Il Seicento


Il Seicento è stato definito il secolo di ferro per le Guerre di religione e le varie crisi economiche, ma anche il secolo moderno perché in alcuni paesi segna la morte dello stato feudale, e il secolo della rivoluzione scientifica perché Galileo spalanca le porte all'osservazione oggettiva dei fenomeni naturali. Pur tra grandi contraddizioni e sofferenze, esso è un'epoca di radicali trasformazioni ed esaltanti progressi, anche se lo sfondo di queste trasformazioni è composto da elementi drammatici come la Guerra dei Trent'anni, il peggioramento del clima, la crisi demografica e nuove epidemie di peste, che colpiscono la Spagna, l'Italia del Nord, l'Europa centrale e l'Inghilterra. Nel Seicento, la parola crisi non significava mai declino ma spinta verso nuove scelte. La crisi agricola non causa un ritorno a forme primitive di autoconsumo, ma porta a una redistribuzione della proprietà fondiaria, mentre al tramonto economico di spagna e Italia fa riscontro la crescita prodigiosa di Olanda e Inghilterra, dovuta anche alla rivoluzione alimentare determinata dei prodotti che arrivano dal nuovo mondo. Cambiano anche l'organizzazione degli stati, che si orientano verso l'assolutismo e lo Stato parlamentare, e la mentalità, per cui si può sostenere che il vero inizio della modernità è idealmente la seconda metà del Seicento. Nel XVII secolo il tè e il caffè provenienti dall'Oriente determinano la nascita di luoghi pubblici di incontro e discussione destinati ad assumere un ruolo culturale importantissimo. Nello stesso periodo fa la sua comparsa lo zucchero e i signori europei impazziscono per il cioccolato, ottenuto dal cacao che i conquistadores hanno portato dall'America. Da lì provengono altre piante, che danno luogo alla rivoluzione dei consumi: il mais e la patata, fondamentali per il sostenimento dei poveri, il pomodoro, il tabacco e il cotone. L'arrivo in Europa di merci esotiche crea una nuova mentalità del lusso che mira a tradurre la ricchezza in potere. Gli abiti, le suppellettili e le dimore degli aristocratici diventano sempre più elaborati e si diffondono le buone maniere, e semplificate dai galatei, ma l'igiene è carente sia fra i ricchi sia fra i poveri e ciò crea terreno fertile per le malattie, nei confronti delle quali la medicina ufficiale è impotente: si praticano inutili salassi, si amputano Arti e moltissime partorienti muoiono per setticemia. Tuttavia è proprio nel Seicento che vengono abrogate le leggi che vietano la dissezione anatomica dei cadaveri e riprende con slancio lo studio del corpo umano. L'evento più importante del 600 è la nascita di un nuovo modo di pensare. Uno dei suoi principali autori è Cartesio che, nel suo discorso sul metodo del 1637, propone il dubbio sistematico fondato sulla ragione.

Il metodo cartesiano si diffonde contemporaneamente con gli studi di Galileo, fondatore della Scienza moderna e padre della rivoluzione scientifica. Essa consiste nell'aver dimostrato che l'intero mondo della natura obbedisce a leggi matematiche e che, per scoprire queste leggi, occorre il metodo sperimentale, il quale si basa sull'osservazione diretta dei fenomeni naturali, la loro conoscenza attraverso misure di precisione, l'individuazione delle relazioni matematiche che li regolano e la funzione di leggi che permettono di prevederli e controllarli. Intanto i Giuristi cominciano a mettere in dubbio la forma dello Stato feudale, regno di privilegi che da più di 700 anni fanno parte dei diritti fondamentali dei signori, e suggeriscono ai sovrani quali strade percorrere per trasformarlo in uno Stato moderno agendo su tre linee guida: la trasformazione dei privilegi fiscali in tassazioni regolari e obbligatorie; L'abolizione del diritto signorile di legiferare e la conseguente imposizione della legge del re; l'atteggiamento da tenere nei confronti delle religioni presenti nei paesi.

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