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XVIII secolo: Il dispotismo illuminato in Europa


Il dispotismo illuminato, come voleva Voltaire, fu attuato da diversi stati europei ed anche da alcuni stati italiani. Per tale motivo, i sovrani di questi stati hanno preso il nome di “illuminati”. Ciò non significa che essi fossero proprio illuministi perché dell’Illuminismo accettavano soltanto alcune idee, quelle che ritenevano più utili per loro. Infatti, nei confronti dei filosofi illuministi essi erano molto diffidenti perché temevano di perdere i loro diritti. Basti pensare a Montesquieu che con la teoria della separazione dei poteri, intendeva limitare la loro autorità. La politica attuata dei soprani illuminati può essere riassunta con la frase seguente: “Tutto per il popolo, ma niente attraverso il popolo”. Questo significa che tutte le riforme venivano dal sovrano (quindi calate dall’alto), ma non dalle richieste o dalle necessità effettive dei sudditi. In realtà, molte riforme ebbero l’effetto di rafforzare il potere assoluto e di ridurre quello dei nobili che era proprio l’aspetto della società contro cui i filosofi lottavano. Comunque, nonostante questo aspetto non certamente positivo, grazie ai sovrani illuminati furono fatti molti progressi in diversi campi.

La Prussia di Federico II

Federico II, re di Prussia dal 1740 al 1766, era amico di Voltaire e per qualche tempo ospitò il filosofo francese a Berlino. L’idea che ispirava la sua politica era la conciliazione di due concetti: l’utilità per lo Stato e la felicità dei sudditi, cioè una riforma era valida se era utile per lo Stato ed era in grado di rendere felici i sudditi.
Con questo scopo, egli attuò diverse riforme: l’istruzione obbligatoria, la bonifica delle paludi, la costruzione di strade, lo sviluppo delle industrie, l’abolizione della tortura. Per rendere coltivabili alcune terre fino ad allora incolte, dette ospitalità a diversi profughi anche di religione diversa, purché obbedissero alle leggi dello Stato. In realtà lo stato prussiano continuò ad essere autoritario perché nulla poteva essere fatto senza il consenso del re. Egli affidò l’amministrazione dello Stati agli Junker, dei nobili proprietari terrieri, i quali, essendo così coinvolti nella vita dello Stato, garantirono alla Prussia una certa stabilità ed un certo ordine e restarono sempre molto fedeli a Federico II.

La Russia di Caterina II

La zarina Caterina II rimase sul trono russo dal 1762 al 1796.
L’Impero russo era molto vasto e si estendeva dal mar Nero al Mar Baltico per raggiungere ad est l’ Oceano Pacifico. Sotto il suo regno, la Russia aumentò di popolazione grazie all’arrivo di numerosi contadini tedeschi e con numerose vittorie militari l’impero si ingrandì, annettendo la Bielorussia ed una parte della Polonia. Grazie all’intervento di Caterina II, l’ agricoltura si sviluppo notevolmente e l’Ucraina diventò così il granaio dell’Europa.
Amica di Diderot, la zarina condivideva le idee degli Illuministi francesi. Per questo, promulgò delle leggi molto moderne come la diffusione della libertà di stampa e la modernizzazione dell’amministrazione pubblica. Fondò anche delle scuole destinate ad accogliere sia i maschi che le femmine ma questo progetto non fu attuabile fino in fondo perché in Russia mancavano degli insegnanti veramente capaci. Cercò di attuare anche altre riforme ma incontrò l’opposizione dei nobili i quali spinsero i contadini della regione del Volga alla rivolta, capeggiati dal cosacco Pugačëv. Per questo motivo, alla fine, Caterina fu costretta a ritirare diverse riforme.

