composizione si mettono in musica sedici ottave (dalla 52° alla 68°) del canto XII della Gerusalemme Liberata. Il critico Claudio Gallico afferma che sono moltissime le similitudini tra il poema originale e il madrigale: spesso Monteverdi cita direttamente versi dell’opera, si ha un maestrale utilizzo degli strumenti ,che partecipano attivamente alla narrazione, e viene ripresa la volontà di analizzare il rapporto tra amore e morte. Altrettanti sono però i contrasti tra le due opere: oltre alle ovvie differenze di stile, il compositore rafforza gli elementi tragici del racconto e applica profonde cesure all’opera tassiana. In conclusione, il critico afferma addirittura che “il canto di Monteverdi, nel seguire fedelmente tutte le più delicate inflessioni del discorso letterario, spiega e migliora la qualità della poesia del Tasso.” Un secolo prima circa, nel 1585, Domenico Tintoretto realizzò un dipinto dal titolo “Tancredi batte Clorinda”: come nel poema epico, anche nella rappresentazione assistiamo “ all'aprirsi indefinito degli spazi, al drammatico animarsi della natura, ai continui intensi contrasti di ombre e di luci” e “ la figura si atteggia entro un decoro di gesti che vuol essere il segno della dignità morale”, come sostiene il noto critico d’arte, politico e docente Giulio Carlo Argan. Nella pittura, la natura interviene sempre nel dramma perché si ha una profonda connessione tra i sentimenti umani e i fenomeni naturali .Tintoretto da figura all’ideale di donna che Tasso descrive nella sua opera: alla perfezione delle forme preferisce dar vita ai gesti e alle vesti e l’immagine è sempre affidata a ciò che viene sottinteso piuttosto che ha ciò che viene detto chiaramente. In un articolo pubblicato su “Il Sole 24 Ore” nel 2011 dal titolo “Clorinda, morte a credito”, Adriano Prosperi sostiene che la metamorfosi di Clorinda sul finale, che da guerriera pagana torna ad essere una donna cristiana,ricorda quella che avveniva sulle piazze delle città di tutta Europa durante le esecuzioni capitali perché “il condannato a morte poteva scambiare la morte del corpo con la salvezza eterna dell'anima convertendosi, chiedendo perdono del male fatto e perdonando chi lo uccideva”. Successivamente aggiunge che “la sua diversità religiosa e sociale doveva sparire, sostituita da un'adesione alla cultura cristiana siglata col sangue versato sul patibolo”, così come la fede pagana in cui era stata educata Clorinda viene sostituita da quella cristiana, in cui lei era nata. Spesso alla figura di Clorinda è stata associata un aggettivo che è completamente anacronistico:femminista. Quasi sicuramente l’intenzione di Tasso non era quella di costituire un ideale di rivendicazione per le donne del suo tempo, ma ha comunque creato un esempio di donna guerriera totalmente indipendente dal volere maschile: Clorinda non combatte fingendosi un uomo, ma come soldato donna e in quanto tale esige e si guadagna il rispetto dato a qualsiasi altro soldato. Nel corso degli anni questa figura femminile fiera e coraggiosa ha avuto molto successo soprattutto nel mondo fantasy, basti pensare a personaggi come Wonder Woman, anche se il movimento per l’emancipazione femminile ha concesso a migliaia di donne di poter scendere in prima fila per difendere il proprio paese, incontrando purtroppo lo stesso destino di Clorinda. Un episodio analogo a quello redatto da Tasso possiamo ritrovarlo anche in un romanzo di fantascienza per adolescenti, “Hunger Games”. Sebbene si tratti di un’ambientazione completamente diversa e l’autrice di quest’ultimo, in quanto americana, non ha probabilmente mai avuto il piacere di conoscere il poema epico, le cose comuni alle due opere sono molte. Katniss, la protagonista, come Clorinda, fin da piccola alle tipiche occupazioni femminili preferisce le armi e la caccia, ma, a differenza sua, si trova costretta a combattere per difendere se stessa e la sua famiglia. È amata da un ragazzo,Peeta, che non genera in lei il minimo interesse, almeno nei primi due libri della trilogia, e sarà proprio lui nell’ultimo di essi che andrà vicinissimo ad ucciderla, anche se inconsapevolmente, così come è successo a Tancredi;come nella “Liberata”,uno dei temi centrali è la guerra, ma in questo caso a fronteggiarsi sono un tiranno con il suo esercito e il popolo affamato. La principale differenza è la conclusione perché Katniss e Peeta,alla fine del terzo libro si sposano e riescono a costruire una famiglia. Come abbiamo visto, l’episodio che vede come protagonisti Tancredi e Clorinda è stato reinterpretato in molti modi diversi e ne sono stati evidenziati vari punti, ma cosa c’è di ancora attuale? Cos’è che continua ad affascinarci di questa storia? I temi che tratta sono, nostro malgrado, indubbiamente di estrema attualità e, secondo il parere di moltissimi degli autori che hanno deciso di esprimersi a proposito di quest’opera e, in particolar modo, a proposito della vicenda dei cavalieri, ciò che rende attuale, commovente e universale è la bellissima, fortissima ed intelligente donna guerriera riassunta in Clorinda, simbolo della lotta che milioni e milioni di donne portano avanti da tempi immemori per vedersi finalmente riconosciuti gli stessi diritti di cui godono gli uomini.
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