Il Seicento

L’economia

- Il Seicento è da sempre stato definito come un secolo di crisi. Questo perché, come il Trecento, fu un’epoca di carestie, guerre e pesti. Tuttavia, questa definizione non tiene in considerazione l’enorme progresso scientifico, e soprattutto matematico, sviluppatosi proprio durante il diciassettesimo secolo.
- La “crisi” del Seicento si concentra perlopiù nel calo della popolazione, dovuto a una piccola era glaciale iniziata verso la seconda metà del Cinquecento. Con l’irrigidimento del clima, infatti, in Europa i raccolti furono sempre più scarsi, fino a non poter più colmare la richiesta da parte della popolazione, in continua crescita. Dopo alcune carestie, dunque, la natalità scese gradualmente fino quasi ad azzerarsi. Contemporaneamente, a causa della denutrizione, la popolazione europea fu sempre più soggetta a contrarre malattie, sempre più debole, e questo comportò un aumento della mortalità. La popolazione, quindi, complessivamente calò, causando una diminuzione della richiesta sul mercato, e un conseguente crollo dei prezzi. La deflazione colpì tutta l’Europa: le materie prime, già scarseggianti, non venivano più nemmeno richieste. Si era dunque in un periodo di profonda recessione. Ad aggravare la situazione, nel 1618 scoppiò la Guerra dei Trent’anni, combattuta nell’Europa centrale fino al 1648, che non fece altro che devastare ulteriormente l’Europa. La popolazione, debole e mal nutrita, fu facilmente vittima della peste, che si verificò a partire dagli anni ’20 del secolo, e perdurò per tutta la durata della guerra, mietendo moltissime vittime.
- La situazione dell’Europa, dunque, era di profondo stallo. L’Inghilterra, in particolare, essendo un Paese dall’economia ormai improntata sul mercato, sentiva ancora di più gli effetti della deflazione. Tuttavia, possedendo moltissime colonie nel resto del mondo, come anche la Francia e l’Olanda, poteva compensare la mancanza di risorse in madrepatria con l’importo di materie prime dal Nuovo continente. Ma fu un altro il fattore che rese l’Inghilterra il Paese più potente del globo, proprio nel Seicento. L’importo di prodotti dalle colonie, infatti, non fece che aggravare la situazione sui mercati: le materie prime provenienti dall’America, infatti, erano spesso risultato di un lavoro di impronta schiavista, e costavano dunque molto meno di quelle prodotte in Inghilterra. Essendo più acquistate, non erano che una concorrenza per gli imprenditori della madrepatria. E fu per questo che la classe imprenditoriale nobiliare - borghese dei gentry/yeowmen decise di modificare il proprio sistema di profitto, con un’idea rivoluzionaria e vincente. I campi, prima coltivati, furono trasformati in grandi pascoli di pecore: animali a basso costo, allevati non per la carne o per il latte (come veniva fatto in Spagna), bensì per la lana, materiale i cui prodotti derivati (vestiti e coperte) erano molto richiesti in un secolo “freddo” come il diciassettesimo. I contadini, prima impiegati per coltivare, diventavano ora veri e propri operai. Erano il cosiddetto esercito proletario di riserva. Iniziarono a sorgere, in Inghilterra, grandi fabbriche tessili, dove la lana veniva lavorata per farne prodotti finiti da vendere. Era nata l’industria tessile inglese, base per la rivoluzione industriale. Questo geniale “far di necessità virtù” divenne parte fondamentale per il processo del commercio triangolare inglese. Parallelamente alla conversione da un sistema agricolo a uno industriale, infatti, l’Inghilterra sviluppò un particolare sistema di commercio basato su tre fasi: nella prima, le navi partivano dall’Inghilterra cariche di merce da scambiare, in Africa, con le tribù locali, in cambio di schiavi neri. Dall’Africa, queste si dirigevano cariche di schiavi in America, dove, sempre grazie allo scambio di armi, cavalli, alcolici e tabacco con gli Indiani d’America, gli inglesi erano riusciti ad aprirsi la strada verso molte praterie, libere per coltivare, dove facevano lavorare gli schiavi. Grazie al loro lavoro, le materie prime ricavate (tabacco, canna da zucchero, mais, pomodori) venivano riportate dall’America all’Inghilterra, dove, grazie alla nascente industria, venivano lavorate e vendute. E, per concludere il processo, i prodotti finiti realizzati in madrepatria (armi, sigari, whiskey, derivati di cotone e lana) venivano usati come merce di scambio, di nuovo in Africa.
- Grazie a questo perfetto e geniale sistema di scambio a cavallo dell’Atlantico, l’Inghilterra riuscì progressivamente a distanziare le altre Nazioni europee, e a diventare il più potente Paese dell’Europa e del mondo, riuscendo peraltro a risolvere in modo intelligente il problema della deflazione e della crisi economica, che ancora affliggeva le altre Nazioni.

