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La società nordamericana alla vigilia della Rivoluzione Anabattista

Non dobbiamo immaginare le colonie americane della metà del 700 come democratiche, con un forte spirito indipendentistico e senza disuguaglianze sociali ed economiche, come sostiene una storiografia patriottica. Nel Nord e nel Centro si trovavano elitè prevalentemente urbane, legate al commercio, alle attività finanziare e alle professioni, specie l'avvocatura. Nel Sud invece si trovavano gruppi di aristocrazia terriera legata alle piantagioni. Le dinamiche sociali erano molto simili a quelle presenti in Inghilterra, permaneva, specie nelle elitè, un senso di britannicità, la devozione alla madrepatria e all'autorità monarchica, e l'aristocrazia terriera prendeva come modello la figura del gentiluomo inglese.
Non si possono comunque ignorare alcune caratteristiche che determinano una "specificità" americana. Innanzitutto una notevole mobilità sociale, da cui la tendenza ad un rispetto meno scontato dell'autorità costituita, a un individualismo più marcato e al perseguimento di opportunità di miglioramento personale. A rafforzare simili forme di mentalità e comportamento contribuirono elementi religiosi. Anche in questo vi erano divisioni tra le differenti zone: al nord predominavano comunità puritane, in cui vi era una compenetrazione tra elitè religiose e politiche, con poche libertà di espressione per altre forme religiose, al sud invece si era diffusa la chiesa anglicana, mentre al centro e in altre aree vi erano più ampi margini di libertà e dissenso.

Pur nel permanere di tante diversità, si stava sviluppando un'emergente identità americana grazie al contributo dato dalla religione e alla guerra dei sette anni.
La compresenza di chiese locali molto influenti e istituzionalizzate rendeva la situazione simile a quella europea. Un fenomeno tutto americano che influenza molto la mentalità e sensibilità coloniale è però quello del Grande Risveglio, ovvero uno spirito di rinnovamento evangelico che si tradusse in un impeto critico verso le oligarchie politico-religiose e nel sorgere di un'atmosfera di attesa di grandi eventi rigeneratori. Grazie anche a questo fenomeno e al diffondersi di confessioni come il presbiterianesimo e il congregazionalimo, autonome rispetto alle altre, si può quindi dire che alle soglie della rivoluzione la vita religiosa coloniale avesse subito una "americanizzazione", si era cioè creato un ambiente adatto alla diffusione di solidarietà anche di tipo politico e patriottico.
La diretta partecipazione delle milizie coloniali alla guerra dei Sette Anni (combattuta da Inghilterra e Prussia contro Austria, Francia e Russia) contribuì ad alimentare sentimenti di autostima e consapevolezza di essere diversi dagli inglese.
Il decennio tra la crisi dello Stamp Act e la dichiarazione di indipendenza fu quindi caratterizzato dalla piena maturazione di una coscienza di indipendenza, che è un superamento della tradizione britannica come delle forme di identificazione regionale e locale. "Inventing the people" è l'espressione che è stata usata per definire questo processo per cui punto di riferimento diventa la nazione e il popolo americano non più l'Inghilterra o le singole colonie.

Le radici della Rivoluzione Americana

Molti studiosi hanno interpretato la guerra d'indipendenza americana in chiave laica ed illuminista, Miller invece ne evidenzia le profonde radici religiose.
Nel 1775 il Congresso Continentale decide di dedicare una giornata alla "pubblica umiliazione, digiuno e preghiera" così che Dio, che regge provvidenzialmente il destino di uomini e nazioni, li sostenesse in questo particolare periodo di pericolo e instabilità. Il Congresso chiede una confessione nazionale di peccato e iniquità, poi una promessa di pentimento perchè allora, e soltanto allora, Dio potrà essere indotto ad influenzare la Gran Bretagna e l'America potrà essere da lui aiutata.
Comparando questa formula, di matrice puritana, a quella adottata dalla Camera dei Comuni della Virgilia, a maggioranza anglicana, si nota che in quest'ultima non è presente una confessione delle colpe, ma soltando l'invocazione all'intervento divino. Alcuni storici hanno dato per scontato che la formula adottata dal Congresso fosse ricalcata sull'altra adottata in Virginia, ma, come spiega Miller, non è così.
Altri storici hanno interpretato la decisione dei capi della rivoluzione di indire questa giornata come una mossa propagandistica, solo per ottenere il favore popolare e unire un popolo prevalentemente protestante. Miller non è d'accordo con quest'ultima interpretazione, che attribuisce una diabolica astuzia ai leader della rivoluzione. Secondo lui sarebbe più corretto ricollegare la formula usata dal Congresso alla tradizionale formula adoperata nella Nuova Inghilterra dalle comunità puritane, che erano solite dedicare giornata alla pubblica professione e pentimento per ottenere il favore divino. Infatti per svariati decenni le comunità puritane erano state geograficamente separate e la gente si era abituata a considerarsi legata a Dio da un patto specifico, per cui ricevevano punizioni o ricompense in base alle loro azioni.

Sicuramente la dichiarazione d'indipendenza ufficiale è presentata in termini essenzialmente politici, quali il patto sociale, i diritti inalienabili, il diritto alla rivoluzione, ma bisogna tenere conto che quanto muoveva il grosso delle milizie e dei cittadini era la generale convinzione di acquistare, attraverso una espiazione spirituale, il perdono di Dio, come detto nel Vecchio Testamento.

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