L’impero asburgico di Maria Teresa e di Giuseppe II

In Austria, l’ imperatrice Maria Teresa fu al potere dal 1740 al 1780. Nel XVIII secolo, l’impero asburgico era molto vasto: andava dal Tirolo all’Ungheria, comprendeva alcune regioni balcaniche ed italiane come la Lombardia. Queste zone erano molto diverse fra di loro, per lingua, cultura e tradizioni e l’imperatrice aveva capito che esse potevano essere tenute unite soltanto con un buon governo. Per questo motivo, Maria-Teresa fece in modo di rendere più moderno il modo di governare e , a tal fine, istituì il catasto. Il catasto è un registro, che esiste ancora oggi, in cui sono riportati tutti i terreni e gli immobili, con la superficie ed il nome del proprietario. Esso serviva ad far pagare delle tasse giuste in funzione del valore della proprietà posseduta, soprattutto al clero e ai nobili. Inoltre, essa ridusse i privilegi del clero e sciolse l’ordine religioso dei Gesuiti perché era diventato troppo potente. La stessa decisione nei confronti dei Gesuiti fu presa anche in Francia, in Spagna ed in Portogallo. Un’altra decisione, che si ricollega alle idee di Montesquieu, è quella della separazione del potere giudiziario dagli altri due poteri che tuttavia rimasero in mano dell’imperatrice.
Alla sua morte, l’opera riformatrice fu continuata dal figlio Giuseppe II. Egli tolse alla Chiesa tutte le proprietà e le rendite e i vescovi ed i parroci diventarono come dipendenti dello Stato con il relativo stipendio. A quel tempo la Chiesa possedeva molti terreni che spesso non venivano sfruttati in modo adeguato. La confisca di tali proprietà e la conseguente vendita ai privati costituì un vantaggio per l’economia: i nuovi proprietari cercavano di migliorare la produzione o sperimentavano tecniche produttive più moderne. Questa politica nei confronti della Chiesa è chiamata giuseppismo.
Con Giuseppe II l’amministrazione pubblica diventò ancora più efficiente: tutti potevano diventare funzionari pubblici, senza tener conto della classe sociale di provenienza e l’unico vincolo era dato dalle capacità personali. Inoltre, dopo aver promulgato un nuovo codice penale, egli si volle ispirare alle idee di Cesare Beccaria e decise di abolire la tortura e la pena di morte.

La Francia e la Gran Bretagna

Questi due paesi, per motivi diversi, non conobbero il dispotismo illuminato come invece stava succedendo nel resto dell’Europa.
La Francia era la patria dell’Illuminismo, eppure rimase sempre contraria ad ogni tipo di riforma. Col tempo la situazione della società francese così diventò insostenibile e questo causò la Rivoluzione del 1789.
La Gran Bretagna era governata dalla dinastia degli Hannover, protestante, che era stata scelta dal Parlamento al posto della dinastia degli Stuart, di religione cattolica. La monarchia inglese non era assoluta come quella francese per cui non doveva essere riformata. Infatti, il tipo di governo inglese veniva spesso preso come modello dai filosofi illuministi perché lo Stato era molto avanzato: venivano garantite molte libertà come quella di stampa e quella religiosa, eccetto per i cattolici. Inoltre, esisteva già il diritto in base al quale nessun suddito poteva essere incarcerato senza un capo d’accusa preciso, mentre tale garanzia nel resto dell’Europa era sconosciuta.
Nel XVIII il nome di Inghilterra fu modificato in Gran Bretagna perché i due regni di Inghilterra e Scozia si unirono. Nel XIX secolo ad esse si unì l’Irlanda e la Gran Bretagna diventò Regno Unito di Gran Bretagna e di Irlanda.
In Gran Bretagna il Parlamento aveva un ruolo molto importante perché aveva il potere legislativo ed il re si limitava a ratificare le leggi da esso approvate.
Il Parlamento inglese era diviso in Camera dei Comuni e Camera dei Lords. La prima veniva votata ogni sette anni (per essere votati era sufficiente avere delle proprietà) mentre nella seconda sedevano solo i nobili, nominati direttamente dal re.
Esistevano due gruppi politici: i Tory e i Whig, simili ai partiti politici moderni. I Tory erano di idee conservatrici e rappresentavano la nobiltà, mentre i Whig rappresentavano la borghesia del commercio e dell’industria. Dal 1720 al 1743, il governo inglese fu gestito da Robert Walpole che apparteneva al gruppo politici dei Whig.
Dal punto di vista economico, la Gran Bretagna era ricca e potente, grazie ad un impero coloniale molto vasto che, estendendosi su tutti continenti, permetteva un intenso commercio marittimo. A seguito della Guerra dei Sette Anni che vide la sconfitta della Francia, la Gran Bretagna aggiunse al proprio impero coloniale anche il Canada e una buona parte dell’India.
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