Saggio breve - L’Italia, dalla creazione letteraria alla realizzazione politica

Lo stivale senza stringhe

Destinazione Editoriale: “Il Caso”, mensile di informazione, cultura e arte per un pubblico di media preparazione.

Fratelli d’Italia

L’Italia si è costituita prima come identità culturale e solo in seguito come realtà politica. Terra di localismi, di specialità regionali e di molteplici varietà dialettali, l’Italia ha trovato nell’unità della lingua e della letteratura, da Dante a Manzoni, uno straordinario strumento di coesione unitaria. L’intesa culturale non è un aspetto evanescente, né fragile illusione di carta; ma testimonia una medesima tradizione e l’adesione a valori civili affini. Il Risorgimento nasce con la “questione della lingua” e si conclude eroicamente con Garibaldi, Mazzini, Cavour e la Casa Savoia. E’ determinante l’influenza nell’unità nazionale di letterati, poeti, novellieri, romanzieri, drammaturghi e storici.

La odierna compresenza di settarismi e frantumazione politica, che ha sempre scandito la storia d'Italia, testimonia molti caratteri non encomiabili del nostro costume nazionale, che occultano la secolare traiettoria che ha condotto alla conquista di ideali e valori condivisi.
“D'una terra son tutti: un linguaggio parlan tutti: fratelli li dice lo straniero: il comune lignaggio a ognun d'essi dal volto traspar. Questa terra fu a tutti nudrice, questa terra di sangue ora intrisa, che natura dall'altre ha divisa, e ricinta con l'alpe e col mar.” Con il coro de “Il conte di Carmagnola”, Alessandro Manzoni eleva il suo disappunto e la sua condanna alle lotte fratricide nella storia d’Italia, che tanto ricordano le contemporanee tensioni tra Padania e Mezzogiorno, considerandole come la principale causa della servitù del nostro paese.

La negazione di un’unità politica

I Comuni, le Signorie e la mancanza di un potere forte, hanno impedito all'Italia di unificarsi nello stesso periodo della Francia, dell'Inghilterra e della Spagna. Poi, dopo il Rinascimento, le potenze europee hanno visto la Penisola come regione d'influenza; la Spagna nel meridione e la Francia in Piemonte. Con la Rivoluzione Francese e l'arrivo di Napoleone sono state tradite le aspettative di un’unità Nazionale; e la Restaurazione e il Congresso di Vienna, divisero nuovamente il territorio, confermando l'influenza delle potenze europee.
Eppure costante nella letteratura italiana è il dolore per la mancata unità. Giacomo Leopardi ne “All’Italia”, tratto dai “Canti”, scrive: “Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, che di catene ha carche ambe le braccia; sì che sparte le chiome e senza velo siede in terra negletta e sconsolata, nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia, le genti a vincer nata”. E’ prepotente il richiamo ai valori della Patria e della necessità di liberarsi dalla dominazione straniera, topici del Romanticismo.

Niccolò Machiavelli, nei “Discorsi sopra a prima deca di Tito Livio”, cerca di rintracciare la causa primaria della disgregazione territoriale: “La Chiesa ha tenuto e tiene questo provincia divisa. E veramente alcuna provincia non fu mai unita o felice, se la non viene tutta alla ubbidienza d’una republica o d’uno principe. (…) Non essendo adunque stata la Chiesa potente da potere occupare la Italia, né avendo permesso che un altro la occupi, è stata cagione che la non è potuta venire sotto uno capo, ma è stata sotto piú príncipi e signori, da’ quali è nata tanta disunione e tanta debolezza che la si è condotta a essere stata preda, non solamente de’ barbari potenti, ma di qualunque l’assalta.”. Ma la Chiesa non è additata come unica responsabile dal letterato toscano. Alla base di tutta la riflessione di Machiavelli vi è la coscienza lucida e sofferta della crisi che l'Italia rinascimentale sta attraversando: una crisi politica, in quanto l'Italia non presenta quei solidi organismi statali unitari che caratterizzano le maggiori potenze europee e appare frammentata in una serie di Stati regionali e cittadini deboli e instabili; una crisi militare, in quanto si fonda ancora su milizie mercenarie e compagnie di ventura, anziché su eserciti cittadini, che possono garantire la fedeltà, l'ubbidienza, la serietà di impegno; ma anche una crisi morale, perché sono scomparsi tutti quei valori che danno fondamento saldo ad un vivere civile, rappresentati esemplarmente dall' antica Roma: l'amore per la patria, il senso civico, lo spirito di sacrificio, lo slancio eroico, l'orgoglio. Tali atteggiamenti sono stati sostituiti da scetticismo, che induce ad abbandonarsi fatalisticamente al capriccio mutevole della fortuna , senza reagire e lottare.

La nascita di una coscienza nazionale

Già nel milletrecento Francesco Petrarca, nel “Canzoniere”, esprime lo strazio contemporaneo e il dolore degli umili, ed auspica una vittoria vicina, con la ritrovata coesione della Penisola; “et pur che voi mostriate segno alcun di pietate, vertú contra furore prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto: ché l'antiquo valore ne gli italici cor' non è anchor morto.”.
La fiducia nell’unificazione e nell’indipendenza è una costante nell’esperienza culturale e letteraria del Paese, come nella successione storica. Giuseppe Mazzini, protagonista del Risorgimento, nel trattato “Del mancato sviluppo della libertà in Italia” avvisa che “gli elementi di rivoluzione non mancano in Italia. Quando un popolo, diviso in mille frazioni, (…) trova pur un modo di insorgere tre volte in dieci anni – e il nemico interno sfuma davanti alla potenza d’un voto espresso, senza colpo di fucile, senza un grido d’opposizione, senza una voce che sorga a difendere la causa della tirannide. (…) Ma non lo calunniate: v’è una scintilla di vita in quel popolo che un dì o lìaltro porrà moto a un incendio.” Mazzini scrivi dopo i fallimenti dei primi moti che hanno toccato la Penisola. Moti che ispireranno il dipinto “La Meditazione” di Hayez; l’opera è una commossa metafora politica della prima grande delusione risorgimentale. La figura femminile rappresenta la condizione della penisola dopo le rivoluzioni del 48 e tiene tra le mani un volume di una “Storia d’Italia”. Il Patriottismo italico ormai ha raggiunto il suo livello più alto, avanzando di pari passo con la produzione artistica del Paese, raggiungendo finalmente l’autonomia e l’unità nel 1861.

L’Italia dopo l’Italia

Oggi ereditiamo un’Italia dai mille localismi, esasperata dal vuoto di idee della politica. Delusa dal presente e scippata del futuro. Ma il valore dell’unità resiste ancora, nonostante le pressioni e gli annunci di scissione della Lega Nord.
Il nostro è stato uno Stato senza nazione. Con una debole coscienza di Patria e nessuna visione d’insieme. Le responsabilità̀ storiche sono di una Chiesa cattolica antiunitaria, delle classi imprenditoriali e dirigenti succedutesi alla guida di un Paese incapace di far da sé. Eppure il cittadino italiano si è formato ugualmente, perché come afferma Dante Alighieri, nel “De vulgari eloquentia”, “sarebbe falso sostenere che gli Italiani mancano di curia, anche se mancano di un Principe, perché in realtà una curia la possiedono anche se fisicamente dispersa.”.

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