Filosofia e scienza

- Come già detto in partenza, dal punto di vista scientifico il Seicento fu un secolo di progresso. Fu proprio in quest’epoca, infatti, che si formò il pensiero scientifico e matematico su cui si basa ancora oggi il pensiero moderno.
- Fra i filosofi, il primo, notevole esempio fu quello di Giordano Bruno. Napoletano di spirito ribelle, gli fu difficile fin da giovane accettare i dogmi che la Chiesa gli imponeva, e sviluppò per questo una teologia personale. Era panteista: sosteneva che Dio fosse infinito, e ovunque, anche nell’uomo, che ne era una parte. Fu per questo considerato un eretico dal Tribunale della Santa Inquisizione. Non essendo abbastanza codardo da abiurare, venne arso al rogo a Roma, suscitando grande scandalo in tutta Europa.
- Ma il suo pensiero, soprattutto astronomico (era un sostenitore di Copernico e della teoria eliocentrica) fu trasmesso al suo contemporaneo Galileo Galilei, toscano, scienziato. Galileo ebbe come merito principale quello di formare la base del metodo scientifico utilizzato ancora oggi. Fu il primo, infatti, a spiegare le leggi della natura tramite la matematica. Inoltre, grazie al cannocchiale, strumento da lui inventato, si rese autore di alcune fra le più grandi scoperte astronomiche di sempre: scoprì i crateri lunari, dimostrando che la Luna non era liscia e perfetta, come sosteneva Aristotele, ma aveva delle imperfezioni. Scoprì le macchie solari, e sostenne che dunque anche il Sole non era perfetto ed eterno, ma era soggetto a mutamento. Scoprì le fasi di Venere, dimostrando che esso non ruotava attorno alla Terra, ma al Sole, e i satelliti di Giove, che ruotavano invece attorno al pianeta. Ma, nonostante tutte queste scoperte, Galileo fu sempre cristiano fervente, e per questo non fu condannato dall’Inquisizione (si pensi che era per di più amico del papa Urbano VIII). Almeno fino a quando non scrisse una delle sue più grandi opere: il Dialogo sopra i due massimi sistemi, ovvero quello tolemaico e quello copernicano. Nel trattato, Galileo discuteva della validità delle due teorie, tramite tre personaggi: Salviati (nobile contemporaneo, presentato come uomo astuto ed intelligente, e sostenitore del modello copernicano), Simplicio (personaggio goffo e ingenuo, sostenitore del modello tolemaico) e Sagredo (arbitro, spesso parziale nei confronti di Salviati). Quando il papa lesse il trattato, si infuriò: non sopportava come Galileo avesse presentato, in modo sciocco e superficiale, il personaggio di Simplicio, in cui fra l’altro sentiva di riconoscersi. Lo scienziato fu per questo processato dal Tribunale, ma abiurò, salvandosi così la vita.
