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XVII secolo e origini del liberalismo europeo


Nel XVII il pensiero politico europeo si indirizza verso delle posizioni che anticipano l’ Illuminismo del secolo successivo e il liberalismo dei secoli successivi. Già Hobbes nel Leviathan sostiene che il monarca regna non in funzione di una derivazione divina, ma per una necessità naturale. La teoria contrattualistica sull’origine della società viene confermata, ma si fanno avanti i diritti naturali che spingono gli uomini a costituire una società, che tuttavia non possono essere soppressi dallo Stato. Inoltre, al di sopra dello Stato, comincia a farsi avanti un diritto internazionale, cioè un diritto che è comune e quindi anche superiore a tutti gli Stati. Infatti Ugo Grozio, nella sua opera De jure belli et pacis, pone dei limiti ad ogni singolo stato che non possono nemmeno essere valicati dalla necessità di una guerra. Questa teoria dei diritto naturali incontra un favore particolare negli ambienti protestati inglesi e olandesi, dove si comincia a parlare di una religione naturale a cui fa riscontro un diritto naturale, che per nessuno può essere soggetto a limitazioni di tempo. A questa teoria si collega il Trattato teologico-politico di Spinoza che difende la tolleranza religiosa Occorre aggiungere che il progresso scientifico cha caratterizza il XVII secolo rea una stretta rete di rapporti fra tutti glio scienziati europei come se essi facessero parte di una società ideale, posta al di sopra di tutte le particolarità nazionale. Questo crea uno spirito di cosmopolitismo collegato con l’idea che il progresso economico deve portare ad aspirare ad uno Stato che sia mezzo per raggiungere la pace e non espressione di guerre dinastiche e di prestigio. Verso la fine del XVII secolo, Locke, con la sua opera Trattato del governo civile, pubblicato nel 1689, precisa che i diritti naturali dell’uomo sono il diritto alla vita, alla libertà, alla proprietà. Precisa anche il concetto di tolleranza religiosa sottolineando che la base dell’autorità dello Stato si trova nella volontà collettiva della nazione.
Sono quindi due le concezioni dello Stato che caratterizzano il Seicento: da un lato la visione assolutistica della Stato, rappresentata dalla Francia e dalla Spagna, e dall’altro una concezione liberale dei rapporti tra lo Stato ed i cittadini sostenuta dal giusnaturalismo, dai repubblicani olandesi e dagli Inglesi. A quest’ultima faranno seguito delle lotte politiche come il contrasto fra il liberalismo parlamentare e assolutismo monarchico inglese.
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