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XIV secolo: Lo Stato della Chiesa
Il XIV secolo è il periodo della cattività avignonese che, a causa dell’assenza prolungata dei pontefici, provoca un periodo di grande decadenza per Roma. Essa è lacerata dalle lotte interne fra le no bili famiglie della campagna romana: Orsini, Colonna, Savelli, Caetani, aspetto che favorisce senz’altro l’ascesa dei visconti di Milano. D’altra parte Roma non dispone, come Firenze, Venezia o Milano, di un tessuto economico solido. Infatti, la città conserva il suo aspetto di parassitario che vive all’ombra della Curia papale, come meta di pellegrinaggi o di visitatori o di ambascerie varie. Inoltre lo Stato Pontificio non è uno stato vero e proprio, ma piuttosto un insieme disordinato di signorie legate alla Parte Guelfa e tramite essa all’orbita politica di Firenze o degli Angioini. Nello stato è frequente il disordine e la disorganizzazione a tal punto che, a diverse riprese, il papa, da Avignone manda ogni tanto un suo legato per rimettere in regola la situazione. Infatti, all’inizio del secolo, il papa Giovanni XXII invia come proprio legato il nipote Bertrando del Poggetto per riconquistare all’autorità papale la città di Roma resasi autonoma dopo il trasferimento della sede papale ad Avignone. Ma tutto fu inutile: addirittura le ossa di Dante Alighieri furono ricercate per essere bruciate.

Fu ottenuto, invece, qualche risultato concreto con il cardinale Egidio di Albornoz: egli riuscì a far accettare la sovranità del Pontefice alla maggior parte delle città e delle signorie presenti nello Stato della Chiesa facendo pagare dei tributi alla Camera Apostolica e riordinando la legislazione vigente unificandola in una raccolta giuridica che da lui prende il nome di Costituzioni Egidiane. In sostanza, si può affermare che Egidio di Albornoz abbia preparato il ritorno dei Papi da Avignone. Papa Urbano V fece ritorno a Roma, ma il suo soggiorno a Roma fu di breve durata a causa dei disordini causati dalla guerra di successione fra gli Angioini e i Durazzeschi nel vicino regno di Napoli. Fu Gregorio XI a rientrare definitivamente a Roma, grazie all’intervento di Santa Caterina da Siena e al declino della potenza francese, impegnata della guerra dei Cento Anni. Prima di tornare a Roma, il papa aveva inviato un nuovo legato nella persona di Roberto da Ginevra, un uomo d’armi più che un uomo di chiesa. Il suo comportamento molto aggressivo provocò un conflitto , chiamato Guerra degli Otto Santi, fra Firenze ed il Papato. Nel frattempo Gregorio XI moriva e Roma ricadeva nelle consuete turbolenze. Fu allora eletto papa, il cardinale italiano Urbano VI a cui i cardinali francesi, riunitisi in conclave opposero lo stesso Roberto da Ginevra con il nome di Clemente VII, dando così’ origine allo Scisma d’Occidente con nefaste conseguenze anche nella politica europea. Infatti, Urbano VI fu riconosciuto come legittimo dalla Germania, dall’ Inghilterra, dall’ Italia centro-settentrionale e dagli stati dell’ Oriente europeo, mentre la Francia, la Scozia, gi Angioini di Napoli e gli Aragonesi riconoscevano Clemente VII. La situazione non migliorò quando nel 1409 ci fu un tentativo da parte dei due contendenti di eleggere un terzo pontefice.
In sostanza, nel XIV secolo i Pontefici erano preoccupati dalle vicende dello Scisma per cui si trovano nell’impossibilità di gestire la situazione politica italiana
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