- Altro filosofo e matematico importante del secolo fu Renato Cartesio: a lui si devono le basi dell’odierno pensiero matematico, e la nascita della Geometria Analitica. Cartesio concentrò la sua filosofia sulla ricerca di fondamenta solide su cui basare la scienza: dubitando delle sensazioni umane, e anche della matematica stessa (che, secondo una ideale teoria di un dio maligno e ingannevole, poteva essere solo illusoria), egli le trovò proprio nello stesso dubitare. Cartesio si rese conto, cioè, che era il dubitare di continuo, il pensare, la vera base del pensiero scientifico. Da questa teoria deriva la sua celebre frase “Cogito ergo sum”, sono poiché penso. L’origine di tutto, secondo Cartesio, è infatti proprio il pensiero. Lo scienziato francese fu anche inventore della Geometria Analitica, disciplina matematica basata sul piano cartesiano: un infinito reticolo di assi orizzontali e verticali, che ebbero fin da subito un utilizzo incredibile durante i viaggi nautici, per l’orientamento. E’ poi sempre di Cartesio l’idea di poter generare, tramite la matematica, degli automi in grado di servire l’uomo.
- Idea che fu ripresa da un filosofo olandese, ma di famiglia spagnola ebrea: Spinoza. Il filosofo sosteneva infatti che l’uomo potesse creare, solo tramite la scienza, e l’uso della ragione, altri uomini. Rendeva quindi l’uomo un pari di Dio. Inutile dire che quest’idea fu fin da subito criticata sia dalla religione cristiana che protestante, che accusarono Spinoza di blasfemia. Il filosofo sosteneva inoltre che l’idea di Dio fosse assimilabile a quella di una figura geometrica, e che esso fosse la natura.
- Un altro scienziato importante del Seicento fu Leibniz, matematico tedesco a cui si devono l’invenzione del calcolo differenziale, infinitesimale, e del sistema di numerazione a base binaria (sul quale si basano la maggior parte delle intelligenze artificiali odierne). Secondo Leibniz, Dio era associabile ad un orologiaio, costruttore di orologi in grado di dire l’ora giusta, sbagliata, in base alla loro scelta (il libero arbitrio).
- Infine, Isaac Newton. Riprese gli studi sulla fisica e l’astronomia di Galileo, e a lui va il merito di aver capito che le leggi che vigono sulla Terra, sono in realtà valide anche nel resto dell’Universo.

