Saggio Breve – Etica e Politica in Machiavelli

Stato Moderno con qualsiasi mezzo?

Tesi: Machiavelli Inventore dello Stato Moderno.
Nel 1513 Machiavelli scrive il suo trattato politico “Il Principe”. Si tratta dell’opera con maggior rilievo poiché, grazie a questa, è stato possibile carpire la vera essenza dello scrittore, definendolo soprattutto “Inventore dello Stato Moderno”. Egli fu il primo ad usare il termine Stato con un significato prettamente diverso da quello attribuitogli di norma nel periodo medievale: è concepito come un corpo omogeneo, con una consistenza propria legata ad un territorio; è un regno, una “Patria”.
Già a partire da questa concezione, notiamo come egli si allontani di gran lunga al pensiero etico-politico medievale: chiamare Patria lo Stato, inteso fino ad ora semplicemente come regime o territorio, ha un forte valore etico, in quanto Machiavelli riconosce l’importanza dell’appartenenza, del lottare per ciò a cui si tiene provando a renderlo migliore. Il suo, come dice Geymonat, “manifesto politico” tratta proprio di questo. Niccolò ha un piano: rivoluzionare l’Italia in uno Stato Moderno, governato da un Principe-Saggio in grado di reggere il confronto e poi superare le potenze Europee, attraverso metodi, caratteristiche e virtù, che va man mano spiegando nei suoi ventisei capitoli.

“Etica e politica in un nuovo rapporto dialettico rispetto al Medioevo”
Per Machiavelli, la politica è intesa come un’arte autonoma, svincolata da ogni provvidenzialismo e finalismo. E’ un continuo “demistificare”, poiché la verità effettuale è solamente quella che andiamo a scovare con l’esperienza delle cose moderne e la continua lezione delle antique. (La “verità effettuale”, XV capitolo). In campo etico ciò è molto significante: l’autore mette al primo posto il realismo, non dà spazio alla trascendenza, e determina che il Principe non deve attenersi alle apparenze, o alla famosa formula medievale “ipse dixit”, ma creare un proprio pensiero, una propria opinione, a seconda dell’esperienza, data dal vivere il susseguirsi degli eventi umani. Viene così eliminato il binomio Chiesa-Impero presente nel Medioevo, dando spazio ad una concezione di laicità dell’uomo e degli avvenimenti del tutto nuovi.
• Il peccato e la bestialità dell’uomo
Dal punto di vista etico, l’uomo non è più vincolato dal peccato: Machiavelli afferma che l’uomo non può vivere senza la sua parte animalesca, chiamata bestia; l’inscindibilità tra l’uomo e la bestia viene simboleggiata dal Centauro. Anche questa è una concezione del tutto nuova: pensiamo a Dante, che pone il Centauro nel XII Canto dell’Inferno come figura demonizzata, l’esatto opposto del modello pedagogico che l’autore ci offre.

• Vizi e virtù
Legando la politica a quanto detto prima, possiamo prendere come riferimento “la golpe e il lione”, per Machiavelli essenziali in un Principe, poiché per essere il governatore ideale, egli deve essere furbo come una volpe e forte, coraggioso come un leone, in quanto alcuni uomini sono “non buoni”. Tutto ciò è ritenuto necessario ad un Principe per non cadere in “ruina”, e quindi per non perdere il regno. Questo concetto è messo in relazione con il verbo “rescontrare”, cioè adeguare le proprie azioni agli eventi che si susseguono, mantenendo sempre una concordanza e mai una discordanza con essi.
Riprendendo il concetto della volpe e del leone, portiamo un altro argomento a favore della nostra tesi: facendo riferimento ancora una volta a Dante, volpe e leone erano simboli di alcuni vizi, cosa completamente estranea al nostro autore che, anzi, li riporta come valori che un Principe deve possedere. Riguardo ciò, per Machiavelli sono vizi soltanto quelli che portano il Saggio alla ruina. Le virtù sono quelle che riescono a mantenerlo su, in forze; tutto il resto li chiama valori, non sono necessari, ma indifferenti.

Con il suo stile asciutto, privo di parole ampullose finalizzate esclusivamente ad abbindolare i lettori, (eticamente nobile), Machiavelli mette a nudo le sue passioni e i suoi desideri per la speranzosa riuscita del suo progetto. Questa parte è possibile definirla utopica, poiché l’autore fa emergere i sogni che lo spingono sempre più in alto, come quell’arciere che non si arrende alla prima freccia scoccata male; la sua forza, il suo coraggio e la sua genialità lo portano a distanziarsi da ogni pensiero che non sia stato elaborato dalla sua mente, ed è proprio per questo che non possiamo attribuirlo esclusivamente alla frase “il fine giustifica i mezzi”, poiché ridurrebbe drasticamente la verità del suo essere, nonché Inventore di uno Stato Moderno.


A cura di Roberta Pillitteri

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