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XVII secolo: Giusnaturalismo e primi teorici

Agli inizi del XVII uno dei problemi che si impone con urgenza è quello della natura dei rapporti politici. I due istituti politici tipici del Medioevo, l’Impero e il Comune, avevano fatto il loro tempo e la nuova realtà che si stava imponendo era costituita dalle monarchie nazionali. Esse tendevano a limitare ogni forza che tendesse a limitare il loro potere all’interno dello Stato. Per questo motivo, la monarchia nazionale cercava di imbrigliare la nobiltà feudale e fare della Chiesa uno strumento del regno. Questo processo che andava in direzione dell’assolutismo minacciava di ledere la libertà e la dignità dell’uomo, soprattutto di quello di cultura.
I filosofi cercarono, allora, cercarono di individuare i limiti entro i quali le monarchie nazionali potessero muoversi senza danneggiare il corpo sociale. Pertanto, furono elaborate teorie dei diritti naturali che ogni stato avrebbe dovuto rispettare. A tali teorie si oppose Hobbes con la sua giustificazione della monarchia assoluta a cui faceva riscontro Spinoza con la sua teoria liberale dello Stato il cui unico fine era la felicità e la libertà dei suoi membri.
Il primo teorico dell’assolutismo fu Jean Bodin, vissuto nella seconda metà del XVI secolo. Egli individuava la sovranità come la caratteristica fondamentale dello Stato. Per sovranità egli intendeva una potenza predominante e senza limiti, assoluto e perpetua, non soggetta ad alcuna legge, all’infuori della legge divina e di quella naturale. Secondo Bodin, ogni principe può cambiare le leggi fatte da lui stesso, ma in ogni caso è obbligato a rispettare e a garantire la giustizia; coltiva la pietà, la giustizia e la fede e in questi si differenzia dal tiranno. Egli è anche un accanito sostenitore della tolleranza religiosa, idea che sostiene nell’ opera Heptaplomeres (= sette interlocutori): egli fa intervenire un cattolico, un luterano, un calvinista, un ebreo, un maomettano, un pagano e un sostenitore della religione naturale (il personaggio principale): La conclusione del dialogo è questa: tutte le religioni positive hanno in comune un fondamento razionale a cui, separatamente, ognuna aggiunge le cerimonie e i riti che procurano l’adesione del popolo.. Nel caso in cui le diverse religioni fanno attenzione al loro comune fondamento, spariscono i motivi del contrasto ed è così che viene garantire la pace religiosa.
Alberico Gentile da Fabriano vissuto a cavallo del XVI e del XVII secolo sostiene che la guerra è contraria al diritto di natura perché gli uomini, per istinto, sono portati all’amicizia e alla pace. L’unica guerra è quella difensiva mentre sono ingiuste le guerre di religione. Poiché la guerra si verifica all’interno della comunità umana, essa deve rispettare i diritti natura lidi tale comunità e quindi i diritti dei donne, dei bambini, dei prigionieri.
Giovanni Althusius, vissuto dal 1557 al 1638, parte dal concetto di sovranità di Bodin, ma attribuisce tale sovranità al popolo. Ogni comunità umana si forma attraverso un contratto che può essere tacito o espresso. Il principe diventa quindi un semplice magistrato il cui potere deriva dal contratto e se egli viene meno agli obblighi stabiliti nel contratto originario, il popolo può scegliere un nuovo principe o una nuova costituzione. Queste idee saranno riprese da Rousseau nel XVIII secolo.
Ugo Grozio, vissuto nella prima metà del XVII secolo, parte dall’identificazione di ciò che è naturale con ciò che è razionale., in quanto nell’uomo la natura umana corrisponde alla ragione. Il diritto naturale è fiondato sulla ragione che indica il valore e il disvalore di un’azione. Per questo motivo le azioni comandate dalla ragione sono sempre buone, indipendentemente dalla presenza di Dio. Condivide la teoria contrattualistica per la quale ogni comunità umana è fondata su di un patto originario. Tuttavia per Grozio, la sovranità spetta soltanto al popolo, con tutte le conseguenze nel caso in cui il principe non rispetti le clausole. Come vi è un diritto naturale, per Grozio, esiste anche una religione naturale, anch’essa fondata soltanto sulla ragione. Tale religione si fonda su quattro principi: 1) Dio esiste ed è uno 2) Dio non si identifica con le cose visibili ed è superiore ad esse 3) Dio governa e giudica tutte le cose umane 4) Dio è l’artefice di tutto ciò che è naturale
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