Politica

- In Inghilterra, contemporaneamente alla nascita dell’industria tessile e al commercio triangolare, si susseguirono nel Seicento una serie di rivoluzioni politiche. Il diciassettesimo secolo fu, per gli inglesi, quindi, anche un drammatico secolo di violenze e morte. Due filosofi, in particolare, teorizzarono un’idea di Stato ideale, proprio in quel periodo.
- Il primo, Thomas Hobbes, ispirandosi alla contemporanea situazione dell’Inghilterra (in cui la popolazione superava le risorse disponibili, che erano combattute fra loro dagli uomini) assimilava l’uomo ad un lupo. Esso, governato solo da un istintivo egoismo, era rispetto agli altri uomini in un continuo stato di lotta, tutti contro tutti. Tuttavia, essendo dotato anche di una razionalità sconosciuta agli atri animali, esso era anche in grado di rendersi conto del pericolo di questo egoismo istintivo, che avrebbe portato il genere umano inevitabilmente all’estinzione. Per questo motivo, dunque, gli uomini sentivano il bisogno di formare uno Stato, che fungesse da entità superiore, nato da un “contratto” fra di loro, a cui delegare la giustizia e il diritto alla violenza. Diritto al quale, con la formazione di questo Stato, tutti gli uomini rinunciavano. Lo Stato teorizzato da Hobbes assunse il nome di Leviathan, cioè di diavolo: era cioè uno stato maligno, cattivo, che controllava severamente i propri cittadini, e altrettanto severamente puniva chiunque avesse trasgredito alle leggi (parte dell’accordo, del contratto fra gli uomini di cui si è parlato). Ma era anche uno Stato che, se non in grado di adempiere al proprio scopo, poteva essere rovesciato tramite la rivoluzione. Il Leviathan di Hobbes era uno stato assoluto: un sistema di governo, cioè, in cui convergevano tutti i poteri di un sistema politico: quello giudiziario, esecutivo e legislativo. Secondo Hobbes, il capitalismo è lo sfogo pacifico dell’istinto egoistico e alla lotta dell’uomo.
- Il secondo, John Locke, associava invece l’uomo a un agnello, in grado di vivere perfettamente allo stato naturale, poiché innocuo, ma anche bisognoso di un’entità superiore, che fungesse da arbitro per la convivenza civile e pacifica di tutti i cittadini: lo Stato, appunto. L’idea di Stato di Locke, tuttavia, si differenziava, e quasi si opponeva, a quella di Hobbes. Lo Stato, secondo il filosofo inglese che scriveva durante la formazione della monarchia costituzionale, doveva interferire il meno possibile nella vita degli abitanti, e doveva garantire loro le libertà fondamentali degli uomini: espressione, associazione, religione e movimento. Uno stato liberale, dunque.
- Lo Stato liberale è un sistema politico che garantisce a tutti i cittadini l’eguaglianza giuridica. Esso garantisce a tutti i cittadini anche le libertà fondamentali: quella di espressione, associazione, movimento e religione. Esso prevede la divisione dei tre poteri: giudiziario, legislativo ed esecutivo. Tuttavia, non garantisce la democrazia, in quanto in uno stato liberale non è necessario che tutti i cittadini abbiano diritto politico.
- Lo Stato democratico è un sistema politico che garantisce a tutti i cittadini l’eguaglianza politica. Esso garantisce cioè a tutti i cittadini la parità di voto, ma non necessariamente la libertà. Uno stato democratico, infatti, può anche non essere liberale. Può infatti vietare qualsiasi forma di libertà, o accentrare i tre poteri in un singolo individuo, pur rimanendo democratico.
- Lo Stato socialista, infine, è il sistema politico che garantisce a tutti i cittadini l’eguaglianza sociale. I socialisti sostengono infatti che non possano esistere eguaglianza politica e giuridica senza quella sociale. In ambito politico, o giuridico, infatti, i cittadini più ricchi, più socialmente avvantaggiati, saranno inevitabilmente trattati in modo diverso rispetto ai più poveri. I socialisti propongono più di un metodo per raggiungere l’eguaglianza sociale.

