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L'espansione del Ducato di Savoia nel Seicento

Nel corso del Seicento iniziò ad affermarsi uno Stato che sino ad allora aveva avuto scarsa importanza nella storia d'Italia: il Ducato di Savoia. Nei secoli precedenti, infatti, gli interessi dei Savoia erano rivolti soprattutto verso i territori francesi.
Le cose cambiarono con Emanuele Filiberto (1553-1580): il duca si rese conto che non avrebbe potuto espandersi in Francia, dove il potere monarchico era troppo forte, mentre sperava di conquistare nuovi territori verso la Pianura Padana. Il segno del nuovo interesse dei Savoia per l'Italia fu lo spostamento della capitale (1564) del ducato da Chambéry a Torino.
Emanuele Filiberto cercò di migliorare l'organizzazione amministrativa dello Stato. Creò anche un esercito regolare, di piccole dimensioni ma molto efficiente.
Non fu facile difendere l'autonomia del Ducato che si trovava stretto tra la Francia e i possedimenti spagnoli in Lombardia. Di conseguenza, per tutto il Seicento i Savoia condussero una politica senza scrupoli, alleandosi con la Francia o con la Spagna a seconda della convenienza del momento.

Nel 1601 ottennero il Marchesato di Saluzzo, nel 1714 il Monferrato; nel 1720 la Sardegna. Grande importanza ebbe l'opera del primo re, Vittorio Amedeo II (1675-1730), che limitò i privilegi della nobiltà e ammodernò lo Stato.
Nella sostanza Vittorio Amedeo II diede inizio alla costruzione della monarchia che avrebbe guidato nell'Ottocento il Risorgimento italiano.

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