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Le rivolte antispagnole in Italia nel XVII secolo


Nella penisola italiana, dal 1598 in poi, alla decadenza della potenza spagnola crescente cominciava a fare da contrappeso l’influenza francese ed una posizione anti Madrid da parte di molti stati italiani. Fra l’altro, anche lo Stato Pontificio si stava staccando dalla politica spagnola anche da parte dello stato Pontificio. Nella 1.a metà del secolo, nell’Italia meridionale si ebbero delle rivolte antispagnole, che purtroppo, non ebbero alcun risultato.
Nel 1620, a Napoli, don Giulio Genoino cercò di convincere il vicerè spagnolo ad intervenire affinché la nobiltà locale fosse meno oppressiva nei confronti dei ceti popolari. Il viceré fu richiamato dal governo spagnolo insospettito e lo stesso Genoino fu imprigionato perché il re di Spagna preferiva non perdere l’appoggio della nobiltà locale, lasciando senza difesa i più umili ed oppressi. L’agitazione riprese circa 20 anni più tardi, quando il viceré pretese delle tasse per poter finanziare la guerra contro la Francia. Questa volta si trattava di una gabella sulla frutta fresca che costituiva l’alimento principale dei più poveri. Scoppiò quindi una rivolta capeggiata da Tommaso Aniello, detto Masaniello, un pescivendolo molto conosciuto nei quartieri popolari di Napoli. Della rivolta Genoino continuava ad essere l’anima e a impartire le direttive.
La rivolta costrinse il vicerè ad accettare le rivendicazioni popolari. Tuttavia a causa di una strategia mirata da parte degli Spagnoli che, dopo aver circuito il giovane, fecero in modo di farlo passare per pazzo, Masaniello cominciò ad insuperbirsi, a fare follie, a compiere atti crudeli e a trascurare i consigli di Genoino fino a rendersi odioso alla popolazione napoletana che lo mise a morte anche per volere del vicerè. Il governo popolare, che nel frattempo si era formato, dichiarò decaduto il dominio spagnolo e si pose sotto la protezione della Francia che inviò Enrico di Lorena, duca di Guisa, erede degli Angioini. Egli riuscì a farsi nominare duce e ad estendere il movimento rivoltoso su tutto il resto del regno.
Tuttavia, il duca di Guisa non riuscì a trovare un accordo con la nobiltà meridionale rimasta fedele al dominio spagnolo i quali si organizzarono e, appoggiati dalla flotta spagnola, ebbero la meglio e spodestarono Enrico di Lorena. Genoino fu arrestato e morto mentre veniva trasportato in Spagna.
Nello stesso anno, la fame suscitò un’identica rivolta a Palermo, con a capo Giuseppe Alessi, un battiloro. Anche in questo caso, gli Spagnoli giocarono di astuzia, facendo credere al popolo che egli si fosse venduto alla loro parte. Diventato odioso al popolo stesso, Alessi fu assassinato e ben presto fu possibile domare i ribelli, in quanto rimasti senza guida. Nel 1649, l’ordine veniva ristabilito in tutto il Meridione, anche se ormai era ben chiaro che il dominio spagnolo era vacillante e non sarebbe potuto durare più a lungo.
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