La Francia e Luigi XIV

- Luigi XIV diventa re all’età di quattro anni, e per questo motivo il Regno viene retto dal Primo Ministro, il cardinale Mazzarino.
- Il cardinale Mazzarino si trova a governare durante la Guerra dei Trent’anni, per le cui spese è costretto ad aumentare le tasse, e scatena così rivolte sia fra ceti popolari che borghesi e aristocratici (le fronde).
- Nel 1661 Mazzarino muore e Luigi XIV diventa Re. La Francia è in bancarotta, così viene eletto come ministro dell’economia Jean-Baptiste Colbert.
- Colbert inizia un sistema economico chiamato del mercantilismo: le esportazioni devono essere maggiori delle importazioni. A tale fine, aumenta le tasse e i dazi sui prodotti importati dall’estero, in modo che il loro acquisto risulti sconveniente. Investe anche le tasse nella costruzione di industrie, soprattutto a Lione. Inoltre, inizia una politica di estensione coloniale (nasce il triangolo dei commerci francese).
- Nel frattempo Luigi, sovrano raffinato e colto, costruisce a Parigi opere di grande maestosità, come l’Ospedale degli Invalidi, e fa edificare la Reggia di Versailles.
- La Reggia di Versailles viene ideata come un’enorme cittadella, un enorme parco divertimenti, con la funzione di diventare la capitale dello Stato francese. Luigi decide poi di trasferire l’intera corte del Regno a Versailles. Qui, le famiglie nobili pagano profumate tasse per poter soggiornare nella Reggia, e diventano veri e propri sudditi del re. La Reggia di Versailles costituisce il simbolo dell’assolutismo instaurato in Francia da Luigi XIV, in quanto dopo la sua costruzione tutte le fronde delle famiglie aristocratiche contro quella regia cessano, e i nobili pregano il Re per poter vivere a Versailles. Tuttavia, essa costituisce anche una pesante fonte di spese per lo Stato.
- Inoltre, Luigi inizia a combattere una serie di guerre che fanno peggiorare la situazione economica della Francia: la prima è quella contro l’Olanda (1672), rivale economico sui traffici marittimi, che viene combattuta insieme all’Inghilterra di Carlo II. La guerra viene vinta dalla Francia.
- Un’altra guerra che viene combattuta è quella per il controllo del Palatinato, importante stato del Sacro Romano Impero. Alla morte del suo sovrano Carlo II del Palatinato, infatti, Luigi tenta tramite la successione di diventare suo successore, ma si trova contro un’imponente lega antifrancese. Inizialmente la Francia ha l’appoggio del re cattolico d’Inghilterra Giacomo II, che viene però spodestato dopo poco, lasciando solo Luigi. La Francia perde la guerra nel 1697, ma conquista l’importante città di Strasburgo.
- La terza guerra combattuta dalla Francia di Luigi è quella per la successione della Spagna: Carlo II, re di Spagna morente, nomina suo successore il Duca d’Angiò, nipote di Luigi. Il Regno di Spagna viene dunque lasciato ad un francese, con la clausola che l’unione con il Regno di Francia non avvenga mai. Tuttavia, il Duca d’Angiò promulga un editto, l’Asiento (1711), che stabilisce la vendita degli schiavi spagnoli alla Francia. Ciò intimidisce le altre due potenze marittime di allora, Inghilterra e Olanda, che formano, insieme al Sacro Romano Impero, un’altra alleanza antifrancese. Questa volta la Francia perde la guerra, ed è costretta a cedere parte delle sue colonie, insieme alla Spagna, mantenendo tuttavia il proprio territorio invariato. Inoltre, la corona di Spagna rimane al Duca d’Angiò.
- Nel 1685 Luigi annulla l’Editto di Nantes, costringendo migliaia di famiglie ugonotte, appartenenti alla classe borghese di Francia, a fuggire in Olanda o in Inghilterra, e facendo scatenare diverse rivolte in tutto il Paese (fra cui quella dei Giansenisti).
L’Inghilterra e le due rivoluzioni

La prima rivoluzione inglese (1640-1649)

- Elisabetta I muore nel 1603, e con lei si conclude la dinastia dei Tudor. Unico erede è il sovrano di Scozia, Giacomo I Stuart, che unifica così le corone di Inghilterra e Scozia.
- In Inghilterra, tuttavia, riemergono con la morte di Elisabetta alcuni contrasti religiosi che il precedente sovrano era riuscito a placare: in particolare, la questione dei cattolici in Irlanda e in Scozia, e quella dei calvinisti scozzesi, in contrasto tutti con la Chiesa Anglicana, di stampo luterano, e che concentra il potere religioso nelle mani del Re.
- La divisione religiosa si intreccia anche con quella sociale: l’aristocrazia del Regno è infatti anglicana, mentre la gentry e gli yeowmen, oltre al resto delle classi borghesi e popolari, sono puritani (cioè calvinisti).
- Si forma così un’opposizione alla corona inglese, composto da un’ala moderata (gentry e yeowmen) e una radicale (artigiani ed operai, divisi in diggers e levellers, che vivono in comune).
- Nel 1625 Carlo I diventa Re. Costretto a combattere la Guerra dei Trent’anni, iniziata dal suo predecessore, si trova a dover chiedere al Parlamento l’assenso per i finanziamenti militari. Il Parlamento, tuttavia, è diviso in due parti: la House of Lords, di elezione regia, composta da aristocratici, e la House of Commons, di elezione locale, composta anche da borghesi. A causa dei contrasti religiosi con i puritani, il Parlamento boccia i finanziamenti al Re, che di rimando lo chiude per due volte, nel 1627 e nel 1628.
- Alla terza riapertura del Parlamento, questo presenta a Carlo la Petition of Rights, in cui fa notare al sovrano le sue violazioni della legge, e gli chiede di smettere di chiedere prestiti e compiere arresti di parlamentari. Carlo reagisce con una terza chiusura del Parlamento, nel 1629. Inizia una fase di monarchia assoluta, in cui il Re governa l’Inghilterra in modo autonomo, imponendo al popolo pesanti tasse e facendo aumentare così la tensione già presente. Impone inoltre alla Scozia l’anglicanesimo.
- Scoppia così una guerra civile, che costringe Carlo a riaprire il Parlamento nel 1640. Il Breve Parlamento chiede al Re di accettarlo come organo legislativo e mettere fine all’assolutismo, ma Carlo lo chiude dopo sole tre settimane. Poco dopo, tuttavia, in seguito a sconfitte militari con gli scozzesi, necessitando di finanziamenti, riapre il Lungo Parlamento. Nel frattempo, a Londra iniziano le rivolte delle fazioni più radicali di opposizione al Re, quelle di Oliver Cromwell, che compone un esercito di volontari, il New Model Army, in grado di combattere con quello inglese, anche perché favorito dall’industria delle armi.
- Il nuovo Parlamento, forte del New Model Army, dichiara guerra a Carlo I, che fugge da Londra.
- Con la fuga del Re dall’Inghilterra, si aprono e si manifestano le divisioni interne al movimento di opposizione alla corona: Cromwell è tuttavia l’unico e prendere il controllo della situazione, e sconfigge l’esercito regio, già impegnato in Scozia, Irlanda e sul continente. Nel 1649 Carlo I viene arrestato e decapitato, e viene instaurata la Repubblica Inglese, con a capo Cromwell, il Commonwealth.
- Cromwell promuove le classi borghesi e la tolleranza religiosa, ma per contrasti con il Parlamento lo chiude per tre volte, fino a farsi nominare Lord Protettore (sovrano assoluto).
- Cromwell muore nel 1658, lasciando l’Inghilterra senza governo. Il titolo di Lord Protettore passa al figlio Richard Cromwell, incapace tuttavia di governare il Paese. Nel frattempo, le rivolte di diggers e levellers, e dei ceti più popolari, vengono combattute dalle classi aristocratiche come da quelle borghesi, che richiamano il figlio di Carlo I e lo eleggono Re.
- Nel 1660, Carlo II diventa Re di una monarchia costituzionale, in quanto riconosce il Parlamento come organo legislativo.

La Glorious Revolution (1688-1689)

- Carlo II sposa una regina cattolica nel 1662, e per questo non viene più benvisto dal Parlamento e dalle classi aristocratiche e borghesi. Inoltre, entra in guerra con l’Olanda, un paese protestante, alleandosi con Luigi XIV. Il Parlamento decide di smettere di finanziare la guerra.
- Il fratello del Re, Giacomo II, sposa una principessa cattolica, ed è cattolico. Carlo II non ha eredi, e dunque si teme sempre di più l’ascesa di un sovrano cattolico.
- La soluzione del Parlamento viene ritrovata in Guglielmo III d’Orange, sovrano d’Olanda, imparentato con Carlo II. Il Parlamento vota una serie di provvedimenti per non far ereditare la corona a Giacomo II, e quando muore Carlo II, Guglielmo d’Orange sbarca in Inghilterra (1688) e caccia Giacomo con la sua corte.
- Nel 1689 Guglielmo III e sua moglie, Maria Stuart, vengono nominati sovrani d’Inghilterra. Ancora una volta, la monarchia inglese si configura, con la Bill of Rights, come monarchia costituzionale.
La Guerra dei Trent’anni (1618-1648)
- La Guerra dei Trent’anni ha le sue premesse nel Sacro Romano Impero, dove, a causa delle tensioni fra la parte protestante e la parte cattolica dello Stato, si formano due coalizioni: la Lega Cattolica, con a capo Massimiliano di Baviera, e la Unione Evangelica. La guerra inizia con il culmine degli scontri fra protestanti e cattolici con la Defenestrazione di Praga, nel 1618.
- Nella prima fase della guerra, le forze protestanti vengono schiacciate da quelle cattoliche, appoggiate anche dall’esercito spagnolo.
- Successivamente, in soccorso dei protestanti giunge il Regno di Danimarca, che, insieme all’appoggio di Inghilterra e Olanda, riapre gli scontri con la Spagna e la Lega Cattolica. Danimarca, Inghilterra e Olanda mirano infatti a rompere l’asse austro-spagnolo, per formare un nuovo equilibrio fra le potenze d’Europa. La seconda fase della guerra, nonostante un’iniziale vantaggio dei protestanti, si conclude con la riconquista dei territori persi da parte degli spagnoli e dei cattolici.
- In soccorso ai protestanti giunge la Svezia, forte di un potente esercito, che mette in difficoltà le truppe spagnole, e in seguito la Francia, che mira, come gli altri, a spezzare il potere della Spagna e del Sacro Romano Impero.
- La guerra termina con la Pace di Vestfalia, nel 1648, con cui dal punto di vista religioso viene ribadito il concetto del cuius regio eius religio, instaurato da Carlo V con la Pace di Augusta (1555), mentre dal punto di vista territoriale, la Spagna perde definitivamente l’Olanda, ora indipendente, oltre a buona parte dei suoi territori (ad eccezione dell’Italia), e si avvia dunque verso un’inevitabile decadenza. D’altra parte, emergono come potenze maggiori la Francia e ancora di più l’Inghilterra, potenza egemone d’Europa, capace di garantirvi la pace a condizione che nessuna Nazione miri a superarla.

Il Concilio di Trento e la Controriforma

- La prima idea di un Concilio per tentare di riconciliare la Chiesa cattolica e quella protestante era stata espressa da Carlo V nel 1527, dopo il Sacco di Roma. Il papa, Paolo III, si era detto favorevole ad una convocazione, ma in realtà questo non era mai stato messo in pratica.
- Il Concilio verrà convocato solo nel 1545, a Trento, dove i vescovi del cattolicesimo si riuniranno, sotto consiglio ancora una volta di Carlo V, per tentare di riformarsi e di riconciliarsi con i luterani. In realtà, il Concilio si protrarrà per anni, fino al 1563, senza portare a nessuna conclusione. Dopo la morte di Carlo V, la reazione della Chiesa nei confronti delle confessioni protestanti sarà completamente diversa.
- Dopo il fallimento del Concilio di Trento si apre per la Chiesa una fase detta della Controriforma: i principi del cattolicesimo vengono ribaditi, e anzi, resi più radicali. Quella cattolica diventa una religione intollerante, e il suo potere è esercitato dall’organo della Santa Inquisizione.
- Essenzialmente, dunque, il tentativo di riconciliare due chiese ormai divise è fallito, tuttavia, nel Concilio di Trento alcune prerogative fondamentali della Chiesa verranno fissate, e contribuiranno a renderla più moderna (per esempio, l’obbligo dei vescovi di vivere nella loro diocesi, o il celibato per i clericali).
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